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Messico - La fabbrica killer

Morire di piombo

Il complesso metallurgico Met Mex avvelena gli abitanti di Torreón con il piombo prodotto dalla lavorazione di oro e argento. Ma le donne si ribellano e costringono la fabbrica a pagare 60 milioni di dollari di danni.

di Fulvio Gioanetto

Le marce e i cortei di protesta vanno avanti da mesi. Centinaia e centinaia di bambini con le loro madri, famiglie e interi quartieri sfilano ogni giorno per le strade della città di Torreón, nello stato messicano di Coahuila, al confine con gli Stati Uniti. Obiettivo: la chiusura del complesso industriale Met Mex Peqoles e la destituzione dei responsabili sanitari locali, accusati di aver nascosto e manipolato per anni l'informazione sull'inquinamento causato dalla "fabbrica maledetta", come ormai la chiama la gente.

Il complesso metallurgico Met Mex, uno dei più grandi di materiali non ferrosi, che esporta in 35 paesi, Italia inclusa, e primo produttore di argento e di bismuto nel mondo, dal 1916 avvelena la gente di Torreón espellendo nell'aria centinaia di tonnellate di polveri sature di piombo e cadmio: metalli tossici che iniziano col provocare dolori di testa, nausee, vomiti e finiscono causando convulsioni e morte per encefalopatia o, nel migliore dei casi, danni irreversibili al sistema locomotorio, al fegato, ai reni e alle ossa delle persone colpite.

Cifre ufficiose parlano di 15.000 bambini contaminati nella sola parte sud di Torreón. Il resto della città non viene nemmeno calcolato perché, si dice, i rischi sono minori. Finora almeno un centinaio di donne incinte sono state diagnosticate a rischio e stanno rivolgendosi agli impotenti ospedali cittadini per evitare che il piombo arrivi al feto.

Autorità complici

Bambini a parte, praticamente tutti gli abitanti delle 11 colonie che si trovano intorno alla fabbrica sono contaminati dal piombo, che - con il cadmio e l'arsenico prodotti dalla lavorazione dell'oro e dell'argento della Met Mex - crea gravi problemi di salute. Troppi sono già morti nel silenzio, di cancro e leucemie. "È una catastrofe umana e sanitaria coperta dalla complicità e dall'incompetenza delle autorità", ha dichiarato alla stampa J. Lopez, deputato dell'opposizione.

I numeri della catastrofe sono da paura: a 1.550 bambini al di sotto dei 14 anni è stato trovato nel sangue un indice di piombo fra le 2 e le 4 volte superiore al limite consentito dall'Oms. A questi si aggiungono ogni giorno almeno altri venti bambini che cercano assistenza negli ospedali di Torreón, che però non sono equipaggiati per curarli. Secondo Andres Moran, del Centro Regionale di Tossicologia di El Paso (Texas), "in Messico non ci sono i farmaci necessari per curare tutta questa gente avvelenata e la pemiciclamina, che li aiuterebbe, viene venduta a prezzi proibitivi". Peccato che i bambini già ricoverati abbiano bisogno di cure mediche adeguate e di terapie specifiche, e non li aiuta certo il fatto di trovarsi immobilizzati in camere in cui la temperatura sfiora i 40 gradi, prive inoltre di aria condizionata.

Al problema, non da poco, della salute dei loro figli, si aggiunge per le madri della zona quello dell'annunciata espulsione dalle loro case comprate a credito, di solito dopo una lunga lotta contro la derisione e l'apatia dei funzionari federali. Ed è così che centinaia di donne si sono organizzate in un eterogeneo e combattivo comitato di lotta per impedire che i funzionari continuino a ingannarle, e per ottenere informazioni dai ricercatori e dai medici sulla reale entità del problema.

"Non sono una leader né milito in nessun partito", spiega Dolores Guillen, abitante in Luis Echevarria, il quartiere più colpito. "Sono solo una madre di famiglia con una bambina che ha nel sangue più di 70 mg di piombo ed è destinata a rimanere mutilata per tutta la vita. Chiedo giustizia e verità per tutti noi". La loro lotta è stata così spontanea e capillare che il governo di Coahuila si è sentito obbligato a reagire, seppure tardivamente.

