di Maurizio Dematteis
Testa rasata, struttura corpulenta, piercing, tatuaggi lungo le braccia messi in evidenza dall'inesorabile maglietta senza maniche e faccia "da duro". È il biglietto da visita di Luca Persico, per gli amici "O Zulù", classe 1970, leader della band militante napoletana 99 Posse e new global convinto.
La sua esperienza musicale comincia undici anni fa, con l'occupazione dello storico
centro sociale autogestito napoletano Officina 99, all'interno del quale, insieme ai
"compagni" musicisti, si nutre per alcuni anni di musica rap e ragamuffin dei
Sud Sound System (originale variante italiana della miscela di rap e reggae giamaicano).
Con i 99 Posse, spesso uniti ad altri gruppi napoletani come i Bisca o gli Almamegretta,
Zulù comincia a calcare il palcoscenico dei principali centri sociali italiani proponendo
i primi singoli: "Rafaniello", "Salario garantito" e
"Sott'attacco dell'idiozia". Ne nasce un nuovo stile musicale difficilmente
etichettabile, un ragamuffin italo-napoletano con inflessioni rap, pop, hard rock e
sonorità elettroniche importate dall'Inghilterra. Accanto alla musica i testi,
inscindibili e fondamentali per il gruppo; ogni pezzo un messaggio "impegnato",
ogni strofa una denuncia di arroganza del potere, di limitazione delle libertà
dell'individuo, di violazione dei diritti umani.
Nel '93 esce il primo album "Curre curre guagliò", che diventa immediatamente
il manifesto di un'intera generazione di ragazzi frequentatori dei centri sociali.
L'ascesa della band napoletana e la fama di Luca Zulù crescono velocemente: nel '96
l'album "Cerco tiempo" vince il disco d'oro con oltre 80 mila copie vendute. Nel
'98 "Corto circuito" supera le 140 mila. Oggi, passato il giro di boa dei 10
anni, le vendite del gruppo si attestano tra le 60 e le 85 mila copie, confermando la
fedeltà di un pubblico "impegnato", da un decennio alla caccia dei prodotti
della band partenopea.
"Pur all'interno del mercato discografico - esordisce Luca Zulù Persico,
raggiunto da noi a Milano in un momento di pausa tra un tour e l'altro - siamo riusciti a
far valere i nostri diritti". A pochi anni dall'inizio dell'avventura 99 Posse,
infatti, Zulù comincia ad essere corteggiato dall'etichetta indipendente Bmg per produrre
il primo album. La collaborazione tra la band e la label ha inizio, ma dopo
qualche anno, per problemi economici, la Bmg è assorbita da una multinazionale. I 99, fin
dal loro esordio fortemente critici nei confronti di un mercato economico globale senza
regole sociali, di cui le multinazionali sono l'emblema, non si perdono d'animo e riescono
a strappare alla produttrice un contratto personalizzato: "Totale libertà artistica
- spiega Zulù - riceviamo i soldi dalla Bmg per produrre il disco e consegniamo il
prodotto finito. Non siamo tenuti nemmeno a far ascoltare i provini". Inoltre, sempre
secondo il contratto, l'etichetta è tenuta a vendere l'album a un prezzo concordato con
gli autori, il cosiddetto "prezzo politico".
Un caso più unico che raro, un'opportunità offerta alla band, tra i pochissimi gruppi
anni '90 in Italia senza un disco alle spalle a esser stato corteggiato da un'etichetta,
che Zulù vorrebbe generalizzare. "Per i gruppi emergenti oggi - spiega il cantante -
è impossibile ottenere il rispetto dei propri diritti da parte delle case discografiche.
Per questo motivo nel '94 abbiamo creato Etichetta 99". Si tratta di una casa di
produzione indipendente rivolta alle nuove promesse, gestita direttamente dai 99 Posse.
Nell'Etichetta c'è spazio per tutti i gruppi che hanno idee e voglia di autogestirsi la
promozione degli album. I 99 dal canto loro cercano di aiutare le giovani promesse
nominandoli nelle interviste o facendogli aprire i concerti nel corso delle tournée.
Naturalmente Etichetta 99 non ha la copertura finanziaria di una casa discografica e
"chi ci si avvicina - continua Luca - sa di entrare a far parte di una sorta di
collettivo più che di andar a firmare un contratto con una label". Qualsiasi
decisione viene infatti discussa in riunione plenaria e addirittura i master delle canzoni
possono rimanere di proprietà degli autori.
