di Emanuele Rebuffini
Ogni anno migliaia di braccianti impiegati nelle piantagioni bananiere del Costa Rica
divengono sterili a causa dell'esposizione ai potenti pesticidi utilizzati per la
coltivazione delle banane: questa la denuncia dei sindacati e delle Ong del Paese
centroamericano, trasformato dalle multinazionali in una vera e propria "Repubblica
delle banane". Già nel 1992 un tribunale statunitense aveva condannato la Dole,
multinazionale proprietaria di milioni di ettari coltivati a banane in Costa Rica, a
pagare 20 milioni di dollari come risarcimento danni a 3 mila suoi lavoratori resi sterili
dall'uso del DBCP, un potente vermifugo. Ma da allora la situazione non è cambiata molto,
almeno secondo la denuncia del Sitrap, il Sindicato de Trabajadores de Plantaciones
Agricolas. Orari di lavoro nelle piantagioni dalle dieci alle sedici ore, per un salario
non superiore ai 187 dollari mensili (circa 320.000 lire), senza mutua né pensione,
esposti alla "fumigazione aerea", con la quale i bananeti vengono irrorati di
pesticidi, anche quando sono presenti i contadini sprovvisti di qualsiasi maschera di
protezione..Questo è il lavoro che attende la maggior parte dei campesinos costaricani,
che non hanno molte alternative al fare i braccianti nelle fincas delle multinazionali.
Così, dietro ai "bollini blu", che siglano la frutta che giunge sulle nostre
tavole, si nascondono talvolta tristi storie di sfruttamento dei lavoratori e
dell'ambiente.
In Costa Rica, la banana è il primo articolo di esportazione (il 20% del totale) e a farla da padrone sul mercato è la Dole Food Company, di proprietà di David Murdock, che sotto il nome di Standard Fruit è il più grande produttore e venditore al mondo di frutta e verdura. Con un fatturato di oltre 4000 milioni di dollari, la Dole conduce affari in 75 nazioni e dispone di 55 mila dipendenti. In Somalia nel '95 è stata protagonista di una vergognosa "guerra delle banane" che l'ha vista opposta alla società italo-somala Somalfruit. In "palio" c'era la quota che l'Unione Europea riserva alla banana somala e per accaparrarsela pare che la Dole abbia fatto ricorso a ogni mezzo. C'è anche chi, come il settimanale Epoca, aveva denunciato l'implicazione della multinazionale americana nell'assassinio di Marcello Parmisano, il giornalista del TG2, vittima, con Carmen Lasorella, di un agguato in Somalia nel 1995.
E nel Paese centroamericano la società di Murdock, presente sin dal 1956, è un vero colosso: possiede 18.800 acri e per essa lavorano tra i 7 e gli 8 mila dipendenti. "La monocoltura del banano ha portato conseguenze gravissime" spiega Gilberth Bermudez Humaña, coordinatore del Sitrap, intervenuto a Livorno ad un convegno promosso dal Centro Mondialità Sviluppo Reciproco, in occasione dell'apertura da parte della Dole, proprio nel porto di Livorno, di un terminal per la distribuzione delle banane nel bacino del Mediterraneo. "Innanzi tutto provoca un rapido disboscamento delle terre e poi un utilizzo indiscriminato di prodotti agrochimici, che è cresciuto in modo esponenziale nel tempo". E per i lavoratori la situazione non è migliore. "Oggi l'80% dei braccianti non ha un posto fisso - continua Gilberth - sono assunti con contratti a termine, non ci sono garanzie sociali, non vengono registrate le ore di lavoro, per cui molti non riescono neppure ad arrivare alla pensione. In Costa Rica poi non esiste libertà sindacale. Spesso, quando mi reco in una piantagione, sono minacciato dai gruppi paramilitari al soldo delle multinazionali che mi invitano ad andarmene. La Dole si avvale di questi "pistoleros" per la protezione delle fincas. Esistono delle vere e proprie "liste nere" sulle quali sono registrati i lavoratori iscritti al sindacato. Non c'è diritto di riunione e se si vuole incontrarsi bisogna farlo nelle chiese o di notte, di nascosto, nei bananeti".
Sono molti gli immigrati clandestini impiegati nelle piantagioni, soprattutto nicaraguensi, e anche i minori vengono utilizzati nel trasporto delle banane. In alcuni casi poi la Dole ricorre alla "produzione su contratto", impegnandosi a comprare quanto ordinato, ma solo se il raccolto è di buona qualità e a patto che sia consegnato nei tempi stabiliti. Ciò significa che il "rischio" grava interamente sul contadino, che è in balia del potere discrezionale della Dole, la quale giudica la qualità delle banane sulla base dell'andamento del mercato, per cui il coltivatore può vedersi rifiutare anche il 50% della produzione.
