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Romania - Transizione ad alto rischio

Dieci anni dopo

Automobili di lusso, discoteche alla moda, insegne pubblicitarie. Ma un terzo della popolazione guadagna meno di un dollaro al giorno, e molti rumeni rimpiangono Ceausescu.

di Alberto Barbero e Davide Raffa

La barba e i capelli rasati alla stessa lunghezza, i lineamenti leggermente orientali, il sorriso di chi incontra un amico. È Cristian, il primo contatto con questa realtà finora conosciuta solo attraverso libri e atlanti. Ha 29 anni, vive a Bucarest, studia giurisprudenza e da qualche anno lavora part-time per la Caritas di Bucarest, per pagarsi gli studi. Abita con la madre e il fratello maggiore, per far fronte alle spese deve inventarsi altre occupazioni. "La Caritas non paga molto ... ", dice in un discreto italiano. È per questo che, di volta in volta, diventa meccanico o guida turistica, e alla fine il tempo per studiare non basta mai.
Cristian ci accompagna in questo nostro viaggio di conoscenza della Romania, un paese che solo una decina di anni fa doveva fare i conti ogni giorno con il socialismo reale "made in Ceausescu" e che ora lotta disperatamente per rialzare la testa e per non essere escluso dal banchetto dei fratelli benestanti dell'Unione europea.
La modernizzazione del paese e il conseguente, seppur lento, sviluppo economico, come spesso succede, non ha riguardato la fascia più debole della popolazione, che è costituita dalla maggior parte dei rumeni. Quattro su cinque, infatti, si dichiarano insoddisfatti del loro livello attuale di vita e sono in molti a sostenere che si stava meglio durante il regime di Ceausescu, dimenticando forse troppo in fretta la paura e l'oppressione di quel periodo. Appena dieci anni dopo, sembrano svanite le speranze e le aspettative nate dalla rivoluzione popolare che in pochi giorni aveva spazzato via uno dei regimi più oppressivi della storia e riportato in Romania un governo democratico.

Cento dollari al mese

Girando per le strade di Bucarest si è colpiti dall'abbondanza di insegne pubblicitarie, con i marchi delle multinazionali americane e asiatiche che fanno la parte del leone, monopolizzando le facciate principali. Anche il tipo di automobili in circolazione è un segno evidente del cambiamenti in atto. "Fino a qualche anno fa", dice Cristian, "l'unico modello che si vedeva in giro era la Dacia, in svariati colori, ma dalla solita monotona forma, tipo ex Renault 12. Ora invece circola un po' di tutto". Ma dietro questo apparente benessere, come sta realmente la gente? "Quelli che stanno veramente bene", continua Cristian, "sono circa il 10 per cento della popolazione, mentre la maggior parte fanno fatica a tirare avanti. Con uno stipendio medio di 100 dollari al mese, l'unico espediente è quello di arrangiarsi con altri lavoretti. Prendete per esempio i camerieri che ci stanno servendo: guadagnano più o meno l'equivalente di 50 dollari e sopravvivono solo grazie alle mance!".
Anziani, impiegati, insegnanti, operai vedono quotidianamente peggiorare le loro condizioni di vita, a causa di una situazione economica che negli ultimi due anni è molto peggiorata. I pensionati hanno visto svanire i loro risparmi, e alcuni di essi vivono ormai in povertà, mendicando per le strade del centro di Bucarest. Un terzo dei rumeni non riesce a guadagnare 1 dollaro al giorno, la disoccupazione cresce e gli investimenti stranieri disdegnano il paese. Il sistema pubblico nazionale è profondamente in crisi per mancanza di risorse, assorbite da un debito estero di più di 11 miliardi di dollari, per l'incapacità delle istituzioni locali nel riscuotere le imposte, e per il grave problema della corruzione. Fuori dal bar due ragazzini di 10 anni si aggirano tra la folla con i vestiti logori, respirando in sacchetti di plastica pieni di solventi. L'abbandono dei minori è il problema più grave della Romania di oggi, legato al fenomeno dei bambini di strada: lasciati da genitori troppo poveri in orfanotrofi ancora più poveri, riuniti in bande, sono in balia della criminalità organizzata, e del circuito della prostituzione.

