Precedente Successiva

Viaggio nell'Ecuador "democratico"

Povero ricco

Debito estero altissimo, stipendi da fame, prezzi che continuano a lievitare: è il bilancio della crisi economica in Ecuador, così grave da far temere una guerra civile.

di Rinaldo Ghersi

"Per l'Associazione Industriali dell'Ecuador è urgente un aumento del 50 per cento dei salari minimi". Le notizie radiofoniche del mattino mi scuotono a Quito, dove faccio sosta al ritorno dalla verifica di un progetto Mlal in Bolivia. Va proprio così male in questo meraviglioso paese, dove ho avuto la fortuna di lavorare come medico volontario per sei anni? La povertà c'era - come negarlo? - anche allora, unita a una storica dignità, all'orgoglio "nazionalista e rivoluzionario" degli anni Settanta, al tempo delle dittature militari e per breve tempo progressiste (si costruivano cioè strade, scuole e ospedali con i primi petrodollari), alle cifre da record sull'esportazione di petrolio, banane, cacao, gamberetti...

Le cause della miseria

La povertà c'era anche negli anni Ottanta, ma tutto era meno grave di oggi. L'aumento del salario minimo servirà a poco, tenuto conto dell'incremento vertiginoso dei prezzi, e non toccherà la grande maggioranza della popolazione, che non riceve uno stipendio regolare. Quito è ancora bella, più funzionale, ma l'Avenida Amazonas, la via del moderno passeggio con negozi per turisti in cui non circolavano ambulanti, è oggi invasa da cambiavalute di strada e da donne indie, in costume, che offrono con le consuete cortesia e dignità, ma con un'insolita insistenza, i tradizionali quadri naif e un articolo nuovo: le fotografie del vulcano di Quito che fuma minaccioso. I vulcani e il fenomeno del Niño aggiungono minacce o effetti disastrosi alle cause strutturali della tragica condizione dell'Ecuador. L'economista Boris Cornejo l'anno scorso ci anticipava alcune cause già evidenti: il movimento pendolare di enormi capitali finanziari in paesi deboli e impreparati in loro balìa, il debito estero, la cattiva gestione locale, i gravi errori nel preventivo di bilancio statale per sopravvalutazione degli introiti da petrolio, la tendenza a rinviare la soluzione dei problemi. Nel crudele gioco della competizione globale (un "monopoli" con poche regole a misura di ricco), un paese con forti discriminazioni sociali, con un apparato economico centrato sulla rendita di alcuni gruppi familiari o oligarchici e con istituzioni molto fragili, devastate dalla crescente corruzione, è perdente. Sono poi subentrati altri fattori, per esempio la "nuova", disinvolta forma di protezione da parte dello Stato nei confronti delle banche in fallimento e, conseguenze inevitabili, l'inflazione, l'incremento del deficit pubblico, la riduzione al lumicino della spesa sociale.

"Vieni, ti offro un bicchierino, ho appena ricevuto la liquidazione", mi invita il compadre falegname. Con l'ironia (che qui si chiama "sal quiteña") dei discendenti del popolo di Cervantes e con il "ridere piangendo" dei campesinos indios, tema delle struggenti melodie sull'ingratitudine umana che animano ancora le osterie, mi spiega che dopo 35 anni di lavoro ha ricevuto una liquidazione che corrisponde a trecentomila lire. Non resta che brindare alla salute (con un pensiero anche alla nostra futura eventuale liquidazione: noi tracanneremo o stramalediremo?).

