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Il mondo in pellicola

a cura di Roberta Folatti

Da vedere

City of God

Il titolo in inglese è fuorviante per un film brasiliano ambientato nella Citate de Deus, nome paradossale della più malfamata favela di Rio.
Presentato a Cannes 2002 e uscito in Italia un paio di mesi fa, e lo potete tranquillamente recuperare in qualche rassegna cinematografica o tra un po' in videocassetta.
Vitale, caleidoscopico, violento, il film di Jean Fernando Meirelles racconta le vicende di un gruppo di ragazzi che cresce nella Città di Dio tra gli anni '60 e gli '80. La favela non ha energia elettrica né strade asfaltate e, quando la polizia vi entra, è per uccidere o per farsi corrompere. La regola è la sopraffazione.
Il protagonista, Buscapè, non è il buono del racconto, vive in quell'ambiente violento senza grandi imperativi morali, ma con un sogno che lo salverà, quello di diventare fotografo. Il ragazzo non approva né condanna ciò che vede e la brutalità che lo circonda, si limita a tenersi lontano dai giri peggiori e sopravvive come può.
Il ritmo indiavolato del film, che non dà tregua e ricorda i lavori di Quentin Tarantino, ben s'intona con le vite violente dei suoi personaggi, interpretati da attori non professionisti che si dimostrano decisamente all'altezza. Il regista per oltre otto mesi li ha seguiti in un laboratorio di recitazione, creato appositamente per i giovani della favela. Purtroppo l'esperienza del film non ha tenuto tutti lontano dalla strada, Rubens Sabino, uno dei giovani interpreti, è stato arrestato per un borseggio poco tempo fa.
City of God è tratto da un romanzo-documento di Paulo Lins, che si ispira a vicende realmente accadute e culminate in una feroce guerra tra bande, che ha seminato morte nella diseredata favela.
Buscapè riuscirà a fare una foto da prima pagina proprio durante uno dei regolamenti di conti e regalerà a se stesso la possibilità di cambiare vita, a dimostrazione che una passione forte può portare alla redenzione.
Il film è stato campione d'incassi in Brasile e ha ottenuto grandi consensi anche negli Stati Uniti, malgrado qualche critico abbia storto il naso, giudicandolo un'operazione furba, da esportazione, confezionata ad hoc per i mercati europeo e americano. A noi sembra un valido documento su una realtà scomoda, di cui solitamente il cinema preferisce non occuparsi.
Merita di essere citata la scena iniziale di City of God, in cui una gallina scappa inseguita da una delle bande, armata fino ai denti. La violenza sta per esplodere e, come sempre, coinvolgerà anche gli innocenti.

CITY OF GOD
Brasile 2002
Regia: Jean Fernando Meirelles
Fotografia: Cesar Charlone
Cast: Alexandre Rodrigues, Leandro Firmino Da Hola, Matheus Nachtergaele
Distribuzione: Mikado

La New York di Spike Lee

Per una volta vi segnalo un film statunitense, che è stato presentato in anteprima nazionale al Festival del cinema africano di Milano. La scelta del luogo è di per sé significativa, visto che l'autore dell'opera è Spike Lee, cineasta di colore decisamente indipendente e spesso voce "contro" nell'America del nuovo conservatorismo.
Al centro de La 25° ora, la vicenda di uno spacciatore, interpretato da Edward Norton, che sta per entrare in carcere dopo essere stato incastrato da una soffiata, di cui solo alla fine scoprirà la provenienza.
Al di là della trama, sullo sfondo ma molto presente, c'è una New York con le ferite dell'attentato alle Torri Gemelle ancora bene aperte. E visibili. Spike Lee è stato il primo regista a riprendere e mostrare il Ground Zero dopo l'11 settembre. Ma quella del cineasta americano è anche una New York multirazziale, che sembra aver superato e metabolizzato le questioni legate alle differenze di pelle.
Monty, il protagonista, ripensa la sua vita alla luce dei sette anni di galera che dovrà scontare, la sensazione di disorientamento è lacerante, simile a quella che si prova guardando dall'alto le macerie delle Torri Gemelle, che gli operai lentamente sgombrano, lasciando un vuoto ancor più carico d'angoscia. Nonostante abbia vissuto un'esistenza superficiale e vana, vendendo droga senza farsi domande o scrupoli di alcun genere, Monty affronta la sua venticinquesima ora con una ritrovata consapevolezza. Il finale del film lascia aperte molte strade, ma la maturazione di Monty ormai è cominciata grazie, come spiega lo stesso Lee, «a un senso profondo dell'amicizia, a un solido rapporto con il padre e all'amore per la moglie». Un film da non perdere.

THE 25TH HOUR
Produzione: Usa 2002
Regia: Spike Lee
Cast: Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Barry Pepper
Distribuzione: Buena Vista

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2003
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