Fondazione Ariodante Fabretti
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I VINCITORI DELLE BORSE DI STUDIO DELLA FONDAZIONE FABRETTI

GARBELLOTTI Marina 

Progetto di ricerca:
Cerimonie funebri e pratiche testamentarie lungo l’Adige in età moderna.

 

Relazione trimestrale. 1

Durante questi primi mesi di attività ho ridefinito le linee del progetto di ricerca, che si propone l'analisi di quei testamenti che nominano tra gli eredi le istituzioni assistenziali. L'obiettivo primario rimane quello di mettere in luce le interazioni esistenti tra il testatore e la confraternita assistenziale, tra gli eredi naturali e l’associazione caritativa. Intendo inoltre percorrere le piste di ricerca esposte nel programma di ricerca presentato alla Fondazione. In estrema sintesi, si tratta, per un verso, di individuare e di confrontare i cerimoniali funebri predisposti dagli statuti delle confraternite – in particolare quelli previsti dalla confraternita degli Zappatori tedeschi con quelli adottati dalla confraternita dei Battuti laici italiani della città di Trento –, di verificare se il testatore accoglieva questi rituali, di stabilire se preferiva il monumento funebre familiare a quello edificato dalla confraternita. Per l'altro verso, mi propongo di mettere in evidenza come si manifestava il 'bisogno di eternità', cioè quali mezzi adottavano i testatori per vivificare e perpetuare il proprio nome.

Rispetto al progetto originario, che si riferiva alle cerimonie funebri e alle pratiche testamentarie nel territorio del principato vescovile, ho ampliato l'area di indagine.

A seguito dell'esposizione del programma di ricerca presentato presso la fondazione Fabretti il 5 maggio scorso, il comitato scientifico ha suggerito di allargare il campo di indagine. Ho quindi accolto questo indirizzo e in accordo con il mio tutore, il professor Alessandro Pastore, ho scelto di estendere la ricerca alla città di Verona. In altra occasione, ho avuto modo di condurre uno studio parallelo tra le istituzioni assistenziali della città di Trento e quelle della città di Verona, studio che ha messo in luce interessanti relazioni tra i due sistemi assistenziali. Intenderei, quindi, ripetere l'esperimento indagando, accanto ai lasciti testamentari delle città di Trento e di Rovereto, quelli della città di Verona per individuarne eventuali affinità. L'esplorazione del materiale documentario veronese ha confermato la possibilità di condurre una simile ricerca, il nuovo titolo della mia ricerca, dunque, è quello qui proposto.

I testamenti veronesi utili alla mia indagine sono custoditi presso l'Archivio di Stato di Verona. L'esplorazione di tale documentazione mi ha portato a scegliere i lasciti che nominano tra i beneficiari la Santa Casa di Pietà o Domus Pietatis. Quest'ente, fondato nel 1426, praticava nel contempo due funzioni assistenziali: prestava cure mediche ai malati generici, che accoglieva nel proprio ospedale, e si occupava dei bambini esposti, di età non superiore ai cinque anni, abbandonati nella ruota o portati da genitori e da intermediari. I testamenti che interessano quest'istituto si prestano più di altri allo studio che mi sono prefissata, perché costituiscono un fondo compatto cronologicamente, piuttosto consistente e di facile consultazione. I lasciti che riguardano gli altri grandi ospedali cittadini, la Santa Casa della Misericordia e quello dei Santi Giacomo e Lazzaro alla Tomba, appaiono sporadici e disomogenei dal punto di vista cronologico. Anche la consultazione del repertorio dei testamenti non ha dato esiti positivi. Questo strumento di corredo, peraltro in altre circostanze di grande utilità, indicizza il nome del testatore, l'anno del testamento, il notaio rogatario e la collocazione archivistica. Nessuna indicazione, quindi, sui beneficiari, il che rende impossibile l'individuazione della tipologia testamentaria utile alla presente ricerca.

Le modalità di trasmissione della memoria di alcuni testamenti veronesi presentano delle affinità con quelle riscontrate nella documentazione trentina. I più significativi mi paiono quelli che incaricano la Santa Casa di amministrare un legato da destinarsi ad un altro istituto, ovvero un convento, un monastero o un altro ente assistenziale, creando in questo modo una rete economica tra i luoghi pii della città. Altre clausole testamentarie particolarmente interessanti, e già riscontrate nei fondi trentini, sono quelle che designano erede universale la Santa Casa, qualora dovessero estinguersi gli eredi. La confraternita assistenziale si configura dunque come la famiglia artificiale del testatore che si assume il compito di perpetuarne il nome e, in casi estremi, ne assorbe l'intero patrimonio premurandosi di tenerlo attivo. In questo senso, il patrimonio rappresenta la memoria tangibile del testatore e della sua famiglia, di qui i frequenti vincoli di fidecommesso che si estendevano anche alle confraternite subentrate nella gestione patrimoniale. Il fatto poi di destinare le rendite ricavate dall'amministrazione di questi beni ai poveri e ai bambini abbandonati permette di rinnovare periodicamente il ricordo del testatore e di considerare questi emarginati come la sua famiglia, seppure virtuale.

In questo trimestre, contestualmente alla ricerca di d’archivio, ho inoltre avviato una prima ricognizione sulla letteratura storica europea in riferimento sia agli strumenti notarili sia alle forme di trasmissione della memoria.

Nei prossimi mesi intendo dedicarmi principalmente alla creazione di un database che mi permetterà di schedare in modo sistematico i dati contenuti nei testamenti (generalità del testatore, tipologia del cerimoniale funebre, tipologia del lascito, eredi e via dicendo) per poterli elaborare con agilità e giungere, tra gli altri, a risultati di carattere quantitativo.