TEXAS, U.S.A. - Voci dal Braccio della Morte

          Ultimo aggiornamento: 25/01/2009
   

A CHIUNQUE POSSA INTERESSARE

(di: Pamela Perillo, TDC # 000665)

Il mio nome é Pamela Perillo, sono una detenuta del braccio della morte dello stato del Texas. Sono nel braccio della morte da 5 settembre 1980, sono 19 anni.

Ci sono solo 8 donne nel braccio della morte del Texas, tre di noi hanno scelto di non lavorare, e altre due sono state messe in stato di segregazione amministrativa  perché il dipartimento medico ha detto che non possono lavorare per via di una sindrome. Siamo trattate come animali, perché siamo condannate a morte. Siamo state piazzate in una piccola cella dietro una solida porta, ad eccezione di un’ora al giorno di ricreazione. L’ora è prevista in un orario così assurdo, nelle prime ore del mattino, che nessuna vuole uscire. Abbiamo anche un’unica ora di televisione, cinque giorni alla settimana. I detenuti maschi hanno fuori dalle loro celle la TV accesa dalle 7 del mattino alle 11 di sera nei giorni feriali. Nei weekend l’orario arriva all’1 di notte. Non solo le donne non hanno le stesse ore, nei weekend non ne hanno proprio.

Siamo perquisite integralmente dale 6 alle 8 volte al giorno, e la maggior parte delle volte non siamo mai uscite dalla cella fra una perquisizione e l’altra. Frugano nei nostri oggetti senza nessun riguardo per quello che stanno maneggiando. Quando escono, le nostre cose sono sparse in giro per tutta la cella. Hanno richiuso il mio cofanetto pinzando in mezzo la foto di mia figlia morta, ora ha un buco sulla testa. Quando l’ho fatta vedere alla superiora delle guardie mi ha detto “cosa vuoi che ci faccia?”.

Tengono noi cinque che non lavoriamo in un edificio che chiamano “multi-purpose”, dove tengono le malate psichiatriche in crisi, le detenute in segregazione, e le condannate a morte che non lavorano.

Le donne con problemi psichiatrici vengono portate qui in ogni ora del giorno e della notte, durante tutte le varie crisi di isteria, panico, violenza, molte di loro arrivano in manette dopo un tentativo di suicidio.

Queste donne vengono spruzzate con gas irritante per differenti ragioni, e I gas istantaneamente avvolgono chiunque sia nei dintorni, specialmente perchè tutte le finestre dell’edificio sono chiuse.

Abbiamo visto con i nostri occhi numerose donne evidentemente non padroni di se’ trattate con eccessivo uso della forza, come sbatterle sul pavimento e contro i muri. Abbiamo sentito guardie sedute intorno ridere e prendersi gioco di quelle donne con evidenti ritardi mentali. Ho sentito una guardia dire: “Abbiamo dovuto spruzzare questa troia tre volte, continuava a sedersi e lo spray la mancava”. E’ veramente triste vedere e sentire il modo in cui le trattano qui.

Una detenuta è morta qui dentro, non molto tempo fa. E’ stata portata qui da un’altra unità, dopo che nell’area da cui veniva era stata usata un’eccessiva forza. Arrivò qui nell’area di crisi un venerdì, gravemente ferita e in pessime condizioni. Siccome c’era il weekend non c’era nessun dottore disponibile, e non chiamarono nessuno per visitarla. Rimase seduta in cella per tutto il weekend, perdendo sangue e liquidi da tutti i buchi del corpo.

Quando il lunedì arrivò il dottore, che nel frattempo è stato promosso, non la visitò, e lei morì il mercoledì. Naturalmente il dipartimento di giustizia trova una scappatoia per tutto, così licenziarono due infermieri e un dottore. Ho visto molte detenute qui dentro soffrire per mancanza di assistenza medica.

Le condannate a morte che lavorano passano 7 ore e mezzo al giorno a lavorare il cotone. Per le loro 7 ore e mezzo di lavoro ricevono solo due ore di ricreazione al giorno, e nessuna ora di TV. Siamo state separate dal resto della popolazione della prigione perché siamo condannate a morte, non perché ci comportiamo male, è per quello che siamo trattate così.

Quando portano una condannata nel parlatorio, la chiudono in una gabbia. La guardia che la trasporta esce dall’edificio con le chiavi, lasciando lì la condannata, una guardia e i visitatori nell’edificio chiuso, senza nessuna via di fuga in caso di incendio.

Quando perquisiscono le nostre celle veniamo ammanettate, portate in manette in una stanza qui fuori e lasciate lì da sole. Non abbiamo nessuna possibilità di difenderci se ci succede qualcosa.

Siamo chiuse tutto il giorno in queste celle minuscole per il nostro stato di condannate a morte, senza tv, senza una stanza in cui poter stare. Non abbiamo neanche un piano o un tavolo qui per poter mangiare o scrivere. Dobbiamo mangiare i nostri pasti sedute sul letto, sul pavimento o sul wc. L’altro giorno sono venuti a coprirci una presa, così ora abbiamo un’unica presa di corrente per tutti i nostri usi elettrici (radio, macchina da scrivere, ferro da stiro, phon etc).

La scuola era in grado di fornirci giornali e riviste da leggere, ma le guardie hanno detto che le condannate a morte non possono leggerle, gli altri detenuti sì.

Lo stato in cui devono essere le condannate a morte è essere separate dal resto della popolazione carcerata, dicono per mantenere la sicurezza e l’ordine fra i detenuti e le guardie.  Ma tutte noi condannate rimaniamo qui per anni, e ci stanno dicendo che non possiamo parlarci. Vogliono che rimaniamo qui sedute, chiuse dietro a una solida porta per 24 ore al giorno, per anni, da sole, senza parlare con nessuno?

Che è successo al Piano Attività del braccio della morte, quello chiamato  David Ruiz Civil Action n° H78987?  Queste persone non sono soggette a queste norme? Ogni volta che ci giriamo ci stanno portando via qualcosa.

Se tu che leggi non puoi aiutarci, puoi far leggere questa lettera a chiunque possa? Qualcuno è in grado di sapere se siamo ancora sotto il Ruiz Death Row Activity Plan?

Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza.

Sinceramente,
Pamela Lynn Perillo   TDC # 000665

21/04/99

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