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Recensioni

AA.VV.
LA GLOBALIZZAZIONE DELL'ECONOMIA
In 13 schede i problemi e le proposte della società civile
Edizioni Cipsi - Offerta libera (tel. 011/6602793 oppure 06/5414894)

Che l'economia mondiale, e con essa la nostra vita, stia cambiando velocemente è un dato di fatto. Ma, se è vero che questo cambiamento offre nuove opportunità, è anche vero che acuisce i problemi come, per esempio, l'ingiustizia e l'esclusione sociale, la povertà e le malattie, la disoccupazione e il lavoro minorile, la distruzione dell'ambiente e la violazione dei diritti umani.
Capire qual è la posta in gioco, è indispensabile per passare dalla cultura della competizione selvaggia a quella della cooperazione e della solidarietà. Le schede del Cipsi, con la loro grafica accattivante, sono un utile strumento per un viaggio alla scoperta della globalizzazione economica, delle sfide che questa pone e delle risposte che la società civile può dare. Le alternative alla globalizzazione non solo esistono, ma possono crescere e svilupparsi, a patto che ognuno di noi - uomo o donna, lavoratore, consumatore o risparmiatore - sia disposto a dare il proprio contributo. Perciò ogni scheda, dopo una breve descrizione dei problemi e delle possibili soluzioni (dallo sviluppo locale al terzo settore, dal lavoro delle donne al ruolo degli emigranti nell'economia globale), si conclude con proposte di impegno personale e indirizzi utili. Perché conoscere può essere il primo passo per cambiare, e per costruire insieme un'economia di giustizia.

Margherita Villa
USO, RIUSO E PROGETTO
Franco Angeli Editore - pp. 317, L. 44.000

Se in Europa l'immondizia è sinonimo di seccatura, nei paesi in via di sviluppo costituisce spesso un'importante risorsa. A parte i casi estremi di chi - come i ragazzini delle discariche di Maputo, in Mozambico - è costretto a vivere tra i rifiuti cercando qualcosa da rivendere, i prodotti di scarto vengono sfruttati in vari modi. In Senegal, ad esempio, si fabbricano automobiline utilizzando la lamiera delle lattine e, per le ruote, vecchie camere d'aria.
Uno sforzo di fantasia che non è dovuto a libera scelta ma all'estrema povertà. Per i paesi sviluppati il problema è, all'opposto, l'eccessivo benessere, con la continua immissione sul mercato di prodotti nuovi, dalla qualità scadente e prezzo basso, si trasformano presto in enormi masse di rifiuti. In Italia, l'83 per cento di questi finisce in discarica, l'8 per cento viene incenerito, e solo l'8,6 per cento viene riciclato. Eppure, come ci ricorda Margherita Villa, architetto specializzato in costruzioni bioclimatiche per i paesi in via di sviluppo, il riutilizzo dei prodotti può consentire risparmi considerevoli. La politica del consumare meno, o dell'utilizzare più a lungo le cose, è sostenuta tra l'altro dai mercatini dell'usato, che in Italia rimettono in circolazione 6.000 tonnellate di rifiuti ogni anno, creando posti di lavoro e permettendo una ridistribuzione della ricchezza: il denaro ricavato può infatti servire a finanziare progetti di sviluppo nei paesi poveri.

Davide Demichelis, Angelo Ferrari, Raffaele Masto, Luciano Scalettari
QUEL CHE RESTA DEL MONDO
Baldini & Castoldi - pp. 359, L. 18.000

Il panda si estingue? Poco male, lo cloneremo. La tigre siberiana è decimata dalla caccia indiscriminata? Ne faremo esemplari resistenti. Eppure, come mostrano gli autori di "Quel che resta del mondo", qualsiasi apocalisse ambientale, piccola o grande che sia, è strettamente legata ad altre apocalissi - sociali, culturali, politiche. Le ferite del mondo (l'effetto serra, l'inquinamento di Pechino, la catastrofe di Cernobyl) non sono a compartimenti stagni, ma formano un labirinto in cui è difficile scorgere la via d'uscita. Si fa strada, in Occidente, la convinzione che la democrazia aiuti l'uomo a compiere meno nefandezze. Del resto, se l'uranio impoverito sparato sulle colline dei Kosovo non avesse ricoperto i proiettili della democrazia, lo si sarebbe dovuto stoccare, trasportare e custodire in luoghi sicuri, con costi esorbitanti. Raramente, poi, si riesce a diffondere la democrazia senza diffondere il consumismo e l'economia liberista: insieme alla democrazia è importante dare almeno un frigorifero e un'utilitaria. Così, quando un miliardo di cinesi e un miliardo di indiani avranno in tutto un paio di miliardi di frigoriferi, la democrazia sarà forse trionfante, ma l'ozono non ci sarà più. I danni ambientali sono solo la punta dell'iceberg.

Volontari per lo sviluppo - Marzo 2000
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