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Politici fuori

Le guerre, il terrorismo, la crisi degli organismi internazionali: Mikhail Gorbaciov fa il punto della situazione, e lancia una sfida.

di Tiziana Montaldo

«Ci ha portato qui l'inquietudine per il mondo». Esordisce così Mikhail Gorbaciov, premio Nobel per la pace e protagonista di importanti passi "storici" della Russia contemporanea, come il varo della perestroika e l'accordo firmato con Ronald Reagan sul disarmo nucleare. Elegante e perfettamente a suo agio tra 34 ex capi di Stato, come davanti al cantante Bono Vox degli U2, l'ex presidente in visita in Italia spiega il suo punto di vista sulla salute del mondo e rilancia la sfida: un Forum mondiale della politica (World political forum, Wfp) aperto anche a chi politico non è.

Crisi globale

Due anni fa, ricorda Gorbaciov, all'inizio del suo lavoro con il comitato italiano per realizzare il progetto del Wfp, non si prevedeva che gli avvenimenti avrebbero confermato il carattere caotico e preoccupante, addirittura "pericoloso", dello sviluppo mondiale. «Ci troviamo di fronte un'evidente crisi della politica mondiale - spiega - Dopo 10 anni dal termine della guerra fredda, essa è stata sostituita da reali e "calde" ondate di conflitti, e la forza avvelena in modo terroristico i rapporti internazionali». Gli organismi non sembrano infatti godere di buona salute. Pensati come arbitri dei rapporti tra le nazioni, oggi attraversano una crisi profonda. «L'edificio dell'Onu, dopo i grattacieli del Wtc di New York, è stato quasi distrutto, metaforicamente, dagli avvenimenti dell'11 settembre e dalla crisi irachena. Luso delle forze armate, che lo statuto dell'Onu non esclude, ma codifica rigorosamente, si allontana dal diritto, e il posto della diplomazia preventiva, allo scopo di prevenire i conflitti, è stato preso dalla dottrina e dalla pratica della guerra preventiva, intesa come eliminazione di supposte minacce».

Pessimismo? No grazie

Ma il premio Nobel rifiuta qualunque cedimento al pessimismo e spiega: «Noi partiamo dal principio che la storia non sia ineluttabile: in qualsiasi situazione c'è posto per le alternative, per assumere iniziative e questo presuppone un attivo impegno della politica, ma anche delle istituzioni della società civile». Secondo Gorbaciov, infatti, il pessimismo è spesso causa di conflitti insanabili tra le civiltà e va ad aggravare il panorama della politica mondiale che «anche senza questo, è già provata dal sovraccarico senza precedenti dell'impetuosa globalizzazione, cui va incontro il mondo all'inizio del terzo millennio. Ci sovrasta la minaccia di una guerra nucleare, capace di rendere impossibile lo sviluppo, se non la sussistenza stessa della nostra civiltà».

Un Forum "trasversale"

E allora critica senza riserve all'uso esclusivo della forza per risolvere i problemi perché, dice l'ex presidente, «riflette una concezione semplicistica di una realtà complessa». E condanna della guerra in Iraq in quanto, si interroga il premio Nobel: «la vittoria militare in Iraq porta alla soluzione dei problemi dell'insorgenza del terrorismo e delle armi di distruzione di massa? È evidente di no». Perciò, la politica necessita di un nuovo impulso. E il Forum, nato come associazione di leader ed ex leader della politica, degli affari, della scienza e dell'arte, vuole proprio essere questo. Nulla a che vedere con una copia delle istituzioni politiche internazionali.
Ma come tenere unite tante anime diverse? Lo strumento può essere uno solo: il dialogo. Non solo dei politici tra loro, precisa Gorbaciov, ma soprattutto con le istituzioni della società civile, gli intellettuali, le fondazioni scientifiche. Insomma, la politica da sola non può più governare.

