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Cibi biotecnologici
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Io queste cose non le compro, e tantomeno le mangio, penserà
il lettore. Ma gli alimenti con ingredienti vegetali e animali modificati dallingegneria
genetica (che mira, ad esempio, a rendere le piante più resistenti agli
erbicidi, per poterli usare liberamente), stanno arrivando sulle nostre tavole senza che neanche ce ne rendiamo
conto. A cominciare dalla soia, impiegata in moltissimi prodotti alimentari.
Ma la lista dei vegetali mutanti si allunga ogni giorno. Lutilizzo
delle biotecnologie dovrà essere dichiarato in etichetta? Proprio
su questo è in corso unaccesa battaglia tra associazioni dei
consumatori e multinazionali produttrici, non solo in Italia ma
in Europa e nel mondo. I produttori assicurano che questi alimenti
non creano problemi. Ma le associazioni dei consumatori temono
gli imprevedibili rischi per la salute e per lambiente, e comunque
rivendicano il diritto del consumatore a essere informato per
poter scegliere.
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Frutta e verdura
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Frutta e verdura, anche confezionate, non hanno bisogno di unetichetta
che ne determini la scadenza. Anche la data di confezionamento
è facoltativa. Questo perché di solito vengono consumate in un
breve arco di tempo (lo stesso vale per il pane venduto sfuso).
Letichetta, però, e richiesta per la verdura già pulita e tagliata,
come per i minestroni, anche se preparati nelle stesse frutterie,
venduti al pubblico sfusi o in sacchetti.
Questo accade nel Centro-sud Italia, mentre in alcune zone del
Nord il minestrone è venduto addirittura già cotto. Sia crude
che cotte le verdure per il minestrone richiedono letichetta
in quanto lalimento è stato in qualche modo trasformato. Stessa
cosa dovrebbe valere per gli ortaggi abbrustoliti (pratica abbastanza
diffusa al Sud) e venduti sfusi.
Nel caso di confezioni di frutta o ortaggi misti, e nei miscugli
di spezie e piante aromatiche, in cui nessun tipo abbia una presenza
predominante, gli ingredienti possono essere elencati in ordine
libero, purché si dica in proporzione variabile.
In ogni caso, i prezzi al chilogrammo di frutta e verdura devono
essere esposti su ogni cassetta. Tutti i tipi di frutta e verdura
dovrebbero essere venduti a peso compresi i carciofi e i fiori
di zucca, che invece vengono venduti in molti negozi a unità o
a mazzi.
Lideale sarebbe che il cartello dichiarasse anche la varietà
esatta della frutta e della verdura e la provenienza. Non è la
stessa cosa comprare patate Favorita, Sieglinda, Primura o Vokal,
che sono più sode e ottime lesse, oppure patate Vivaks o Radose,
molto farinose e ideali per gli gnocchi o nel minestrone.
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Uova
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A/1, A/2, B, categoria Extra... Cosa vogliono dire queste indicazioni
sulla scatola delle uova? E quali sono le migliori?
Occorre distinguere: le lettere (A, B, C) identificano la freschezza
e la qualità, i numeri (da 1 a 7) si riferiscono solo alla grandezza
delluovo.
Le uova più fresche sono quelle classificate di categoria A
con la scritta Extra in bianco su una fascetta rossa: vuol dire
che hanno meno di una settimana. Trascorsi sette giorni, la scritta
Extra viene tolta o cancellata, ma le uova possono ancora definirsi
fresche, cioè di categoria A. A volte, per motivi pratici
la scritta Extra viene lasciata, ma letichetta avverte il consumatore
che a partire da una certa data le uova non devono essere considerate
Extra. Sottraendo sette giorni a questa data si può calcolare
la data di imballaggio, e di conseguenza la data in cui le uova
sono state deposte (di solito il giorno precedente limballaggio).
Questo piccolo calcolo è necessario perché non sempre la confezione
delle uova indica la data di imballaggio: secondo le norme della
Comunità europea, non è più obbligatorio. È invece obbligatoria
lindicazione del termine minimo di conservazione.
