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Burundi - Associazioni femminili in ascesa

Donne d'assalto

Dal microcredito all'impegno per la pace, dalla consulenza legale alla formazione: questi i campi d'intervento del Cafob, Collettivo di associazioni burundesi, che rilancia la partecipazione della donna nella vita politica e civile. E che sempre più fa da interlocutore alle istituzioni internazionali.
Incontro con la coordinatrice.

di Gabriel Nikundana
da Bujumbura

La donna del Burundi gioca un ruolo importante nello sviluppo socio-economico del paese. Ciononostante, la sua posizione non è sempre presa seriamente in considerazione. Questo è ciò che ha spinto le donne a riunirsi per rivendicare una giusta considerazione nella vita nazionale.
La signora Christine Ntagwirumugara, giurista di formazione, è la rappresentante legale del Collettivo delle Associazioni e Organizzazioni Femminili del Burundi (Cafob). Creato nel 1994 su iniziativa di sette associazioni, riconosciuto dal ministero dell'Interno nel '97, raggruppa oggi 52 associazioni e ong femminili del piccolo paese centro africano.

Qual è la missione che si è prefissa il Cafob?
Rinforzare le capacità operative delle associazioni e ong femminili del Burundi, in modo che possano diventare vere ed efficaci interlocutrici in materie come la pace, i rapporti tra i sessi, lo sviluppo e tutte le questioni riguardanti la donna. I nostri obiettivi sono numerosi e diversificati. Innanzitutto, favorire gli scambi e sviluppare le attività in comune tra le associazioni, aumentare la partecipazione attiva della donna alla vita civile e politica e nella costruzione della pace e riconciliazione nazionale. Atro obiettivo è facilitare la diffusione delle informazioni su problematiche riguardanti la donna, la difesa dei suoi diritti e il miglioramento delle sue condizioni di vita.

Quali le vostre realizzazioni più importanti?
Uno dei grandi progetti portati avanti dal Cafob è il patrocinio in favore di una maggiore partecipazione della donna alla vita civile e politica. Tengo a sottolineare che il Cafob è attualmente un punto di riferimento a livello non solo locale ma anche internazionale.

Come, nel concreto?
È semplice. Contattando e interessando porta a porta le diverse istituzioni e autorità, per rivendicare la partecipazione della donna a livello civile e politico. A questo proposito, ultimamente abbiamo realizzato uno studio sulle capacità delle donne, intitolato "Competenze femminili e istituzioni di sostegno alla promozione della donna in Burundi". Abbiamo rilevato, per esempio, per la sola provincia di Bujumbura rural (intorno alla capitale, ndr), la presenza di 1.187 donne in possesso di una formazione universitaria. Il 45% di questo totale ha conseguito la laurea, mentre il restante 55% possiede una laurea breve. Abbiamo inoltre distinto 114 campi di specializzazione e, tra questi, le donne sono più numerose nella contabilità, la psicologia e l'educazione, gli impieghi legati al fisco e i lavori di segreteria.
Quest'ultimo anno abbiamo incentrato la nostra azione sulla formazione. In questo campo stiamo lavorando sul miglioramento delle competenze di donne leader e sulla formazione di corrispondenti per il giornale Place aux femmes (Spazio alle donne), che stiamo rilanciando.
Abbiamo, inoltre, sensibilizzato le donne su problemi quali droga e Aids.
Il Cafob ospita anche la clinica giuridica dell'associazione donne giuriste. Tutte le donne in difficoltà sanno che da noi possono trovare, oltre a consigli giuridici, sostegno di diverso tipo. Allo stesso modo, quando una donna di campagna si perde nella capitale, si presenta alla sede del nostro collettivo, dove può trovare tutto l'aiuto necessario.

Quali sono le difficoltà incontrate?
Sono soprattutto di ordine economico. Vorremmo fare molte cose, ma a causa dell'embargo sulla cooperazione non possiamo procurarci i fondi necessari a sviluppare seriamente i nostri programmi.

Che ruolo può avere il collettivo nel processo di sviluppo socio-economico del Burundi?
Nell'emancipazione della donna il Cafob ha l'ambizione di vedere la possibilità per la donna di realizzarsi e svilupparsi anche a livello economico. In questa prospettiva, tra i nostri programmi c'è la raccolta di fondi per realizzare un sistema di micro credito a favore delle donne delle campagne e della periferia di Bujumbura.
Il nostro obiettivo è anche mobilitare e interessare la donna all'ideale della pace. Portiamo avanti un progetto di risoluzione dei conflitti con l'intento principale di favorire il rientro delle donne rimaste sulle colline, e di quelle che ancora vivono nei campi profughi. Organizziamo riunioni di donne di diversa provenienza ed estrazione, perché si possano confrontare circa gli accordi di pace.
Oggi, la donna ha la possibilità di divulgare e rendere operativo l'accordo di pace di Arusha.

Siete soddisfatte dei vostri risultati e quali sono i progetti per il futuro?
Credo che, nonostante le numerose difficoltà, si possa essere fieri delle realizzazioni e dei risultati del nostro collettivo. Il fatto di essere diventati un punto di riferimento per le donne del Burundi, per le autorità e le istituzioni straniere, ci permette di dire che il primo obiettivo del Cafob è stato raggiunto: essere un polo di incontro per le donne. Per il futuro dobbiamo cercare innanzi tutto di salvaguardare quanto finora realizzato, assicurandoci che la donna sia rappresentata a tutti i livelli della vita civile e politica del paese. Garantire alle donne l'informazione su argomenti di attualità tramite giornate di scambio e informazione, e soprattutto ridare dinamicità alle associazioni femminili del Burundi.

Quale messaggio vuole lanciare alle donne, in questo periodo così delicato e difficile?
Vorrei incoraggiare la donna a essere sempre più competitiva, dovunque si trovi e qualunque cosa faccia, perché questa è l'unica arma di cui dispone.
Tutti conosciamo la forza e il dinamismo della donna burundese, ma finché non si metterà in primo piano nella ricerca della pace, quella pace non verrà.

Volontari per lo sviluppo - Giugno 2002
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