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Dossier - La tortura in Occidente

Robe da primo mondo

A volte si tratta di pugni, schiaffi, calci. Altre volte di vere e proprie torture, efferate e crudeli. Compiute da guardie carcerarie e polizia. Amnesty International ha scoperto che anche l'Occidente, quanto a maltrattamenti e abusi, ha i suoi scheletri negli armadi. Come si legge in queste pagine.

di Gabriella Saba

Australia. Gli abusi riguardano in gran parte gli aborigeni. Nelle carceri minorili di alcuni Stati il rapporto è di trenta aborigeni per un bianco. Il 52 per cento dei giovani detenuti ha raccontato di avere subito violenze fisiche e psicologiche da parte degli agenti di custodia, e un terzo non era a conoscenza dei propri diritti. In generale, il numero degli aborigeni morti durante la detenzione appare inspiegabilmente alto: nell'ultimo anno ben sei sono morti durante la custodia. Altri prigionieri si sono suicidati, nella più totale indifferenza dei poliziotti e senza che la cosa abbia avuto alcun seguito.

Austria. Calci, pugni, manganellate e passate di gas urticante: sono questi i maltrattamenti che, spesso, la polizia austriaca riserva ai cittadini stranieri, immigrati in cerca di asilo. Una storia esemplare, riportata da Amnesty International: un medico di colore viene fermato dalla polizia per aver commesso una leggera infrazione (un'inversione di marcia in una strada a senso unico). Prima ancora di chiedergli i documenti, i poliziotti cominciano a insultarlo, accusandolo di essere uno spacciatore di droga come tutti i neri, pestandolo a sangue fino a quando il medico perde conoscenza. Risultato: il dottore è stato condannato a quattro mesi di carcere per resistenza a pubblico ufficiale, però - cara grazia - il tribunale ha anche giudicato colpevoli i due agenti per il ferimento del medico e li ha condannati a sei mesi con la condizionale. E un tribunale amministrativo ha censurato i due poliziotti per l'uso di termini razzisti.

Germania. Lo scheletro negli armadi sono i voli speciali, con cui vengono deportati coloro che richiedono asilo (circa 95.000 solo nello scorso anno). E non si tratta esattamente di viaggi di piacere: stando alle denunce, i deportati vengono infatti malmenati, insultati e trattati in maniera inumana e degradante da parte della polizia federale di frontiera. In generale, la polizia tedesca non è affatto tenera nei confronti degli appartenenti alle minoranze etniche: il trattamento per loro si riduce spesso a calci, manganellate e percosse. Nel maggio dell'anno scorso, la Commissione europea per la prevenzione della tortura e di punizioni degradanti ha reso noti i risultati della visita compiuta nel '98 in vari centri di detenzione all'aeroporto di Francoforte, e ha presentato una serie di raccomandazioni per migliorare le condizioni dei detenuti.

Grecia. Torture e maltrattamenti sono sistematici in Grecia, non solo ai danni delle minoranze etniche. A testimoniare i discutibili metodi usati dalla polizia greca c'è il caso dei due turisti britannici arrestati a Creta l'estate scorsa: condotti alla stazione di polizia, sono stati presi a calci e pugni, schiaffeggiati e insultati. Dato che si erano rifiutati di firmare una dichiarazione scritta in greco, i poliziotti li hanno minacciati: "O firmate e andate in galera, oppure morite". Uno dei due turisti è stato liberato qualche giorno dopo, per l'altro invece è cominciata una trafila di minacce, angherie, trasferimenti da un carcere all'altro, in uno dei quali è stato costretto a dormire nudo su una coperta nel corridoio, mentre un poliziotto lo avvertiva che qualcuno di loro gli avrebbe tagliato la gola mentre dormiva.

