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Prostituzione - Il traffico delle nigeriane

Le madame del sesso

Reclutate dalle prostitute in pensione, devono "lavorare" per anni prima di affrancarsi. Ma dal business ci guadagnano in tanti: ruffiani, contraffattori, e soprattutto le ricchissime madam che "dirigono" il traffico.

di Ebis T. Ogunoyinbo

Erano le 9.20 di un mattino di domenica, nel maggio del '91 a Eleke Crescent, microquartiere situato nella parte più esclusiva di Victoria Island, a Lagos. È questa la zona delle ambasciate: vi si trovano quelle degli Stati Uniti d'America e dell'Urss, e la più affollata di tutte, quella italiana. Quel mattino, una folla inquietante si ammassava intorno all'entrata. Se non fosse stato pieno giorno, si sarebbe potuto prendere Eleke Crescent per un quartiere a luci rosse: le centinaia di persone che giravano intorno all'ambasciata, un buon 85 per cento, erano infatti donne, di età compresa tra i 15 e i 40 anni. Quando le spinte e il subbuglio salivano troppo di tono, una bianca Honda Prelude Cruised dell'86 manovrava attraverso la folla e allontanava le donne dall'entrata. L'autista della Honda Prelude era una signora di mezza età. Si fermava, ringraziava le persone e poi si confondeva in mezzo alla gente. Si pavoneggiava come una regina e si fermava di tanto in tanto per scambiare quattro chiacchiere con la gente. "È una madam" bisbigliò una ragazza a un'altra.

Una miniera d'oro

Le madam sono, chi più e chi meno, prostitute in pensione. Donne intorno ai quarant'anni che hanno lavorato per strada in Italia e hanno dovuto poi smettere a causa dell'avanzare dell'età. Ma, piuttosto che cercare altre occupazioni, adesso viaggiano regolarmente in Nigeria per raccattare ragazzine da portare in Italia, e avviarle alla prostituzione.

Le ragazze sono reclutate attraverso vari canali. Alcune sono parenti o amiche della madam, che vogliono conoscere la miniera d'oro che le ha permesso di arricchirsi, mentre altre vengono reclutate attraverso i ruffiani. Quando le ragazze arrivano in Italia devono pagare una certa somma alla madam per un determinato periodo, terminato il quale possono tenere per sé quello che guadagnano. In molti casi, le ragazze sono costrette a pagare fino a 45.000 dollari americani prima di potersi realmente mettere in proprio.

Su dieci ragazze che si prostituiscono in Italia, otto arrivano dallo Stato di Edo. In alcune aree residenziali di questo Stato, molte delle case più eleganti sono di proprietà delle madam. Non è una sorpresa. Queste donne guadagnano in media 30.000 dollari americani per ogni ragazza che portano in Italia a "lavorare". Tenendo conto che il numero medio di prostitute avviate è di almeno cento per madam, va da sé che il guadagno medio è di 3 milioni di dollari, abbastanza per costruire un bungalow decente.

Miraggio italiano

Per molte ragazze, si tratta di un miraggio a cui è difficile resistere. Tuttavia, molte di loro vengono attirate in Italia con altre promesse, per esempio di lavori buoni e lucrosi. Per la maggior parte, però, quando arrivano è troppo tardi per tirarsi indietro. Alcune rifiutano il lavoro e cercano altri mestieri. In molti casi, queste ragazze raccontano alla polizia di essere state forzate alla prostituzione.

Dato che le nigeriane che arrivano ogni anno in Italia, in circostanze diverse, sono circa 250, è ovvio che il problema abbia attirato l'attenzione delle alte sfere. Il prezzo al quale le ragazze sono " deportate" ha fatto capire al governo che il traffico deve essere estirpato alle radici.

Le prostitute finiscono spesso per essere arrestate, naturale dunque che per il governo e per la gente dello Stato di Edo la questione stia diventando imbarazzante. Il governatore della città di Benin, per esempio, Oba Erediaunwa, ha ricevuto molte lettere da gruppi e da privati cittadini che si dichiaravano decisamente allarmati. Un richiamo autorevole è arrivato, nell'ottobre del '98, dal Charge D'Affairs, Ambasciata della Nigeria, un altro è arrivato dall'Associazione Culturale Edo a Roma.

