LA SEDIA
(di: Michael Toney)
Texas Death Row
14 agosto 2001
La sedia! Sembra una versione super
efficiente e con migliori prestazioni della vecchia sedia elettrica “Old
Sparky”. Il vecchio modello in legno che faceva orrore ma che ha giustiziato
rapidamente centinaia di esseri umani, a volte fino a cinque in una notte,
sembra essere stato rimpiazzato da un efficiente nuovo modello di fine
millennio.
Ci sono due guardie che
mi scortano come sempre, ma oggi entrambe mi tengono le mani sul braccio, una per
lato. Qualcosa non va! Di solito una guardia mi tiene per un braccio mentre
l’altra cammina un passo indietro con il manganello pronto all’uso. Le mie mani
sono ammanettate dietro la schiena, ma ho la sensazione di qualcosa di
sbagliato. Dalle mani delle guardie avverto la loro tensione. Mi stanno
scortando lungo un corridoio senza finestre o porte, ad eccezione dell’entrata
dietro la spaventosa sedia.
Mentre mi avvicino a
quell’orrore il cuore mi accelera. L’ansia mi fa rimbombare i battiti del cuore
nelle orecchie, come il suono di un basso. La sedia ha una pesante corda nera
collegata a un circuito elettrico. Vedo la parola “PERICOLO” stampata a grosse
lettere rosse dietro la spalliera della sedia. Chiedo a me stesso “che razza di
sedia deve avere questa attrezzatura e avere la parola “PERICOLO” scritta
sopra? Oh no, questa gente sta per uccidermi!”
Quando sono più vicino
vedo le parole “ALTO VOLTAGGIO” e altri avvisi di pericolo sulle targhe di
metallo attaccate al fondo dell’apparato. Il diabolico marchingegno sembra
avere una sorta di meccanismo di controllo, simile a quello delle montagne
russe di un parco giochi. Quando arrivo a pochi piedi dalla mostruosità, con
grande sollievo vengo spinto intorno ad essa e riportato fuori attraverso la
porta sul retro. Sono troppo spaventato per parlare. Vorrei chiedere alle
guardie perché la sedia elettrica si trova qui, ma non riesco a trovare il
coraggio. Sono terrorizzato dalla paura che le guardie possano cambiare idea e
sbattermi sulla sedia sterminatrice.
Mi portano in un
ufficio, e una donna mi chiede qual’è il mio nome. Le dico “Michael Toney” e
lei scuote la testa facendo cenno di “no”, e dice alle guardie che le hanno
portato la persona sbagliata. Un’altra onda di sollievo mi travolge. Mentre
torniamo indietro lungo il passaggio e il corridoio vedo qualcuno seduto sulla
sedia. L’uomo seduto sulla sedia sembra uscito da una di quelle foto che ho
visto dei campi di concentramento nazisti o dei prigionieri di guerra in
Vietnam. Sembra denutrito. Ha gli occhi sbarrati e non riesco a mettere a fuoco
chi sia… quando siamo vicini, ovviamente mi riconosce. Non è ancora nella fase
delle contrazioni, quindi si sporge verso di me e mi urla “sei già stato in
Vietnam?”. Riconosco la sua voce anche nell’urlo. E’ un prigioniero del braccio
della morte che ho già incontrato qualche volta, ma è cambiato. Sta urlando con
tutte le sue forze, ma non riesco a capire quello che sta dicendo.
Quando usciamo dal
corridoio finalmente trovo il coraggio di chiedere alle guardie della sedia.
Chiedo “Perché quella sedia è qui?”. Una delle guardie risponde “E’ un metal
detector per orifizi corporali, ci sediamo i prigionieri sopra e lui controlla
tutti gli orifizi per verificare che non vi siano nascosti chiavi delle manette
o armi”.
Sapere che non è una
sedia elettrica per l’esecuzione mi fa sentire un po’ meglio, ma è comunque una
sedia elettrica, e mi sembra assolutamente terrificante.
