di Katia Bouc
"Benvenuti nell'ombelico del mondo!" Con queste parole comincia il nostro viaggio alla scoperta di Porta Palazzo, storico quartiere di Torino da sempre luogo di incontro di razze e culture diverse. In un dedalo di profumi e sapori multietnici, esploriamo negozi e locali a noi sconosciuti. Con una guida d'eccezione: Vittorio Castellani, meglio conosciuto come Chef Kumalé, che da più di un anno accompagna cittadini curiosi in tour etnogastronomici unici nel loro genere.
L'idea è nata quasi per caso. Fondatore del Cous Cous Clan (www.kumale.net), un'associazione di "incappucciati" con un cappello da chef che si scambiano ricette e consigli culinari, Vittorio propone una cucina "usata in modo strumentale", per avvicinarsi alla cultura altra partendo proprio dal cibo. Le sue sono ricette esotiche, con ingredienti spesso sconosciuti ai più. "Io fornivo sempre l'indirizzo dei negozi etnici in cui trovarli. Ma la gente tornava sconvolta. "Sono tutti stranieri - dicevano - perché non ci accompagni tu?". Era un venerdì quando lo Chef Kumalé ha lanciato la proposta in rete attraverso la sua newsletter. Il lunedì erano ben 120 le risposte degli interessati. Oggi sono più di seicento le persone che hanno preso parte ai tour.
Partiamo da Piazza della Repubblica, cuore pulsante di Porta Palazzo, che ogni giorno
ospita il mercato più grande d'Europa. Un luogo d'incontro e di aggregazione per
eccellenza, soprattutto per le culture del Sud. Questo, unito al degrado che lentamente ha
allontanato gli italiani dalla zona, ha fatto di Porta Palazzo un quartiere abitato
prevalentemente da stranieri, in cui convivono ben 143 etnie diverse.
La nostra prima tappa è una macelleria islamica, indispensabile per soddisfare le
esigenze degli oltre 18 mila maghrebini presenti a Torino. Il Corano vieta loro di
mangiare la carne di maiale, e anche quella degli altri animali deve essere macellata
secondo un rituale ben preciso. Un problema non da poco, vista la difficoltà di trovare
mattatoi con spazi adeguati. Così la macelleria torinese fa arrivare la carne da un
apposito mattatoio di Milano.
Proseguiamo il nostro itinerario scoprendo luoghi apparentemente anonimi, che per molti
immigrati costituiscono invece un vero e proprio punto di riferimento. Come Le grand
Maghreb (p.za della Repubblica 24) una trattoria marocchina che funziona come centro
di accoglienza per i nuovi arrivati. "Quando un maghrebino approda in città -
racconta Kumalé - è questo il primo posto in cui si reca per capire come orientarsi a
Torino. E spesso incontra conoscenti provenienti dal suo stesso paese". Altro che
ufficio immigrazione...
Fra occhi che ci osservano curiosi, proseguiamo quasi stranieri nella nostra città.
Una città che ci rendiamo conto di non conoscere, che in qualche modo non ci conosce. Il
nostro gruppo è una presenza insolita, non si è abituati ai "turisti" in
queste strade, lontane mille miglia dal centro cittadino rimesso a lucido da poco. Noi,
intanto, sostiamo sotto una targa commemorativa in onore di Cirio. Ve lo ricordate quello
dei pelati? Beh, altro che napoletano, era un piemontese "verace".
Ci avviciniamo poi a una delle sette moschee presenti in città; di fatto ne vediamo solo
l'ingresso, un anonimo portone di un condominio come tanti altri. Il termine moschea
evoca atmosfere orientali, guglie tondeggianti e ghirigori arabi. Ma in realtà la moschea
è un semplice appartamento. "È un luogo problematico - spiega Kumalé - in soli 140
metri quadri si riuniscono 600 persone, nelle ore di preghiera c'è un continuo viavai e i
vicini alzano lo stereo a tutto volume per disturbare". Risultato: frequenti momenti
di tensione, che sfociano spesso in veri e propri litigi.
Continuiamo poi verso l'Hajar Café (via Cottolengo 3), uno splendido locale
arabo dagli interni originali, curato nei minimi particolari, con un piccolo lavandino
incastrato nel muro. Alcune persone in un angolo intente a fumare il narghilé,
sullo sfondo una musica marocchina. Com'è possibile non averne mai sentito parlare? Ma i
locali etnici che vanno di moda sono altri, non certo nel cuore di Porta Palazzo. Locali
che di etnico hanno poco più del nome, che, però, fanno tendenza. "In un periodo in
cui molti ristoranti italiani e cinesi sono costretti a chiudere, la cucina multietnica va
a gonfie vele. Con una distinzione: da un lato piccole gastronomie, che riproducono
fedelmente il modello originale, semplici e con prezzi contenuti perché pensate per
stranieri. Dall'altro i locali di tendenza, così costosi che gli stranieri neppure si
avvicinano".
