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In passato, i primi anni in cui rientravo, soffrivo di una notevole difficoltà
ambientale. Quando arrivavo in Italia sprofondavo nel bendidio di cose da vedere, gustare
e comprare e dopo, al rientro in Tanzania, tornavo in un ambiente di povertà, di strade
piene di buche e di servizi approssimativi. Con pochissimi stimoli al di fuori del lavoro.
Da anni posso andare e venire senza scossoni psicologici. I tempi sono cambiati, sono
cambiato io... non saprei. Una cosa mi colpisce ancora quando sono in Italia: il contrasto
che c'è tra il mare di stimoli e possibilità culturali accanto al dominante scarso
interesse per i paesi poveri del mondo. Giornali, libri, televisione, cinema, teatri,
fiere, musei, incontri, conferenze, studi: esiste una gamma enorme di possibili scelte nei
campi della cultura, dello sport, dello svago, della politica, della religione. Facilmente
fruibile. Rimango sempre incantato davanti alle vetrine dei negozi. Con i figli si fa a
gara a chi riconosce i nuovi modelli di automobili e di moto. Un'esplosione di fantasia
umana, di cura delle rifiniture, di linee e nuovi materiali. Davvero si ha la sensazione
di stare in mezzo a un brulicare di iniziative, di fervore inventivo, di fantasia. E
allora mi viene spesso da pensare: "ma se questa energia umana fosse convogliata a
favore della Tanzania (o comunque dei Paesi poveri del mondo) non si arriverebbe in poco
tempo a cambiare veramente le cose?". Penso alla quantità di energia umana che
invece di essere impiegata per produrre beni (materiali e non) in Italia, potrebbe essere
spesa per produrre cultura attorno al mondo povero. Cultura che si tradurrebbe presto in
cura, interesse, amore per coloro che in quel mondo vivono. Ripeto, penso ad un interesse
culturale, non alla carità che si traduce nel mero aiuto materiale.
La cultura, mi pare di aver letto, per essere tale deve prendersi carico dell'uomo in
senso lato. Dell'uomo, non di alcuni uomini. La cultura medica, per esempio, si esprime
nell'atto del curare. Ogni singolo uomo, non alcuni. Se osservo il campo pediatrico (il
mio) devo constatare il disinteresse quasi totale che la pediatria internazionale mostra
per i bambini dei paesi poveri, pur essendo la stragrande maggioranza. La quasi totalità
dei pediatri risiede in quella parte di mondo dove i bambini sono una rarità e per giunta
sani. Un ipotetico marziano direbbe che siamo una civiltà avanzata? Come giudicherebbe il
nostro interesse per 100.000 cani abbandonati in un anno accanto al nostro disinteresse
per 40.000 bambini che muoiono ogni giorno, di malattie facilmente curabili?
Vorrei dire ai tanti italiani che con il loro lavoro, sacrificio e inventiva hanno fatto
bello e ricco il nostro paese di dirigere il loro interesse fuori d'Italia. Dove c'è
bisogno della loro passione e della loro onestà intellettuale. Dove c'è un mondo fatto
di giovani che sono una risorsa enorme con cui lavorare. Un mondo dove ancora persiste la
cultura della solidarietà, del dono, della comunità. Dove la gente sa ancora morire con
coraggio e dignità. Certo, è un mondo povero. a volte poverissimo. Ma non lo sarà in
eterno. Vengano a vedere. Parlino con noi che ci stiamo da anni. Escano da casa loro. In
premio potrebbero vedere alleviarsi la loro stanchezza, sfiducia e potrebbero ritrovare un
nuovo senso alla loro vita. Il senso di spenderla per il valore supremo della dignità
umana.
Massimo Serventi
volontario Lvia
Dodoma, Tanzania
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Siamo stati nella colonia di Santo Domingo, nel profondo del Pantanal brasiliano,
all'epoca della piena. Partiti con una piccola imbarcazione a motore, abbiamo raggiunto la
meta dopo sei ore di navigazione lungo il rio Paraguay e i suoi affluenti.