Risultato: la Met Mex è stata obbligata ad accettare un piano federale di decontaminazione che prevede l'aspirazione del piombo e la pulizia nelle strade e nelle case dei quartieri contaminati, la creazione di una cintura verde con un bosco di 10 ettari intorno alla fabbrica, e la costituzione di un fondo di 60 milioni di dollari per l'assistenza alle vittime e per le cure ospedaliere ai bambini. Soprattutto, però, la fabbrica killer è stata costretta a ridurre la produzione del 50 per cento. Durante le prime due settimane - nel corso delle quali sono state aspirate dalle strade 120 tonnellate di polvere di piombo - a occuparsi della "pulizia" sono state donne contattate dalla fabbrica che non ha fornito loro né mascherine né indumenti protettivi. Ma gli abitanti del quartiere si sono sollevati e la Met Mex ha dovuto pagare una società specializzata in decontaminazione, che in questi giorni sta aspirando industrialmente la polvere tossica e lavando le strade con detergenti adeguati.

La Met Mex al muro

Un'altra sommossa popolare ha inoltre impedito l'abbattimento di 400 case nell'area contaminata e lo sfratto degli abitanti. Questi hanno ottenuto l'appoggio economico per la riubicazione della gente in altre zone, un prezzo giusto per la vendita delle loro case e un credito per l'affitto alle famiglie più povere.

Adesso la gente dei quartieri, i medici e i gruppi ecologisti del comitato chiedono che i bambini siano adeguatamente curati, che si controllino i fondi stanziati, che si revisionino le norme ufficiali messicane relative ai limiti di piombo consentiti nel sangue e, soprattutto, che la "fabbrica maledetta" venga chiusa una volta per tutte.

Inutile dire che questa lotta per la salute ha causato perdite economiche enormi per la Met Mex, che cerca però di salvare la propria immagine commerciale e di minimizzare l'accaduto. Anche perché, nel frattempo, sono cominciati i controlli legislativi ambientali nelle altre fabbriche che la società possiede in Messico: il complesso chimico Quimica del Rey, la più grande fabbrica di solfato di sodio al mondo, e l'agrochimica Fertirey, produttrice di fertilizzanti e insetticidi di sintesi.

Ma soprattutto la lotta di Coahuila ha creato un precedente, e gli abitanti degli stati vicini stanno cominciando anche loro a sollevarsi contro l'avvelenamento ambientale e i modelli di sviluppo neoliberali: a Monterey contro la fabbrica di vernici Pyosa, a Veracruz contro le industrie che scaricano residui di piombo nel rio Coatzacoalcos, mentre sui litorali delle coste caraibiche i pescatori e gli abitanti di Tabasco hanno già cominciato la loro guerra personale contro l'inquinamento dell'industria petroliera transnazionale.

Il saturnismo

Cos'è: un'intossicazione cronica da piombo, che si può verificare soprattutto negli ambienti di lavoro.
Come si manifesta: anemia, colica intestinale, ipertensione arteriosa, riflessi ritardati, danni ai reni e al sistema nervoso. In casi molto gravi, può causare danni irreversibili al cervello, e persino condurre al coma.
Come si contrae: il piombo può essere introdotto nell'organismo attraverso tre vie: respiratoria (sotto forma di polveri e fumi), cutanea (per contatto, ad esempio, con benzine contenenti piombo) e orale (nel vino e negli alcolici con tappi metallici, o nei superalcolici distillati in serpentine con saldature al piombo, o addirittura nell'acqua inquinata dal metallo delle tubature domestiche. Esiste poi il saturnismo infantile, provocato dall'ingestione di frammenti delle vernici dei giocattoli). La presenza di piombo è anche dovuta all'inquinamento atmosferico, agli scarichi industriali e automobilistici.
Una volta arrivato al sangue, dove si lega ai globuli rossi, il piombo si distribuisce in quasi tutti i tessuti dell'organismo, soprattutto nelle ossa (circa il 90 per cento). Viene eliminato almeno in parte tramite le urine, le feci, il sudore e il latte materno. Può anche passare, attraverso la placenta, dalla madre al feto.
Come si cura: con la penicillamina.

Volontari per lo sviluppo - Marzo 2000
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