Italia. Quello del carcere di San Sebastiano, a Sassari, è soltanto il caso più noto. Ma la situazione è grave in molte carceri italiane in cui le guardie penitenziarie ricorrono alla violenza, stando alle dichiarazioni dei carcerati, con eccessiva disinvoltura. L'anno scorso, almeno un detenuto è morto in circostanze non chiare. Gli abusi non risparmiano certo i cittadini italiani, ma la maggior parte colpiscono gli immigrati, soprattutto nordafricani, e i rom. Secondo il governo, soltanto una piccola parte delle violenze vengono denunciate, la maggior parte delle vittime preferisce lasciar perdere per paura di ritorsioni e il fenomeno ha in realtà dimensioni molto più estese di quanto facciano immaginare le denunce.

Portogallo. Le violazioni dei diritti umani sono all'ordine del giorno: non solo le condizioni di detenzione sono "inumane, crudeli e degradanti", ma i maltrattamenti da parte delle guardie carcerarie e degli agenti del Nic (Nucleo Investigativo Criminale) sono continui. Nel maggio scorso è stato approvato un Regolamento sulle condizioni materiali di detenzione negli stabilimenti di polizia. Vi si stabilisce che le persone arrestate devono essere trattate con umanità e dignità e che tutti gli arresti devono essere registrati al posto di polizia o al posto di comando. Non sembra però che la nuova legge abbia migliorato la situazione, visto che da molte carceri portoghesi continuano ad arrivare denunce e richieste di ispezioni. È il caso, per esempio, del carcere di Linho, paesino in provincia di Sintra, dove nel mirino sono finiti il direttore e il capo del personale di custodia, perché non riescono a impedire i pestaggi quotidiani dei detenuti. Nello stesso carcere un detenuto, rinchiuso nel braccio di sicurezza, era stato ridotto all'obbedienza a forza di bastonate e di gas lacrimogeni. Gli abusi a Pinheiro da Cruz, uno dei luoghi di detenzione più tristemente noti per i maltrattamenti dei detenuti, sono così continui da avere portato la magistratura ad aprire un'indagine. L'uso della forza in quel carcere è così sistematico che ha colpito perfino un detenuto affetto da gravi disturbi psichiatrici: dato che si rifiutava di tornare nella sua cella dopo una seduta, è stato picchiato a sangue da dieci guardie, accompagnate da cani poliziotto e armate di manganelli e di scudi antisommossa. Nell'agosto scorso un sergente di fanteria della Guardia Nazionale Repubblicana è stato rimosso per aver riferito al suo superiore dei continui maltrattamenti nella stazione di Anadia, nella quale prestava servizio da 18 anni: secondo il sergente, gli arrestati venivano sistematicamente privati di cibo e picchiati, tanto da riportare ferite anche gravi; molti arresti, inoltre, non venivano registrati.

Spagna. Le denunce di torture e maltrattamenti arrivano soprattutto da appartenenti all'Eta: a compierli sarebbero la Guardia Civil e la Polizia nazionale durante gli arresti, il trasferimento delle forze di polizia e la detenzione. Le torture a cui si fa ricorso più spesso sono il soffocamento con buste di plastica avvolte intorno alla testa, i pestaggi, le aggressioni sessuali. Nekane Txarpategi, presunta terrorista basca, è stata trattenuta l'anno scorso nella stazione della Guardia Civil di Tres Cantos, a Madrid, per circa una settimana, e durante gli interrogatori veniva legata e picchiata, o spaventata con finte esecuzioni: le si copriva la testa con una busta di plastica e le si puntava una pistola alla tempia. Il trattamento riservato ai prigionieri non politici non è però migliore. In alcune carceri è prassi abbastanza frequente l'incatenamento al letto, per molte ore o anche giorni, a volte senza cibo né acqua. L'aspetto più terrificante di tutta la faccenda è l'assoluta impunità dei colpevoli. Per dirne una: a settembre dell'anno scorso è stata bloccata per un pelo la consegna di una medaglia onorifica a un tenente colonnello della Guardia Civil sospettato di due omicidi commessi dal Gal. Tra le forze di polizia l'omertà è così forte che la maggior parte degli agenti rifiutano in qualunque caso di fornire prove contro i colleghi accusati dei vari reati.

