SOLO POCHE DOMANDE
(di: Son Tran, n° 999372)
Avete mai smesso di stupirvi della vita di un prigioniero? Un prigioniero del braccio della morte? Rinchiuso 23 ore al giorno in una gabbia di 2x3 metri. Pensate che potreste sopportarlo? Potete anche solo immaginare le sensazioni altalenanti, la depressione , le emozioni che si possono provare sapendo che un giorno verrai ucciso, eliminato come qualche animale malato; legato a un letto mentre dosi letali di veleno vengono iniettate nei tubi piazzati nelle vene, spegnendo ogni barlume di speranza e condannando una vita che avrebbe potuto esistere… quello si può sentire a camminare nella valle della morte?
Potreste accettare una cosa come questa fatta a un vostro amico, a un vostro familiare, a un vostro caro? Dover dire addio a una persona amata, e guardare le lacrime che gli sfuggono improvvisamente, perché non è più in grado di ridere, sorridere e parlarti? Potreste affrontare tutto questo? Come vi sentite se vi dico che provo tutte queste sensazioni, e provo a rispondere ad alcune di queste domande?
Salve. Il mio nome è Son Tran. Sono un uomo vietnamita. Incarcerato dal 1997, all’età di 17 anni, sono stato definitivamente condannato a morte all’età di 20 anni, da un tribunale della contea di Harris, e sono arrivato da poco nel braccio della morte.
Questo mese (ottobre 2003) saranno 6 anni che sono chiuso in carcere. Non è che io stia tenendo il conto, non aiuta, si può solo riflettere sugli anni persi. Durante questi anni ho combattuto, sono sopravvissuto, ha resistito alle circostanze terribili, alla brutalità delle guardie, e sperimentato di prima mano l’inumanità della vita in prigione. I miei occhi hanno visto così tanto che non sono più sorpreso da quello che guardano.
Mi alzo ogni giorno con pesanti difficoltà, con una lama sul collo mentre cerco di trovare conforto nei ricorsi in appello. Cerco tutti i giorni di mantenere un atteggiamento e uno sguardo positivo sulla vita, e di non lasciare che la prigionia pianti in me il seme dell’amarezza, o permettere che cresca la pianta dell’odio – soffocando il mio spirito.
A volte è difficile, ma ho imparato a vivere e adattarmi a ogni situazione. Sono ancora capace di ridere o sorridere anche nei momenti più duri, e a tenermi stretto ai miei sogni e alle mie convinzioni.
Non posso – non voglio abbandonare me stesso, e non voglio abbandonarmi al progetto del sistema: rendermi schiavo, programmare la mia mente, non voglio crollare e farmi strappare ogni desiderio e pensiero di lottare, di vivere: in breve, di essere io.
Affronto le mie prove con la testa alta, e faccio del mio meglio per migliorare la mia immagine agli occhi di chi è diventato per me la bestia: Il Sistema. Sperando di poter eventualmente dimostrare un giorno a quelli che credono che la mia condanna a morte sia giusta, che non sono il mostro che i tribunali gli hanno fatto credere, non sarò mai il mostro che – per giustificare quello che fanno – hanno bisogno che io diventi.
Allora chi sono?
Sono un padre. E sono un figlio. Sono una persona che vorrebbe fare la differenza. Sono seduto qui nel braccio della morte e divido la mia vita con voi.
Sono Son Tran.
Son Tran 999372
Polunsky Unit
