A CHIUNQUE POSSA INTERESSARE
(di: Pamela Perillo, TDC # 000665)
Il mio nome é Pamela Perillo, sono una detenuta del braccio
della morte dello stato del Texas. Sono nel braccio della morte da 5 settembre
1980, sono 19 anni.
Ci sono solo 8 donne nel braccio della morte del Texas, tre
di noi hanno scelto di non lavorare, e altre due sono state messe in stato di
segregazione amministrativa perché il dipartimento medico ha detto che
non possono lavorare per via di una sindrome. Siamo trattate come animali,
perché siamo condannate a morte. Siamo state piazzate in una piccola cella
dietro una solida porta, ad eccezione di un’ora al giorno di ricreazione. L’ora
è prevista in un orario così assurdo, nelle prime ore del mattino, che nessuna
vuole uscire. Abbiamo anche un’unica ora di televisione, cinque giorni alla
settimana. I detenuti maschi hanno fuori dalle loro celle la TV accesa dalle 7
del mattino alle 11 di sera nei giorni feriali. Nei weekend l’orario arriva
all’1 di notte. Non solo le donne non hanno le stesse ore, nei weekend non ne
hanno proprio.
Siamo perquisite integralmente dale 6 alle 8 volte al
giorno, e la maggior parte delle volte non siamo mai uscite dalla cella fra una
perquisizione e l’altra. Frugano nei nostri oggetti senza nessun riguardo per
quello che stanno maneggiando. Quando escono, le nostre cose sono sparse in
giro per tutta la cella. Hanno richiuso il mio cofanetto pinzando in mezzo la
foto di mia figlia morta, ora ha un buco sulla testa. Quando l’ho fatta vedere
alla superiora delle guardie mi ha detto “cosa vuoi che ci faccia?”.
Tengono noi cinque che non lavoriamo in un edificio che
chiamano “multi-purpose”, dove tengono le malate psichiatriche in crisi, le
detenute in segregazione, e le condannate a morte che non lavorano.
Le donne con problemi psichiatrici vengono portate qui in
ogni ora del giorno e della notte, durante tutte le varie crisi di isteria,
panico, violenza, molte di loro arrivano in manette dopo un tentativo di
suicidio.
Queste donne vengono spruzzate con gas irritante per
differenti ragioni, e I gas istantaneamente avvolgono chiunque sia nei
dintorni, specialmente perchè tutte le finestre dell’edificio sono chiuse.
Abbiamo visto con i nostri occhi numerose donne
evidentemente non padroni di se’ trattate con eccessivo uso della forza, come
sbatterle sul pavimento e contro i muri. Abbiamo sentito guardie sedute intorno
ridere e prendersi gioco di quelle donne con evidenti ritardi mentali. Ho
sentito una guardia dire: “Abbiamo dovuto spruzzare questa troia tre volte,
continuava a sedersi e lo spray la mancava”. E’ veramente triste vedere e
sentire il modo in cui le trattano qui.
Una detenuta è morta qui dentro, non molto tempo fa. E’
stata portata qui da un’altra unità, dopo che nell’area da cui veniva era stata
usata un’eccessiva forza. Arrivò qui nell’area di crisi un venerdì, gravemente
ferita e in pessime condizioni. Siccome c’era il weekend non c’era nessun
dottore disponibile, e non chiamarono nessuno per visitarla. Rimase seduta in
cella per tutto il weekend, perdendo sangue e liquidi da tutti i buchi del
corpo.
Quando il lunedì arrivò il dottore, che nel frattempo è
stato promosso, non la visitò, e lei morì il mercoledì. Naturalmente il
dipartimento di giustizia trova una scappatoia per tutto, così licenziarono due
infermieri e un dottore. Ho visto molte detenute qui dentro soffrire per
mancanza di assistenza medica.
Le condannate a morte che lavorano passano 7 ore e mezzo al
giorno a lavorare il cotone. Per le loro 7 ore e mezzo di lavoro ricevono solo
due ore di ricreazione al giorno, e nessuna ora di TV. Siamo state separate dal
resto della popolazione della prigione perché siamo condannate a morte, non
perché ci comportiamo male, è per quello che siamo trattate così.
Quando portano una condannata nel parlatorio, la chiudono in
una gabbia. La guardia che la trasporta esce dall’edificio con le chiavi,
lasciando lì la condannata, una guardia e i visitatori nell’edificio chiuso,
senza nessuna via di fuga in caso di incendio.
Quando perquisiscono le nostre celle veniamo ammanettate,
portate in manette in una stanza qui fuori e lasciate lì da sole. Non abbiamo
nessuna possibilità di difenderci se ci succede qualcosa.
Siamo chiuse tutto il giorno in queste celle minuscole per
il nostro stato di condannate a morte, senza tv, senza una stanza in cui poter
stare. Non abbiamo neanche un piano o un tavolo qui per poter mangiare o
scrivere. Dobbiamo mangiare i nostri pasti sedute sul letto, sul pavimento o
sul wc. L’altro giorno sono venuti a coprirci una presa, così ora abbiamo
un’unica presa di corrente per tutti i nostri usi elettrici (radio, macchina da
scrivere, ferro da stiro, phon etc).
La scuola era in grado di fornirci giornali e riviste da
leggere, ma le guardie hanno detto che le condannate a morte non possono
leggerle, gli altri detenuti sì.
Lo stato in cui devono essere le condannate a morte è essere
separate dal resto della popolazione carcerata, dicono per mantenere la
sicurezza e l’ordine fra i detenuti e le guardie. Ma tutte noi condannate rimaniamo qui per anni, e ci stanno
dicendo che non possiamo parlarci. Vogliono che rimaniamo qui sedute, chiuse
dietro a una solida porta per 24 ore al giorno, per anni, da sole, senza
parlare con nessuno?
Che è successo al Piano Attività del braccio della morte,
quello chiamato David Ruiz Civil Action n° H78987? Queste persone non
sono soggette a queste norme? Ogni volta che ci giriamo ci stanno portando via qualcosa.
Se tu che leggi non puoi aiutarci, puoi far leggere questa
lettera a chiunque possa? Qualcuno è in grado di sapere se siamo ancora sotto
il Ruiz Death Row Activity Plan?
Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza.
Sinceramente,
Pamela Lynn
Perillo TDC # 000665
21/04/99
