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Commercio equo - Le voci dei produttori

La tazzina della discordia

Secondo prodotto sul mercato mondiale, dopo il petrolio. Il caffè sostiene o uccide le economie di interi continenti. A seconda delle regole del gioco.

a cura della Redazione

"In Honduras il caffè, prima di essere esportato, viene comperato e rivenduto da ben 5 diversi intermediari: quello del villaggio, quello del comune, poi quello del distretto, della regione e infine quello nazionale. Anche dopo aver lasciato il paese, la catena di intermediazioni continua, fino al consumatore finale.". Chi parla è Dagoberto Suazo Zeleya, presidente della Ccch, l'Unione delle cooperative di caffè dell'Honduras. La sua testimonianza, come quella di diversi altri contadini del Sud, è raccolta nell'opuscolo "Il caffè, dal chicco alla tazzina...; evitando la Borsa di New York", pubblicato da TransFair Italia.

Il problema degli intermediari è generalizzato. In Messico, ad esempio, sono 282.000 i produttori di caffè e il 91,7% di questi sono piccoli produttori con meno di 5 ettari di terreno. Il loro reddito annuale medio non arriva a 600 dollari. La maggior parte dei guadagni viene realizzata nella catena della commercializzazione e dalle imprese transnazionali di esportazione e trasformazione. "Gli intermediari, i coyotes, sono già pronti a comperare sottocosto il prossimo raccolto dei piccoli contadini disorganizzati e mal informati, e molti dovranno vendere per fame e povertà" stigmatizza Ovidio Lopez, segretario del Frente de Cafetaleros Solidarios de America latina. E, in effetti, così è: nel 1994, ad esempio, ci fu un aumento del prezzo del caffè sul mercato internazionale del 277% rispetto all'anno precedente, ma i suoi effetti positivi ricaddero solo sugli intermediari, che innalzarono di pochissimo il prezzo pagato ai piccoli contadini.

Organizzarsi conviene

Ma qualcosa sta cambiando. "Grazie al commercio equo abbiamo ridotto il numero degli intermediari - dice Suazo Zeleya - e adesso l'intero prezzo del caffè viene pagato ai produttori; questo moltiplica il ricavo di ogni singolo sacco per 2, a volte anche per 3 rispetto alla situazione precedente. Partecipare al commercio equo e solidale ha permesso di migliorare il livello di vita dell'Honduras: alimentazione più equilibrata, accesso all'educazione e ai servizi sanitari. Anche gli effetti indiretti sono importanti: un accesso più trasparente al mercato del caffè e quindi una posizione più forte verso i compratori del mercato convenzionale. In dieci anni siamo passati da una situazione di povertà estrema a un livello di vita dignitoso".

"Con il sistema del commercio equo - raccontano invece i rappresentanti della Kagera Cooperative Union Ltd (Kcu), che in Tanzania raggruppa 120 cooperative cui partecipano 30.000 piccoli coltivatori di caffè - abbiamo ottenuto un contatto diretto tra consumatori e produttori, abbiamo acquisito esperienza nella commercializzazione del caffè e una capitalizzazione che ci permette di prefinanziare i raccolti, grazie agli anticipi pagati dagli importatori"

Come funziona dunque questo sistema "alternativo"?

Organizzazione collettiva e democraticità sono i prerequisiti per entrare nel circuito "equo": in cambio, prezzi che non scendono mai al di sotto di un minimo fissato da entrambe le parti e prefinanziamento dei raccolti fino al 60% del valore del contratto, il che permette di evitare l'indebitamento e il ricorso agli usurai. Per molti piccoli produttori questo canale commerciale si presenta davvero come una delle possibili risposte agli squilibri dell'attuale sistema internazionale di scambi.

Ancora una nicchia?

Ma i problemi non mancano: "Purtroppo solo una minima parte del nostro caffè viene venduta a condizioni eque, perché la richiesta è ancora molto debole - spiega ancora Suazo Zeleya - in nessun paese supera il 5% del mercato totale del caffè. Non è quindi nell'aumento diretto del reddito che sta l'importanza del commercio equo, ma nei benefici complementari; le scuole, le strade, i negozi e i depositi costruiti dalla cooperativa per l'intera comunità. Il sistema del prefinanziamento ci permette di evitare gli speculatori; l'accesso alle informazioni, la possibilità di negoziare crediti bancari grazie ai contratti sottoscritti, il prestigio ottenuto con la migliore professionalità ci procurano molti altri compratori. Ma la quota "equa" resta troppo piccola".

Un monito per tutti noi, affezionati sorseggiatori di tazzine di caffè.

L'opuscolo "Il caffè, dal chicco alla tazzina... evitando la Borsa di New York" è proposto al pubblico a un prezzo di copertina di L. 2000 e può essere richiesto alla sede di TransFair Italia in Passaggio de Gasperi, 3 - Padova (tel. 049/8750823, email: transfai@intercity.it)

A proposito di caffè

Lo sapevate che...

la pianta del caffè, originaria dell'altopiano etiopico, fu portata in Arabia dai commercianti di schiavi per poi espandersi in tutto il mondo islamico e, grazie ai Turchi, raggiungere l'Europa;
nel 1645 venne aperta a Venezia la prima Casa del caffè. Nel 1689 c'erano a Parigi già 250 Caffè;
nel XVIII secolo, gli Olandesi obbligavano ogni famiglia di Giava a coltivare 650 piante di caffè per l'esportazione, sottraendo spazio e tempo alle coltivazioni di riso per l'autoconsumo, fino a causare una vera e propria emergenza fame;
dal 1730 i Francesi deportarono ad Haiti 30.000 neri all'anno per il lavoro nelle piantagioni di caffè e zucchero;
un ristretto numero di società transnazionali controlla oggi l'80% del commercio complessivo del caffè ed è quindi in grado di imporre le sue condizioni sui prezzi di acquisto e di vendita;
il caffè rappresenta la seconda materia prima nel mercato mondiale con un volume di esportazioni di 10 miliardi di dollari.. Solo il petrolio lo supera.
in America Latina, i piccoli produttori costituiscono più dell'80% dei produttori di caffè, ma producono meno del 20% del caffè totale; in Africa, invece, i piccoli produttori costituiscono più del 90% dei produttori di caffè producendo più del 90% del caffè totale;
nel 1989, nel giro di pochi mesi, le quotazioni del caffè alla borsa di New York scesero della metà senza che si abbassassero i costi di produzione o che diminuisse il costo della vita;
complessivamente vengono coltivate circa 15 miliardi di piante i caffè in 75 paesi del mondo per un totale di circa 90-100 milioni di sacchi, ¾ dei quali per l'esportazione;
sono il Brasile e la Colombia i maggiori produttori di caffè e sono gli Stati Uniti e la Germania i principali importatori.

Volontari per lo sviluppo - Ottobre 2000
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