Mobbing ecuadoriano

"Possiamo contare solo sulle nostre forze" mi spiega l'amico che appartiene a una famiglia di insegnanti appassionati del proprio lavoro. "Ho dovuto abbandonare la scuola pubblica e fondare un centro educativo privato". Me lo fa visitare: non è per ricchi, ma per ciò che resta della classe media, per i genitori che investono nella formazione dei figli le poche risorse rimaste. Con orgoglio mi mostra le stanze ordinate e pulite, e i sussidi audiovisivi di loro produzione. "Mia sorella ha la pensione, la casa, l'affitto di un'altra casa, ma anche questo non basta per vivere, se n'è andata dai figli negli Stati Uniti. Mio fratello è rimasto nel pubblico, insegna anche all'Università, per mantenere la famiglia lavora dalle 8 alle 22, spesso anche la domenica. Immagina come può stare el pueblo". Orgoglio e responsabilità professionale sono ancora presenti, ma vacillano. "Il nostro ospedale funzionava bene, ora non c'è nulla, chi ha più di 40 anni è invitato a licenziarsi, altrimenti arriva il mobbing", mi racconta l'infermiera che aveva assistito mio figlio in pericolo di vita. Un amico medico lavorava al Ministero della Sanità nel governo caduto dopo il levantamiento. Si è dovuto dimettere, ha già un altro lavoro ma è amareggiato: "Nonostante i tagli, avevamo preparato un progetto di assistenza di base per tutti, ben superiore a quello striminzito di altri paesi latinoamericani. Credo che la cosa non andrà avanti". Il vecchio ministro era persona seria e sensibile, pur in un governo poco popolare; il nuovo è un bravo medico che lavora in una grande clinica privata.

"Il cambio fisso della moneta nazionale con il dollaro in un primo tempo peggiorerà la situazione, poi ci sarà un miglioramento": è quanto sostengono un amico italiano e alcune pubblicazioni nelle edicole. "Da noi la dollarizzazione ha portato lievitazione dei prezzi e disoccupazione", controbatte un argentino. Anche se la dollarizzazione formale fosse indispensabile per garantire risparmio e investimenti in un piccolo paese con scarsa credibilità monetaria, per il momento i fatti depongono per l'opinione dell'amico argentino. Con lui ci occupavamo di medicina del lavoro: discutiamo sull'opportunità di portare a termine la "Storia della salute dei lavoratori in Ecuador", dagli Incas (non riusciamo a risalire a fonti più antiche...) all'epoca della globalizzazione. Concludiamo per il sì, proprio ora dobbiamo ricordarci che conservare la vita e la salute con il lavoro non dev'essere un lusso.

Paese panamizzato?

Sul levantamiento di gennaio, successiva evoluzione in breve golpe, destituzione del presidente e avvicendamento dell'ex vicepresidente, qualcosa si è scritto e detto anche nel nostro paese, con enfasi e punti di vista diversi: c'è chi mette l'accento sul potere di mobilitazione del movimento indigeno, principale forza sociale di resistenza dell'Ecuador (è un dato oggettivo), chi arriva a parlare di rivoluzione tradita in un paese "panamizzato", in cui gli Stati Uniti hanno costruito una grande base militare, chi sostiene un pacifismo sorridente che utilizza metafore belliche ("persa la battaglia ma non la guerra"), chi, addirittura, diagnostica una presa in giro degli indios (dietrologia molto verosimile), mentre altri evidenziano preoccupanti armi e uniformi militari sullo sfondo. "Non manca chi istiga all'aggressione vera e propria: bisogna costruire la partecipazione democratica rilanciando interventi produttivi, educativi e sociali di sviluppo equo anche per prevenire l'esplosione della violenza. Il movimento indigeno, alla testa dei movimenti sociali, ha dimostrato capacità di negoziazione politica: dovrebbe ora porsi obiettivi economici realistici e realizzabili per lo sviluppo e per l'occupazione", richiama un appello di ong locali.

