di Gianluca Iazzolino
da Bluefield
Il sole del Caribe sembra fatto apposta per i sogni. Quelli di Clark hanno la faccia di Woodrow Wilson, affiancata da tre zeri. «Tu l'hai mai visto un biglietto da 1.000 $? Io sì. E più di uno». Se ne sta al porto, Clark, su un molo che si tuffa nell'Atlantico. Si arriva a Bluefield, Nicaragua, percorrendo il Rio Escondido, il "fiume nascosto", sulle lance che salpano da Rama, dove finisce la strada da Managua, 78 km nella foresta. La città sulla baia è stretta tra i palmizi e i pescherecci a mollo nella rada. Il mare aperto sta oltre la lingua di terra dove sorge il porto di Bluff, dall'altra parte della baia. Clark, in riva all'oceano c'è nato. Negli anni '90 ha preso il largo: prima cuoco, poi ufficiale di bordo sullo yacht di un miliardario sudamericano. Su e giù per le isole caraibiche, con puntatine a Miami. Un giorno, Clark è incaricato di trasportare venti televisori da 30 pollici in arrivo dalla Florida fino a Gran Cayman. Subito dopo gli ordinano di sbarazzarsene. La storia si ripete, ma stavolta dà un'occhiata al contenuto. «Biglietti da 1.000 $. Tanti da non poterli contare!».
Il lavoro gli è stato commissionato da Nelson Urrego Cardénas, colombiano, boss del
Cartello di Cali - riferisce la Dea. Si stima abbia un patrimonio di 1.800 milioni di
dollari, ma è difficile dirlo: molti suoi conti stanno in banche caraibiche dove vige il
più stretto riserbo. Nel '98, dopo 10 anni di attività, Urrego è arrestato dai corpi
speciali della polizia colombiana; è tornato libero lo scorso anno, per mancanza di
testimoni disposti a deporre contro di lui. Intanto, Clark ha comprato una barca per la
pesca di aragoste e granchi. In testa ha sempre la faccia di Woodrow Wilson. Con la
pazienza tipica del pescatore, aspetta. «Ci va fede» dice. «Non è fortuna, per me è
la grazia di Dio».
La grazia di Dio ha baciato la costa atlantica del Nicaragua negli anni '80 quando sulle
spiagge appaiono misteriosi pacchi di plastica, contenenti polvere bianca. Qualcuno prova
a mescolare la polvere con l'acqua, per berla, o con la farina, per fare il pane. Gli
effetti sono letali. La regione, abitata da comunità di pescatori collegate da canali
(l'unica via di comunicazione), è stata solo sfiorata dalla guerra tra sandinisti e
contras, dall'82 al '90. Finita la guerra, si inizia a capire quanto vale l'enigmatica
polverina. L'offerta c'è, la domanda cresce con la tregua tra sandinisti e contras. Nasce
il mercato. «Dopo il '90, la quantità di cocaina sulle spiagge è aumentata» dice
William Swartz, consigliere municipale di Bluefield. «Ormai la gente aspetta solo di
trovare il carico che gli cambi la vita. E a volte succede davvero. Ci sono pescatori di
tartarughe che in pochissimo tempo fanno soldi a palate».
Il mistero dei pacchi si svela a 80 miglia nautiche da qui. Proprio di fronte a queste coste, celata da Corn Island, un angolo di tropico poco battuto dal turismo di massa, c'è l'isola di San Andres. San Andres è colombiana, ma è più vicina al Nicaragua che al Sud America. Da qui, el señor Urrego gestisce i suoi affari, nel lussuoso quartier generale dell'hotel Sunrise Beach. Data la posizione, l'isola è un nodo cruciale per tutti i traffici della zona; non a caso il termine sanandresito in Colombia indica gli empori della criminalità. Gli agenti della Dea sanno che il percorso via mare è più agevole del tortuoso gomito di Panama e Costarica, ma la rete, qui, ha maglie stranamente larghe. Il trasporto a San Andres e da lì al Golfo del Messico si fa nei container di grosse navi, ma per piccoli carichi si usano aerei leggeri e lance. Lo scorso gennaio è stata ritrovata a 160 km a nord di Tegucigalpa, in Honduras, la carcassa bruciata di un Piper colombiano precipitato giorni prima. Un altro è stato trovato ad agosto nella stessa zona. La polizia honduregna sa che trasportavano coca, e che gli incidenti sono una minima percentuale rispetto al traffico complessivo. I velivoli che decollano da San Andres possono infatti contare su diversi aeroporti costruiti durante la guerra dalla Contra nella giungla d'Honduras. Ma il Pentagono - che negli anni '80 finanziava i controrivoluzionari per abbattere i sandinisti, contribuendo a realizzare questi aeroporti - pare ignorare la loro ubicazione. Gli occhi dell'intelligence americana sono puntati su Haiti e Santo Domingo. Eppure, per le agenzie di lotta al narcotraffico, il 65% della cocaina che entra negli Usa transita dal corridoio centro americano e dal Messico. La droga passa poi ai burros, gli asini, disperati honduregni e guatemaltechi che per pochi soldi fanno la staffetta, nascondendo la coca su camion o su di sé. Le lance puntano invece verso Honduras, verso La Ceiba o Puerto Cortes, tappe delle crociere statunitensi, da cui smistano il carico ad altri burros o a navi di passaggio.