Si vive meno che in Albania

A quanto risulta sono ancora migliaia i bambini che vivono in condizioni precarie nei 600 orfanotrofi e centri per minori del paese. E sono sempre i bambini le maggiori vittime del crollo della sanità pubblica. Oggi la Romania ha il triste record europeo della diffusione delle malattie infettive. Meningite, congiuntivite, epatite A sono tornate drammaticamente a colpire, aggravando una situazione già di per sé difficile. Secondo le statistiche della Banca Mondiale, l'aspettativa di vita è scesa a 69 anni di età, meno ancora che in Albania o in Bulgaria.
Siamo andati a visitare la casa San Giovanni per il recupero dei ragazzi di strada, gestita dalla Caritas di Bucarest, e a cui la Caritas Ambrosiana e il Celim di Milano stanno contribuendo per la formazione degli operatori e l'allestimento dei laboratori informatico e artistico. I 12 ragazzi ci accolgono con grande allegria ed è difficile non farsi coinvolgere dal loro affetto. "Questa è una prima risposta concreta alla situazione di disagio delle famiglie e dei bambini, e gli sguardi ora sereni dei ragazzi, abituati fino a poco tempo fa a convivere con droga e prostituzione, dicono che siamo sulla strada giusta", ci dice in un italiano perfetto Padre Alessandro Cobzaru, direttore della Caritas di Bucarest, un uomo di 55 anni. "La Romania è un paese che possiede molte risorse", prosegue sorridendo, "ma non è ancora in grado di sfruttarle per mancanza di infrastrutture adeguate. Un detto rumeno dice: "Il nostro paese oro porta, e noi mendichiamo da una porta all'altra". Dopo la caduta del comunismo, le terre sono state restituite ai contadini, che però non possono farle fruttare perché non hanno il denaro per comprare un trattore. E se anche producono, non sanno poi dove vendere la merce visto che non c'è mercato. Se poi, per caso, c'è il mercato, occorre fare i conti con la concorrenza dei prodotti importati che vengono preferiti alle produzioni locali. In questo clima di liberalizzazione e di privatizzazioni", aggiunge Padre Alessandro, "sono pochi quelli che si arricchiscono e molti che, invece, diventano sempre più poveri e vedono i loro sforzi vanificati giorno dopo giorno. Tra questi, sono soprattutto i giovani a vedere deluse le proprie aspettative e ad avere voglia di cercare fortuna all'estero. È per questo che bisogna investire nei giovani, creando opportunità di lavoro in modo che possano ritrovare fiducia in se stessi e nelle istituzioni". Pensiamo ai tanti ragazzi incontrati durante questo viaggio in Romania, non troppo diversi dai nostri, con le stesse speranze e la stessa voglia di cambiamento. Per la maggior parte di loro Ceausescu e la sua dittatura non sono altro che lontani ricordi di quando erano bambini, ancora testimoniati dalla grandezza e dallo sfarzo della Casa del Popolo di Bucarest come dalla miseria e dal degrado delle periferie urbane. Il paese in cui vivono ora, però, è in crisi profonda, incapace di offrire le stesse opportunità che hanno i loro cugini occidentali, protagonisti di tanti film americani ed europei proposti quotidianamente in televisione. "Sono questi giovani la ricchezza e il futuro della Romania", ci dice Cristian mentre ci accompagna all'aeroporto, "e solo se daremo loro la possibilità di ricostruire il paese e di sentirsi a tutti gli effetti europei, potremo considerare chiusa positivamente la transizione. Ma se l'Europa non ci apre le sue porte e non ci dà fiducia, allora sarà in continuo aumento il numero di intellettuali e non che cercheranno altrove un futuro migliore". E questo, aggiungiamo noi, condannerebbe la Romania a una lenta agonia, di cui tutti saremmo responsabili.

