LA MIA CASA E' IL BRACCIO DELLA MORTE
In memoria di Thomas Walker
Una delle poche utilità o
funzioni della mia vita a questo punto è scrivere cosa
vedo dalla mia cella nel bracco della morte di San Quentin
(California).
Che valore abbiano
le mie osservazioni non posso dirlo, so solo che sento il bisogno di scrivere
tanto per me quanto per chiunque altro. Dovete capire quando leggete i miei
pensieri, il mio punto di vista è distorto. Cercherò di essere
più sincero possibile, ma sono il primo a sostenere il concetto che la verità
può essere soggettiva, e voglio essere conscio dei miei limiti prima di
procedere.
Se si
tratta di una persona onesta, chiunque abbia ucciso altre persone in più di
un’occasione vi dirà che ogni volta uccidere diventa sempre più facile. E’ una
verità violenta, sono parole forti da sentire, ora immaginate di vivere questa
verità, di provarla, di condividerla intimamente.
Quando
ero giovane, e avevo 13 anni, ero impressionabile, confuso, e alcune esperienze
dirette mi hanno portato a svalutare completamente la vita umana.
A 23 anni ero
al massimo della durezza, la mia vita era basata su rabbia, solitudine e
paura.
A 24 anni, venni processato per omicidio, e questa esperienza ebbe un profondo impatto su di me.
Non fu l’accusa, o il giudice, o la giuria, o la possibile condanna a morte a
colpirmi così profondamente. Furono le cartelle di cartone allineate in alto,
all’interno del tribunale, che mi impressionarono così tanto. La mia intera vita era stata chiusa e collocata dentro quelle cartelle,
erano stati rivoltati tutti i possibili sassi, nessuna paura o segreto era rimasto da scoprire. Io ero il
contenuto delle cartelle, il contenuto delle cartelle era me.
Ogni giorno del processo, in cui
un’altra cartella veniva aperta e l’amaro contenuto
veniva alla luce, mostrando cosa avevo fatto dei miei 24 anni, era
l’equivalente emozionale di sbattere contro il muro alla velocità di 100 miglia all’ora.
Di notte, mentre ero steso nella
mia cella, nel panico mi chiedevo come sarei potuto sopravvivere all’apertura
della cartella seguente, e poi a quella dopo, e a quella dopo ancora…. Le
cartelle mi avevano costretto a guardare in faccia il mio peggior nemico – me
stesso.
Come risultato di questa esperienza, scoprii un mio bisogno, non di libertà
perché sapevo di avere perso il mio diritto a vivere nella società; ma un
desiderio di riconciliarmi con l’umanità, volevo ritrovare in me stesso
qualcosa che avevo perso, volevo provare di nuovo un sentimento dimenticato –
l’amore.
Ora a 30 anni, dopo anni passati
nel braccio della morte, mi trovo a sentire che dentro di me cresce la
consapevolezza del valore della vita umana. Questo ovviamente non serve a
quelli che ho ucciso. Ma ancora una volta, fino ad
oggi, al momento in cui mi ucciderò, devo gettare uno sguardo e scegliere tra
il vuoto caotico e il cammino verso il
raggiungimento dell’umanità, e scelgo davvero di progredire, di tornare un
essere umano.
Voglio lasciare San Quentin, da morto, come un uomo migliore di quello che un
giorno è entrato nel braccio della morte vivo. Sono
pronto a pagare il mio debito. Ma nello stesso momento, mentre i miei appelli
legali viaggiano attraverso i tribunali, voglio restituire il poco che posso, e scoprire se posso far sì che Tom diventi una persona con la quale posso convivere.
Semplicemente, mi piacerebbe tirar fuori la mia capacità di umanità prima di morire.
Ho un grande debito con i miei amici, mi hanno seguito nei miei anni nel braccio della
morte, mi hanno incoraggiato quando non c’era più una ragione qualunque per
andare avanti.
Da quando ho iniziato a cercare
di uscire da quel pantano che era diventata la mia
vita, mi hanno dato dei modelli sui quali riflettere. In sostanza, mi hanno
aiutato a ricostruire qualcosa di decente dalle macerie di me stesso.
Sono consapevole che non capirò
interamente la santità della vita, non come fa la gente normale – ma sono
consci di quanto siano fortunati?
Sto per morire, segnato, ma fino
all’ultimo momento sarò un uomo che cerca di migliorarsi, per sempre, con la
speranza di arrivare il più possibile vicino alla verità.
C’è una speranza per me?
Tom Walker si è suicidato il 18 novembre 1997 nella sua cella nella
prigione di San Quentin. Questo articolo è stato
messo insieme dal condannato Michael Hunter, da pezzi
scritti da Walker in vari momenti.
(da: “The other side of the wall”,
Prison Wall association)