TEXAS, U.S.A. - Voci dal Braccio della Morte

          Ultimo aggiornamento: 25/01/2009
   

LA MIA CASA E' IL BRACCIO DELLA MORTE

In memoria di Thomas Walker

Una delle poche utilità o funzioni della mia vita a questo punto è scrivere cosa vedo dalla mia cella nel bracco della morte di San Quentin (California).

Che valore abbiano le mie osservazioni non posso dirlo, so solo che sento il bisogno di scrivere tanto per me quanto per chiunque altro. Dovete capire quando leggete i miei pensieri, il mio punto di vista è distorto. Cercherò di essere più sincero possibile, ma sono il primo a sostenere il concetto che la verità può essere soggettiva, e voglio essere conscio dei miei limiti prima di procedere.

Se si tratta di una persona onesta, chiunque abbia ucciso altre persone in più di un’occasione vi dirà che ogni volta uccidere diventa sempre più facile. E’ una verità violenta, sono parole forti da sentire, ora immaginate di vivere questa verità, di provarla, di condividerla intimamente.

Quando ero giovane, e avevo 13 anni, ero impressionabile, confuso, e alcune esperienze dirette mi hanno portato a svalutare completamente la vita umana.

A 23 anni ero al massimo della durezza, la mia vita era basata su rabbia, solitudine e paura.

A 24 anni, venni processato per omicidio, e questa esperienza ebbe un profondo impatto su di me. Non fu l’accusa, o il giudice, o la giuria, o la possibile condanna a morte a colpirmi così profondamente. Furono le cartelle di cartone allineate in alto, all’interno del tribunale, che mi impressionarono così tanto. La mia intera vita era stata chiusa e collocata dentro quelle cartelle, erano stati rivoltati tutti i possibili sassi, nessuna paura o segreto era rimasto da scoprire. Io ero il contenuto delle cartelle, il contenuto delle cartelle era me.

Ogni giorno del processo, in cui un’altra cartella veniva aperta e l’amaro contenuto veniva alla luce, mostrando cosa avevo fatto dei miei 24 anni, era l’equivalente emozionale di sbattere contro il muro alla velocità  di 100 miglia all’ora.

Di notte, mentre ero steso nella mia cella, nel panico mi chiedevo come sarei potuto sopravvivere all’apertura della cartella seguente, e poi a quella dopo, e a quella dopo ancora…. Le cartelle mi avevano costretto a guardare in faccia il mio peggior nemico – me stesso.

Come risultato di questa esperienza, scoprii un mio bisogno, non di libertà perché sapevo di avere perso il mio diritto a vivere nella società; ma un desiderio di riconciliarmi con l’umanità, volevo ritrovare in me stesso qualcosa che avevo perso, volevo provare di nuovo un sentimento dimenticato – l’amore.

Ora a 30 anni, dopo anni passati nel braccio della morte, mi trovo a sentire che dentro di me cresce la consapevolezza del valore della vita umana. Questo ovviamente non serve a quelli che ho ucciso. Ma ancora una volta, fino ad oggi, al momento in cui mi ucciderò, devo gettare uno sguardo e scegliere tra il  vuoto caotico e il cammino verso il raggiungimento dell’umanità, e scelgo davvero di progredire, di tornare un essere umano.

Voglio lasciare San Quentin, da morto, come un uomo migliore di quello che un giorno è entrato nel braccio della morte vivo. Sono pronto a pagare il mio debito. Ma nello stesso momento, mentre i miei appelli legali viaggiano attraverso i tribunali, voglio restituire il poco che posso, e scoprire se posso far sì che Tom diventi una persona con la quale posso convivere. Semplicemente, mi piacerebbe tirar fuori la mia capacità di umanità prima di morire.

Ho un grande debito con i miei amici, mi hanno seguito nei miei anni nel braccio della morte, mi hanno incoraggiato quando non c’era più una ragione qualunque per andare avanti.

Da quando ho iniziato a cercare di uscire da quel pantano che era diventata la mia vita, mi hanno dato dei modelli sui quali riflettere. In sostanza, mi hanno aiutato a ricostruire qualcosa di decente dalle macerie di me stesso.

Sono consapevole che non capirò interamente la santità della vita, non come fa la gente normale – ma sono consci di quanto siano fortunati?

Sto per morire, segnato, ma fino all’ultimo momento sarò un uomo che cerca di migliorarsi, per sempre, con la speranza di arrivare il più possibile vicino alla verità.

C’è una speranza per me?

Tom Walker  si è suicidato il 18 novembre 1997 nella sua cella nella prigione di San Quentin. Questo articolo è stato messo insieme dal condannato Michael Hunter, da pezzi scritti da Walker in vari momenti.


 (da: “The other side of the wall”, Prison Wall association)

 

Contattami | © -