Chi dirige la barca deve avere molta esperienza e capacità di orientamento perché i
corsi dei fiumi e i bacini d'acqua, allagando il Pantanal, mutano il proprio corso e
trasformano il paesaggio.
Una folta vegetazione verde e rigogliosa coesiste con tronchi di alberi morti e
rinsecchiti, testimoni della secca appena passata. Vediamo poco della ricchezza faunistica
del Pantanal: durante l'epoca della piena, infatti, gli animali (tuiuiu, garças,
capivara e coccodrilli) si rifugiano negli spazi non allagati.
Arriviamo a destinazione, la famiglia che ci ospita - avvisata via radio del nostro arrivo
- ci sta aspettando.
La casa è composta di due capanne di legno con tetto in palma: una funziona da cucina, la
seconda ospita le stanze da letto. Vicino c'è anche la capanna della scuola: una piccola
costruzione rettangolare, aperta nei due lati maggiori e provvista di un tetto in eternit.
All'interno i banchi, le sedie e una lavagna. Attualmente un gruppo di ventisette bambini
dalla prima alla quarta serie frequenta quest'unica scuola della colonia. L'insegnante (la
donna della casa che ci ospita) e l'orario di scuola sono gli stessi per tutti.
La giornata in colonia inizia con la luce dell'alba.
Raggiungiamo il punto concordato per le visite con la barca. In certi tratti le piante
acquatiche non permettono di utilizzare il motore e all'esperto pilotero non
resta che zingar, cioè collocarsi nella prua della barca e utilizzare il lungo
remo biforcuto con cui si disincaglia e si fa strada in mezzo alla folta vegetazione.
Giunti a destinazione troviamo donne e bambini, arrivati a piedi e a cavallo. Con noi
Tino, medico volontario che da anni fa visite mediche e distribuisce farmaci alle
famiglie, inizia il suo lavoro. I principali problemi di salute che riscontra sono vermi,
micosi e pressione alta (dovuta all'uso di carne secca molto salata). Non esiste vera
denutrizione: questa comunità pantaneira pur isolata dal mondo sa trarre dalla
natura un corretto sostentamento.
Alle visite sono accolte più di 60 persone al giorno. I farmaci distribuiti sono per lo
più di tipo alternativo: pomate e sciroppi confezionati sfruttando le proprietà
medicinali di piante locali. Si cerca di evitare la distribuzione di farmaci generici (in
particolare antibiotici) che provocano a lungo andare un abbassamento delle difese
immunitarie. Quando fa buio torniamo alla scuola dove siamo accampati. Ci riuniamo nella
capanna per una cena di riso con pollo e fagioli, illuminati dal fuoco della cucina a
legna. Prima di coricarci, scambiamo alcune parole con il padre di famiglia che ci
trascina nel misterioso e a volte conflittuale rapporto tra uomo e natura nel Pantanal.
Parla di incontri pericolosi (e non) con serpenti, vedove nere e coccodrilli che si
avvicinano ai luoghi dove vive l'uomo. La natura, a volte ostile, è la sua fonte di
sostentamento, e con essa ha stabilito un rapporto di armonia.
Ci salutiamo al quarto giorno: tutta la famiglia ci accompagna al fiume e il loro sguardo
ci segue finché la nostra barca scompare all'orizzonte. Tutta la loro attenzione è
rivolta alla nostra barca che un po' alla volta si allontana; e chissà quando capiterà
ancora che quattro persone facciano loro visita e "sconvolgano" la loro
tranquilla quotidianità.