I ragazzi della 99 Posse nel corso della loro carriera hanno collezionato una lunga
serie di denunce per reati minori quali occupazione abusiva, offesa a pubblico ufficiale,
oltraggio, concerti abusivi, vilipendio delle forze dell'ordine ecc. Ancora oggi che sono
una band stimata e riconosciuta a livello europeo, il loro rapporto con le autorità
rimane difficile, molte volte conflittuale. "I nostri guai con la giustizia - spiega
Zulù - nascono dal fatto che mettiamo costantemente in discussione la società, poniamo
domande che nella loro semplicità e ingenuità sono imbarazzanti per chi dovrebbe fornire
le risposte". Come quando occupano un edificio pubblico abbandonato per "creare
spazi di aggregazione autogestiti", o quando criticano senza mezzi termini i
"potenti di turno" nel corso di dibattiti pubblici.
Secondo Zulù, non bisogna farsi intimidire né farsi fare il "lavaggio del
cervello" da chi "detiene le leve del potere". Infatti, sostiene, la
"grossa bugia" su cui si basano i governi occidentali è che "facilitando
l'azione degli imprenditori e dei grossi industriali automaticamente migliora la vita di
tutti". A livello globale, secondo Luca, "non bisogna immaginare il futuro o il
progresso del pianeta legato al futuro e allo sviluppo delle multinazionali". Le
multinazionali vanno ad aprire nuove sedi nei paesi del Sud del mondo, spesso con
situazioni politiche e governative fortemente instabili, per reperire manodopera a basso
costo; "per cui una volta insediatesi nei paesi in via di sviluppo - spiega - le
multinazionali non collaborano alla stabilità politica del paese. Sono piuttosto propense
a fomentare in maniera più o meno legale movimenti clandestini o rivoluzionari
terroristici".
Luca Zulù Persico è attualmente impegnato in giro per l'Italia nella presentazione
del suo libro, Cartoline zapatiste, edito da Feltrinelli. Si tratta del racconto
della marcia del subcomandante Marcos da San Cristobal de Las Casas a Città del Messico,
vista dagli occhi di un simpatizzante europeo. "Ho cominciato a conoscere la realtà
del Chiapas - spiega - nel '94, attraverso Internet. Alla fine del 2000 sono finalmente
riuscito a recarmi sul posto per consegnare una turbina al villaggio di La Realidad,
ancora privo di corrente elettrica". Mentre Zulù si trovava nel villaggio, Marcos
annunciò la marcia zapatista. "Il subcomandante ci ricevette personalmente -
racconta con fierezza - chiamandoci con lo pseudonimo di turbineros, per
invitarci alla marcia". Nel marzo 2001 vola nuovamente in Chiapas per partecipare
alla storica marcia. Centinaia di persone con il passamontagna in testa entrano
pacificamente nel Parlamento messicano a spiegare il motivo della loro lotta. Accanto a
lui Don Vitaliano della Sala, il parroco new global a cui il cantante-scrittore dedica un
intero capitolo del libro intitolato Il compagno Don Camillo. "Non avevo mai
visto un movimento in armi e con il passamontagna - testimonia Luca - che, oltre a non
aver mai provocato nessun morto, porta un grandissimo messaggio di speranza proprio a
partire da uno dei posti più poveri del pianeta".
L'ultima spedizione del cantante è storia recente: un "viaggio di solidarietà
civile" in Palestina, con un gruppo di musicisti italiani. "Siamo andati a
cercare un dialogo con una presunta società civile israeliana contraria alla guerra e
alla barbarie - racconta Luca Zulù Persico - Questa società civile esiste, ma è
completamente soggiogata da una stragrande maggioranza ultrafavorevole all'occupazione dei
territori". La delegazione italiana di musicisti è atterrata all'aeroporto di Tel
Aviv, per poi recarsi nei territori occupati. Si sono trovati di fronte a tristi
manifestazioni di pacifisti, perennemente fronteggiati da un gruppo di cinque o sei coloni
armati di cartelli inneggianti insulti e scortati dalla polizia.
"La situazione del Medio Oriente, dove conto di tornare presto, non può essere
tollerata oltre - conclude Zulù, notevolmente provato dall'ultima esperienza
mediorientale - Non capisco per quale motivo non si proceda a un serio embargo economico
per fermare l'escalation di violenza".
Volontari per lo sviluppo -
Agosto 2002
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