Un intervento del Celim per gli orfani rumeni

Ragazzi di strada

Con un Pil pro capite di 4.360 dollari l'anno e un tasso d'inflazione del 60 per cento, la Romania è un paese in condizioni economiche drammatiche. Mentre nel periodo socialista c'era lavoro per tutti (a salari e produttività bassissimi, ma con il minimo vitale garantito), la caduta del regime di Ceausescu, seguita dalla liberalizzazione dell'economia e dalla privatizzazione delle aziende, ha segnato un rapido tracollo. Il paese, arretrato tecnicamente ed economicamente, si è trovato all'improvviso a dover fare i conti con i prodotti provenienti dall'Europa occidentale, di qualità superiore e prezzo inferiore. La privatizzazione, poi, ha significato soprattutto licenziamenti. Così, in molti casi, una famiglia di 4 o 5 persone si è trovata a vivere con un unico stipendio, spesso ai limiti della sopravvivenza. I bambini sono stati i più colpiti da questa situazione, perché quando i genitori non riescono più a far fronte alla miseria, spesso non trovano altra soluzione che abbandonare i figli. E chi ha la fortuna di avere un lavoro è costretto a lasciarli in balia di se stessi tutto il giorno, perché gli asili sono pochi e costano troppo. Ancora adesso, non sono rari i casi di bambini che mangiano una sola volta al giorno, grazie alle mense o alle distribuzioni di cibo. I terribili orfanotrofi di Ceausescu, che nel 1989 ospitavano centomila bambini, non ci sono più, ma l'alternativa sono le bande di ragazzi di strada che dormono sui marciapiedi o nelle fogne, sopravvivendo grazie a piccoli espedienti e cercando un'evasione nella droga. Tra i minori che ancora si trovano negli istituti sono frequenti i casi di gravi disturbi mentali, handicap e un tasso altissimo di sieropositività. È la triste eredità del regime di Ceausescu, che voleva raddoppiare la popolazione e imponeva un alto tasso di natalità: ogni donna doveva partorire cinque figli, altrimenti veniva penalizzata con diminuzione di assegni familiari, case più piccole, ostracismo.

Due anni fa il Celim di Milano, in collaborazione con la Caritas ambrosiana, ha avviato un progetto di recupero dei ragazzi di strada a Sf Ioan, nella periferia di Bucarest, dove è stata creata una comunità alloggio che al momento ospita 12 ragazzi tra i sei e i diciotto anni, di cui alcuni educatori seguono la formazione, la crescita e l'avviamento professionale. L'accoglienza nel centro si basa su un "contratto" in cui il ragazzo accetta di seguire il cammino che viene proposto, i diritti e i doveri legati a una vita normale in una comunità, dopo anni passati sulla strada. Lo scopo è dare ai ragazzi un'esistenza il più possibile normale, con la scuola, la mensa, la possibilità di giocare e di essere sostenuti dagli educatori: gli ospiti devono impegnarsi a recuperare gli anni scolastici persi in precedenza, e acquisire una preparazione professionale, in modo da poter trovare lavoro e reintegrarsi nella vita sociale. Per questo motivo è stato allestito un laboratorio di informatica per i ragazzi più grandi, cui si vorrebbe affiancare un laboratorio di serigrafia. Per far fronte alla necessità di personale qualificato, si sono poi organizzati seminari di formazione per nuovi operatori della Caritas di Bucarest. L'esperienza comunitaria e la presenza di educatori professionali sono riusciti ad assicurare un clima "familiare", importante per ragazzi che non hanno mai conosciuto l'affetto di nessuno. Il lavoro fatto a Sf Ioan sta dando buoni risultati: anche se è difficile ottenere che le famiglie d'origine riprendano con sé i ragazzi, qualcuno di loro è stato dato in adozione, e qualcun altro ha potuto finalmente cominciare una vita autonoma.

S.O.S. il tuo aiuto

Il Celim si propone di raccogliere L. 20.000.000 per creare un laboratorio di serigrafia ben attrezzato. Anche tu puoi dare il tuo contributo, sul ccp. 52380201, intestato al Celim, via S. Calimero 11/13, 20122 Milano, causale: Romania.

