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Rifugiati - Il vuoto giuridico italiano

L'asilo che non c'è

L'Italia è rimasto l'unico paese dell'Unione europea a non avere una legge quadro sul diritto d'asilo (nonostante sia prevista nella Costituzione). Conseguenza: storie allucinanti e diritti negati. Come denunciano Amnesty e altre ong.

di Giovanni Godio

Senza nome. Quasi senza volto: "Niente foto per favore", dice e ripete, allarmata, quando si vede puntare addosso un obiettivo. Mettendo in conto una discreta dose di rischio, in questo albergo che dà su Montecitorio ha accettato di ricomporre le schegge di una vita andata in frantumi. "Scusatemi se non mi presento", rompe il ghiaccio in un buon italiano. È una giovane donna dai capelli corti, in pantaloni e scarpe da ginnastica. Ed è fuggita dall'Algeria. "Sono dovuta espatriare perché non volevo portare il foulard, perché giornalista e perché donna. Sono stata picchiata, l'ultima volta accoltellata. Allora ho preso l'aereo per Roma".

Una storia italiana

Da noi ha fatto domanda d'asilo, entrando in una storia "umanitaria" tutta italiana. "Ho vissuto in un centro d'accoglienza. Un'esperienza al di là dell'immaginazione: di rifugiati eravamo in due, ma il personale non sapeva che cosa vuol dire essere rifugiati. Per loro eravamo lì solo per mettere insieme pranzo e cena. Orientamento, zero. Mi dispiace di questo, sapete, mi dispiace davvero". Poi: "Di quello che accade nel mio paese qui non arriva nulla. Il mio appello ai media è questo: fate conoscere veramente perché si diventa rifugiati. Qui in Italia viviamo nell'ombra, l'ombra di quel piccolo articolo...".
Già, l'articolo: il numero 10 della Costituzione. "Lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d'asilo secondo le condizioni stabilite dalla legge".
La legge che non c'è. L'Italia è rimasto l'unico tra gli Stati dell'Unione europea a non avere ancora una legge organica a favore dei rifugiati, con un prevedibile strascico di discrezionalità e di precarietà assortite.

Norme confuse

Il governo Berlusconi ha provato a metterci una pezza con due articoli nel Ddl "Bossi-Fini" sull'immigrazione, approvato a giugno dalla Camera e (mentre questo numero va in stampa, ndr) ancora in attesa di un rapido passaggio a Palazzo Madama, ma sembra che il rimedio lasci molto a desiderare. E non solo se si chiede un parere a Fausto Bertinotti o ai centri sociali.
Il fatto è che il Ddl fa confusione. Una cosa è l'immigrato, il "migrante economico", che lascia il proprio paese volontariamente, beh, insomma, più o meno volontariamente, per migliorare le proprie condizioni di vita. Un'altra è quella di rifugiato, colui che se ne parte a causa di persecuzioni razziste, etniche, religiose, politiche o a sfondo sociale: il suo diritto d'asilo è riconosciuto dalla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. A voler essere pignoli, un'altra cosa ancora è lo statuto della protezione temporanea, "inferiore" a quello di rifugiato: la protezione temporanea viene concessa agli stranieri che cercano scampo da situazioni "macro" di guerra civile, aggressioni esterne, violenza generalizzata, gravi violazioni delle libertà democratiche o calamità naturali.
È stato invece un vero capolavoro di diplomazia d'emergenza quando, lo scorso maggio, il Consiglio dell'Ue ha deciso di accogliere immediatamente in Belgio, Grecia, Spagna, Irlanda, Italia e Portogallo, "in via temporanea ed esclusivamente per ragioni umanitarie", 12 dei 13 palestinesi sgraditi a Israele dopo l'evacuazione dalla basilica della Natività, a Betlemme. Anche loro, comunque, ad oggi non hanno uno status giuridico in Italia.

Anni di attesa

Ma non divaghiamo. Se errare è umano, nella "Bossi-Fini" che mette immigrati e rifugiati in un unico calderone c'è del metodo.
Il 20 giugno è stata la Giornata mondiale del rifugiato indetta dall'Onu. La campagna "Diritto d'asilo - una questione di civiltà" lanciata da Amnesty Italia, da Msf (Medici senza frontiere) e dall'Ics (Italian Consortium of Solidarity), ha denunciato come il "clima" di tutto il Ddl sull'immigrazione favorisca nell'immaginario collettivo "un cortocircuito terminologico fulmineo: migrante-clandestino-soggetto socialmente pericoloso...", ergo un ospite indesiderato da "dissuadere", "con un approccio deterrente". In particolare le tre associazioni ricordano che "cercare asilo è un diritto", non una faccenda di solidarietà o di buoni sentimenti. E chiedono una legge "vera", e il rispetto dello spirito della Costituzione.
Intanto, Ddl o non Ddl, gli aspiranti rifugiati rimangono icone della precarietà. Non possono lavorare. Passano anche 10-15 mesi prima che la loro domanda riceva una risposta, mentre il contributo di meno di 18 euro al giorno dura solo un mese e mezzo...

