di Rossella Xillovich
Spesso quando si parla di Africa lo si fa attraverso luoghi comuni, generalizzando,
pensando a quell'immenso continente come a un solo grande paese, abitato da un unico
popolo. L'Africa invece raccoglie decine di paesi e in ognuno di essi vivono popoli ed
etnie differenti, che parlano lingue diverse e che si distinguono per tradizioni, cultura
e storia. Tuttavia esiste un elemento che li accomuna e li rende meno dissimili di quanto
si possa immaginare: la danza.
"La danza e la musica, per noi africani sono la vita" spiega Doudou N'Diaye Rose
jr., senegalese, uno dei più famosi ballerini e maestri di danza a Parigi. "Sono un
mezzo di comunicazione, di conoscenza e di scambio. Ogni cosa, dal momento in cui siamo
nel ventre materno, passa attraverso l'esperienza del corpo. L'occidente invece ha
problemi con il corpo, perché il sistema sociale, individualistico, porta i bambini a
crescere soli, a scuola come in famiglia. In Africa non è così: i bambini sono abituati
a crescere con gli altri, a condividerne gioie e dolori, a partecipare attivamente agli
eventi sociali".
La danza è presente in ogni manifestazione della vita sociale: scandisce gli
avvenimenti più significativi dell'esistenza. È completamente integrata nelle attività
quotidiane e facilita lo scambio e gli incontri. Rappresenta il mezzo privilegiato di
comunicazione perché permette a tutti di esprimere sentimenti ed emozioni.
"La danza non è però una "questione di sangue" - sostiene Doudou - come
molti continuano a sostenere usando frasi fatte, ma "di cultura". Gli africani
non nascono con il cromosoma "danza". Il ritmo non è né africano né italiano
né americano; non appartiene alla cultura di nessun popolo, ma è universale, poiché il
ritmo originario è il battito del nostro cuore". È vero: la cultura africana
favorisce lo sviluppo del ritmo già da bambini, perché fin da piccolissimi vivono
incollati alla schiena della mamma, e così partecipano alla vita del villaggio e vengono
cullati dai ritmi che la regolano. "In ogni caso" afferma Alphonse Tiérou,
coreografo e ricercatore ivoriano, nonché per diversi anni consulente all'Unesco per la
ricerca sulla danza in Africa "in tutti i villaggi africani ci sono persone che non
danzano mai, che non sono capaci di "mettere un piede davanti all'altro", che
non sanno danzare affatto".
La danza è un dono, come il canto, la pittura o la musica e come tale va
"coltivato" attraverso il lavoro continuo. In Africa, per contro, esistono
grandissimi danzatori: questi, per lo più sconosciuti, affermano che è un'arte che si
acquisisce solo con l'aiuto di un maestro, dopo lunghi anni di lavoro e di pratica; e solo
allora si può trasmettere alle nuove generazioni.
Una danza che è preghiera, seduzione, passione, terapia ma anche divertimento. In Africa si può danzare ovunque: in casa, in stazione, nei campi, nelle fattorie, negli stadi, davanti ai tribunali, nei mercati, nei luoghi di lavoro. "Danzando si bagna la terra destinata alla costruzione dei muri delle case", continua Alphonse Tiérou, "e danzando la terra viene smossa prima della semina; o ancora, danzando vengono battuti i mucchi di riso disposti a piramide e il miglio nei mortai". Alcune di queste danze, classificate come "profane", fanno parte delle cose essenziali della vita. Come tali, non è possibile trasmetterle o apprenderle secondo le metodologie delle normali scuole di danza. Per impararle l'allievo deve lasciarsi penetrare, entrare nel linguaggio espresso dalla cultura di quella particolare danza; deve saper cogliere tale cultura, in altre parole, deve saper esprimere attraverso la danza ciò che è evidente per gli altri membri della comunità. La danza africana tradizionale "crea" perciò il gruppo, si nutre di esso e lo sostiene, lo conserva a scapito della coppia o del singolo.