Miracolo a Bucarest

Miloud Oukili è un nome conosciuto. Ai suoi spettacoli accorrono a migliaia, i giornali gli dedicano paginoni. Il motivo non è solo che Miloud è un bravo clown. I clown, per quanto bravi, quasi mai sono famosi. Si nascondono dietro l'anonimato del cerone, finito lo spettacolo nessuno ricorda chi siano. Il motivo per cui Miloud è conosciuto è un altro: la sua compagnia è formata da artisti di strada, ragazzi che ha raccattato nelle fogne di Bucarest e a cui ha insegnato un mestiere, quello dei clown (ma non solo, i ragazzi di Miloud sono anche scenografi, parrucchieri, costumisti, insomma svolgono tutti i lavori legati al circo). Molti hanno abbandonato quella vita assurda a sei metri sotto terra, in mezzo ai miasmi di escrementi e di orina, a sbrigarsela con i topi e a raccattare cibo, altri hanno per lo meno una prospettiva di lavoro, e tutti, grazie a lui, hanno recuperato un bene inestimabile, e cioè il rispetto di sé. Perché, da sei anni a questa parte, il bretone Miloud, 27 anni appena, si è dedicato a riscattare quei ragazzini disperati, abbandonati dalle famiglie, fuggiti dagli orfanotrofi, degli sbandati, insomma, che se non fosse per lui ridurrebbero le loro vite a sniffare una collaccia da mille lire, che per un quarto d'ora dà una certa ebbrezza e poi fa venire voglia di morire. Dopo averla inalata, i ragazzini cadono in depressione, e cominciano ossessivamente a tagliuzzarsi con le lamette. Sei anni fa Miloud arrivò a Bucarest per partecipare, a modo suo, alla rivoluzione contro Ceausescu. Doveva restare un mese e mezzo, ma conobbe un po' di quei bambini, gli spettatori più attenti degli spettacoli che teneva nei metro, nelle piazze, nei parchi cittadini. Tornò in Francia, ma con le loro facce stampigliate nella memoria. Ci pensò un po' e poi raccolse le sue cose, salutò amici e parenti e se ne tornò in Romania. Voleva aiutare quei ragazzini, e li aiutò insegnando loro l'unica cosa che conosceva davvero: l'arte della "clowneria", che è un modo per ridere ma anche un mestiere. Andò perfino a vivere con loro, passò settimane nelle fogne, li seguì nelle loro scorribande, entrò nelle loro piccole vite disperate.

E i ragazzini lo seguirono: accorrevano, per imparare, da tutta la città. Tanto che, nel '95, con i crediti delle ambasciate e degli istituti di cultura, Miloud decise di fondare l'associazione Parada, che fornisce alloggio e assistenza. E dal '97 gira per Bucarest Caravanne, un pulmino che dalle 10 di sera alle 2 e mezzo del mattino fornisce servizio medico e di sicurezza, o anche solo un appoggio psicologico. L'iniziativa ha finito per coinvolgere un po' tutti, prima le ambasciate e le imprese locali, poi quelle estere, poi il governo rumeno. È attraverso la loro collaborazione - oltre che con il ricavato degli spettacoli realizzati con i bambini, in tutta Europa - che Miloud manda avanti Parada e le altre sue attività. Che per ora hanno salvato dalla degradazione della strada più di seicento bambini. Tenendo conto che dietro c'è un uomo solo, è il caso di parlare di miracolo.

Per informazioni: Coopi, Cooperazione Internazionale, 167-117755, che ha appoggiato il progetto Parada.
Per dare il proprio contributo: C7C bancario n. 11.000, Credito Italiano, agenzia 36 Milano, Abi 2008 Cab 1636, o ccp. 142273 intestato a Coopi, ragazzi di Bucarest, via De Lemene 50, Milano.

Volontari per lo sviluppo - Gennaio 2000
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