Le uova fresche della categoria A hanno queste caratteristiche:
camera daria interna al guscio: piccola, non più alta di 6
millimetri (4 se Extra);
guscio: pulito e intatto, ma le uova non devono essere state
lavate con acqua;
albume: chiaro, limpido, di consistenza gelatinosa, esente da
corpi estranei di qualsiasi natura;
tuorlo: sporgente, non appiattito, e senza corpi estranei;
odori estranei: non devono esserci.
Le uova di categoria B hanno caratteristiche inferiori. Quelle
di categoria C possono essere utilizzate solo dallindustria
(alimentare e non alimentare).
Un altro tipo di classificazione è per categorie di peso. Si va
da 0, per le uova più grandi, fino a 7 per le più piccole:
categoria 0: più di 75 grammi;
categoria 1: da 70 a 75 grammi;
categoria 2: da 65 a 70 grammi;
categoria 3: da 60 a 65 grammi;
categoria 4: da 55 a 60 grammi;
categoria 5: da 50 a 55 grammi;
categoria 6: da 45 a 50 grammi;
categoria 7: meno di 45 grammi.
Dalletichetta si può anche capire se la gallina che ha deposto
luovo è ruspante o meno: nel primo caso, la confezione reca la
dicitura uova di galline allevate al suolo oppure uova di galline
allevate allaperto.
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Acqua minerale
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Cè acqua e acqua. Dalle etichette delle acque minerali si possono
ricavare molte notizie interessanti, che permettono di distinguere
tra bottiglia e bottiglia.
La dicitura acqua minerale naturale, che compare su tutte le
acque minerali, può essere integrata, se del caso, con le seguenti
indicazioni:
naturalmente gassata o effervescente naturale se il tenore di anidride carbonica, superiore a 250
milligrammi per litro, è uguale a quello della sorgente. È però
consentito reintegrare la parte di gas, proveniente dalla stessa
falda, che lacqua perde nelle operazioni precedenti limbottigliamento.
aggiunta di anidride carbonica, se allacqua minerale naturale è stata aggiunta anidride carbonica
non prelevata dalla stessa falda o giacimento;
rinforzata col gas della sorgente, se il tenore di anidride carbonica libera, proveniente dalla
stessa falda, è superiore a quello della sorgente;
parzialmente degassata, se lanidride carbonica libera presente alla sorgente è stata
parzialmente eliminata.
Letichetta deve indicare chiaramente la denominazione e la località
di origine dellacqua, nonché i risultati dellanalisi chimica
e fisico-chimica, con la data e il laboratorio in cui sono state
eseguite.
Proprio in base ai risultati delle analisi (che devono essere ripetute
almeno ogni cinque anni) le acque possono fregiarsi del titolo
di oligominerale o leggermente mineralizzata quando la quantità
di sali (il residuo fisso in etichetta) è particolarmente bassa,
non superiore a 500 milligrammi per litro. Lacqua minerale si dice minimamente mineralizzata se il tenore
dei sali, calcolato come residuo fisso, è ancora più basso, al
di sotto dei 50 milligrammi per litro. Lacqua si dice fortemente
mineralizzata quando invece è molto ricca di sali minerali, e
il residuo fisso supera i 1.500 milligrammi.
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Succhi di frutta
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Succhi, nettari, spremute. Quando la frutta diventa da bere,
si rischia di fare un po di confusione. Un succo di frutta
è frutta al 100 per cento. Una bibita al succo di frutta, invece,
può contenere frutti in minima quantità (vedi il successivo capitolo
sulle bibite gassate). Ancora una volta, è importante saper interpretare
letichetta.