Le persone che incontro a Quito non drammatizzano - non è nel loro stile - ma esprimono una "preoccupazione apparentemente tranquilla", in realtà inquietante: se la situazione continuerà a peggiorare, c'è reale pericolo di involuzioni autoritarie e di guerra. Agli storici conflitti tra costa e sierra si aggiungono nuovi regionalismi e l'aggravarsi dei conflitti etnico-sociali. È poi difficile dimenticare la collocazione geografica dell'Ecuador: al confine c'è la "hermana" Colombia, con la guerra, la droga, molti narcodollari. Gli appelli (senz'altro condivisibili) delle forze sociali ecuadoriane e delle ong devono trovare risposta: un impegno di cooperazione allo sviluppo serio e costante che superi le cosiddette emergenze, la promozione dell'educazione al bene comune e alla creatività, ma anche una nostra lettura attenta, basata sui fatti, sull'ascolto di più voci, sul rispetto, meno su nostri pregiudizi o su cosmovisioni che si rivelano inutili scorciatoie. Circola per l'America Latina un termine nuovo, "postdemocrazia" (a coniarlo è stato, tra gli altri, Norberto Ceresole), per idee e fatti in parte vecchi. Se è vero che non si può costruire una democrazia sulla povertà e sull'ingiustizia diffusa, anche noi europei dobbiamo opporci quando si sostiene che per questi paesi è necessario superare una falsa democrazia con la concentrazione del potere nelle mani di caudillos, magari con l'alleanza di un auspicato nuovo asse franco-tedesco che giochi nella divisione tra civiltà contro il mondo "demogiudo-plutocratico" anglosassone, rivedendo la storia dei campi di sterminio. Dobbiamo però collaborare per prevenire tutto ciò e per costruire la pace in Colombia, preferendo le colombe nord e sudamericane ai falchi.

È ora di tornare in Italia: anche l'aeroporto è cambiato a Quito. Prima erano solo turisti, giornalisti che intervistavano lo studente, il diplomatico o il manager che partiva o rientrava. Ora, ci sono code incredibili di emigranti, soprattutto donne e bambini, diretti in Spagna e in Italia: si calcola che nel '99 siano emigrati 300 mila ecuadoriani, quasi tutti illegalmente. A Madrid, un'ulteriore lunga coda per la pratica "Schengen", da cui noi cittadini Ue siamo esonerati. All'arrivo in Italia assisto a scene che mi ricordano "Sola andata", mostra che sta circolando per il nostro paese, un bel living dove alcuni extracomunitari chiedono i documenti ai visitatori italiani e gli fanno strane domande, la cui risposta spesso è già scritta sul passaporto. Mi permetto di far presente che gli ecuadoriani imbarcati a Madrid hanno già passato il filtro Schengen. Segue una scrupolosa e prolungata ispezione ai miei bagagli, con molte domande e con alcuni annusamenti, che mi fa perdere il treno. Nessun problema: quando torni da questi viaggi, perdere un treno non è poi così importante.

Una scheda per conoscere il paese

Superficie: 283.560 Kmq (poco meno dell'Italia).

Popolazione: 12.563.000 abitanti.

Gruppi etnico-culturali: prevalgono i meticci; secondo il movimento indigeno il 40 per cento della popolazione è di origine india (per World Factbook 1999 C.I.A., accessibile su internet, gli indios sarebbero il 25 per cento), mentre il 5 per cento è costituito da afroamericani.

Lingua: castigliano, quechua.

Religione: prevalente la cattolica.

Economia: petrolio, agricoltura (banana, cacao, fiori, ortaggi), pesca e gamberetti; agroindustria, industrie manifatturiere, artigianato e servizi, turismo.

Situazione politica: Indipendente dal 1822, L'Ecuador è una repubblica presidenziale (la nuova Costituzione risale al 1998). Nel '97 il presidente Abdalà Bucaram fu destituito dal Parlamento per inabilità, mentre il 21 gennaio scorso un'insurrezione di movimenti sociali - in testa il movimento indigeno (Conaie), insieme a una parte dei militari (alcuni Colonnelli), ha di fatto destituito il Presidente Jamil Mahuad e, per alcune ore, ha costituito una giunta di governo, presto rimpiazzata da un nuovo governo guidato dall'ex vicepresidente Gustavo Noboa.

