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Senegal - Le ong del Sud raccontano

Contadini, su la testa!

Osteggiati fino a qualche anno fa dai "vecchi" del paese, i contadini senegalesi hanno fatto passi da gigante e si sono costituiti in cooperative che si occupano della tutela degli agricoltori, anche rispetto agli organismi internazionali.

di Sabrina Marchi e Federico Perotti

In Senegal, ormai da parecchi anni, un vasto e complesso movimento percorre le campagne: sono le organizzazioni contadine, cresciute all'ombra dello Stato che doveva "svilupparle" negli anni Settanta e Ottanta, e che ora hanno "forzatamente" acquisito autonomia e struttura, oltre che importanza politica. Ma da dove nasce il "vero movimento contadino senegalese"?

Abbiamo incontrato, in occasione di una sua visita al Cisv di Torino, Djibril Diao, agricoltore con 25 ettari di terra lungo il fiume Senegal e vicepresidente di una delle più importanti e longeve federazioni contadine del paese saheliano.

Racconta Diao: "Alla fine degli anni Sessanta, nel villaggio di Ronkh (100 chilometri a nord di St. Louis), che è anche il mio villaggio - allora io ero un bambino - alcuni giovani decisero che volevano coltivare un pezzo di terra lungo il fiume. Era un avvenimento decisamente rivoluzionario! Prima di tutto, a quel tempo le terre erano concesse dallo Stato, onnipresente nella vita dei contadini (ti diceva dove, come, quanto produrre e ti pagava un prezzo fisso per il raccolto). Secondo, c'erano gli anziani del villaggio: un giovane non poteva neanche parlare in loro presenza, figurarsi avere la terra. Questo fu solo l'inizio. Naturalmente cominciò un periodo di contrasti e di mediazione con gli anziani e di conflitto di potere con lo Stato, ma alla fine quei giovani qualcosa ottennero: il loro perimetro da coltivare. Fondarono un'associazione sportiva e culturale, perché organizzarsi politicamente o come contadini era vietato, e iniziò così il cammino dell'Amicale (ora Asescaw)".

Oggi questa realtà federativa comprende 141 gruppi contadini - circa 25 mila persone - disseminati in 13 comunità rurali del nord del Senegal, e cerca di assisterli tecnicamente e di rappresentarli politicamente. Come tutte le organizzazioni ha avuto i suoi bravi periodi di crisi, dai quali comunque è riuscita a uscire, come dicono, "con energia e spirito rinnovati".

Sinergia di forze

Quali sono i problemi concreti dei contadini che la federazione cerca di risolvere?

L' Asescaw (Amicale Socio-Economique et Sportive des Agriculteurs du Walo) è un'organizzazione creata dagli agricoltori per gli agricoltori. È nata per affrontare i problemi del coordinamento tra i gruppi contadini di base; li aiuta nella formulazione dei loro programmi, nella gestione e nel monitoraggio delle attività.
Ma le organizzazioni come la nostra (e le federazioni africane in generale) devono far sentire la loro voce anche rispetto alle politiche internazionali, ad esempio quelle della Banca Mondiale o del Fondo Monetario Internazionale, devono trovare il modo di influenzare i centri decisionali, contribuendo a diffondere un'informazione corretta sulle loro attività, sui loro bisogni, sulla situazione sociale ed economica in cui si trovano. In altre parole, devono portare la voce, il pensiero e la "cultura" dei contadini a livello politico.

Voi lavorate da tempo in collaborazione con un'ong italiana, il Cisv di Torino. Quanto è importante questo impegno comune?

La collaborazione con il Cisv rientra nel quadro generale del partenariato tra ong del Nord e ong del Sud. Ma, in questo caso, c'è qualcosa in più: condividiamo lo stesso spirito "associativo". Voglio dire che non cerchiamo soltanto di lavorare insieme per mettere in piedi un progetto che garantisca determinate funzioni (tecniche o economiche), ma condividiamo la stessa visione della vita, cioè lo spirito comunitario (il Cisv è innanzitutto una comunità di persone - di cui alcune vivono in fraternità - che vogliono sperimentare in concreto il significato della solidarietà, attraverso esperienze di accoglienza, spiritualità, sobrietà e lavoro insieme, ndr). Il nostro impegno - del Cisv e dell'Asescaw - è quello di confrontarsi, di mettere in comune le proprie esperienze, promuovendo il rispetto e la solidarietà tra le persone che vivono con lo spirito "comunitario". Mi sembra che nella società di oggi le cose vadano un po' diversamente, che prevalga un modo di vivere che non permette la piena realizzazione della dimensione umana e spirituale. L'obiettivo dell'Asescaw e del Cisv, invece, non è solo quello di trovare fondi e mezzi di produzione, ma anche e soprattutto quello di promuovere un sistema di vita migliore per l'individuo, mettendolo nella condizione di vivere della sua attività senza bisogno di appoggi economici esterni, e in piena armonia con gli altri. Insomma, senza bisogno di "farsi le scarpe" a vicenda, che è un po' quello che il liberismo economico vuole imporci.

Quali sono i settori di lavoro e i programmi futuri dell'Asescaw?

La nostra idea non è di specializzarci in questa o quell'altra cosa. Noi ci occupiamo di tutto quello che concerne la vita dei contadini. Per quello che riguarda la produzione agricola, l'obiettivo è migliorare i rendimenti e accrescere le capacità tecnico-agronomiche dei produttori. Nel settore della ricerca, abbiamo un'azienda che conduce test su alcune specie vegetali e animali, e su prodotti fìto-sanitari. Nel settore sanitario, ci siamo "lanciati" in un vasto programma di informazione e prevenzione che riguarda in particolare la salute della madre e del bambino, la salute riproduttiva e la lotta alle malattie sessuali. Cerchiamo inoltre di migliorare la situazione della donna. Tutti questi progetti hanno il comune obiettivo di rafforzare il quadro unitario di solidarietà, e la promozione umana e professionale dei contadini.
Con il Cisv stiamo avviando un programma importante, che unirà agli aspetti della sicurezza alimentare e della lotta alla povertà il rafforzamento delle organizzazioni di base e del loro rapporto con la federazione.

L'intervento del Cisv

Largo alle donne

La regione di Louga, nel nord del Senegal, è una delle più povere ed aride del paese, con un alto tasso di emigrazione verso l'Europa, in particolare l'Italia. In questo contesto, le donne subiscono una forte discriminazione sessuale e vivono in condizioni di sfruttamento, favorito anche dall'alto tasso di analfabetismo femminile (98%). Il Cisv ha deciso di intervenire promuovendo un sistema di casse di credito, utili a finanziare piccole attività commerciali e produttive gestite dalle donne dei villaggi. Oltre a migliorare la propria condizione economica, le donne acquistano così maggior importanza sociale, perché la comunità comincia a considerarle con un nuovo rispetto.

S.O.S. il tuo aiuto

Con 100.000 lire contribuisci al costo della formazione in tecniche agricole.
Con 200.000 lire sostieni la formazione semestrale per la gestione delle casse di credito.
Con 500.000 lire contribuisci alla creazione degli orti.

Puoi versare il tuo contributo sul ccp. 26032102 intestato a Cisv, Corso Chieri 121/6, 10132 Torino, specificando nella causale: Senegal 1/2000.

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2000
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