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Perù - Tempi stretti per la transizione

Fine di un tiranno

Spariti Fujimori e Montesinos resta in piedi la loro rete di corruzione. Dalle casse dello Stato mancano 8 miliardi e mezzo di dollari. E il governo di transizione stenta a liberarsi del passato. Viaggio in un paese alla ricerca di nuove identità.

di Barbara J. Fraser
da Lima

Il governo di transizione in Perù ha pochi mesi di tempo per organizzare nuove elezioni. Deve riuscire però a smantellare la rete di influenze e corruzione costruita nell'ultimo decennio da Vladimiro Montesinos, l'ex capo dei servizi segreti e stretto consigliere del presidente Alberto Fujimori.
A causa delle accuse di frode alle elezioni presidenziali della scorsa primavera, la terza amministrazione Fujimori "era debole fin dal momento della sua nascita" afferma Fernando Tuesta, analista politico nominato a dirigere l'Ufficio nazionale per il processo elettorale (organo che organizzerà le prossime elezioni generali, l'8 aprile). "Se stiamo eleggendo un governo democratico, la sua nascita deve essere democratica e ciò significa elezioni pulite e trasparenti. Queste consultazioni devono farci dimenticare le precedenti; il futuro governo deve chiudere con questo anno oscuro".
Ma i peruviani difficilmente dimenticheranno: ogni giorno le rivelazioni sulla rete di corruzione di Montesinos occupano le prime pagine dei giornali. Nonostante il neo presidente Valentín Paniagua abbia formato un gabinetto incaricato di correggere gli errori il più in fretta possibile, lotte intestine al congresso (il parlamento peruviano) potrebbero creare seri intoppi.

Caos parlamentare

Candidato di consenso per la presidenza di transizione, improvvisamente Paniagua (64 anni, esperto di legge costituzionale e politico moderato) si è trovato alla guida del paese, quando il congresso ha respinto le dimissioni di Fujimori e lo ha rimosso dichiarandolo "moralmente inabile".
Il più recente caso di caos parlamentare è stato il voto sulla modifica della legge elettorale. Attualmente è previsto un unico collegio ma la gente si sentirebbe più rappresentata con la divisione in distretti elettorali. Solo il voto segreto ha permesso di sbloccare la situazione ottenendo però la conferma del vecchio sistema. Anche l'elezione della nuova presidenza del congresso è finita sotto accusa. Il neopresidente è un uomo del vecchio regime, già coinvolto nella falsificazione di firme per la formazione di un partito pro Fujimori.
Il governo di transizione, guidato da Javier Pérez de Cuellar, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, non ha tardato a mettersi all'opera.
I comandanti militari alleati di Montesinos sono stati immediatamente rimpiazzati e il segretario alla difesa ha annunciato la riduzione del budget degli armamenti. Circa 300 ufficiali dell'esercito e della polizia sono stati allontanati. Allo stesso tempo, il ministro della giustizia sta muovendosi per ripristinare l'autonomia del sistema giudiziario (dal 1992 controllato dall'ex capo dei servizi segreti). Ha anche annunciato la formazione di una commissione che indagherà sulle violazioni dei diritti umani negli anni '80 e '90. Nonostante questo, alcuni analisti politici lo criticano per la mancanza di un civile nel posto chiave del ministero della difesa.

Economia allo stremo

Da parte sua, il ministro dell'economia si è impegnato a lottare contro la peggiore recessione della storia peruviana. Il paese ha un deficit fortissimo, dovuto soprattutto alle alte spese della campagna presidenziale di Fujimori nella prima metà del 2000. Il ministro vuole indagare sull'utilizzo dei proventi delle privatizzazioni delle aziende di Stato: dei circa 9 miliardi di dollari ottenuti, solo 540 milioni restano al Tesoro. Il governo sta anche pensando a rinegoziare la riduzione di parte del debito estero del Perù, 20 miliardi di dollari, cosa che l'ex presidente si era sempre rifiutato di affrontare. Uno speciale inquirente e una commissione del congresso stanno inoltre investigando sui conti bancari di Montesinos e sulla sua capillare rete di prestanomi.

Politica mafiosa

Anche se il nuovo governo lavora per ridare fiducia a investitori ed elettori, il tempo stringe. Paniagua deve lasciare il suo incarico dopo le elezioni di aprile e un nuovo governo sarà insediato il 28 luglio prossimo. Solo due candidati alla presidenza si sono ad oggi formalmente presentati: Alejandro Toledo e Jorge Santistevan de Noriega. Il primo avversario di Fujimori nelle ultime elezioni e il secondo ex Difensore del popolo (figura istituzionale di difensore civico presente in alcuni paesi latinoamericani). Recenti sondaggi mostrano Toledo in testa alle preferenze.
Più di 250 sono però i gruppi che fanno circolare petizioni per raccogliere firme e poter presentare altre liste. Non sono formazioni politiche e non hanno programmi. Di solito si disgregano pochi mesi dopo le elezioni. "Questo è il grosso problema per il futuro: non ci sono partiti politici. Ci sono solo boss della politica" dice l'analista Fernando Rospigliosi. "Il peggior danno che il (passato) governo ha fatto è la distruzione del tessuto politico. Ci siamo sbarazzati di un governo autoritario, ma cosa ci aspetta?".
I peruviani si pongono la stessa domanda e alcuni, specialmente i più poveri, restano attaccati alle memoria dell'ex capo di Stato. "Possono dire quello che vogliono, ma Fujimori è stato il solo presidente che abbia mai fatto qualcosa per la mia comunità" assicura Enrique Garcia, che vive nei sobborghi di Lima, la debordante capitale peruviana, e guida un taxi preso in affitto per nutrire i suoi figli. A proposito dei possibili candidati alle prossime elezioni dice: "Non ho fiducia in nessuno di loro".

Le tappe della crisi

Aprile 1992. Fujimori scioglie il congresso e fa riscrivere la costituzione. È un colpo di Stato "istituzionale". Da allora il legislativo serve solo ad approvare i decreti del governo.
Durante i successivi sette anni Fujimori consolida il suo potere, modifica la costituzione e si fa rieleggere.
Settembre 2000. Alcuni deputati di opposizione diffondono un video apparso dal nulla, ma proveniente dai Servizi di sicurezza, che mostra Montesinos, capo dei Servizi, nell'intento di corrompere un deputato di opposizione. Due giorni dopo, Fujimori annuncia lo smantellamento dei servizi di intelligence e chiede nuove elezioni.
Sotto la pressione di Stati Uniti, Organizzazione degli Stati americani e svariati presidenti latinoamericani, Panama accetta di concedere asilo a Montesinos. Un mese più tardi, però, il capo delle spie torna segretamente in Perù. Da allora Fujimori cerca in tutti i modi di catturarlo.
Sedici novembre. L'ex presidente si rende conto di avere le ore contate. Persi i servizi segreti, persa la maggioranza al parlamento si vede isolato, e fugge in Giappone. Da qui, a metà novembre, manda via fax le dimissioni.

Volontari per lo sviluppo - Gennaio-Febbraio 2001
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