Intanto la nostra passeggiata continua, mentre Vittorio non smette di salutare persone e
accennare a prossimi incontri. Sembra di casa, e in realtà un po' lo è. Sono passati
anni dacché ha mosso i suoi primi timidi passi nel quartiere. C'è voluto del tempo, ma
ha saputo conquistarsi la fiducia di molti stranieri. Dei negozianti innanzitutto,
favorevoli alla sua iniziativa. "Come potrebbero non esserlo? Sanno che qualche
visitatore dei miei gruppi ritornerà e probabilmente ne parlerà ad amici e conoscenti.
Quale migliore forma di pubblicità?".
Tempo fa Kumalé ha partecipato anche a un progetto pilota di reinserimento di detenuti
minorenni stranieri (attualmente l'80% della popolazione carceraria è costituita da
immigrati). Si trattava di inserire i ragazzi attraverso stage formativi in negozi di
Porta Palazzo, e sono 30 quelli che hanno aperto le loro porte a questa attività, con
un'alta percentuale di successo. Fatti concreti, non solo parole.
Si vede che l'insediamento straniero non è un fatto recentissimo, vari segni indicano
però che gli immigrati si sono organizzati e hanno messo in piedi servizi in grado di
soddisfare le loro richieste. Come i Phone centers, un'insegna a lettere cubitali
su una vetrina vuota, punti telefonici in cui gli stranieri possono telefonare nei paesi
di origine a prezzi più vantaggiosi. Non viene trascurata neppure l'estetica, con
parrucchieri che propongono acconciature tipicamente africane (le famose treccine) e
cosmetici adatti a pelli di altro colore - che purtroppo vendono sottobanco anche prodotti
schiarenti altamente cancerogeni. E l'immancabile negozio di musica dal mondo, in cui si
è certi di trovare le ultime novità poco dopo la loro uscita sul mercato nel paese
d'origine.Si tratta di cassette piuttosto che di cd, meno gravose per il portafoglio.
E naturalmente non possono mancare i negozi alimentari, in cui sin dalla soglia si è
avvolti da profumi indecifrabili provenienti da ancor più imprecisati prodotti. Come la
Cooperativa Zéadé (via delle Orfane), uno dei primi casi in cui una struttura
fondata da africani dà lavoro anche a italiani. Entriamo nella bottega per vedere da
vicino frutti e verdure sconosciute, tuberi esageratamente grandi con presunte proprietà
curative, ma anche marche a noi più note, primo fra tutti il latte Nestlé, seguito a
ruota da Maggi, che sta sostituendo molti prodotti locali.
È ormai quasi ora di pranzo, i profumi hanno stuzzicato il nostro appetito e ci
concediamo uno spuntino a base di banane fritte, arachidi e vino di palma. Qui giunge alla
fine il nostro breve viaggio multietnico: ma per molti non è che l'inizio di un percorso
verso l'incontro delle culture, a due passi da casa.
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Da settembre le visite per le scuoleOgni ben di BuddhaDal prossimo autunno partirà a Torino una collaborazione fra il Cous Cous Clan e il Cisv, rivolta alle scuole e a tutti gli interessati. Sono stati messi a punto tre possibili itinerari nel quartiere di Porta Palazzo, ognuno alla scoperta delle tradizioni di un'area geografica diversa : Ogni ben di buddha, un viaggio fra prodotti e sapori asiatici; Cento per cento arabica, percorso fra aromi e colori del mondo maghrebino torinese; Turin Dakar, un tuffo nel cuore dell'Africa a due passi dal centro cittadino. Saranno dei mediatori culturali del Cisv di origine asiatica, maghrebina e africana ad accompagnare i visitatori nei rispettivi tour, che meglio sapranno descrivere le peculiarità delle proprie tradizioni culturali. L'iniziativa è inserita all'interno del progetto The Gate per la riqualificazione urbana di Porta Palazzo, finanziato dalla Comunità europea. E per i turisti fai-da-te che vogliono avventurarsi da soli in questo quartiere multietnico sono disponibili delle cartine che ripropongono i tre tragitti. Costo: L. 30.000; tariffe agevolate per le scuole. |
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Tour per immigrati alla scoperta dell'arte italianaAll'ombra della maduninaItaliani che scoprono quartieri multietnici, ma anche immigrati che familiarizzano con il patrimonio artistico delle nostre città. Questa l'iniziativa inedita lanciata a Milano da Terre di mezzo e l'associazione culturale Amici di Brera per contribuire a una migliore integrazione degli stranieri presenti sul territorio, attraverso una conoscenza più consapevole della cultura italiana. Prima dell'estate sono state realizzate quattro visite guidate da esperti all'ombra della Madunina: non le solite escursioni turistiche, ma tentativi di dare una risposta ai dubbi degli stranieri su storia e arte di Milano. In autunno si intende replicare l'esperimento, allargando l'iniziativa a musei e itinerari regionali. Le visite, in italiano, sono gratuite e rivolte a persone con una discreta conoscenza della lingua. Info: tel. 02/48953031 |
Volontari per lo sviluppo -
Agosto-Settembre 2001
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