Elisa Zanatta e Licia Onofri
volontarie Cisv
Corumbà, Brasile
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Arrivi & partenzeIl 4 novembre è partito per la Tanzania Claudio Milani, che per tre anni sarà capo-progetto, per il Cmsr, di un intervento a sostegno dell'educazione sanitaria legata al problema dell'acqua e all'ambiente. Per il Burkina Faso è partito il 4 novembre Jean Pierre Ngabonziza, ingegnere, che parteciperà a un progetto del Cisv di conservazione delle acque e dei suoli, con il ruolo di assistente tecnico. Chiara Barbi è partita con l'Lvia il 21 ottobre per l'Albania. In questo paese, svolgerà il ruolo di formatrice e animatrice in una serie di attività con i minori a Scutari. A novembre sono invece rientrati dall'Etiopia Dario Devale, dopo due anni di servizio, e Federica Cerulli Irelli, dopo 3 anni come amministratrice e coordinatrice del progetto Lvia. |
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Il 22 ottobre scorso la trasmissione Report di Rai 3 dedica una puntata alla cooperazione. Si occupa esclusivamente di aiuti umanitari, mescolando le agenzie dell'Onu, quattro grandi ong d'emergenza e la Caritas. Lancia denunce molto gravi che ricadono su tutto il mondo ong, seleziona alcune interviste discutibili a missionari che parlano malissimo dei cooperanti, non fa alcuna distinzione all'interno del mondo della cooperazione. Insomma, gioca al massacro. Insieme ad altri giornalisti che da tempo si occupano di solidarietà internazionale le abbiamo scritto.
Carissima Milena,
da diversi anni proviamo a raccontare la cooperazione internazionale e l'impegno dei
volontari italiani nei paesi del Sud del mondo, e spesso siamo stati anche molto critici.
Ovviamente attendevamo con ansia la puntata di Report sulla cooperazione, non solo perché
ce ne occupiamo, ma anche perché, come spesso abbiamo scritto sui nostri giornali, il
vostro lavoro è apprezzabile.
Perciò, siamo rimasti molto delusi dalla puntata dello scorso 22 ottobre. La
trasmissione, come troppo spesso accade, selezionava in modo accurato solo una parte della
verità, non faceva delle distinzioni, non approfondiva, diffondeva addirittura notizie
false, dando così un'informazione fuorviante sul mondo della cooperazione, che rischia di
vanificare in 50 minuti il faticoso lavoro di tanta gente e di tanti anni. Sai quanti
messaggi abbiamo ricevuto da gente che ora sostiene "Avete visto la
solidarietà?"; "Adesso non darò più neanche un centesimo".
Era questo che volevate? Nella trasmissione si mettevano insieme grandi agenzie dell'Onu e
quattro ong di emergenza (scelte ovviamente tra le più mediatiche) senza far apparire per
nulla tutto "l'altro mondo della cooperazione", quello che non è affatto
mediatico, ma lavora per progetti sperimentali, con la gente.
Realtà nominata tra le righe della trasmissione in due frasi, che restano inghiottite da
tutto il resto.
Perché non far parlare anche qualcuno delle numerose ong con volontari che continuano a
prendere 700 euro al mese, oppure intervistare le realtà locali che lavorano con i
cooperanti? Perché non visitare anche i progetti che con bassissimi investimenti
ottengono notevoli risultati? Noi ne conosciamo molti e siamo a tua disposizione. Ad
esempio nel Burundi dilaniato dalla guerra civile c'è un'ong italiana che è rimasta nel
paese, nonostante i rischi, e non ha voluto mettersi a fare emergenza, perdendo miliardi
di finanziamento che gli erano stati proposti, ma ha continuato a fare autopromozione con
i contadini locali, creando attorno all'attività agricola una federazione di 5000
contadini hutu e tutsi insieme, autosufficienza alimentare per 25 mila persone, il tutto
con un investimento di 100 mila euro all'anno in un paese in guerra. Oggi è anche
diventato argomento di studio di una commissione dell'Onu che intende riproporlo altrove.
Certo gli scandali, seppur montati ad hoc, fanno sempre più audience. E anche voi avrete
festeggiato i vostri due milioni seicentomila spettatori.
Ci sono ong che fanno elaborazione politica, anche insieme alle popolazioni locali. Penso
a un progetto che conosco in Perù che con poche migliaia di euro ha permesso a centinaia
di indios di avere la carta d'identità e quindi finalmente di votare. Altri studiano come
cercare di contrastare i meccanismi dell'ingiustizia facendo molte iniziative anche qui in
Italia.
