TEXAS, U.S.A. - Voci dal Braccio della Morte

          Ultimo aggiornamento: 25/01/2009
   

STANLEY WILLIAMS – APOLOGIA

(Di: Stanley Williams)

25 anni fa, quando creai la banda di strada Crips, insieme a Raymond Lee Washington, nel centro-sud di Los Angeles, non avrei mai immaginato che la gang avrebbe varcato I confini della California e che ci sarebbero stati aderenti in tutto il resto della nazione, e perfino in Sudafrica, dove si è formata una copia gemella.

Non mi sarei nemmeno mai aspettato che i Crips avrebbero finito per rovinare le vite di così tanti ragazzini, specialmente ragazzi neri che avrebbero fatto del male ad altri ragazzi neri.

Raymond fu ucciso nel 1979. Ma se fosse ancora qui, credo che avrebbe i miei stessi problemi riguardo al rapporto con i Crips.

Così oggi chiedo perdono a tutti voi – bambini degli Stati Uniti e del Sudafrica – che dovete vedervela tutti I giorni con I pericoli delle bande di strada. Non condivido più lo stile di vita da gangster, e mi dispiace profondamente di averlo fatto da giovane.

Come contributo alla lotta per terminare la brutalità fra i bambini e i ragazzi di colore, ho scritto la serie di libri “Tookie parla contro la violenza delle bande”. Il mio obiettivo è raggiungere più giovani possibile, per avvertirli dei pericoli della vita di strada.

Non sono più un violento. Non sono più parte del problema. Non mi trascino più attraverso la vita. Prego ogni giorno che le mie scuse siano accettate. Prego anche perchè le vostre sofferenze, causate dalla violenza delle bande, possano finire presto, e perché i membri delle gang si fermino e capiscano cosa stanno facendo agli altri e a se stessi.

Ho giurato di spendere il resto della mia vita cercando di trovare una soluzione.

Pace.

Stanley "Tookie" Williams, 1997

Guardatevi allo specchio: è lì la soluzione

“Non c'è niente di onorevole o di glorioso nell'essere perquisiti…” il condannato a morte Stanley Tookie Williams racconta come scrivere l'abbia aiutato a fare i conti con i suoi crimini passati.

I normali canoni per giudicare le opere letterarie non si riescono ad applicare a Stanley Tookie Williams. Come co-fondatore della banda dei Crips di Los Angeles, in attesa dell'applicazione della pena di morte, la pressione dell'avvicinarsi dell'esecuzione e l'ispirazione non bastano a spiegarle.

Le motivazioni di Stanley per scrivere sono lontane dai soliti obiettivi finanziari o artistici della maggior parte degli scrittori. Lui ha la missione personale di tentare di raggiungere la prossima generazione di potenziali giovani delinquenti e di mettere le carte in tavola riguardo a cosa comporta realmente unirsi alle bande di strada e al loro stile di vita.

Qualche domanda a Stanley:

- puoi dirci qualcosa sulla tua storia riguardo ai Crips e al braccio della morte dove sei adesso?

Stanley: ho fondato i Crips nei primi anni '70 insieme a Raymond Lee Washington. All'epoca non avevamo idea del fatto che la banda si sarebbe estesa così tanto. Nel 1981 – lo stesso anno in cui Raymond fu ucciso da una bandar rivale – fui accusato di quattro omicidi, condannato per questi e rinchiuso nel braccio della morte.

Verso il 1987 ho iniziato un isolamento durato 7 anni. E' stato in questo periodo che ho realmente preso in mano la mia vita, quello che avevo fatto, quello che avevo visto, quello che avevo causato, e ho deciso che dovevo cambiare.

•  hai scritto una serie di libri per bambini. Come è nata?

Stanley: Beh, mi ricordo che da bambino le bande sono qualcosa a cui vuoi appartenere, un posto dove dare a te stesso un'identità. E' vero in un certo senso, ma c'è una bella differenza tra far parte di una squadra sportiva e una banda di strada. Così ho iniziato a scrivere libri sulle armi e sulla violenza, e anche libri sulle bande, l'autostima, il desiderio di appartenenza.

