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Brasile - Nuovi mestieri

Guerriere da favela

Le promotoras legais, una specie di consigliere dei diritti umani, lavorano nelle periferie e nelle favelas di San Paolo e assistono le donne vittime di violenze. Sono così brave e utili che il Ministero di Giustizia ha deciso di "diffonderle" in tutto il paese.

di Paulo Lima

Alla casalinga Eda dos Santos piaceva molto scrivere poesie: d'amore, di solitudine, della vita semplice e dura di chi abita nelle favelas. Una delle ultime che ha scritto - su un piccolo quaderno, una specie di diario -, parlava di saudade, parola tipica del vocabolario brasiliano che, a detta dei poeti, è qualcosa di più della semplice nostalgia. Per dare un'idea di cos'è la saudade, ecco una strofa della poesia della dos Santos:

"Saudade... che fa parte della vita
Saudade della mia infanzia, di quando ero piccola.
Saudade che viene e che ritorna
di qualcuno che non torna più e
che segna la nostra vita".

Di saudade parla, anche, Rose Maria, quando ricorda l'amica che non c'è più. La quarantenne Eda, madre di tre figli, è stata uccisa nell'ottobre del '97 dal marito, in preda a un accesso di gelosia, freddata da quattro colpi di pistola.

Rose tira fuori dall'archivio la scheda con i dati dell'amica. Diventa triste quando rivede la foto 3x4 a colori, in alto a sinistra. "Quando è venuta qui da noi stava molto male", racconta, "perché il marito la picchiava in continuazione. Poi ha cominciato a partecipare alle nostre riunioni. Diceva di sentirsi meglio ed era contenta di averci conosciuti. Volevamo aiutarla di più, ma non è stato possibile perché è arrivata la disgrazia".

Rose è una delle 200 e più promotoras legais populares che operano nelle periferie di San Paolo, una specie di consiglieri nel campo dei diritti umani. Da più di tre anni lavora presso il Centro Maria Miguel, nato nell'agosto del '96 per difendere i diritti femminili. Un lavoro difficile e che spesso si scontra con la prepotenza dei maschilisti di turno, squadroni della morte e trafficanti di droga di São Miguel Paulista, zona est della capitale. In questo senso, purtroppo, il dramma di Eda è esemplare.

Il cammino delle pietre

L'idea, peraltro, non è nuova. In Perù, Cile, Argentina e Costa Rica, per esempio, le promotoras populares esistono già da più di 10 anni. L'esperienza è arrivata in Brasile durante un seminario latino-americano sui diritti della donna, nel '92. Due anni dopo, contemporaneamente a São Paulo e Porto Alegre, nello stato di Rio Grande do Sul, è stato promosso un primo corso destinato a formare soprattutto le leader delle comunità povere, dei centri sociali, dei sindacati e di altri settori popolari.

Nella capitale paulista il corso dura nove mesi e le lezioni si tengono ogni sabato, dalle nove all'una del pomeriggio in una sala del Consiglio comunale. La gente riflette e discute su concetti di base del diritto familiare, professionale, dell'infanzia, ecc.

"Il corso cammina su un doppio binario", spiega Ana Amélia, dell'Unione delle donne di São Paulo, l'ente che promuove l'iniziativa insieme a una ong di avvocati, l'Ibrap, "imparano tanto le alunne, che riportano casi veri della vita di ogni giorno, quanto i professori - tutti volontari - che cercano di tradurre in un linguaggio accessibile il contenuto delle leggi". All'inizio si poteva contare, per il progetto, sul contributo economico del governo e di agenzie internazionali di solidarietà, ma oggi si convive con il problema, non da poco, della mancanza di soldi. I fondi non ci sono più. E, ironia del destino, il Ministero della Giustizia brasiliano adesso vuole che si ripeta, in qualche modo, l'esperienza delle promotoras legais.

Oltre alle lezioni del sabato, è prevista durante la settimana anche una specie di stage sul campo, e cioè visite a carceri, ospedali, tribunali, commissariati di polizia e altre istituzioni dello stato, per vedere da vicino come funzionano.

"Il nostro obiettivo è insegnare il cammino delle pietre", dice il Pubblico Ministero Sueli Riviera, esperta in diritto dell'infanzia, una delle insegnanti volontarie. Esempio: "Se il marito picchia la moglie, quest'ultima chiede aiuto a una promotora popolare del quartiere, che perlomeno conosce qualcosa di diritto di famiglia, o sa a chi rivolgersi nei casi dubbi".

Nella sua settima edizione, il corso ha già preparato più di 200 promotoras legais che operano nella capitale e in città vicine, come Campinas e São José dos Campos. Nell'ottobre del '99, è stato realizzato il primo incontro generale a livello statale, per condividere e valutare l'esperienza.

Piangono come fontane

Le donne del Centro Maria Miguel hanno raccontato le storie dei loro piccoli successi: dalla fondazione a oggi sono stati seguiti più di quattromila casi, in maggioranza di violenza contro le donne (aggressione, stupro, minacce di morte), altri di maltrattamenti nella scuola, razzismo, diritti lavorativi e altro.

