di Abd El Halem El Nagar
da Il Cairo
Non dimenticherò mai il giorno in cui mia madre mi ha chiesto di andare a prendere El Daia (la signora, considerata santa, che faceva l'infibulazione). Quando siamo tornati a casa, ho trovato tutte le donne della famiglia schierate in attesa. Non capivo perché. Si sono chiuse in una stanza vietando tassativamente l'ingresso a uomini e ragazzi. Ero preoccupato per mia sorella e avrei voluto entrare per aiutarla. Dopo molte ore hanno aperto le porte, sembrava di essere a una festa: erano tutti contenti, eccitati. Tranne mia sorella. Nei suoi occhi ho visto disegnata la sofferenza, le lacrime le solcavano il viso. Dopo qualche anno ho capito che, secondo le tradizioni, ogni ragazza doveva fare quell'operazione, per evitare di fare l'amore prima del matrimonio. E l'infibulazione la aiutava a sopportare l'astinenza. Qualcuno sostiene perfino che si tratti di una tradizione religiosa, sebbene non sia scritto espressamente nel Corano. Si narra che la figlia del Profeta l'abbia fatta, anche se prove non ne esistono.
Ancora pochi anni fa in Egitto le ragazze non potevano assolutamente decidere del proprio matrimonio. Toccava al padre trovare uno sposo e la figlia seguiva le sue decisioni, anche se non lo amava. A cose fatte la donna si trovava a vivere nella casa del marito, dove per la prima volta poteva parlare a un uomo che non fosse il padre, i fratelli, un nonno o uno zio. E se il marito decideva di sposare una o più nuove mogli, la malcapitata non aveva nemmeno il diritto di protestare. La donna non poteva studiare né lavorare, e non aveva alcun potere decisionale. Sebbene oggi per le ragazze giovani le cose siano molto cambiate, in Egitto qualcuno usa ancora dire che la donna esce di casa solo due volte nella vita: la prima per andare a vivere dalla casa del padre a quella del marito, e la seconda per andare dalla casa del marito alla tomba.
Con il passare del tempo la donna egiziana ha cominciato a rivendicare i suoi diritti, e oggi, nonostante una mentalità maschilista ancora molto diffusa nel paese, vede ormai riconosciuti alcuni diritti tipici dei paesi democratici. Circa un anno fa, per esempio, il Parlamento egiziano ha deciso di sancire il diritto della moglie a chiedere il divorzio. Prima poteva richiederlo solo il marito. Negli ultimi mesi di quest'anno, poi, i media non fanno che parlare di un nuovo diritto femminile: poter esercitare la professione di giudice. Si tratta di un altro tabù tipicamente islamico. Secondo gli egiziani credenti, infatti, la donna non sarebbe adatta a tale mansione. E fino ad oggi, in Egitto, questo era uno dei pochissimi lavori interdetti alla donna. Ma pochi giorni fa è risuonata nelle aule dei tribunali egiziani la voce della prima donna giudice. E gli sforzi per l'emancipazione delle egiziane sono attualmente concentrati in una campagna per ottenere la libertà di viaggiare senza il permesso del marito, tutt'oggi ancora obbligatorio. Si spera che nel giro di poco tempo anche quest'ostacolo sarà superato.
La ragazza che studia, lavora, decide della propria vita e guadagna, oggi non è più
un'eccezione. Anche in Parlamento ci sono ormai una serie di donne, e nel governo ben due
ministre. Ma la strada dell'emancipazione è ancora in salita, soprattutto nelle campagne,
nei quartieri popolari, e nel sud del paese. In queste zone qualche famiglia continua a
praticare l'infibulazione, e la mentalità di molti mariti non si è ancora adeguata. In
Egitto, quando un ragazzo ha rapporti sessuali prima del matrimonio non ci sono grossi
problemi ma, al contrario, per la ragazza è una condotta socialmente riprovevole. Quando
un marito decide di divorziare la gente lo trova normale, mentre quando la richiesta
proviene dalla moglie, nonostante la legge, la gente giudica e non lo accetta.
Difficoltà e inerzie a parte, la mentalità in Egitto sta lentamente cambiando, le
ragazze spingono ogni giorno di più verso la completa emancipazione. E non passeranno
molti anni prima che ci riescano.
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Infibulazione, esperti a confrontoAl Cairo, il 21 giugno scorso, si è tenuto il primo incontro di esperti arabo-africani impegnati nella ricerca di strumenti legali utili a prevenire la mutilazione genitale femminile. Il convegno è stato organizzato dalla società civile, con il sostegno della Commissione europea e delle autorità egiziane. La pratica dell'infibulazione interessa tuttora, secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, dai 100 ai 140 milioni di donne di 28 paesi africani, asiatici e del Medioriente. Ogni anno 2 milioni di ragazze corrono il rischio di essere mutilate. L'Oms e altre organizzazioni internazionali hanno ripetutamente condannato tali pratiche, e il Medical Council del Sudan ha addirittura minacciato di revocare le licenze ai medici sorpresi a praticarle; malgrado ciò, le ricerche Demografiche e di Salute (www.measuredhs.com) rivelano che persino le donne contrarie all'infibulazione, scelgono poi di farla subire alle proprie figlie in seguito alle pressioni della comunità di appartenenza, o dei membri più anziani della famiglia. Info: www.stopfgm.org |
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Agosto 2003
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