Appuntamento a ottobre

L'illustre ospite dedica l'ultimo pensiero alle utopie. «L'utopia comunista voleva fondare un nuovo ordine mondiale. Ora è comparsa una nuova utopia, la fondazione di regimi democratici con la forza. Sono tutte concezioni errate. E inoltre ogni utopia porta qualcosa che noi paghiamo caro. Vale la pena di esaminare il nostro passato, guardare la storia, per dare una risposta concreta alle cose che oggi ci preoccupano». L'agenda di discussione di ottobre sembra piena. L'appuntamento per la prima assemblea generale è rimandato al 23 ottobre.

(Traduzione dal russo di Laura Dusio)

Un forum per la politica

Ex capi di Stato, intellettuali, premi Nobel e scienziati si riuniscono in un Forum internazionale con un obiettivo comune: traghettare il mondo verso una nuova civiltà.

Nella quiete della campagna di Bosco Marengo, piccolo paese della provincia alessandrina, sorge maestoso il complesso monumentale di Santa Croce. Qui, il 23 e il 24 ottobre, si terrà la prima Assemblea generale del World political forum (Wfp). Fortemente voluto dal premio Nobel per la pace Mikhail Gorbaciov, il progetto del Wfp nasce due anni fa. E da subito, la scelta della sede cade sull'Italia. "Perché l'Italia - scrive l'ex presidente dell'Urss nella richiesta di insediamento alla Provincia di Alessandria - è il paese tra i potenti del mondo che meglio rappresenta il terreno, anche simbolico, di ragionevoli compromessi nell'interesse della pace e della stabilità di tutti".

Verso una nuova civiltà

E così tra i quadri del Vasari e l'elegante biblioteca, si sono costituite le quattro commissioni in cui è suddiviso il Forum: un alto coordinamento di cui fanno parte, oltre a Gorbaciov, l'ex primo ministro giapponese Toshiki Kaifu ed Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte; un comitato direttivo, uno promotore e uno scientifico. Tra i nomi spiccano quelli di Andrea Pomba, Marco Revelli, Riccardo Petrella, Giulietto Chiesa, Allam Khaled Fouad. Trentaquattro in tutto sono gli ex capi di Stato, politici in carica e personaggi pubblici provenienti da 20 paesi. Come Boutros Boutros Ghali, sesto Segretario generale Onu, o Hubert Vedrine, ex Ministro degli esteri francese, ma anche Giulio Andreotti e Benazir Bhutto, ex primo ministro del Pakistan. Tutti scelti per aver contribuito alla promozione della pace, o alla lotta contro le discriminazioni, per il disarmo o per la risoluzione dei conflitti.
Obiettivo primario è creare un Centro di ricerca permanente, aperto a ogni cultura e religione, con legami con i centri intellettuali di tutto il mondo, in particolare al Sud. Inoltre, si tratta di mettere a disposizione le proprie competenze per rendere più funzionali le istituzioni internazionali e aiutare il mondo a transitare verso una "nuova civiltà". Quest'anno il tema di discussione è la global governance. Segreti sono i nomi dei tre rappresentanti che a ottobre si insedieranno nel comitato scientifico, mentre sul fronte politico c'è molta attesa per l'arrivo di George Bush senior, Bill Clinton e l'ex presidente del Brasile Fernando Enrique Cardoso.

Tante anime, diverse idee

Fin dalle prime battute i membri del Forum sembrano rispecchiare le opinioni dei paesi di provenienza. Robert Skidelsky, membro della Casa dei Lord che si dimise per la sua opposizione ai bombardamenti Nato in Kosovo, esordisce dicendo: «Io credo che la gente in Iraq oggi starà di sicuro molto meglio (grazie alla guerra, ndr)». Di parere diverso Boutros Ghali, che sottolinea come «l'intervento americano in Iraq abbia suscitato una grave crisi politica, giuridica e diplomatica, mettendo in discussione il ruolo dell'Onu. Senza dimenticare le sofferenze inflitte al popolo iracheno». E Jack Matlock, ex ambasciatore Usa in Russia, osserva: «La globalizzazione ci ha uniti nel bene e nel male. Come americano riconosco che il mio paese rappresenta un'economia forte. Ma non ci sentiamo una superpotenza. Noi risolveremo questi problemi solo insieme. Gli Usa non saranno mai i poliziotti del mondo, non ci sarà mai una pax americana, non sarà ripetuta la guerra dell'Iraq».
Differenze non da poco, su cui Gorbaciov è perentorio: «Il nostro Forum è un istituzione libera, democratica e pluralista. C'è stata un'analisi seria senza nemmeno un'ombra di antiamericanismo. Tutti riconosciamo il ruolo che gli Usa possono svolgere nel mondo. È importante un dialogo intenso con l'amministrazione americana».

