di Valeria Zonca
Conversazione che non so se ho ascoltato o immaginato, in quei giorni.
"Una rivoluzione da un mare all'altro. Tutto il paese in rivolta. E penso di vederlo
con questi miei occhi..."
"E si cambierà tutto, tutto?"
"Fino alle radici."
"E non si dovranno più vendere le braccia per niente?"
"Neanche per sogno."
"E neppure sopportare che si venga trattati come bestie?"
"Nessuno sarà padrone di nessuno."
"E i ricchi?"
"Non ci saranno più ricchi."
"E chi pagherà, allora, a noi poveri il raccolto?"
"Ma non ci saranno neppure poveri. Non vedi?"
"Né ricchi, né poveri."
"Né poveri, né ricchi."
"Ma allora il Guatemala rimarrà senza persone. Perché qui, sai, chi non è ricco,
è povero."
(Eduardo Galeano, "Giorni e notti d'amore e di guerra")
Dalla capitale Ciudad si fugge: troppo caotica, pericolosa, inquinata e quindi incapace
di dare al visitatore i colori e i profumi che si aspetta di trovare in Guatemala.
Allo stesso modo si torce il naso se trascinati a Quetzaltenango che, con i suoi 200 mila
abitanti, è la seconda città del paese. Ma "Xela", come la chiamano gli
autoctoni, è un susseguirsi di piacevoli sorprese: case basse costruite su strade che
seguono il su e giù delle colline, una quantità di giovani nelle piazze e nei parchi, il
luogo dove si concentra la maggior parte della popolazione Maya Quiché. Non è famosa e
presa d'assalto come Chichicastenango, ma una straordinaria posizione geografica in mezzo
alle montagne e un vivace commercio - sia indio, sia meticcio - la rendono una delle
attrattive più interessanti per il "turista non per caso". Poi, nel corso degli
anni Novanta, un ulteriore plus ha reso la cittadina una delle mete preferite dei giovani
americani ed europei: sono numerose le scuole di lingua spagnola che organizzano corsi per
stranieri tutto l'anno. La maggior parte di queste è anche coinvolta in programmi di
attività sociali a favore della popolazione locale, e accoglie l'aiuto di volontari da
ogni parte del mondo.
Dai tempi del racconto di Galeano, che aveva incontrato i giovani della resistenza sulle
montagne al confine con il Chiapas messicano, il popolo guatemalteco di origine india è
stato piegato dall'apice della violenza raggiunta agli inizi degli anni Ottanta. Con
l'operazione "terra bruciata" la repressione militare ha raso al suolo interi
villaggi sterminando in massa gli abitanti di quelle zone, considerate il covo della
guerriglia.
Gli accordi firmati il 29 dicembre 1996 hanno messo fine a trentasei anni di guerra civile
e di sterminio degli indios, e hanno riconosciuto il carattere multietnico del paese. In
teoria, il primo passo per reintegrare l'identità del popolo Maya. In pratica, su qualche
muro delle case nei villaggi del Quiché non è ancora stato cancellato lo slogan emblema
della guerriglia: "Popolo Maya difendi i tuoi diritti". Per molti è ancora viva
la profonda ferita lasciata dai soprusi e dalle carneficine dell'esercito guatemalteco.
I problemi continuano a essere tanti. E, soprattutto, continuano a esserci i poveri. E
continuano a esserci anche i ricchi. Si stima che il 3 per cento della popolazione sia
proprietario del 70 per cento delle terre coltivabili, che non sono poi molte: le grandi
piantagioni di caffè e di canna da zucchero sul versante del Pacifico e quelle di banane
lungo il corso del Rio Motagua, al confine con Honduras. I contadini migrano dagli
altipiani verso la pianura, quando esiste la possibilità di ottenere un lavoro
stagionale. Nel resto del paese, come per esempio nel Quiché o nel dipartimento di
Quetzaltenango, quello che si coltiva nei terreni vulcanici basta a malapena al fabbisogno
delle famiglie e per il commercio locale.
Ogni giorno le donne si recano ai mercati indigeni (quelli poco frequentati dai
turisti) per vendere i prodotti della terra.
Sono donne di ogni età accompagnate da tanti, tantissimi bambini. Che dovrebbero invece
stare seduti dietro a un banco di scuola.
Il tasso di analfabetismo ha raggiunto in Guatemala il 65 per cento; solo il 62 per cento
dei bambini tra i 6 e i 12 anni ha frequentato la scuola e solo l'11 per cento della
popolazione prosegue gli studi dopo il ciclo obbligatorio. È chiaro che l'educazione
continua a essere un privilegio. Ma anche una "conquista" prioritaria per chi si
sta impegnando, con ogni tipo di mezzo e con perseveranza, a far fronte a questa
situazione.
Inepas, istituto di insegnamento della lingua e della cultura spagnola che ha sede a
Quetzaltenango, è diventato un'associazione civile nel '94, quando ha ricevuto il
riconoscimento ufficiale da parte del governo guatemalteco e dell'Unesco per l'impegno nel
costruire scuole, e nello sviluppo di progetti a sfondo sociale per la riabilitazione
della comunità maya.
La fondatrice è Maria Antonieta Ixcoteyac Valasquez, che è anche coordinatrice generale
dei progetti e che si batte da una decina di anni per dare un nuovo volto al paese.
"I nostri obiettivi sono quello di favorire lo sviluppo socio-economico delle
famiglie penalizzate, di promuovere l'apprendimento delle lingue spagnola e maya
(principalmente Quiché e Mam), di assicurare la partecipazione delle collettività maya,
e , infine, di diffondere valori civili, morali, sociali, di libertà, di giustizia e
dignità, garantendo un'assistenza giuridica e psicologica alle persone più bisognose. La
deficienza del sistema educativo continua ad alimentare l'analfabetismo, mentre il
miglioramento delle condizioni di vita, sociale ed economica, passa, è ovvio, attraverso
l'educazione e la scolarizzazione della gente".