E' importante parlare ai bambini in modo chiaro – penso che le mie credenziali (se così si possono chiamare) mi diano una certa credibilità, senza far pensare che le parole vengano da uno che non ha mai vissuto certe situazione e non sa di cosa sta parlando, e mi diano la possibilità di entrare in relazione con loro.

- ci sono molti ragazzini che hanno una concezione sbagliata della prigione?

Stanley: naturalmente, ed è il motivo per cui ho scritto il libro “Una vita in prigione” (nominato per il Premio Oscar per la Pace). Da bambino e da ragazzo avevo quest'idea, che la prigione fosse una sorta di scuola per gladiatori, dove potevi imparare e dare prova di te stesso. Questo è sbagliato, e tutti devono sapere che non c'è niente di onorevole e di cui andare fiero nell'essere spogliato e perquisito, e finire in un buco per il resto dei tuoi giorni.

- ricavi dei soldi dai tuoi libri?

Stanley: no, non ricavo niente. Tutti i guadagni vanno ad associazioni no-profit come “Madri contro le bande di strada” e l'”Istituto per la prevenzione della violenza giovanile”, che combattono la loro lotta contro le bande e le inevitabili morti che ne derivano. Come condannato a morte non ho bisogno di soldi.

- recentemente hai scritto un Protocollo per la Pace. In cosa consiste?

Stanley: prima di tutto, non ci sono manuali che ti dicano come portare la pace alle bande di strada. Il Protocollo è una specie di struttura di base, che può funzionare come fondamenta sulle quali costruire. Contiene delle parti sull'educazione della comunità, il ruolo dei portatori di pace, e soprattutto parla del bisogno vitale di mantenere la pace. E' così importante.. ci sono stati dei periodi di pace, ma non sono mai durati. Non è una soluzione, è un suggerimento per continuare a cercare, e discutere le idee per risolvere il problema.

- il Protocollo contiene anche una dichiarazione contro le armi, vero?

Il primo termine del Proclama della Pace che apre il Protocollo non è solo una dichiarazione contro le violenze con le armi, ma anche le violenze verbali, scritte e le violenze fisiche tra le bande. Oggi sembra che i bambini inizino con le pistole.

- Quando hai fondato la banda c'erano così tante pistole come ora?

Stanley: No. Mi ricordo un episodio che era successo dopo un concerto dei Jackson5, dove fummo attaccati da un'altra banda che usava pistole. Dopo di questo, molti Crips hanno deciso di armarsi di pistola oltre che di usare solo le mani. All'inizio non portavo una pistola, ma provavo un certo conforto nel sapere che quelli intorno a me erano armati. C'è una mentalità diversa oggi, noi pensavamo che lottare con le nostre mani fosse più onorevole. Le pistole sono così distruttive.

- E' giusto dire che in ultima analisi fermare la violenza delle bande è soprattutto una scelta personale che deve essere fatta da coloro che vogliono stopparla?

Stanley: Sì. Come ho scritto al fondo del Protocollo: il Protocollo non è la soluzione. Guardatevi allo specchio – è lì la soluzione.

- Come ti senti adesso, riguardo al legame con i Crips?

Non avrei mai immaginato che l'appartenenza alla banda superasse i confini della California, e arrivasse perfino in Sudafrica, dove ci sono delle bande che si ispirano ai Crips. Questo mi da' problemi, e posso solo sperare che le mie scuse un giorno vengano accettate. Allo stesso tempo sto cercando di dare il mio contributo per fermare la violenza nelle strade, e al momento il modo migliore che mi viene in mente per farlo è scrivere.

- Che consiglio daresti oggi a un ragazzino che vorrebbe entrare a far parte di una banda?

Stanley: il consiglio che do' a tutti quelli che mi fanno domande è semplice: non entrare in una banda. Non troverai quello che stai cercando. Tutto quello che troverai saranno problemi, dolore e tristezza. Lo so. L'ho provato.

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VITA NEL BRACCIO DELLA MORTE

di: Stanley "Tookie" Williams

24 marzo 2001

Un saluto a tutti voi, è un onore avere la possibilità di parlare a tutti voi. Il mio nome è Stanley Tookie Williams. Sono un condannato a morte del braccio della morte di San Quentin, e da 19 anni e mezzo vivo in questo microcosmo di pazzia, è una corsa contro l'orologio della mia condanna a morte, per provare in tempo la mia innocenza. Chiaro e semplice, se fallisco, muoio.

