di Valeria Arnaldi
Facile, sintetico, chiaro nelle sue connotazioni, il cartone animato, inizialmente
rivolto all'infanzia, è profondamente mutato nell'arco del tempo, fino a diventare un
prodotto "adulto". L'utilizzo di tecniche sempre più avveniristiche per la sua
realizzazione ha elevato il cartone animato a un genere cinematografico parallelo alla
filmografia tradizionale.
"I bambini e le bambine lo amano perché parla il linguaggio dell'immediatezza, sa di
fiaba e meraviglia, i ragazzi e le ragazze lo scelgono perché possono vivere avventure
impossibili, ironiche e, a volte, trasgressive" sostiene Elena Pasetti, presidente
del Cias e dell'Avisco, due associazioni di ricerca e sperimentazione degli audiovisivi a
scuola. "Sarebbe proprio uno spreco ignorarne la carica affettivo-emotiva e la
portata di mediazione, sia a livello di comunicazione sia di cultura".
Dato il cambiamento di pubblico, molti sono i cambiamenti anche del cartone. Prendiamo ad esempio la produzione di lungometraggi Disney. Inizialmente le storie narrate erano quelle classiche della tradizione favolistica occidentale, basate sul binomio bene-male, inevitabilmente risolto nel trionfo del primo sul secondo. Adesso, si parla dei sentimenti normali della vita quotidiana. L'amore non è più idealizzato come nelle favole di Biancaneve, Cenerentola o La Bella Addormentata (che mettevano un bacio solo prima dei titoli di coda) ma diventa passione, quella gelosa di La Bella e la Bestia ma anche quella negata di Pocahontas. I corpi si scoprono e i protagonisti, maschili e femminili, vengono disegnati su imitazione di attori e modelli che vanno per la maggiore. Alladin ha il sorriso di Tom Cruise. Pocahontas introduce il tema degli indiani d'America e dell'importanza dell'ambiente (è la stessa natura a parlare con l'uomo); implicita la condanna alla società capitalistica che nel suo crescere ha dimenticato alcuni valori portanti. Mulan sposta l'attenzione sull'Estremo Oriente. Il cartone animato riscopre le donne e le celebra, rendendole più coraggiose degli uomini e vere protagoniste della storia. Il gobbo di Notre Dame affronta la tematica del "diverso": fisico, il gobbo appunto, e culturale (la demonizzazione che il prete fa della zingara ribalta la tradizionale visione di una chiesa per sua natura integralmente buona). Lilo e Stitch, attualmente nelle sale, parla dell'infanzia abbandonata a se stessa e dell'importante ruolo che la famiglia ha nella formazione dell'individuo.
Nell'ambito del convegno "Da Pokémon a Kirikou" (Brescia 2001) Massimo Maisetti, Presidente dell'Istituto superiore cinema d'animazione, ha affermato che "il cartoon moderno vuole essere avvincente ma anche ricco di riflessioni e di spunti legati alle problematiche della vita d'oggi, mirati a coinvolgere l'adulto". "Il rischio - nota Guido Michelone dell'Università cattolica di Milano - è che, nell'appropriarsi di un background di storie e culture "planetarie", il marchio Disney giunga solo a semplificare, banalizzare, edulcorare, talvolta camuffare le realtà, insegnandole attraverso stereotipi contaminati dall'american way of life con cui sono proposti". Diversa la produzione giapponese, più 'violenta' e fantastica. Di questi ultimi anni il fenomeno, fortemente dibattuto, dei Pokémon. Quasi demonizzati (spesso lo scambio delle loro figurine è stato perfino vietato nelle scuole) secondo gli esperti in realtà i Pokémon possono avere valore educativo, in quanto consentono di stabilire un contatto con la cultura del bambino. Ricorda la giornalista Loredana Lipperini: "i Pokémon sono piccoli mostri che evolvono per conoscenza, proprio come accade nella crescita". E se è vero che questo cartone si basa su una lunga serie di combattimenti, è anche vero che questi non hanno mai esiti mortali.