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Il succo di frutta è quello ottenuto dai frutti con procedimento
meccanico, oppure dal succo concentrato reintegrato con acqua
(nella stessa proporzione di quella sottratta). Tra i due tipi
di succo, però, cè una bella differenza: il primo è una spremuta
di frutta lasciata tale e quale, che conserva inalterate molte
caratteristiche naturali, vitamine comprese (e infatti in genere
ha un termine di conservazione più ravvicinato e deve essere conservato
in frigorifero); il succo a base di concentrato, invece, è stato
sottoposto a un trattamento termico, che ne prolunga la durata
nel tempo ma ne trasforma caratteristiche e gusto.
Il nettare di frutta, invece, si ottiene aggiungendo acqua e
zucchero al succo di frutta o al succo concentrato. Deve comunque
essere dichiarata la percentuale effettiva di succo di frutta
con lindicazione frutta ... % minimo (per i succhi di arancia
e altri agrumi la percentuale non può scendere al di sotto del
50 per cento).
Se acqua e zucchero vengono aggiunti a una purea di frutta, allora
si parla di succo e polpa. Anche in questo caso è indicata la
percentuale di frutta, come per il nettare.
Se il succo è fatto con diversi tipi di frutta, per capire quale
frutta è più presente basta guardare la lista degli ingredienti:
quelle elencate per prime sono le più abbondanti.
Leventuale aggiunta di zucchero o di additivi deve risultare
chiaramente in etichetta. La legge invece non obbliga a dichiarare
la presenza di anidride solforosa in quantità inferiori a 10 milligrammi
per litro, e neanche laggiunta degli aromi naturali che ridanno
il gusto originario al succo di frutta ricostituito dal succo
concentrato.
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Bibite gassate
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Un capitolo a parte è quello delle bibite gassate. Cosa cè, in
effetti, sotto letichetta di aranciate, limonate, cole e gazzose?
Le bibite analcoliche vendute con il nome di frutta a succo, come
aranciata o limonata, devono indicare in etichetta almeno il 12
per cento di succo, che siano gassate o non gassate.
Questobbligo non vale per le bibite analcoliche vendute con il
nome di un frutto non a succo, come il chinotto (un agrume simile
a un piccolo mandarino), e nelle bibite di fantasia, come le
cole. Queste ultime, è bene tener presente, contengono anche caffeina.
La denominazione gazzosa è riservata alla bibita incolore preparata
con acqua gassata, zucchero ed essenza di limone, oltre agli acidi
citrico e tartarico presenti un po in tutte le bibite gassate.
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Marmellata e confettura
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Marmellata e confettura
Sulle etichette dei prodotti alimentari non possono esserci aggettivi
che esaltano un certo prodotto rispetto agli altri, a meno che
non corrispondano a precise caratteristiche previste per legge.
Un caso è quello delle confetture di frutta: se letichetta dice
che sono extra, questo vuol dire che hanno un contenuto di frutta
più elevato.
Per la precisione, in una confettura extra devono esserci almeno
450 grammi di polpa di frutta per ogni chilogrammo di prodotto
finito.
Una confettura di frutta senza altra specificazione (cioè non
extra) ne deve contenere solo 350 grammi per chilo.
Per alcuni tipi particolari di frutta i limiti sono diversi. Per
le mele cotogne (cotognata) e il ribes nero, la varietà extra
ha almeno 350 grammi di polpa, la varietà normale almeno 250.
Ma che differenza cè tra confettura e marmellata? Nel linguaggio
parlato sono sinonimi, ma secondo la legge la marmellata è solo quella di arance o altri
agrumi (un po come nella lingua inglese, dove marmelade è solo quella
di arance, mentre tutte le altre si dicono jam) in un rapporto di almeno 200 grammi di agrumi per chilo di prodotto,
comprese le scorze nella marmellata con scorze.
In confetture e marmellate possono essere impiegate anche varie
sostanze che contribuiscono al gusto finale, come:
vini e vini liquorosi;
noci, nocciole e mandorle;
miele, erbe e spezie;
scorze di agrumi e foglie di malvarosa nelle cotognate;
vaniglia nella crema di marroni.
