TEXAS, U.S.A. - Voci dal Braccio della Morte

          Ultimo aggiornamento: 25/01/2009
   

LA SEDIA

(di: Michael Toney)


Texas Death Row
14 agosto 2001

La sedia! Sembra una versione super efficiente e con migliori prestazioni della vecchia sedia elettrica “Old Sparky”. Il vecchio modello in legno che faceva orrore ma che ha giustiziato rapidamente centinaia di esseri umani, a volte fino a cinque in una notte, sembra essere stato rimpiazzato da un efficiente nuovo modello di fine millennio.

Ci sono due guardie che mi scortano come sempre, ma oggi entrambe mi tengono le mani sul braccio, una per lato. Qualcosa non va! Di solito una guardia mi tiene per un braccio mentre l’altra cammina un passo indietro con il manganello pronto all’uso. Le mie mani sono ammanettate dietro la schiena, ma ho la sensazione di qualcosa di sbagliato. Dalle mani delle guardie avverto la loro tensione. Mi stanno scortando lungo un corridoio senza finestre o porte, ad eccezione dell’entrata dietro la spaventosa sedia.

Mentre mi avvicino a quell’orrore il cuore mi accelera. L’ansia mi fa rimbombare i battiti del cuore nelle orecchie, come il suono di un basso. La sedia ha una pesante corda nera collegata a un circuito elettrico. Vedo la parola “PERICOLO” stampata a grosse lettere rosse dietro la spalliera della sedia. Chiedo a me stesso “che razza di sedia deve avere questa attrezzatura e avere la parola “PERICOLO” scritta sopra? Oh no, questa gente sta per uccidermi!”

Quando sono più vicino vedo le parole “ALTO VOLTAGGIO” e altri avvisi di pericolo sulle targhe di metallo attaccate al fondo dell’apparato. Il diabolico marchingegno sembra avere una sorta di meccanismo di controllo, simile a quello delle montagne russe di un parco giochi. Quando arrivo a pochi piedi dalla mostruosità, con grande sollievo vengo spinto intorno ad essa e riportato fuori attraverso la porta sul retro. Sono troppo spaventato per parlare. Vorrei chiedere alle guardie perché la sedia elettrica si trova qui, ma non riesco a trovare il coraggio. Sono terrorizzato dalla paura che le guardie possano cambiare idea e sbattermi sulla sedia sterminatrice.

Mi portano in un ufficio, e una donna mi chiede qual’è il mio nome. Le dico “Michael Toney” e lei scuote la testa facendo cenno di “no”, e dice alle guardie che le hanno portato la persona sbagliata. Un’altra onda di sollievo mi travolge. Mentre torniamo indietro lungo il passaggio e il corridoio vedo qualcuno seduto sulla sedia. L’uomo seduto sulla sedia sembra uscito da una di quelle foto che ho visto dei campi di concentramento nazisti o dei prigionieri di guerra in Vietnam. Sembra denutrito. Ha gli occhi sbarrati e non riesco a mettere a fuoco chi sia… quando siamo vicini, ovviamente mi riconosce. Non è ancora nella fase delle contrazioni, quindi si sporge verso di me e mi urla “sei già stato in Vietnam?”. Riconosco la sua voce anche nell’urlo. E’ un prigioniero del braccio della morte che ho già incontrato qualche volta, ma è cambiato. Sta urlando con tutte le sue forze, ma non riesco a capire quello che sta dicendo.

Quando usciamo dal corridoio finalmente trovo il coraggio di chiedere alle guardie della sedia. Chiedo “Perché quella sedia è qui?”. Una delle guardie risponde “E’ un metal detector per orifizi corporali, ci sediamo i prigionieri sopra e lui controlla tutti gli orifizi per verificare che non vi siano nascosti chiavi delle manette o armi”.

Sapere che non è una sedia elettrica per l’esecuzione mi fa sentire un po’ meglio, ma è comunque una sedia elettrica, e mi sembra assolutamente terrificante.  

 

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