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In breve

a cura di Gianluca Carmosino e Tiziana Montaldo

I puliti mulini del Senegal

Un mulino fotovoltaico a Darou Kebè, a 50 chilometri a nord di Dakar: è l'ambizioso progetto che il Cisv di Torino, con l'aiuto di quattro giovani ingegneri dell'associazione Isf (Ingegneri Senza Frontiere), sta portando avanti da alcuni anni. Lo scopo? Sperimentare la sostituzione dei mulini a motore diesel con altri più puliti e meno costosi sia per il carburante sia per gli eventuali pezzi di ricambio. Racconta Gianpaolo Bruno di Isf. "Tutto è cominciato nel '98, quando abbiamo aderito alla proposta del Cisv di seguire insieme il progetto dei mulini fotovoltaici. Inizialmente si è trattato di studiare il funzionamento del mulino, controllare le singole parti, verificare l'impianto e l'impatto sulla popolazione. Il mulino è dotato di pannelli solari che accumulano il calore e producono energia elettrica. I problemi tecnici che abbiamo riscontrato, come la tenuta delle batterie con la temperatura elevata, si stanno risolvendo piuttosto bene". Secondo Gianpaolo Bruno, i mulini sono stati un importante mezzo di trasformazione sociale, con innegabili benefici per la popolazione. Prima di questa rivoluzione, le donne impiegavano 4-5 ore per la macinazione e la preparazione dell'unico pasto che viene consumato. Oggi possono "investire" parte del tempo risparmiato per studiare e alfabetizzarsi. "Per la popolazione il mulino è ben accetto anche quando non funziona e si deve usare quello con motore diesel. È diventato motivo d'orgoglio rispetto agli altri villaggi. Certo, la ricerca non si ferma. La sfida è quella di trovare tecnologie sempre più avanzate, 'pulite' ma anche facilmente riparabili, con bassi costi di manutenzione. Speriamo di riuscirci".

I soldi della cooperazione e le spese militari

Sottrarre miliardi alla cooperazione allo sviluppo per sostenere spese militari: è stato stabilito in un decreto-legge del 7 gennaio, che prevedeva lo "storno" di ben 110 miliardi dai fondi della cooperazione per coprire le spese di mantenimento dei contingenti militari all'estero. La reazione delle ong italiane è stata immediata, e ha portato al ridimensionamento del taglio di 20 miliardi. Tuttavia, la decisione del governo è una palese violazione della legge 49/87, art. 1, comma 5, che recita: "Gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo non possono essere utilizzati, direttamente o indirettamente, per finanziare attività di carattere militare". L'episodio costituisce un grave precedente, ed è accompagnato da un risvolto preoccupante: per la prima volta dall'emanazione della legge, si utilizzano i fondi dell'8 per mille dell'imponibile Irpef (devoluti allo Stato per "attività di cooperazione allo sviluppo") per il sostegno a spese militari. È giusto che i contribuenti sappiano.

Fermate le Banche esportatrici di armi

Dopo l'incontro, lo scorso gennaio, con Giorgio Biguzzi, vescovo di Makeni (Sierra Leone), accompagnato da un gruppo di bambini-soldato, è tornata in auge la campagna nazionale "Chiama L'Africa". Dal 28 gennaio al 6 febbraio, le associazioni e i gruppi che vi aderiscono hanno promosso una settimana di mobilitazione nazionale contro il debito estero e il commercio delle armi leggere in Africa, attraverso manifestazioni, dibattiti, sit-in, fiaccolate in oltre cinquanta città italiane (da Palermo a Piacenza, da Napoli a Parma, da Fano a Torino).
Momento clou è stata la conferenza stampa del 2 febbraio a Roma, alla presenza di deputati e senatori, in cui è stato presentato il testo della moratoria di 5 anni sul commercio delle armi leggere in Africa. L'Italia, infatti, tramite banche come il Credito Italiano, l'istituto San Paolo, la Banca Commerciale Italiana e molte altre, continua a esportare armi in Sierra Leone, Ruanda, Congo, Burundi, Algeria, Turchia, malgrado la nostra legge sia la meno permissiva d'Europa su produzione, vendita e transito di armi (le armi esportate sono fatte rientrare tra quelle destinate alla caccia, che non sono oggetto di divieti legislativi). "Sono state moltissime - ha raccontato Eugenio Melandri, coordinatore nazionale di "Chiama l'Africa" - le persone che hanno chiamato la nostra sede a Roma chiedendo se le banche in cui hanno i propri risparmi sono coinvolte nel traffico di armi. Molti hanno poi inviato una lettera di protesta ai dirigenti di quelle banche, minacciando di rivolgersi ad altri istituti di credito".

Pasqua nei campi con Legambiente

Se avete voglia di trascorrere una Pasqua speciale, divertente ma anche utile, Legambiente propone due campi di lavoro. Il primo si terrà nell'ex convento di S. Giorgio, nel Parco regionale del Sirente Velino a Goriano Valli (L'Aquila): volontari divisi in squadre dovranno rimuovere gli shelter, protezioni di plastica che l'ente del parco ha installato per proteggere gli alberelli da frutta di cui si alimenta l'orso marsicano. (Dal 20 al 26 aprile 2000). La seconda proposta riguarda Ginostra, bellissima località nell'isola di Stromboli (Messina), in cui i volontari dovranno curare la manutenzione di un sentiero che porta a Lazzaro e realizzare con il pirografo pannelli segnaletici in legno, da installare sul sentiero. L'alloggio sarà in una suggestiva casa eoliana. (Dal 19 al 25 aprile 2000). I costi dei campi sono di 310.000 lire, a cui va aggiunto il costo della tessera di Legambiente (giovani fino a 18 anni L. 10.000, adulti L. 40.000).

Volontari per lo sviluppo - Marzo 2000
© Volontari per lo sviluppo