a cura di Chiara Adamo
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Il 25 novembre, la Corte di Cassazione turca ha confermato la condanna a morte di
Abdullah Ocalan. Precisando che l'esecuzione della pena capitale deve essere approvata
dall'Assemblea nazionale turca, il rappresentante del Consiglio d'Europa Jannson ha
ricordato la promessa del governo turco di attendere che la Corte europea di Strasburgo si
sia pronunciata sul caso. Al Parlamento europeo la notizia del verdetto è stata
annunciata insieme a quella della stipulazione di un accordo commerciale europeo con la
Turchia, che prevede la vendita di carri armati. L'onorevole Claudio Fava dei Socialisti
europei ha ribadito durante la discussione sulla Carta europea dei diritti l'importanza
d'includere la dimensione dei diritti umani in tutti gli aspetti riguardanti l'Ue,
compresa l'esportazione di armi.
Due settimane dopo, il Consiglio europeo di Helsinki ha annunciato l'inclusione della
Turchia fra gli Stati candidati all'adesione all'Ue. La dichiarazione finale menziona
testualmente il compiacimento europeo "sui recenti sviluppi positivi verifìcatisi in
Turchia", per l'intenzione del paese di proseguire nelle riforme. Interrogato su
Ocalan in conferenza stampa, il primo ministro turco Ecevit ha dichiarato di considerare
la pena di morte "da un punto di vista generale" e di sperare che gli altri
partiti si allineino con il suo per la sua abolizione.
Riguardo al problema kurdo, secondo il primo ministro sarebbe impossibile distinguere un
turco di origine kurda da un altro turco. Nella stessa occasione Ecevit si è dichiarato
disponibile a un'apertura "qualora cessino le attività terroristiche".
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L'adozione entro fine anno del Programma Daphne (2000-2003) contro la violenza verso le donne, gli adolescenti e i bambini rientra tra le priorità della presidenza finlandese. Questa dichiarazione si accompagna al lancio di due campagne d'informazione contro la tratta delle donne in Bulgaria e Ungheria e sembra essere di buon auspicio per le manifestazioni organizzate in occasione dell'Anno europeo per i diritti della donna in diversi paesi europei. Per informazioni sulla campagna: Infofemmes@dg10.cec.be.
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Il Millennium round si avvicina, ma le posizioni di Unione europea e
paesi dell'Africa, Caraibi e Pacifico (Acp), stentano a trovare la necessaria coerenza. In
occasione dell'incontro dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) di Seattle,
tenutosi all'inizio di dicembre, i rappresentanti degli Stati Acp hanno presentato una
dichiarazione in cui si chiede un trattamento speciale e differenziato in favore dei paesi
in via di sviluppo. Nella dichiarazione si invita l'Unione europea a mantenere il sistema
attuale di preferenze non reciproche, chiedendo una deroga all'Omc.
Da parte sua l'Unione europea ha offerto come contro-proposta un programma di assistenza
per aiutare i paesi in via di sviluppo a sopravvivere alla liberalizzazione del commercio
mondiale. Il Commissario Lamy, convinto dei benefici per i paesi in via di sviluppo di
un'apertura del commercio, e della loro conseguente integrazione nell'economia mondiale,
si è impegnato per il libero accesso nel mercato europeo di "quasi" tutte le
esportazioni dei paesi meno avanzati.
Mentre i due fronti avanzano, il direttore aggiunto dell'Organizzazione Mondiale del
Commercio Rodriguez Mendoza ha dichiarato in conferenza stampa che "nessuna regola
dell'Omc obbliga l'Unione europea a trasformare i suoi accordi preferenziali con gli Acp
in accordi di libero scambio".
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"La discriminazione rovina la vita di milioni di cittadini europei". È stato
questo il commento della Commissaria Anna Diamantopoulou nel presentare una serie di
misure per la lotta contro le discriminazioni, fondate sul nuovo articolo 13 di Amsterdam.
"L'importanza delle misure - ha insistito la Commissaria - è che le vittime di
discriminazioni avranno la possibilità di adire il tribunale per la protezione dei loro
diritti".
Due proposte di direttiva vietano la discriminazione fondata sull'origine razziale o
etnica in diversi settori quali istruzione, previdenza sociale, accesso ai beni e servizi
nonché attività culturali e occupazione. 'Riguardo all'occupazione, le forme di
discriminazione prese di mira comprendono anche la religione o le credenze, l'età e le
tendenze sessuali.
Un programma di azione comunitaria (2001-2006) garantirà l'esecuzione delle direttiva e
sosterrà gli sforzi degli Stati, delle ong e delle parti sociali in questo campo. Il
bilancio stanziato è di 100 milioni di euro.
Volontari per lo sviluppo -
Gennaio 2000
© Volontari per lo sviluppo