Appello dall'Ecuador

Ecco l'appello, inoltrato al Mlal (Movimento Laici America Latina) da un gruppo di 16 ong ecuadoriane di ispirazione cattolica, ecumenica o laica, tra cui Mcch (Maquita cushunchic, Commercio giusto), il Caap (Centro andino de accion popular), il Cepam delle donne ecuadoriane, il Fepp (Fondo Ecuatoriano Populorum Progressio).

I dati:

Inflazione annuale nel 1999 78%
Inflazione mensile a gennaio 2000 14.5%
Deficit stato 1999 7% del PIL
Tasso di sviluppo 1999 7.2%
(il più basso in America Latina)
Danni del fenomeno del "Niño" (fonte CEPAL) 2.700 milioni dollari
(= 60% delle esportazioni)
Debiti Banco Central verso banche private a luglio 99 3.368 milioni dollari
Sostegno statale a banche fallite 1.500 milioni dollari
(65% del mercato finanziario)
Risparmio interno < 6% PIL
Svalutazione annuale > 192%
Parità fissa con il dollaro USA 25.000 sucre
Salario minimo mensile 53 dollari
Contrazione dell'economia nel 1999 30%
Debito pubblico 16.523 dollari
(+ 750 milioni di arretrati)
Servizio del debito esterno per il 2000 2000 milioni di dollari
(il 54 % del bilancio, mentre alle spese sociali va il 15%)
Popolazione povera 70%
(di questi, il 40% in povertà estrema, per il 75% indios)
Quota necessaria per migliorare la povertà estrema 300 milioni di dollari/anno

Sviluppo rurale

Il progetto "Jatunpamba"

A partire dal 1990 il Mlal si è impegnato nella costruzione di un sistema di acqua potabile a beneficio di alcune comunità della provincia di Chimborazo. Alla realizzazione di infrastrutture comunitarie sta per far seguito un progetto integrato, con l'obiettivo di accrescere la capacità di autodeterminazione e la partecipazione sociale, soprattutto femminile, ai processi di sviluppo locale di 33 comunità del territorio di Guamote, che hanno scarsi mezzi economici e gravi problemi sociali. In particolare, ci si propone di migliorare la gestione delle risorse naturali su cui si basa l'autosostentamento delle comunità e di individuare e diffondere sistemi agrozootecnici integrati e compatibili con l'habitat locale. Una particolare attenzione sarà rivolta all'inserimento della donna nella dinamiche socio-comunitarie e alla sua formazione in campo zootecnico. Attualmente, infatti, gran parte dei lavori agricoli sono a carico delle donne, a causa della forte emigrazione maschile.

Per differenziare la produzione agricola saranno realizzati tre fincas sperimentali, terreni comunitari opportunamente sistemati per integrare la coltivazione di ortaggi, l'allevamento di piccoli animali (cuyes, galline, pecore) e la preparazione di terreno fertile attraverso l'allevamento di lombrichi.

Oltre alle attività di tipo agrozootecnico, è necessario garantire il flusso continuo di acqua alle 33 comunità interessate dal programma, anche mediante azioni di rimboschimento per la protezione della "micro-cuenca" dov'è localizzata l'opera di captazione dell'acquedotto, in modo da impedire l'interramento del bacino e l'inquinamento delle acque.

S.O.S: il tuo aiuto

Le spese che si dovranno sostenere per la realizzazione del progetto sono di tre tipi:

Diversificazione agrozootecnica:

Acquisto di sementi (quinua, melloco, orzo, ortaggi vari)

L. 3.888.000

Acquisto pecore, cuyes, lombrichi, galline

L. 4.200.000
Attività di rimboschimento:

Acquisto di sementi per vivaio

L. 3.240.000

Tubo per irrigazione

L. 2.160.000
Corsi di formazione per le donne
L. 10.692.000

Puoi versare il tuo contributo sul ccp 12808374 intestato al Mlal, viale Palladio 16, 37138 Verona, specificando nella causale: Ecuador - progetto Jatunpamba

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2000
© Volontari per lo sviluppo