Luci e ombre

Tra i tanti "grandi", però, resta esiguo il numero di rappresentanti dei paesi del Sud. A chi lo fa notare, Gorbaciov elenca le ragioni delle assenze (riunioni o momenti di crisi dei loro paesi) e taglia corto: «Tutti avevano aderito all'iniziativa e ci saranno nelle prossime riunioni. Stiamo inoltre avviando i contatti con alcuni rappresentanti africani. Certo non è facile».
Ma cosa pensa di questo Forum mondiale della politica il movimento che contesta la globalizzazione partendo "dal basso"? Lo abbiamo chiesto a Vittorio Agnoletto, una delle anime più attive della galassia italiana e internazionale dei Social forum. «Io credo che sia un evento importante per la qualità e il ruolo che ricoprono le persone coinvolte. E per l'enorme impatto mediatico con cui si potrebbero riproporre i temi della pace. Ma per funzionare davvero deve intrecciarsi con i movimenti sociali. La storia insegna che non è dall'alto che si possono portare i cambiamenti». E affonda la lama: «È facile dichiararsi portatori di pace quando non si è più al potere. Per me, medico, Bill Clinton è il presidente americano che ha appoggiato le 39 multinazionali nella causa contro il Sudafrica che voleva produrre farmaci salvavita a basso costo. Per essere credibili queste persone dovrebbero iniziare da un'autocritica seria». E conclude: «Il mio sentimento è contraddittorio: da un lato ha aderito Giulietto Chiesa, che per noi è una garanzia di impegno forte su temi come la guerra, dall'altro provo diffidenza per la presenza di persone dal passato "discutibile". Comunque, per noi il dialogo è sempre aperto, e dal 12 al 16 ottobre saremo a Parigi per un Social forum europeo tutto dedicato alla guerra».

Intervista a Marco Revelli

Insieme per la pace

Marco Revelli, politologo e docente universitario, fa parte del comitato scientifico del Wpf, sul quale scommette per superare il difetto peculiare della sfera politica odierna: l'autoreferenzialità.

Professor Revelli, come vede questa iniziativa?
L'11 settembre e la guerra in Iraq hanno dimostrato che la politica è assolutamente incapace di risolvere i problemi da sola. Il Wfp invece si muove su tre poli,politico, sociale e culturale, cercando di creare un dialogo tra politici, ong, intellettuali ed esponenti della società civile.

Non è un'utopia?
È una sfida. Il male che corrode la politica e l'economia è l'autoreferenzialità, occorre perciò rompere la logica dell'unitarismo. Non c'è nessun ambito, come i manager transnazionali, o le grandi religioni, che possano da soli rispondere ai conflitti. Ognuno resta solo di fronte alla crisi. Si deve approfondire la logica della cooperazione con i vari attori sociali e, soprattutto, la violenza deve tornare a essere un tabù. Bisogna poi pensare a una riforma delle istituzioni internazionali sul diritto e la giustizia, e con questi strumenti affrontare le sfide globali.

Quali saranno i temi di discussione a ottobre?
Una giornata sarà dedicata a ridefinire il concetto di "pace", l'altra invece all'incontro tra le diverse culture con baricentro nel Mediterraneo, per capire com'è possibile la reciproca convivenza.

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2003
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