di B. C.
da Lima
Maria è una giovane laureata in Legge che lavora come avvocato in uno studio nel
centro di Lima. Non viene da una famiglia ricca; i suoi genitori sono piccoli borghesi e
hanno faticato non poco per pagargli gli studi. Una sera, finito il lavoro, preleva con il
suo bancomat dalla cassa automatica, poi cerca un taxi per andare a casa. In un attimo un
taxi si ferma. Dentro, tre uomini che la bloccano puntandole una pistola sotto la giacca.
La portano ai vari distributori automatici della città perché prelevi con la sua carta
di credito l'importo massimo diario consentito. Quando nel conto non le resta più nulla,
i tre energumeni si tolgono la soddisfazione di violentarla a turno. Solo molte ore più
tardi la lasciano mezza nuda sulla strada principale. Lei non va alla polizia in un paese
dove la verginità è ancora questione di onore, chi vorrebbe in sposa una ragazza
stuprata?
José invece era un ragazzo carino e intelligente di 22 anni, studiava Lettere in una
università privata peruviana. Aveva la ragazza, tanti amici e progetti per il futuro che
i suoi genitori coltivavano con mille sacrifici. Una notte, uomini armati entrarono nella
sua casa per rubare il computer nuovo appena comprato e ancora da pagare. Suo padre oppose
resistenza, il ragazzo si mise in mezzo proprio in tempo per ricevere in testa una
pallottola. All'università gli studenti fecero una colletta per pagare la delicata
operazione di neurochirurgia e i. suoi genitori ipotecarono la casa, ma lui non si è più
svegliato dal suo sonno profondo.
Storie quotidiane, che a Lima non fanno più notizia. Ogni giorno i giornali ne
riportano a decine e molte non arrivano neppure alla carta stampata perché sono parte di
quella roulette russa che ogni giorno qui si gioca con la vita.
Dopo l'era del terrorismo, il Perù sta vivendo una nuova ondata di terrore sociale:
quello della violenza criminale anarchica e disperata. Una recente inchiesta condotta
dall'Inei (Instituto Nacional de Estadistica e Informatica) sulle violenze ed i crimini
avvenuti a Lima nel 1997 fotografa una situazione drammatica. L'indagine rivela infatti
che, su un totale di 8643 persone intervistate, il 32,4% è stato vittima lo scorso anno
di atti di violenza come furti, aggressioni fisiche, sequestri ed atti di vandalismo. Ma
sono soprattutto i furti alla persona quelli verificatisi con maggior frequenza, e sono le
donne le vittime più colpite - il 18,5% -. Tra i delitti segnalati dall'indagine compare
a sorpresa il furto di alimenti - con un allarmante 12,1% su un totale di 2473 famiglie
intervistate - segno che anche la fame spinge i più disperati a gesti estremi.
Significativa, infine, l'età degli aggressori: 39,6% hanno tra i 18 e i 24 anni, il 17%
tra i 25 ed i 29 anni e ben il 24,4% sono minorenni.
La mano di vernice con cui sono stati dipinti gli edifici di Lima, costruiti gli
scintillanti centri commerciali, disseminati i Mac Donald's, i Burger King, i Pizza Hut e
il bombardamento degli spot pubblicitari che ricordano che "il Perù si vede
migliore" non possono cancellare la povertà assoluta in cui vive più del 60% della
popolazione, secondo le stime ufficiali. Non cancellano il 20% di disoccupazione, la
mancanza di assistenza sanitaria di base e di un livello educativo decente nelle scuole
pubbliche. Tutti settori, già carenti in passato, che sono oggi spazzati via dalla
"privatizzazione" selvaggia che ha cambiato il paese, un paese che conta ancora
il 16% di analfabeti. Così, mentre la TV via cavo ed Internet sono quasi alla portata di
tutti alimentando sogni di benessere irraggiungibili, una rabbia sociale indiscriminata
prende forma e cresce, giorno dopo giorno, in una violenza anarchica incontrollata, che
pochi limegni ricordano. È la vendetta dei deboli, l'unica forma di rivincita sociale per
chi non ha mai avuto speranze migliori. Non sono assassini professionisti, sono ladri e
rapinatori, spesso improvvisati, nati in reazione all'ambiente sociale in cui vivono.
Questa è l'atmosfera che si respira a Lima negli ultimi mesi. È sufficiente avere un
lavoro per diventare bersaglio della delinquenza. Ed è la gente normale a pagare il
prezzo più alto, non i benestanti. Sono quelli che non sono abbastanza poveri per non
essere assaliti, né abbastanza ricchi per pagarsi la scorta armata 24 ore su 24. La loro
salvezza dipende da un numero esiguo di poliziotti malpagati, che fanno turni anche di 12
ore al giorno.
Ma entrambe le parti, vittime e aggressori, sono i figli della nuova politica neoliberale
che di liberale non ha nulla se non il nome.
E il nuovo, grande business nascente diventa quello delle assicurazioni sulla vita. "Lui era così giovane" - recita la campagna pubblicitaria di una nota agenzia di assicurazioni peruviana - "nessuno se lo sarebbe aspettato, ma li ha lasciati soli per sempre (indicando la foto di una giovane donna, probabilmente la moglie, con i due figli tristissimi in braccio) Non lasciarli soli anche tu, assicurati! Con soli 100 dollari al mese gli garantirai fino a 30 mila dollari di copertura, più le spese del tuo funerale". Non è uno scherzo di cattivo gusto, e i peruviani che possono permetterselo non fanno gli scongiuri, ma si assicurano.
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A Lima nel quartiere-tugurio di La Victoria (dove si ammassano 38.000 persone per kmq. contro una media di 2.300 della città di Lima) ci sono 44.000 bambini vittime di maltrattamenti in famiglia. Per assistere loro e le loro famiglie, tre anni fa l'Aspem ha avviato il progetto "Una casa dove non abita la violenza" ed ha creato un consultorio con personale specializzato (assistenti sociali, psicologi, avvocati) che opera nei locali della parrocchia Nuestra Senora del Camino, diventato il punto di riferimento di 1500 bambini vittime di abusi. Ai ragazzini viene offerta la possibilità di usufruire, per tre pomeriggi alla settimana, di varie attività di recupero scolastico in modo da prevenire l'abbandono della scuola che nei quartieri popolari raggiunge il 40%.
I costi previstiCon sole 30.000 lire puoi contribuire alla tutela giuridica, sanitaria e psicologica di un bambino vittima di violenza. |
Puoi versare il tuo contributo sul c/c n. 17630229 intestato all'Aspem, via Dalmazia 2, 22063 Cantù (CO), specificando nella causale: Bambini Perù.
Volontari per lo sviluppo -
Settembre 1998
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