Esempi, moltissimi, che non arrivano mai all'onore della cronaca. E, guarda caso, vedono
sempre più ridotti i loro fondi.
Abbiamo sempre pensato che un'informazione corretta è un'informazione che mostra i
diversi aspetti di una realtà, luci e ombre, e crea dibattito. Altrimenti non è più
informazione, è ideologia, la sua propaganda.
Per questo ti chiediamo una seconda puntata sulla cooperazione, che illustri in modo più
serio i diversi aspetti e parli anche della cooperazione popolare, fatta dalla gente, dai
volontari sconosciuti. Di questa cooperazione noi ci occupiamo tutti i giorni, e possiamo
segnalarti molti casi diversi, alcuni funzionano, altri sono dei fallimenti. Analizzateli
ed eventualmente criticateli, come la deontologia professionale prevede. Ma date loro, una
volta tanto, diritto di esistere. Anche questa è deontologia professionale.
Silvia Pochettino, direttrice Volontari per lo Sviluppo, Riccardo Bonacina, direttore editoriale Vita, Gerolamo Fazzini condirettore Mondo e Missione, Giulio Albanese direttore dell'agenzia Misna, Ivano Liberati giornalista Gr Radio Rai, Umberto di Maria, redattore di Redattore Sociale, Angelo Ferrari, giornalista dell'Agenzia giornalistica Italia, Gabriella Meroni, redattrice di Vita, Gabriella Saba, giornalista free lance, esperta di cooperazione
Permettetemi di rivolgerVi una domanda: è accettabile che Rai 3, che in più occasioni
ha dedicato intere serie al lavoro delle organizzazioni umanitarie nel mondo (C'era una
volta - Drug Stories - in replica su Rai educational proprio in questi giorni), facendo
anche raccolta fondi, dedichi una puntata alle contraddizioni del sistema
"emergenze"? Può un paese intellettualmente libero esprimere una critica?
In merito alle falsità cui Voi fate riferimento, siamo costretti a rigettarle. Le trenta
ore di girato sono state ridotte a 50 minuti di messa in onda. Ogni parola detta era
supportata da evidenze. Inoltre è stato fatto un pesante lavoro di autocensura, proprio
per ridurre al minimo il rischio cui Voi accennate.
Detto questo ben vengano le critiche, aiutano sempre a migliorare.
Aggiungo: la mia personale ammirazione per coloro che agiscono in trasparenza.
Per quel che riguarda il ritorno sull'argomento... è possibile, ma per onestà non sono
in grado di prendere oggi impegni sul futuro.
Cordialmente.
Milena Gabanelli
L'Associazione delle Ong Italiane ha inviato una lettera aperta al Presidente della Rai
Baldassarre per protestare con forza contro l'immagine "gravemente lesiva della loro
reputazione e lontana dalla realtà" che ha offerto la puntata di Report. "Le
Ong Italiane - si legge nella lettera, a firma del Presidente Sergio Marelli - si sono
viste trascinate in illazioni ed allusioni che danneggiano l'immagine, le motivazioni e la
professionalità dei singoli organismi, delle persone che vi lavorano e della comunità
non governativa nel suo insieme". Le 167 organizzazioni non governative italiane
aderenti all'Associazione sottolineano come la trasmissione abbia "creato confusione
sulla cooperazione e sul lavoro delle Ong, sul rapporto tra le Ong e le istituzioni, sui
metodi di intervento del settore non governativo rispetto alla metodologia del sistema
multilaterale, sulla caratteristica delle attività di emergenza rispetto ai programmi di
sviluppo, sul contributo personale di volontari e cooperanti". Auspicando un incontro
di chiarimento, l'Associazione chiede formalmente un impegno al Presidente della Rai,
affinché "la Rai riconosca uno spazio televisivo adeguato con il quale garantire il
diritto di essere presentati per il vero lavoro svolto insieme ai partner del Sud".
Staremo a vedere.
Volontari per lo sviluppo -
Dicembre 2002
© Volontari per lo sviluppo