Non esagero quando dico che questo è un buco d'inferno. Personalmente, ho conosciuto 9 uomini di colore che hanno perso la vita qui nel braccio della morte. Due si sono suicidati impiccandosi, 3 sono morti di malattia, a un altro hanno sparato, uno è morto per un'intossicazione causata dagli spray irritanti, uno è stato ucciso con un'esecuzione qui in questo carcere e il nono è stato trasferito in Missouri e giustiziato lì. Peraltro, molti altri uomini qui sono stati uccisi, si sono suicidati, sono morti di malattia e hanno subìto l'esecuzione.

Comunque, contro lo spirito diabolico della pena di morte, molti altri stanno esercitando i loro diritti costituzionali presentando appelli nelle varie corti e tribunali. Se ci pensate, quando si analizza la pena di morte nella giusta prospettiva, si vede che è un errore politico spacciare la vendetta per giustizia.

Non vedo ipocrisia più grande di un sistema che propaganda l'omicidio come soluzione per gli omicidi. Per essere sinceri, la pena di morte è basata sulla vendetta, sul razzismo strisciante, sulla malafede dei procuratori, sulla difesa legale pessima, su errori giudiziari, sull'esclusione dei giurati neri e una serie di altre alterazioni della giustizia.

Ma benché queste cose siano note, il meccanismo blindato della vendetta continua a indurre molte persone a sostenere la pena di morte e la sua barbarie – occhio per occhio.

Per una mente obiettiva, la pena di morte è riservata ai poveri. E' anche una piattaforma di lancio per politicanti che vogliono far carriera, uno sfogo per vigilantes insoddisfatti, una manna per i mass media e per altri gruppi che ottengono soddisfazione da questo omicidio legalizzato.

La pena di morte evoca immagini storiche atroci del diciassettesimo, diciottesimo, diciannovesimo secolo, quando i cavalieri della vendetta giravano in cerca di uomini e donne nere da linciare.

Nonostante questo, che l'omicidio sia commesso da un criminale senza una coscienza o nel nome dei cittadini in piena coscienza, che sostengono questo sistema di omicidi, il risultato è sempre lo stesso: morte.

Voglio chiedere a tutti: qual è la lezione morale da imparare in questa strategia senza pietà, che uccide la gente povera? Non è un mistero il motivo per cui i bambini emulano “Terminator” e si mettono a sparare nelle scuole in questo paese. Noi adulti tendiamo a dimenticare che gli abbiamo insegnato la lezione per cui uccidere è l'elisir per risolvere i mali.

La pena di morte ha l'effetto di educare i ragazzi al concetto di morte per morte. Molti di questi ragazzi sparano credendo di doverlo fare prima che qualcun altro lo faccia a loro. Uccidere ed essere uccisi è diventato un concetto familiare per la nostra gioventù.

Spero che tutti voi possiate spezzare questo circolo di follia, tutto questo deve finire, a iniziare dalla pena di morte. Ma realisticamente, è improbabile una moratoria in California.

Questo gesto di umanità aiuterebbe a creare un dibattito, a iniziare un'analisi che tenga conto di ogni aspetto del sistema della pena di morte, coinvolgendo tutti i soggetti interessati, giudici, investigatori, avvocati, esperti legali che ora sono pagati per sostenerlo.

Sono abbastanza sicuro del fatto che se la pena di morte fosse analizzata seriamente, verrebbe fuori quello che veramente è: un sistema razzista, inumano, sproporzionato, usato soprattutto contro la gente povera. Non so voi, ma non conosco nessun ricco che si trovi nel braccio della morte. Voi sì?

In conlusione, sono pienamente consapevole del fatto che quando cerco di aiutare i bambini in difficoltà e parlo contro la pena di morte, lo faccio da una posizione assolutamente attaccabile. La mia voce può essere zittita dalla burocrazia o dal potere, ma il messaggio non ha niente a che vedere con me e con la mia vita, ed è la volontà di Dio.

Nel frattempo, finchè respiro, spero.

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