Sono le zone rurali di montagna quelle più "abbandonate" dal governo centrale.
Precisa la Valasquez: "Con gli accordi del '96 lo Stato si è impegnato a dare
un'educazione a tutti i cittadini guatemaltechi. Ma mi sono sempre domandata se il governo
sarebbe stato capace di mantenere le sue promesse, perché tuttora non investe fondi
sufficienti a favore dell'istruzione. Da quando siamo nati come associazione, abbiamo
cercato in tutti i modi di colmare le mancanze proprio in queste zone degli altipiani. Il
denaro che Inepas recupera con i corsi di spagnolo, con le escursioni e con gli altri
servizi proposti ai viaggiatori viene investito in varie attività di sostegno
sociale".
La scuola autogestita di Choquiac, un villaggio situato a 2.400 metri di altitudine e
con 1.100 abitanti in prevalenza Maya, è l'esempio di come si possa coinvolgere l'intera
popolazione per una "giusta causa". Circa due anni di lavoro nel corso dei quali
tutti gli abitanti, uomini e donne, hanno dato il loro contributo per la costruzione della
scuola. Che non esisterebbe senza gli sforzi di Inepas.
I nonni e i padri degli alunni, che hanno vissuto la discriminazione imposta dai vari
corsi politici, ricordano di essere stati maltrattati, penalizzati e addirittura uccisi se
scoperti a parlare la lingua maya. "Non vogliamo che questo accada anche ai nostri
figli". Chi lo dice è Santos Cochoqil Ramirez, presidente del comitato di Choquiac.
"Grazie all'opportunità di costruire una scuola abbiamo avuto la sensazione di
"poter fare" finalmente qualcosa per i nostri bambini, che rappresentano il
futuro del Guatemala. Vale a dire, trasmettere la conoscenza della storia, della lingua e
della cultura maya che a noi era stata tramandata solo come tradizione orale e,
soprattutto, di nascosto. Nell'ideologia razzista che ci ha dominato per secoli si è
sempre pensato che l'indio fosse incapace di fare qualcosa di buono. Siamo sempre stati
considerati solo come forza lavoro. Ma non abbiamo mai dimenticato il nostro idioma
originario, perché per noi il Quiché è la vita stessa, significa mantenere la nostra
cultura. L'esperienza della scuola di Choquiac dimostra la possibilità di dare
un'educazione bilingue (spagnola e maya), adattata alle necessità economiche e culturali
della nostra comunità indigena, che rispetta sia il programma ufficiale nazionale sia la
tradizione".
Tutto vero, anche se Juan Morales Gonzales, direttore della scuola di Choquiac, ha dovuto
"combattere contro la reticenza dei padri che non mandavano regolarmente i figli a
lezione. Per tutti gli abitanti di questo villaggio "scuola" significa recupero
e quindi riconoscimento di un popolo intero, però il lavoro dei ragazzi è necessario,
anzi è indispensabile, al sostentamento delle famiglie. Abbiamo raggiunto un compromesso,
adattando il calendario scolastico ai ritmi del lavoro degli abitanti".
Ora lo Stato ha riconosciuto il lavoro della comunità di Choquiac e prevede il
finanziamento della scuola attraverso l'intermediazione di un organismo privato, il
Fundap.
Da qualche tempo poi Inepas si è posta altri traguardi: è partito infatti quest'anno
un progetto di tutela delle donne che subiscono maltrattamenti all'interno delle loro
case.
Maria Valasquez ha le idee chiare, e una precisa conoscenza della situazione. "Ci
siamo resi conto che la violenza domestica sulle donne è un problema ricorrente nella
regione di Quetzaltenango. Si è reso dunque necessario intervenire con una certa urgenza.
Le violenze riscontrate sono moltissime: dall'isolamento alle pressioni emotive ed
economiche, dalla schiavitù domestica alle intimidazioni e alle minacce psicologiche,
fino ad arrivare all'abuso sessuale".
Esistono in Guatemala istituzioni governative come la "Defensoria de la Mujer de la
Procuradora de los Derechos Humanos" e organizzazioni non governative come il
"Grupo Guatemalteco de Mujeres", ma nessuna di queste copre il dipartimento di
Quetzaltenango.
Secondo la Valasquez, "siccome non si può contare su strutture abilitate a garantire
un'assistenza reale, il primo passo è quello di aiutare le ragazze e le donne a
riconoscere le proprie difficoltà e i mezzi per porvi rimedio. Si deve poi cercare di
sensibilizzare tutti, uomini e donne, all'idea dell'uguaglianza tra i sessi. Infine, è
necessario estendere questo progetto ad altri dipartimenti del Guatemala, perché le
autorità pubbliche prendano coscienza dell'interesse nazionale del problema".
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Sostieni InepasInepas (Instituto de Espanol y Partecipacion en Ayuda Social) è stata fondata nel 1994: una struttura associativa senza scopo di lucro, che come primo obiettivo ha avuto quello di far scoprire agli studenti stranieri la storia, la cultura e la realtà socio-economica del Guatemala, attraverso l'apprendimento della lingua spagnola. Parallelamente si è impegnata a definire alcuni programmi di assistenza scolastica, sociale e giuridica, rivolti a persone con difficoltà di ordine economico e psicologico. Tra questi, un progetto di sostegno alle donne maltrattate all'interno dell'ambiente domestico, per la cui realizzazione occorrono aiuti finanziari. È possibile dare un contributo a: |
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Ottobre 2000
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