In Italia la danza africana è insegnata già da parecchi anni, anche se in ritardo rispetto a paesi come Francia e Inghilterra, che vantano ballerini di talento, scuole rinomate e compagnie di danza conosciute in tutto il mondo. Nel nostro paese sono stati insegnanti italiani, prima che africani, a diffondere la danza africana, rendendola accessibile al pubblico. Si tratta di ballerini che hanno studiato in Francia o Inghilterra con maestri africani e che, spesso, hanno fatto esperienza sul campo. Poi, con l'ondata migratoria degli ultimi anni, si sono stabiliti in Italia numerosi musicisti e danzatori africani; e oggi non è raro assistere a spettacoli di danza o percussioni africane, anche in alcune trasmissioni televisive. "Insegno le danze tradizionali di vari paesi dell'Africa ma anche alcune danze moderne, quelle che oggi gli africani, ma anche gli europei, ballano nelle discoteche", spiega Belco Touré, danzatore e insegnante maliano che vive e insegna a Padova da quindici anni. Certo si è ancora lontani da poter parlare di "fenomeno danza africana", com'è stato negli ultimi dieci anni per le danze caraibiche. "Ci sono però molte persone interessate alla cultura e alle tradizioni del mio paese", afferma Belco. "Per me è importante insistere sulla tradizione, sui suoi significati profondi, perché solo così posso trasmettere la vera anima della danza. Ciò che m'interessa è accostare danza e cultura. Quando propongo i miei corsi sui volantini scrivo: "Scuola di danza e cultura africana". Noto invece che molti dei miei colleghi tendono ad abbandonare gli aspetti tradizionali, concentrandosi soprattutto sul carattere moderno della danza, volgarizzandola, togliendole un po' della sua anima".
Opinione condivisa dal maestro Doudou jr., che afferma: "oggi si commette un grande errore, perché si vogliono riunire tutte le danze africane sotto la voce "contemporanee". Soprattutto, poi, in Europa si parla di danza d'espressione africana, ma io non ne capisco molto il senso. Credo che la vera "espressione africana" sia la stessa "anima africana". Oggi l'Africa ha bisogno di ritrovare la sua identità e la sua anima, di recuperare ciò che sta perdendo". E continua: "nel nostro continente, come in Europa, la gente è molto aperta alla "musica meticcia", e anch'io lo sono. La mia stessa danza è frutto delle numerose esperienze fatte negli anni vissuti in Europa. In essa convivono il jazz, il sabar e un po' di tutto il resto. La ricchezza di queste esperienze è un tesoro prezioso che non va disperso. Ma dobbiamo anche imparare ad aver fiducia nelle nostre potenzialità e smettere di pensare che in Europa tutto è più facile. Bisogna far capire alle persone che la danza non è solo il frutto di salti o della forza muscolare. Dobbiamo credere in noi e nella possibilità di cambiare, capire che possediamo molte cose che possono permetterci di avanzare rapidamente e di trovare il nostro posto nel mondo. Noi artisti possediamo i mezzi che facilitano questo compito".
È, in sintesi, il concetto che Alphonse Tiérou sviluppa nel suo bellissimo libro Si
sa danse bouge, l'Afrique bougera (Se la sua danza si muove, l'Africa si muoverà),
pubblicato dalle Editions Maisonneve et Larose di Parigi, nel 2001. "La danza,
culturalmente, ha un ruolo essenziale per la riuscita di una politica
dell'integrazione" scrive Tiérou. "La danza pura, quella vera, originale,
svela, demistifica, lascia cadere la maschera. Essa è libertà, indipendenza ed
autonomia. È l'astrazione totale dei problemi di origine, di classe sociale, di altezza,
di peso, d'età, di sesso, di bellezza o di pigmentazione della pelle, che sono fonte di
divisioni e sangue ingiustificato. La funzione fondamentale della danza è di
'trasformare' l'insieme dei corpi, la materia prima per eccellenza, in una pioggia di
suoni, scintille, fiamme, gioia e luce, attraverso il genio creatore".
Da numerosi anni Tiérou si interroga sul senso e la natura di quella che definisce il
"cemento" della mentalità africana, cioè la danza. L'importante è sapere che,
al di là degli aspetti iniziatici, spirituali e simbolici, le danze africane
costituiscono autentiche carte d'identità, che permettono di identificare le differenti
etnie. Il sabar è senegalese, lo zaouli è ivoriano, il liwaga
è burkinabé, l'adgadja è beninese, il sounou maliano, e così via.
Queste danze custodiscono parte del pensiero di un popolo, allo stesso modo delle lingue
vernacolari. "Lo studio approfondito di queste fornisce perciò preziose informazioni
riguardo le condizioni di vita dei nostri predecessori e questo fatto ci può aiutare
anche a migliorare il presente e il futuro, affinché venga creata una società più
responsabile anche economicamente". Tuttavia, secondo il maestro, bisogna guardarsi
dall'idealizzare il passato, come fanno molti conservatori. Difendiamo sì la tradizione,
ma per guardare avanti. "In un continente che soffre, in un mondo in cui le persone
guardano al passato come se tutti i valori tradizionali fossero degni d'essere conservati,
ciò che più ci interessa sono i cambiamenti che la danza è in grado di generare nella
mentalità. Perché siamo convinti che essa costituisce il supporto per condurre l'Africa
nell'universo di oggi e di domani". In poche parole: se la sua danza si muove,
l'Africa stessa si muoverà.
