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Un documento inedito sulla guerra nell'ex Jugoslavia

Storie di malainformazione

Ripreso da Yohanan Ramati
Direttore del "Jerusalem Institute for Western Defense"

Come mai Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno deciso, nel '93, di appoggiare la distruzione di un popolo che non avevano nessuna ragione di odiare, allo scopo di costruire un secondo Stato musulmano nei Balcani, in una regione in cui i musulmani sono una minoranza? E chi è riuscito a manipolare l'opinione pubblica fino a convincerla ad appoggiare questa causa? VpS ha scoperto un documento mai pubblicato in Italia, un'intervista rilasciata in quell'anno al giornalista francese Jacques Merlino da Harff, direttore dell'agenzia di pubbliche relazioni Ruder & Finn Global Public Affairs, correntemente registrata come agente per l'estero. Il testo dell'intervista, leggermente sintetizzato, è riportato in queste pagine.

Come avete lavorato in questi mesi e quali strategie seguite per "dirigere" l'opinione pubblica?

Per 18 mesi abbiamo lavorato per la Repubblica di Croazia e per la Bosnia Erzegovina, così come per l'opposizione in Kosovo. In tutto questo tempo abbiamo ottenuto molti successi, guadagnandoci un'immagine internazionale formidabile. Intendiamo avvantaggiarci di ciò e sviluppare accordi commerciali con questi paesi. Nel nostro lavoro la velocità è essenziale, perché bisogna inculcare nell'opinione pubblica argomenti favorevoli ai nostri scopi. È la prima fase quella che conta. Le smentite non hanno effetto.

Con quale frequenza intervenite?

Non è importante la quantità. Bisogna intervenire nel momento giusto e con la persona giusta. Tra giugno e settembre '93 abbiamo organizzato 30 incontri con le principali agenzie di stampa, e alcuni incontri tra personalità ufficiali musulmane e Al Gore, Lawrence Eagleburger e dieci influenti senatori, tra cui George Mitchell e Robert Dole. Abbiamo anche inviato 13 rapporti informativi esclusivi, 37 fax con notizie dell'ultim'ora, 17 lettere ufficiali e 8 comunicati ufficiali. Abbiamo realizzato 20 chiamate telefoniche con lo staff della Casa Bianca, 20 a senatori e un centinaio a giornalisti, editori, "newscasters", e altre persone influenti nei media.

Etica, addio

Di quale risultato andate più orgogliosi?

Di esser riusciti a portare l'opinione pubblica ebraica dalla nostra parte. Si trattava di una materia delicata, perché il dossier, visto da questo punto di vista, era pericoloso. Il presidente croato Tudjman è stato assolutamente privo di tatto nel suo libro "La deriva della verità storica" (il testo di Tudjman nel quale si mette in discussione la realtà dello sterminio di 750 mila serbi e 25 mila ebrei nello Stato Indipendente Croato di Ante Pavelic, 1941-1944, e si dipingono gli ebrei internati nel lager di Jasenovac come aguzzini essi stessi, ndr). Leggendo i suoi scritti, si potrebbe accusarlo di antisemitismo (celebre una frase di Tudjman degli anni dello scoppio della guerra: "Per fortuna mia moglie non è serba né ebrea", ndr). In Bosnia, la situazione non era migliore: il Presidente Izetbegovic aveva fortemente supportato la creazione di uno Stato islamico fondamentalista nel suo libro "The Islamic Declaration". Inoltre il passato croato e bosniaco era contrassegnato da un antisemitismo reale e crudele. Decine di migliaia di ebrei sono morti nei campi di concentramento croati. Quindi c'erano tutte le premesse perché gli intellettuali e le organizzazioni ebraiche fossero ostili verso i croati e i bosniaci (s'intendono i musulmani della Bosnia, ndr). La nostra sfida è stata quella di capovolgere questo sentimento. E abbiamo avuto un successo eclatante.

All'inizio di luglio '92 il New York Newsday tirò fuori la questione dei campi di concentramento serbi. Abbiamo colto al volo l'opportunità. Abbiamo influenzato tre grandi organizzazioni ebraiche - la B'nai B'rith Anti-Defamation League, l'American Jewish Committee e l'American Jewish Congress.

In agosto suggerimmo che pubblicassero un annuncio sul New York Times e organizzassero dimostrazioni di fronte alle Nazioni Unite. Fu un colpo tremendo. Quando le organizzazioni ebraiche entrarono nel gioco dalla parte dei bosniaci musulmani noi potemmo immediatamente paragonare i serbi ai nazisti nell'opinione pubblica.

Nessuno capiva quello che stava succedendo in Jugoslavia. La grande maggioranza degli americani si stava probabilmente chiedendo in quale paese africano fosse situata la Bosnia. Ma con un'unica mossa siamo stati in grado di presentare una storia esemplare di bravi ragazzi da una parte e mascalzoni dall'altra, che da quel momento in avanti avrebbe camminato da sé. Abbiamo vinto prendendo l'auditorio ebreo come "target". Quasi immediatamente si è verificato un chiaro cambiamento del linguaggio sulla stampa, con l'uso di parole dal forte contenuto emotivo come "pulizia etnica', "campi di concentramento", ecc., che evocavano immagini della Germania nazista e le camere a gas di Auschwitz. La carica emozionale era così potente che nessuno poteva opporvisi.

Ma quando avete fatto tutto questo non avevate prove che ciò che dicevate fosse vero. Avevate solamente l'articolo sul Newsday!

Il nostro lavoro non è quello di verificare le informazioni. Non siamo attrezzati per questo. Il nostro lavoro è quello di accelerare la circolazione delle informazioni a noi favorevoli, di mirare su target scelti in modo appropriato. Noi non abbiamo confermato l'esistenza di campi della morte in Bosnia, abbiamo fatto soltanto sapere che il Newsday diceva questo.

Siete coscienti di esservi investiti di una grave responsabilità?

Siamo professionisti. Avevamo un compito e lo abbiamo svolto. Non siamo pagati per essere morali.

Le organizzazioni ebraiche americane e i leader influenzati dalla Ruder & Finn possono ora cospargersi il capo di cenere. Hanno giocato un ruolo centrale nel convogliare la simpatia del mondo verso regimi antisemiti in Jugoslavia. Questi regimi, oggi, sono "politically correct".

Resta però da chiarire un particolare: chi ha pagato la Ruder & Finn? Appare improbabile che i governi di Bosnia-Erzegovina e di Croazia (e meno che mai quello "parallelo" del piccolo Kosovo albanese, ndr) potessero raggranellare i soldi richiesti. Si tratta di soldi arabi? Di soldi delle compagnie petrolifere Usa che operano negli. Stati arabi? Di soldi delle banche internazionali?...

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2000
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