"Il nostro ruolo consiste soprattutto nel mediare i conflitti, aiutare le parti a riconciliarsi" riprende Rose. "I casi più gravi vengono poi denunciati agli organi competenti". "La nostra pretesa non è promuovere divorzi o mettere qualcuno in galera, ma combattere la violenza che ricade sulla donna", completa José Antonio, uno dei quattro avvocati del centro che si alternano durante la settimana per dare assistenza giuridica.

Prima di andare a parlare con gli avvocati, la vittima passa per una terapia corporale che si tiene ogni mercoledì mattina. La sala d'attesa del centro diventa piccola. Le sedie non bastano e si usano cuscini per terra, perché spesso il numero va oltre le dieci persone. Arrivano tutte con il cuore stretto, imprigionate nel silenzio, piene di vergogna all'idea di condividere i drammi con delle sconosciute. "Prima di tutto cerchiamo di creare un'atmosfera di amicizia, per favorire la fiducia", racconta Emericiana de Jesus, un'altra promotora popular, coordinatrice delle sedute. "È tutto molto libero e aperto. Alla fine, molte di loro finiscono per piangere come fontane". Emericiana, che a occhio e croce avrà sessant'anni, aggiunge: "Dopo aver esternato tutta la rabbia e la sofferenza che si portano dentro, viene il momento del rilassamento. Alla fine dell'incontro escono dal centro molto più sollevate e con l'autostima più alta".

Insomma, queste donne collaborano attivamente per spezzare il cerchio della violenza e aiutano le compagne a trasformare la tristezza in allegria e il dolore in speranza, il tutto per cambiare vita. Qualche volta ci riescono, qualche volta no, come la poetessa Eda.

Storia di Maria Miguel, femminista e matriarca

Il centro Maria Miguel prende il nome da una militante femminista, una specie di matriarca per i leader popolari della regione. Nell'88, Maria è stata una delle fondatrici dell'Associazione delle donne della zona est della città di San Paolo, di cui fa parte il centro di difesa dei diritti femminili.

Ottantenne, vedova da quasi quarant'anni, un figlio, due nipoti e nove bisnipoti, la Miguel ancora partecipa agli incontri e alle feste organizzati dal centro e dall'associazione. Dall'84 a oggi, non ha fatto, si può dire, che collaborare per risolvere i problemi di abitazione, istruzione e salute di chi abita nelle favelas. Ha perso il conto delle barricate, delle marce di protesta e delle negoziazioni con il governo a cui ha partecipato. Nella sua lotta per far valere i diritti della donna, ha imparato diverse lezioni di vita. Eccone una: "Ho imparato ad amare e a conoscere me stessa. Poi, ho imparato che partecipare alla costruzione di un paese più giusto è molto gratificante. Non mi pento di ciò che ho fatto fino a oggi. Se potessi, ricomincerei tutto da capo".

P. L.

I numeri della violenza

In Brasile - paese di 167 milioni di abitanti e di dimensioni continentali - esistono appena 225 commissariati di polizia, creati specificamente per seguire le denunce di violenza contro le donne: molti degli impegni che il governo ha assunto nelle conferenze mondiali del Cairo nel '93 e di Beijing nel '94 restano sulla carta. Il fatto è che non si conoscono ancora le dimensioni reali del problema. Sulla base di pochi dati, si sa soltanto che è grave, costante e generalizzato.

Secondo la Banca Interamericana di Sviluppo (Bid, la sigla è in inglese), ogni anno dal 30 al 75 per cento delle donne latino-americane che vivono con i loro compagni subiscono violenze psicologiche. Molte di loro, dal 10 al 30 per cento, sono vittime inoltre di violenze fisiche.

Sono spaventosi anche i numeri delle violenze sessuali contro le donne, commessi nella maggioranza dei casi dai loro compagni o da persone vicine. Nel solo stato di São Paulo sono stati registrati nel '98 quattromila casi. Considerando che, secondo le stime internazionali, vengono rese pubbliche appena il 15 per cento delle violenze, il totale dei crimini salirebbe a 27 mila.

P. L.

Un progetto del Mlal

Professori a Bahia

Studenti brasiliani che vengono in Italia e universitari italiani che vanno in Brasile: da tre anni un programma di ricerca e scambio culturale tra le Facoltà di Scienze dell'Educazione di Bahia e di Padova, promosso dal Mlal, permette a educatori e futuri insegnanti di migliorare la loro formazione, accademica e pratica. I tirocinanti hanno anche il compito di formare dei maestri di scuole materne ed elementari nei quartieri periferici di Salvador di Bahia, in modo da fornirgli l'orientamento e gli strumenti metodologici per favorire l'educazione e l'integrazione scolastica dei ragazzi più poveri. Il progetto, che riguarda sia i nuovi insegnanti sia l'aggiornamento di quelli già inseriti nel sistema educativo, coinvolge attualmente 15 scuole e una cinquantina di maestri, per un totale di 1.200 bambini delle fasce sociali più svantaggiate.

S.O.S. il tuo aiuto

Le spese principali per ogni studente ospitato in Italia riguardano vitto e alloggio (53.000 lire al giorno) e il costo del viaggio (250.000 lire).

Puoi versare il tuo contributo sul c.c.p. 12808374 intestato al Mlal, viale Palladio 16 - 37138 Verona, specificando nella causale: Progetto Barquinho.

Volontari per lo sviluppo - Marzo 2000
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