di Paola Barsottelli
Avete provato a fare una ricerca su Internet con parola chiave "poliandria" o "polyandry"? Il risultato di poliandria è zero siti rilevati. Con polyandry va meglio: mediamente sei-sette siti, di cui il 60 per cento più o meno pornografici. Uno dei siti rimanda alla definizione dell'Enciclopedia Britannica: "Poliandria è una forma di matrimonio nella quale una donna ha più di un marito o compagno allo stesso tempo. Oggi esistono due casi di poliandria: fra i Nayar, che vivono sulla costa Malabar in India, dove una donna può sposare più uomini di rango uguale o superiore al suo, e in alcune aree del Tibet, dove invece la donna può sposare il figlio maggiore di una famiglia e poi accompagnarsi anche ai suoi fratelli più giovani". Va aggiunto però che sia in India sia in Cina la poliandria è illegale.
Anche scartabellando i testi di antropologia il risultato non cambia: tre citazioni di casi di poliandria in "Tristi Tropici", il famoso libro di Claude Lévi-Strauss, che però si ferma all'inizio degli anni Cinquanta.
E se invece cercassimo poligamia (intesa come sinonimo di poliginia, cioè del matrimonio di un uomo con più donne, ndr)? Tutt'altra musica: 961 siti Web in inglese, con tutte le immaginabili varianti, dalla pornografia all'interpretazione del Corano, dalle norme dei Mormoni alla newsletter per poligami.
In sintesi, la possibilità che una sola donna abbia più partner ufficiali non ha avuto grande applicazione nella storia dell'umanità. Il termine stesso di poliandria è poco noto e mantiene una connotazione scientifica o antropologica, senza sconfinare nell'uso triviale o barzellettistico assai più comune per la poligamia.
In realtà, il concetto di poliandria risulta culturalmente più ostico e socialmente meno accettabile. Con il matrimonio multiplo di una donna si incappa immediatamente nel problema della determinazione della paternità dei figli, quindi dell'identificazione di un nucleo familiare e poi dell'eredità.
Non si hanno analoghi problemi legali e sociali quando si parla di poligamia: in questo caso, si ha un solo padre, ma in genere più nuclei familiari, costituiti dalle diverse madri con i rispettivi figli. Inoltre, solitamente il primo figlio maschio della prima moglie è l'erede designato, o comunque il figlio con maggiore "valore".
Il caso più comune di poliandria consiste nel matrimonio di una donna con il figlio maggiore di una famiglia e con la successiva 'condivisione' sessuale con i fratelli minori del marito. Secondo alcuni, quest'abitudine va considerata in realtà come il matrimonio di una donna con un'intera famiglia, piuttosto che con un singolo individuo, allo scopo di creare o rafforzare i legami sociali tra i diversi gruppi della comunità (una soluzione che risolve tra l'altro i problemi di eredità e di riconoscimento dei figli). Nel Tibet, i figli chiamano "padre" il marito della madre e "padre giovane" gli altri concubini".
Anche nei casi indicati da Lévi-Strauss, più che di poliandria stabile si parla di "prestito" della moglie ai fratelli minori, e in genere di rapporti sessuali meno continui di quelli con il primo marito/compagno. In tutti i casi riportati non vi è cenno di gelosie reciproche tra i mariti della donna, né di liti dovute alla convivenza di più partner nello stesso nucleo familiare.
Si potrebbe pensare che la poliandria rappresenti una realtà sociale e familiare in cui il ruolo e il potere della donna sono superiori a quelli maschili. Se, infatti, nelle società poligamiche la maggiore scelta e varietà sessuale garantita ai maschi va di pari passo con il loro maggiore potere e prestigio, ci si potrebbe aspettare che nelle società poliandriche lo scettro passi alle donne. Ma non è così. Anche in questa organizzazione familiare la posizione della donna rimane meno rilevante di quella dell'uomo.
In realtà, la donna viene "acquisita" dalla famiglia del marito, e le si chiede di provvedere alla continuità del gruppo. In alcuni casi, la nuova coppia non viene considerata tale fino alla nascita del primo figlio.
Secondo l'interpretazione più comune, la poliandria è un'organizzazione sociale in grado di regolare la crescita demografica nei casi in cui la terra coltivatile scarseggi. Infatti, la fertilità femminile per ogni singola donna non varia con il numero di partner, mentre quella maschile sì.
Secondo altre interpretazioni, la poliandria è un'organizzazione che precede il levirato, cioè l'usanza - indicata anche nella Bibbia - per cui la moglie di un fratello maggiore, una volta rimasta vedova (in età fertile, è il sottinteso essenziale) andava sposa al fratello minore.