A Bluefield non c'è il grosso traffico, ma il trabajo de hormigas, lavoro da
formiche. «Pesci piccoli» dice un ufficiale di polizia. «Gente che compra fino a due
quintali e nasconde la coca in pescherecci. Le lance ci sfuggono, ma quelli li blocchiamo.
Però prenderli con le mani nel sacco è difficile». I pescherecci, se incontrano la
guardia costiera, gettano via il carico e lo recuperano a riva.
Poi c'è l'altro traffico, quello del pescatore che finalmente diventa proprietario di una
barca. «Puntualmente, il motore si rompe e il pescatore ne noleggia un altro mentre
riparano il suo», spiega l'ufficiale. «Per avere denaro rapido, accetta di trasportare
un carico verso il Costarica. Riparato il motore, torna a pescare». Da quando la Dea ha
stipulato un accordo con la polizia nicaraguense, sono aumentati i mezzi per pattugliare
le acque, ma il traffico non è calato. Piuttosto, molti compratori hanno capito che
aspettare qui è più sicuro che raggiungere San Andres e fare la traversata. Arrivano da
Salvador e Costarica, pagano da 200 a 2.000 $ per un chilo, più di un anno di pesca.
Tasbapauni, Rama Kay, Pearl Lagoon e Monkey Point sono centri privilegiati per acquistare
cocaina all'ingrosso. La "grazia di Dio" sembra toccare tutti. A maggio il capo
del dipartimento antidroga di Bluefield, Oscar Lavarre Chamberlain, è stato sospeso
perché sospettato di intascare un chilo di coca ogni 5 sequestrati, in combutta con i
boss locali. Stessa sorte toccata, dal '97 al 2000, ad altri sette funzionari, però mai
rinviati a giudizio.
In pochi anni la cocaina è diventata la terza fonte di reddito, dopo la pesca e le rimesse degli emigrati, con 3 milioni di dollari l'anno. A volte la droga serve da moneta di scambio. Il 25 aprile 2002, il nome di Bluefield è emerso in un'intervista a un anonimo comandante dell'Auc (Unità di autodifesa colombiane), gruppo paramilitare di estrema destra, che si è vantato sul quotidiano di Bogotà El Tiempo di aver ingannato le polizie di 4 Stati. L'allusione è ai paesi centroamericani che la Otterloo, nave olandese salpata da Veracruz, Messico, attraversò nel suo viaggio verso il porto di Turbo, in Colombia. Oggi lo scafo marcisce in una rada del canale di Panama, ma nel novembre 2001 la Otterloo attraccò al Bluff. Qui i suoi 23 container, vuoti alla partenza, furono riempiti con 7.000 mitragliatori Ak-47 e una quantità di proiettili da 7,62 mm per un valore di 5 milioni di dollari, il maggior carico bellico mai giunto clandestinamente in Colombia. Una volta qui, le armi si sono volatilizzate. Com'è ovvio, al Bluff nessuno sa nulla dell'Otterloo. Ma nessuno si sorprende. «Se il Nicaragua è l'armeria d'America, la costa atlantica è la sua vetrina» mi dice un uomo.
Rivoluzione e controrivoluzione hanno riversato nel paese una quantità di armi tale da farne il fornitore privilegiato di guerriglie, organizzazioni paramilitari e criminali. La Colombia, che con l'appendice insulare è a due passi, presenta i tre tipi di acquirente. I termini del baratto sono, come sempre, armi contro coca. E il braccio di mare tra Bluefield e San Andres non pare una priorità del Plan Colombia, il carrozzone militare messo in piedi 5 anni fa dalla Casa Bianca per sradicare il narcotraffico. Finora il piano ha risucchiato mezzo miliardo di dollari e, lo scorso dicembre, davanti a una commissione di controllo del Congresso Usa, l'uomo di Bush per la lotta internazionale al narcotraffico, Paul E. Simons, ha ammesso che, nonostante dal '98 siano stati bruciati 400.000 ettari di suolo colombiano, la produzione di coca è triplicata. Per continuare nell'anno fiscale 2003 la stessa strategia fallimentare, il signor Simons ha chiesto altri 790 milioni di $. Il ragionamento non fa una grinza. Ma da qui, Washington sembra un altro pianeta. Gli uomini che giocano a domino, adagiati nelle amache, occhi chiusi e orecchie aperte, parlano di un mondo che non vuol cambiare il suo ritmo. È la vecchia lezione della pesca: la pazienza premia sempre. Qui, aspettando la grazia di Dio, nessuno sembra aver fretta.
Volontari per lo sviluppo -
Agosto 2003
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