A proposito di questultima preparazione, ricordiamo che deve
contenere almeno 380 grammi di purea di marroni per chilo.
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Miele
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Un alimento speciale come il miele non poteva non meritare regole
particolari in etichetta.
Se si chiama vergine integrale, il miele non è stato sottoposto
ad alcun trattamento termico di conservazione, così da mantenere
inalterate le caratteristiche naturali e in particolare il contenuto
in enzimi e vitamine, che altrimenti andrebbe perso.
Se invece manca questa dicitura, e si legge miele e basta, allora
vuol dire che è stato cotto al calore.
A seconda dellorigine e del metodo di estrazione, si distinguono
poi il miele in favo, il miele con pezzi di favo, il miele
per pasticceria, il miele per lindustria e il miele di brughiera,
che devono essere designati come tali. Il miele di melata è quello
ricavato non dai fiori ma dalle secrezioni zuccherine delle piante.
La denominazione di vendita può essere completata dallindicazione
dellorigine vegetale o floreale, quale acacia, castagno o
molte altre millefiori compreso, se il miele ha soprattutto
questa origine e ne possiede le caratteristiche tipiche. Può essere
indicata anche la provenienza regionale o locale, purché il prodotto
provenga totalmente dalla località indicata.
Se il miele proviene da un Paese al di fuori dellUnione europea,
tenete presente che facilmente avrà subito pastorizzazioni intense.
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Pomodori pelati
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Per pomodori pelati e concentrati di pomodoro è previsto che nome
e sede legale del fabbricante, località dello stabilimento e numero
di lotto non devono semplicemente essere stampati sulletichetta, come
per gli altri alimenti, ma devono essere impressi o litografati in modo indelebile sul contenitore
o sul tappo. In tal modo le indicazioni restano sempre visibili, resistendo
alle possibili vicissitudini del circuito commerciale.
Nome e sede del fabbricante, e sede dello stabilimento, possono
anche essere indicate, rispettivamente, con una sigla e un numero.
Se il barattolo porta la dicitura di qualità superiore, vuol
dire che i pelati hanno le seguenti caratteristiche:
peso del prodotto sgocciolato non inferiore al 70 per cento
del peso netto;
residuo secco, al netto di sale aggiunto, non inferiore al 4,5%;
contenuto in bucce non superiore, come media, a 1,5 centimetri
quadrati per ogni 100 grammi di contenuto.
I pelati normali, invece, hanno caratteristiche leggermente inferiori:
peso del prodotto sgocciolato non inferiore al 60 per cento
del peso netto;
residuo secco, al netto di sale aggiunto, non inferiore al 4%;
contenuto in bucce non superiore, come media, a 3 centimetri
quadrati ogni 100 grammi di contenuto.
I pomodori pelati devono essere ottenuti da frutto fresco, sano,
maturo e ben lavato, con la sola aggiunta di sale e di qualche
foglia di basilico. Entro certi limiti è ammessa anche laggiunta
di concentrato di pomodoro, che deve essere dichiarata in etichetta.
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Cacao e cioccolato
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Bianco, fondente o al latte, ogni tipo di cioccolato ha i suoi
fans. Quello bianco non è colorato, anzi per legge non può contenere
coloranti, ma non ha neppure cacao. Per fabbricarlo si usa il
burro di cacao (la sostanza grassa ottenuta dai semi del cacao),
a cui si aggiungono zucchero e latte, crema o burro.
Il cioccolato al latte, di color marrone, si ottiene dal cacao
(almeno il 25 per cento) più zucchero e latte, crema o burro,
con o senza aggiunta di burro di cacao.
Il cioccolato fondente extra è quello a più alto contenuto di
cacao: deve contenerne almeno il 45 per cento.
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Olio d'oliva
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Ogni olio doliva ha un suo gusto con sfumature diverse, come
ben sanno gli intenditori. Ma chi non lo è, e vuole semplicemente
acquistare un onesto e buon olio doliva, come può orientarsi
tra i tanti tipi in esposizione nei negozi? Anche in questo caso,
letichetta fa da bussola. A cominciare dal nome stesso dellolio,
che è regolato da precise norme: se è olio doliva extravergine,
allora, per legge, deve essere di gusto perfetto, oltre che
in regola con altri indicatori di qualità.