Il Consiglio Nazionale delle Società delle Donne (il Ncws), e le Associazioni delle Market Women hanno convinto il governo della necessità di appelli e dichiarazioni ufficiali. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire. La prostituzione è la professione più vecchia del mondo, difficile che segua l'orientamento indicato dagli organi istituzionali.

In primo luogo, il ritorno economico è altissimo, considerando il valore del naira nigeriano (circa 23 lire; un dollaro equivale a 97 naira) e il livello della povertà di massa. Il racket ha creato moneta facile per un'ampia categoria di criminali, per esempio i ruffiani e i falsari.

Di recente, un uomo di trent'anni è stato arrestato, perché trovato in possesso di 12 passaporti internazionali nigeriani, con timbri di gomma e sigilli usati dagli ufficiali italiani. Nella città di Benin, è finito in prigione un altro cittadino nigeriano in possesso di 49 passaporti internazionali.

Tra il 25 ottobre e il 12 novembre del '99, 84 donne sono state rimandate indietro dall'Italia, 71 di loro erano dello Stato di Edo. In dicembre, è arrivato un altro gruppo di donne dello stesso Stato. Alcune erano in possesso di certificati di emergenza, ma sostenevano di lavorare come parrucchiere o donne delle pulizie.

La preoccupazione principale, per coloro che si battono contro questo fenomeno, è il modo in cui il mercato del sesso disumanizza le ragazze. Altrettanto preoccupante è il rischio di contrarre l'Aids. Numeri precisi, per la verità, non ce ne sono. Si sa però che in ogni gruppo ci sono ragazze sieropositive. Le organizzazioni non governative stanno focalizzando la loro campagna sulla presa di coscienza del problema dell'Aids, sulla riabilitazione delle "deportate" e sull'assistenza medica per l'Hiv per tutte quelle che hanno contratto il virus.

In prima linea in questa campagna c'è Eki Igbidenion, la moglie del governatore dello Stato di Edo, che si sta impegnando attivamente nel campo dell'educazione, ma anche nei consigli e nella riabilitazione, lavorando a stretto contatto con il Ministro degli Affari delle Donne e con lo Sviluppo Sociale.

Strada in salita

Tra le varie iniziative, è stato attivato anche un centro di formazione professionale, in cui le ragazze possono imparare a fare la parrucchiera o la sarta, oppure mestieri come il catering (consegne a domicilio). Eki Igbidenion è anche impegnata in una ricerca fondi per gli scolari - l'Edo Underpriviliged Scholarship Trust Fund - che facilita l'accesso alle scuole per i figli delle ragazze tornate dall'Italia.

Stando alle sue dichiarazioni, la strada è però ancora tutta in salita. "Se dici a una ragazza che sta guadagnando migliaia di dollari per qualcun altro, non per se stessa, e che è meglio che torni a casa e impari a cucinare e a cucire, hai difficoltà a convincerla. Prima o poi, però, speriamo, attraverso i consigli, di riuscire a far cambiare loro idea".

Molti sforzi si stanno concentrando anche sui ruffiani, sui falsari e sugli stessi parenti che forzano le figlie a questo commercio. L'alto tornaconto economico che la prostituzione rappresenta per queste persone costituisce l'ostacolo maggiore.

C'è però un aspetto che per le agenzie impegnate contro questo commercio è forse il più frustrante. Le donne coinvolte non possono essere accusate secondo nessuna legge nigeriana, anche se i loro documenti di viaggio sono falsi e procurati illegalmente.

Ma qualcosa sta cambiando. Qualche tempo fa, un italiano e la moglie nigeriana sono stati arrestati per aver attirato una ragazza in Italia allo scopo di farla prostituire. Quando arrivò in Italia e si rese conto quale lavoro le sarebbe toccato fare, la ragazza ha cercato rifugio in una chiesa, da dove è stata poi accompagnata all'Ambasciata nigeriana.

Volontari per lo sviluppo - Marzo 2000
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