Stati Uniti. I maltrattamenti sono sistematici nelle prigioni e nei posti di custodia, per esempio abusi fisici e sessuali e uso di attrezzature in grado di somministrare scariche elettriche. L'abitudine di picchiare i prigionieri è assai diffusa, molti di loro sono morti per le percosse. Sembra che la maggior parte degli abusi vengano compiuti nelle celle di isolamento, lontano cioè da testimoni. Le torture più strettamente psicologiche sono, per esempio, l'isolamento in piccole celle senza finestre, il cui scopo è quello di attutire le capacità sensoriali del detenuto. Quelle più brutalmente fisiche hanno a che fare con l'uso di cinture elettriche controllabili a distanza, scudi, bastoni, pistole elettriche. La polizia ricorre abitualmente anche alle percosse, che in qualche caso hanno portato addirittura alla morte: Frank Valdez, detenuto in un carcere in Florida, è stato letteralmente ammazzato di botte mentre, è la versione ufficiale, "veniva estratto" dalla sua cella. In realtà aveva tutte le costole rotte e impronte di scarponi su tutto il corpo. Per il momento nove guardie sono state sospese, una è accusata di aggressione aggravata. Anche i maltrattamenti a sfondo razziale sono frequenti, e la parte del leone la fanno al riguardo le due unità Red Onion e Wallen Ridge, due unità di "supermassima sicurezza", entrambe in Virginia. Gli abusi più comuni? Percosse dei prigionieri, soprattutto neri, che venivano anche "sparati" con pallottole di gomma, e inoltre picchiati con bastoni elettrici, privati del sonno e delle cure mediche. Il trattamento più umiliante viene riservato alle donne: le violenze sessuali sono ormai così diffuse da essere diventate la regola, e nella sola California ben 40 agenti di polizia penitenziaria sono sotto inchiesta perché accusati di avere abusato delle prigioniere. I dati in possesso di Amnesty International sono però errati per difetto: sembra infatti che la maggior parte delle prigioniere non denuncino gli stupri, per paura di rappresaglie.

Svezia. Morto ammazzato mentre si trovava in custodia detentiva. Non sono chiare le circostanze della morte, ma è quasi certo che Osmo Vallo, morto nel 1995, sia stato prima picchiato dagli agenti di custodia, poi preso a morsi da un cane, e che infine gli sia stata spezzata la schiena mentre giaceva a terra in manette. L'inchiesta va avanti da ormai cinque anni, ma chissà perché la giustizia locale non è ancora arrivata a formulare un'accusa. Per esempio, benché sul corpo compaiano circa 39 ferite, i patologi non riescono a stabilire la causa della morte. Solo dopo la terza autopsia si è stabilito che furono proprio i poliziotti ad ammazzare Vallo, ma il procuratore incaricato dell'indagine ha deciso improvvisamente, nel maggio scorso, di chiudere il caso. Qualche mese dopo il procuratore generale ha deciso di  riesaminarlo.

Ungheria. La polizia è spietata con i rom, i maltrattamenti sono diffusi soprattutto a Budapest e nella città orientale di Hajduhadhaz: che i rom vengano picchiati, interrogati e imprigionati senza prove, è storia che non stupisce più nessuno. Il caso più eclatante è quello di D.K., che, intervistato dalla televisione di Hajduhadhaz sulle violenze sui rom, è stato poi brutalmente malmenato da un ufficiale di polizia, per ritorsione. Qualche giorno dopo, operatori dello stesso programma hanno filmato un altro poliziotto che picchiava D.K. in un bar della stessa città. Nella maggior parte dei casi il solo fatto di essere un rom autorizza i poliziotti ad abusi che si guarderebbero bene dal compiere contro cittadini normali. Per esempio, irrompono nelle case, picchiano senza spiegazioni chiunque vi si trovi, e si vendicano con particolare brutalità contro coloro che sporgono denuncia. Molti rom preferiscono non parlare degli abusi subiti piuttosto che esporsi alle ritorsioni della polizia. Le cose non vanno meglio per le persone detenute in attesa di asilo: in questi casi, le guardie non si sarebbero limitate alle percosse, ma avrebbero spruzzato gas Cs sul viso dei detenuti.

Volontari per lo sviluppo - Ottobre 2000
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