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Storia di una dignità conquistataDa folklore ad arteL'attenzione dell'occidente per la danza africana è cominciata negli anni '50-'60,
quando molti paesi ottennero l'indipendenza. Fino ad allora la pratica della danza era
stata condannata e spesso proibita dalle autorità coloniali, oppure era usata come
"attrazione" nei giorni di festa o per onorare ospiti di riguardo. Solo dopo
l'indipendenza, in molti paesi nacquero movimenti in difesa della tradizione; anche tra le
autorità e i governi era forte il desiderio di riaffermare una propria identità
culturale. Questo favorì la nascita di numerosi Balletti Nazionali, espressione della
ricchezza e della varietà culturale africana. I primi si costituirono soprattutto nelle
capitali: il Balletto Kotéba, il Djoliba, l'Adzioko e il Kokuma. Tra questi si distinse
il Balletto Nazionale della Guinea, diretto da Fodéba Kéita, uno dei primi coreografi ad
aver avuto l'idea di "mescolare" diverse danze tradizionali per farne un grande
spettacolo. Queste compagnie raggruppavano i migliori danzatori e percussionisti
provenienti dai villaggi e dalle zone più remote del paese, abituati ad animare le
cerimonie e le feste popolari in seno alle loro comunità. Una volta entrati nei Balletti,
diventarono veri professionisti e adattarono le loro danze alle coreografie e,
soprattutto, ai palchi dei teatri. A causa del carattere "nuovo" e
dell'incontestabile ricchezza del loro repertorio, questi Balletti conquistarono
l'ammirazione del mondo intero e alcuni fecero tournée nelle più importanti città
occidentali, contribuendo alla diffusione della danza africana. |
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Pianura, monti, foreste: così cambiano le danzeOgni ambiente il suo passoNella concezione e nell'evoluzione delle danze, è importante il ruolo della natura.
L'uomo di montagna, ad esempio, che vive in un universo di colline e pendii scoscesi, dove
non c'è molto spazio per muoversi, avrà un passo prudente. Generalmente allevatore, vive
tra greggi di montoni e capre, animali pronti a saltare da una roccia all'altra: il suo
passo sarà vivo e dinamico, a imitazione di questi animali. Poiché percorre molti
chilometri al giorno, la sua camminata è morbida, e per scalare i pendii porta il peso
del corpo sia sulla parte anteriore del piede sia sulle punte. Il suo sguardo è
costantemente rivolto in alto, verso la vetta. Non avendo molto spazio a disposizione le
danze di montagna si ballano "sul posto" e presentano frequenti salti e balzi,
soprattutto verso l'alto. |
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Curiosità linguisticheDanza vuol dire piacereIn lingua swahili, il verbo danzare si dice koucheza ed esprime anche l'idea
di gioco, distrazione, divertimento e piacere. |
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Maestri di danza afro in ItaliaSe vuoi sabar anche tuBelco Toure', danzatore maliano, conduce i suoi corsi di danza e cultura africana c/o il Contenitore Culturale "Zoo". Via dietro Duomo, Padova, tel. 049/8725755 Steve Emejuru, nigeriano, insegna danza e tiene corsi sulla cultura orale africana c/o centro Osho Kivani. Via di San Genesio 11, Roma, tel. 347/0166623 - 06/4460120, fax 06/7801994 Matar Mbaye, ballerino e percussionista senegalese, insegna danze sabar e orba (tre volte a settimana). Via dei Tizii 2, Roma, tel. 06/4076221 - 368/7884081 Anatole Tah, c/o Associazione culturale Malafronte, Roma, tel. 06/4180370 Cheik Lo', senegalese, c/o Ass. Selene Centro Studi Eko. Via della Battaglia 9, Bologna Florence Koffi, ivoriano, c/o Scuola di danza Ponte Pietra. Via Cappelletta 5, Verona, tel. 045/597606 Katina Genero, insegnante e coreografa, è stata l'iniziatrice della Danza Afro nel Nord Italia. Dirige la sua compagnia e insegna alla scuola Mama Danse, in corso Arimondi 6, Torino, tel 011/501244 Paola Casetta insegna ad Asti e Torino danza d'espressione africana. Ha studiato con numerosi maestri e si è specializzata sulle danze del Benin di etnia Fon. Tel. 329/2154562 Locali notturniAssociazione Culturale Teranga L'Una Africa Alba Club 2000 Miami |
Volontari per lo sviluppo -
Agosto 2002
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