Lolio doliva extravergine è ottenuto direttamente dalla spremitura
delle olive, senza lintervento di manipolazioni chimiche.
Se invece letichetta dice olio doliva e basta, se cioè manca
quella parolina, extravergine, la qualità è inferiore: non vale
lobbligo del gusto perfetto e per la produzione può anche essere
utilizzato olio raffinato, cioè trattato chimicamente con solventi
per eliminare il sapore sgradevole che deriva dallimpiego di
olive di scarto, non del tutto sane.
Una via di mezzo tra le due qualità è lolio vergine, che però
raramente si trova in commercio: viene invece utilizzato nella
produzione dellolio doliva comune, miscelato allolio raffinato
per migliorarne il sapore.
La varietà più economica è lolio di sansa di oliva, ricavato
per estrazione chimica dalla sansa, la pasta che rimane dopo la
spremitura delle olive
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Riso
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Fino o superfino? Semifino o originario? Cosa vogliono dire queste
indicazioni sulla scatola del riso?
Il riso originario o comune ha grani piccoli e tondi ed è il più
economico; il riso semifino ha un chicco più allungato; il riso
fino e quello superfino hanno chicchi più grandi.
Lindicazione della varietà di solito viene riportata, ma non
è obbligatoria.
Il nome di riso è riservato al prodotto ottenuto dalla lavorazione
del risone con completa asportazione della lolla (il rivestimento
del chicco) e successiva raffinazione. È tuttavia consentito lutilizzo
del nome riso anche per il prodotto che abbia subito una diversa
lavorazione, purché specificata: ad esempio, riso integrale,
riso parboiled, riso soffiato.
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Condiriso
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Se per i condimenti sottaceto non cè speranza di sapere qualcosa
di più sul tipo di aceto di vino usato, per quanto riguarda lolio
devessere specificata lorigine.
Lolio di girasole è il preferito dalle aziende, raramente si
incontra il più pregiato prodotto delle olive.
Una curiosità: in una conserva di condiriso sottaceto è dato
sapere il peso sgocciolato. Se invece gli stessi ortaggi sono
sottolio, lindicazione non è obbligatoria.
Alcuni produttori approfittano di questa regola non scrivendo
il peso sgocciolato sui barattoli di sottaceti che contengono
olio anche in minima percentuale.
Le vere protagoniste dellinsalata di riso sono le verdure e gli
ortaggi. Sono, di solito, in larga compagnia, ma lordine con
cui si susseguono nellelenco degli ingredienti non sempre corrisponde
alla quantità. Normalmente, infatti, sono elencati in ordine casuale
e definiti in proporzione variabile. La verità, dunque, si svelerà
solo al momento dellapertura, o con una attenta osservazione
del contenuto attraverso il vetro, al momento dellacquisto.
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Birra
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Se sulletichetta della birra è scritto analcolica, non vuol
dire che i gradi (saccarometrici) siano pari a zero. La denominazione
birra analcolica è infatti riservata al prodotto con grado saccarometrico
non superiore a 8 gradi, ma non inferiore a 3.
Se invece sulletichetta leggiamo birra leggera o birra light,
i gradi possono essere compresi tra un massimo di 11 e un minimo
di 5.
La birra senza altri aggettivi ha sempre più di 11 gradi. La birra
speciale più di 13. Quella doppio malto è la più forte, con
almeno 15 gradi saccarometrici.
Sulletichetta della birra di solito non compaiono gli ingredienti,
perché la legge non ne impone lobbligo.
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I PRINCIPALI COLORANTI
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I PRINCIPALI CONSERVANTI ANTIMICROBICI
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I PRINCIPALI ADDITIVI ALIMENTARI DI USO COMUNE
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