Ma i sindacalisti del Sitrap non denunciano solo le condizioni dei lavoratori, hanno raccolto informazioni per far conoscere l'altro grave aspetto della produzione Dole: l'impatto ambientale. Infatti, per proteggere le piante dall'attacco dei parassiti l'impresa ricorre ad un ampio uso di pesticidi, che vengono irrorati anche tramite aerei. I fitofarmaci hanno causato un vasto inquinamento dei pozzi e delle falde acquifere e una volta giunti in mare hanno intaccato la barriera corallina e provocato la morte della fauna marina con gravi conseguenze per i pescatori della costa atlantica. Altre cause sono in corso, non solo in Costa Rica, ma anche in Honduras, mentre i Sindacati dei lavoratori della frutta e verdura della California hanno lanciato una campagna di boicottaggio della Dole per l'uso che essa fa di pesticidi proibiti. Nello stesso anno il Tribunale Internazionale delle Acque di Amsterdam ha condannato la società per aver causato gravi danni ambientali nella Valle dell'Estrella, sempre in Costa Rica. Si legge nella sentenza: "La produzione in larga scala del banano provoca un grave inquinamento chimico e altri danni ambientali. L'uso di fitofarmaci nelle piantagioni è causa dell'inquinamento del bacino idrografico e del corso del fiume Estrella nella provincia di Limon (...), tanto da rendere inospitale quest'area".
In Costa Rica in media si adoperano sino a 44 Kg di sostanze chimiche per ettaro ogni anno. Molto utilizzato è il Paraquat, un erbicida assai pericoloso per la salute, poiché causa intossicazioni, bruciature, dermatiti, diminuzione della vista, emorragie e anche lesioni polmonari. Secondo il Dipartimento delle sostanze tossiche del Ministero della Sanità, il 58% dei sistemi di applicazione nelle piantagioni presentano deficienze di sicurezza per i lavoratori e l'ambiente e nell'82% dei casi non sono presenti sistemi per il trattamento dei residui liquidi contaminati dagli agrochimici. In campioni d'acqua della Valle dell'Estrella si è riscontrata la presenza di residui di chlorpyrifos (usato nei teli per coprire i sacchi di banane) e di chlorothalonil (per combattere i funghi), con concentrazioni di 8 microgrammi, mentre nelle acque sotterranee si è riscontrato un livello di 0,98 microgrammi, assai superiore a quello consentito dall'Unione Europea, che fissa il limite a 0,1. Inoltre il 77% delle intossicazioni da pesticidi si è registrato proprio nella provincia di Limon e 63 lavoratori su mille presentano dei problemi. Insomma, di fronte a questi dati anche i consumatori del Nord dovrebbero incominciare a preoccuparsi per la propria salute. Non tutte le banane sono uguali, anche se il signor Murdock ha detto di "sì".
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L'intervento del CmsrSostegno alle cooperative di piccoli produttoriIl Centro Mondialità Sviluppo reciproco (Cmsr) di Livorno ha avviato da due anni un progetto di sviluppo proprio nella difficile regione di Limon, dominio delle multinazionali Dole e Del Monte. Obiettivo: creare un'alternativa per i piccoli produttori della zona e sostenere l'attività sindacale del Sitrap. La piccola produzione su scala locale rappresenta infatti, per i campesinos della zona, l'unica alternativa allo sfruttamento all'interno delle piantagioni delle compagnie transnazionali. Per questo la prima attività svolta dal volontario inviato dal Cmsr, Carlos Serrano, ingegnere forestale di origine italo-argentina, è stata l'assistenza legale a tre comunità di contadini (Bambusal, Veinteyseis Millas e San Jorge) affinché avessero il riconoscimento della proprietà della terra che coltivavano (in precedenza di proprietà della Del Monte). In seguito si è strutturato un centro permanente di formazione agricola e sindacale in cui si sono svolti numerosi corsi di formazione per i contadini. Con le tre comunità sopracitate (circa 50 famiglie) si sono poi sperimentate forme di coltivazione "alternative", cioè ecologicamente sostenibili, senza l'utilizzo di prodotti chimici riprendendo, tra l'altro, metodi di coltivazione tradizionali che le popolazioni locali praticavano prima dell'avvento delle multinazionali. Le banane, ma anche gli ortaggi e il riso prodotti dalle tre comunità che si stanno strutturando in forma cooperativa, sono oggi interamente destinati al miglioramento delle condizioni alimentari delle comunità e al mercato interno. Nel quadro del progetto si sostiene anche l'attività sindacale del Sitrap, che ha oggi raggiunto importanti risultati in particolare con la Del Monte con cui è stato recentemente firmato un accordo per il riconoscimento del sindacato dei bananeros e del diritto alla malattia e alla maternità dei lavoratori e lavoratrici delle piantagioni. |
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Nella regione di Limon tre comunità di contadini si sono organizzate, con l'appoggio del sindacato locale, per produrre autonomamente banane e ortaggi senza l'impiego di pesticidi. Il Cmsr di Livorno li sostiene fornendo loro consulenza tecnica e legale grazie alla presenza di un volontario in loco. Per aiutare i contadini a migliorare la produzione sono necessari corsi di formazione, sementi selezionate e attrezzi agricoli.
I costi previsti |
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| Corso di formazione per un contadino | 1.500.000 |
| Kit attrezzi agricoli per un contadino | 750.000 |
| Kit di sementi selezionate | 300.000 |
| Totale | 2.550.000 |
Puoi versare il tuo contributo sul c/c postale n. 12808374 intestato a Centro Mondialità Sviluppo Reciproco, via della Madonna 32 - 57123 Livorno. Indicare nella causale: Progetto Sitrap.
Volontari per lo sviluppo -
Settembre 1998
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