Odissee romane

A Roma gli operatori di Msf hanno seguito l'odissea di un giovane nigeriano di 30 anni. Arrivava davanti alla questura di notte: obiettivo, conquistarsi un numerino valido per la coda della giornata successiva. Ma quegli orari antelucani non bastavano. Tenta e ritenta, il giovane ce l'ha fatta a depositare documenti già pronti dopo una seduta di 72 ore filate in strada.
E quando (e se) arriva il sospirato riconoscimento con allegato il permesso di soggiorno per due anni, l'appoggio pubblico scompare o giù di lì. Mentre le reti di accoglienza del privato sociale arrivano dove possono.
Eppure non proprio tutto è da buttare. Nel marzo 2001 è stato bandito il Pna (Programma nazionale asilo), promosso dal ministero dell'Interno d'intesa con l'Acnur e l'Anci per finanziare progetti d'accoglienza, integrazione e rimpatrio volontario di richiedenti asilo, sfollati e rifugiati. I Comuni coinvolti sono stati 63, 2.200 le persone accolte. Poi, per il 2002, una circolare del ministero degli Interni di Claudio Scajola ha ordinato l'indietro tutta: graduale eutanasia per il Programma fino all'eliminazione del 70% dei 2.200 posti-accoglienza.
Salvo poi ricredersi per il 2003, anche grazie all'azione di lobby condotta da Amnesty, Msf e Ics. Per il 2003 sembra che il Pna sarà rifinanziato, ma per quest'anno la frittata è fatta.

La campagna delle ong per la legge

Questione di civiltà

Eventi, una petizione che ha l'obiettivo di raccogliere 100.000 firme, il sito Internet www.dirittoasilo.it: questo e altro nella campagna "Diritto d'asilo - una questione di civiltà" promossa da Amnesty, Ics e Msf. Ma che cosa non va negli artt. 31 e 32 del Ddl-quasi legge "Bossi-Fini"? "Noi abbiamo sottolineato tre punti critici - risponde a VpS Andrea Accardi, esperto di diritto d'asilo per Msf - Uno: le nuove Commissioni territoriali per il riconoscimento dello status di rifugiato saranno composte da persone competenti sull'argomento? Il Ddl non lo richiede. Due: la legge mette sotto detenzione, in appositi "centri di identificazione", chi arriva in Italia in maniera irregolare per chiedere asilo; anche se, visto che si tratta di gente in fuga, il buon senso ci fa ritenere che gli sarebbe un po' difficile trovare vie regolari... Tre: ti è concesso il ricorso se ti negano lo status di rifugiato, ma a valutarlo è la Commissione territoriale per il riconoscimento, integrata da un solo membro della Commissione nazionale; in pratica lo stesso organismo di prima! In più puoi ricorrere alla magistratura; peccato che il ricorso non sospenda l'espulsione: ricorri pure, ma intanto te ne devi andar via dall'Italia e aspettare la decisione all'estero". Si spera non nei ridenti paesi di provenienza.

Uno su mille ce la fa

Nel 2001 in Italia sono state esaminate 13.200 domande d'asilo: i riconoscimenti sono stati appena 2.100, i rifiuti 10.500, circa 600 hanno goduto di riconoscimenti d'altro tipo. A fine anno nel paese si contavano circa 9.000 rifugiati (stima), 5.000 richiedenti asilo e 5.000 residenti "per motivi umanitari".
Negli ultimi dieci anni hanno chiesto asilo in Italia 0,15 persone ogni 1.000 abitanti. In Francia 0,5, nel Regno Unito una ogni 1.000, in Germania 1,90. Ma i paesi più gettonati per uscire dal Risiko della paura sono la Svizzera (3,3 richieste/1.000 abitanti), la Svezia (2,6) e l'Olanda (2,3). Nel 2001 le nuove richieste di asilo in Italia sono state 10.000, in Francia 47.000, in Germania e nel Regno Unito 88.000.
Lo scorso gennaio le persone di competenza dell'Acnur, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, erano circa 19.800.000 in tutto il mondo. La cifra comprende i rifugiati (12 milioni; erano 18 nel 1992 ma "solo" 8 nel 1980), i richiedenti asilo (941.000), i rifugiati rientrati in patria (463.000), ma anche sfollati, apolidi e civili colpiti dalla guerra (6 milioni e 300 mila). Nel 2001 le nazioni che hanno generato più rifugiati sono l'Afganistan (200.000, da sommare ai 3,5 milioni già fuori confine), il minuscolo Burundi, l'Iraq, il Sudan e l'Angola.

Fonti: ACNUR 2002, Interni 2002 e Caritas Roma 2002

Un mondo di fuga all'inizio del 2002

Rifugiati Richiedenti asilo Rifugiati rimpatriati Sfollati, apolidi e popolazioni colpite da conflitti TOTALE
12.051.100 940.800 462.700 6.328.400 19.783.000

Fonte: ACNUR 2002

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2002
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