L'osservazione dell'evoluzione del genere, e lo studio dell'effetto psicologico che porta con sé hanno spinto le ong a fare uso del cartone, traducendolo in un tramite educativo interculturale. Attraverso la "riduzione" animata, è possibile trattare temi difficili e soprattutto favorire il dialogo tra culture diverse. Inizialmente i cartoni animati sono stati usati solo come occasione di socializzazione - nei campi profughi del Kosovo venivano proiettati film di Tom e Gerry - ma l'uscita di Kirikou e la strega Karabà di Michel Ocelot, che offre un interessante e fedele spaccato della cultura africana, ha stimolato la produzione di filmati specificamente rivolti alla trasmissione di un messaggio didattico "di cooperazione". L'Unicef, ad esempio, utilizza i cartoni animati di Meena e Sara per insegnare, nei paesi in cui così non è, che le ragazze hanno gli stessi diritti dei maschi. Non solo, ma dal '98, ha promosso l'iniziativa "Cartoon for Children's Rights", un'alleanza internazionale tra televisioni e produttori di cartoni animati che mira alla realizzazione di cartoni "sociali". Come nasce un cartone animato didattico? Elena Pasetti risponde portando ad esempio Un'altra via d'uscita di Maurizio Forestieri. "Due anni fa, Forestieri viene contattato da Pangea, un'associazione di Roma che ha una serie di negozi di commercio equo-solidale, per realizzare una sorta di spot su quel tipo di commercio che prevede il giusto compenso a chi produce. Si informa sulla tematica, legge, si confronta. Fa prove di disegno, le elabora al computer, si raccorda con un musicista (...) Così la matita di Forestieri e le percussioni di Daniele Sepe raccontano, in maniera estremamente efficace e con ritmo coinvolgente, cosa succede a un campesino che raccoglie chicchi di caffè; quanto viene valutato il suo prodotto e a quanto viene venduto il caffè nei paesi occidentali".
Tra i diversi esempi di questo nuovo utilizzo del cartone, merita di essere citato anche Tulilem di Bruno Bozzetto, che il Cesvi, ong di Bergamo, ha inserito nella valigia didattica "In viaggio con gli altri". Nicoletta Ianiello del Cesvi ci racconta che il cartone "rappresenta uno strumento moderno, dinamico e di immediata comprensione. Si rivolge più direttamente a bambini e ragazzi di tutto il mondo, coinvolgendoli in modo semplice e superando le barriere culturali e linguistiche, attraverso l'uso della musica e di simboli universali quali il gioco, la palla, il viaggio". Tulilem è un perfetto campione di cartone sociale. In pochi tratti, ci presenta un mondo diviso che, alla fine, si riunisce, scoprendo che la pluralità è più interessante, e bella, dell'unicità, che un colore non vale mai quanto un arcobaleno. Interessante l'attenzione con cui il cartone è stato progettato, infatti, per renderlo adatto a persone di lingua e cultura differenti, i personaggi dicono poche parole, tradotte in più lingue. Tulilem non ha centro, è una storia apolide, che fa del mondo la sua patria e che, per trasposizione, fa sì che anche chi la guarda dilati il proprio senso di appartenenza nazionale al mondo intero. Nell'ambito dell'ultima edizione della rassegna "Cartoons on the bay" - una delle più importanti manifestazioni del settore - è stata presentata Spread the Jam, una produzione che riunisce alcuni dei migliori animatori del mondo intorno a temi come la salute, l'alimentazione, l'istruzione delle bambine, l'handicap e l'Aids. Ed è indicativo il fatto che siano proprio i giovani a individuare nell'animazione il più interessante veicolo didattico: in Belgio, grazie a un'ong, 14 ragazzi - dai 10 ai 13 anni - hanno potuto produrre il cartone di Youssou, uno spot sull'importanza dell'acqua.
I cartoon "alternativi"
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Volontari per lo sviluppo -
Agosto 2002
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