Il risultato, in termini di organizzazione familiare, è quello di un maggiore controllo della fertilità e dell'eredità all'interno del gruppo, al di là dell'importanza della posizione della madre.
Un'altra spiegazione socio-antropologica è il numero insufficiente di donne: nei gruppi che praticano la poliandria il rapporto tra neonati maschi e femmine è a volte straordinariamente favorevole ai primi, 118 a 100 (un dato poco credibile statisticamente, che fa pensare all'infanticidio femminile).
Va comunque notato che la poliandria non è di per sé "il" costume matrimoniale, ma convive con il matrimonio monogamico. Come la poligamia, costituisce un fenomeno non necessariamente maggioritario in un determinato gruppo sociale.
Anche se la poliandria è praticata di solito in zone dove la penuria di terra è forte, può trattarsi di una soluzione trovata per far fronte a un problema "esogeno". In alcune zone dell'India, ad esempio, la casta braminica ha sottomesso secoli fa gli altri strati della popolazione e li ha deprivati dei possessi primari: terra e donne ("confiscate" per farne delle prostitute). Il risultato è stato, per i Nayar, un numero di donne insufficiente e una quantità di terra limitata - entrambe carenze difficili da colmare.
Un aspetto collaterale della poliandria, in situazioni come questa, è il permesso di sposarsi tra cugini, una pratica che normalmente non è accettata e che qui diventa invece necessaria per la sopravvivenza del gruppo.
Le scarse potenzialità riproduttive sono legate al fatto che le donne venivano utilizzate dalla casta dominante (ed estranea alla cultura) come concubine o come prostitute tout-court.
In sostanza, la poliandria si è sviluppata come risposta a una situazione abnorme, ma in una società di tipo patriarcale, quindi le abitudini e i rapporti di forza tra i due sessi non sono cambiati. D'altra parte, la poligamia può nascere per far fronte a situazioni in cui a mancare sono gli uomini (soprattutto a causa delle guerre).
E nel resto del mondo, oggi? Come in passato, la poliandria non ha grande spazio. Tra i comportamenti e i modelli alternativi alla struttura monogamica, la poligamia fa la parte del leone. Anche la presenza di comunità islamiche richiede di far fronte culturalmente e legalmente a questa realtà, mentre la poliandria sostanzialmente non esiste. Neppure tra i siti pornografici di Internet... Il termine stesso è ignoto: i pochi casi di "discussion group", forum e altre informazioni disponibili si riferiscono in realtà a gruppi "alternativi" che cercano nuove forme di convivenza. L'aspettativa principale di chi ne discute è un modello di convivenza che permetta di vivere un'affettività più ampia, ma senza far nascere scontenti e conflittualità. Una speranza sempre viva - presumibilmente da Adamo ed Eva in poi.
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Matrimoni indianiLa poliandria occupa un posto importante nella mitologia indiana, in particolare nel poema epico Draupadi la Mahabarat, che prende il nome da un personaggio femminile, sposa di cinque fratelli. Di per sé, la figura femminile non è del tutto positiva, ma risulta minacciosa per la sua carica vitale, e il culto della madre ha connotazioni di timore. Le persone coinvolte da questa pratica sono circa 200 mila nella zona himalayana, 500 mila nel Kerala (i Nayar) e 2000 tra i Toda, sempre nel Sud dell'India (l'area più sviluppata e cristianizzata). I Nayar hanno una società matrilineare, quindi ogni problema di paternità ed eredità scompare. Presso di loro, la poliandria è oggi un segno distintivo del gruppo etnico. Spesso la poliandria è "impropria" e nasconde un desiderio di ipergamia: le donne di casta superiore avevano un primo matrimonio, improprio, con un anziano o un parente o una figura "spirituale" appartenente alla propria casta. Dopo tre giorni, il matrimonio si dissolveva e, avendo ormai assolto il compito di sposarsi nella casta, la donna poteva sposare un uomo di casta inferiore, che pagava una dote, portando così una certa ricchezza alla famiglia. I figli nati da questo matrimonio venivano considerati legittimi. Questo tipo di poliandria garantiva una maggiore libertà alle donne e permetteva di mantenere il figlio in famiglia, contrariamente a quanto sarebbe avvenuto con un matrimonio fuori casta. Secondo un'altra ipotesi, poiché la poliandria era praticata in gruppi guerrieri (dove la mortalità era elevata e gli uomini restavano a lungo lontano dalle famiglie), poteva servire per insegnare ai guerrieri l'autocontrollo, diventando una garanzia per le loro famiglie. |
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Agosto 2000
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