di Marco Dal Corso
Lindalva de Jesus Feitosa Oliveira sembra un nome troppo lungo per una ragazza di 25
anni, semplice come lei. Lindalva è educatrice di strada a San Paolo del Brasile, madre
di una splendida. bambina di nome Lais e compagna di Domingos, mancato calciatore perché
suo padre non aveva i soldi per comprargli le scarpe il giorno del provino. Disponibile,
dagli occhi furbi e abituati a capire anche aldilà delle parole, sotto le treccine stile
afro, nonostante la maternità. L'incontro è di quelli che non lasciano indifferenti.
Alla fine non sai più se sei attratto dalla persona, da quello che sta facendo, o dalla
sua storia personale. Lindalva è in Italia per dare continuità all'esperienza di
interscambio tra il Centro di Difesa dei Diritti dei Ragazzi e degli Adolescenti di San
Paolo, meglio conosciuto con il nome di Casa Dez, e il Mlal di Verona, i gruppi e
le persone che nel nostro Paese collaborano con le attività educative del Centro.
"Casa Dez è uno dei tanti Centri di difesa dei diritti dei minori sorti in
Brasile per dare una risposta al grave problema dei ragazzi di strada" ci spiega
Lindalva che lavora nel Centro da alcuni anni. "Nasce nel 1993 nel quartiere di
Ipiranga, nella zona sud-est di San Paolo - la metropoli industriale del Brasile con i
suoi 18 milioni di abitanti - dove 70mila ragazzi vivono nelle favelas. Noi
educatori di strada ci relazioniamo soprattutto con ragazzi di origine afro, cioè
meticci, figli di gente emigrante e in particolare operiamo con quegli adolescenti che
hanno problemi con la legge".
In Brasile sono milioni i bambini e gli adolescenti che vivono in situazione di povertà. Nella sola San Paolo, nel 1996, il numero di disoccupati ha raggiunto quota un milione e mezzo, senza tener conto che il 20% degli occupati è impiegato nell'economia informale. Una famiglia su cinque, con figli minorenni, ha un reddito pro capite inferiore al salario minimo (115 dollari) e di queste il 40% vive in abitazioni senza allacciamento fognario e senza acqua potabile. In una tale situazione sono i bambini e gli adolescenti a pagare il prezzo più alto: nel 1990 a San Paolo venivano assassinati 805 minori. Alcuni di loro cadevano vittime di "giustizieri" assoldati per sopperire alle carenze della Polizia locale. "A questo stato delle cose che li emargina e li angustia, i ragazzi di periferia rispondono con rabbia e violenza: esclusi dalla scuola e dal modello consumista, diventano facile preda della droga e della piccola malavita." tiene a precisare Lindalva. "Questi ragazzi hanno, cioè, una maniera tutta speciale di esprimersi, di vedere il mondo; obiettivo dell'educatore di strada è che il ragazzo non perda questa energia, continui a gridare e a rivendicare, ma d'ora in avanti non per un'energia fine a se stessa, ma canalizzata, costruttiva e non più distruttiva".
Ma il lavoro con e per i ragazzi di periferia pretende un metodo e pone dei rischi,
oltre a comportare delle fatiche. "Il metodo scelto da Casa Dez è quello
del lavoro e dell'esperienza educativa di strada. Noi educatori lavoriamo in coppia,
perché così è possibile scambiarsi pareri e sensazioni che si hanno dopo una visita ai
ragazzi in strada, in modo da completare e correggere l'analisi circa la loro situazione.
Le visioni e le letture degli educatori possono essere diverse e magari completarsi, oltre
al fatto che lavorare in due dà più forza. Abbiamo sperimentato sulla nostra pelle che
non è corretto lavorare nella zona in cui.si abita; anche se inizialmente questo può
servire a formare delle leaderanze locali, a lungo andare questo non serve per il
lavoro educativo di strada. Sia perché si tende a confondere i ruoli tra educatore e leader
comunitario, sia perché così si è più esposti a rischi e minacce. Non dimentichiamo
che la maggior parte degli adolescenti con cui abbiamo a che fare sono autori di atti
contro la legge, coinvolti con il narcotraffico, minacciati di morte magari dalla Polizia.
Ogni giorno i problemi aumentano così come aumenta la violenza".
Lindalva trasmette una passione contagiosa. Sentirla parlare è un poco rivivere le strade
di periferia di San Paolo, i loro colori, odori, rumori. Parla, e le sue parole non
sembrano imprigionate dalla ragione, ma consegnate alla passione di chi, anche se cerca
una definizione "scientifica' del lavoro educativo e si interroga sul metodo
pedagogico, non vuole però mai perdere di vista la ragione ultima che infine lo sostiene:
quella del cuore.
Questa ragazza dal viso dolce e dal sorriso pieno è appassionata del suo lavoro. Perché
il suo lavoro mal pagato e peggio riconosciuto, è per e con i ragazzi delle favelas.
Anzi, essi sono in realtà il suo mestiere. Ragazzi e adolescenti della strada: tutti o
quasi meticci, migranti e ribelli.
"I ragazzi di periferia non vedono le cose dal nostro punto di vista. Il fenomeno
del consumismo, per esempio, non viene sconfessato, ma reinterpretato." Chiarisce
Lindalva: "L'adolescente che vive in strada impara che vale solo chi consuma, chi
consuma la droga, chi consuma il denaro. Ma, diversamente dalle proposte che riceve, sa
che non potrà diventare padrone delle scarpe da tennis che ha visto alla tv. Allora è
costretto a creare dei meccanismi che coprano la mancanza di questo bene di consumo
desiderato, oppure a soddisfate in qualsiasi maniera questo desiderio. Per questo ruba,
perché è cittadino solo chi può consumare. Così, infatti, dicono i ragazzi in una loro
canzone rap: "La legge della selva è predatoria, consumare è necessario.
Compra di più, compra di più, supera il tuo avversario...". È un messaggio che ci
arriva attraverso la musica in cui i ragazzi di periferia, soprattutto quelli di origine
nera, si identificano. Musica che parla il loro stesso linguaggio e che riesce a esprimere
quello che essi sentono".
"Ma cosa pensano allora questi ragazzi del nostro mondo occidentale che del modello
consumistico sembra non possa proprio farne più a meno?" chiediamo incuriositi a
Lindalva. E dopo un silenzio che nasconde forse l'imbarazzo, se ne esce con una frase che
dà molto da pensare. "Come direbbe un ragazzo delle favelas di San Paolo?
Qui è tutto molto bello, organizzato, pulito, manca solo una cosa: l'anima!".
![]()
![]()
A Ipiranga, nella grande periferia di San Paolo del Brasile, il Centro di difesa dei
diritti dei bambini e degli adolescenti Casa Dez opera dal 1993 organizzando attività
formative e di animazione per i ragazzi di strada, fornendo assistenza sociale e legale
agli adolescenti autori di infrazioni, promuovendo iniziative di educazione alla salute e
alla sessualità. A Casa Dez lavorano alcuni educatori di strada, uno psicopedagogista, un
avvocato ed alcuni volontari italiani del Mlal.
La campagna "Adotta un educatore" intende farsi carico del mantenimento
economico degli educatori brasiliani.
| I COSTI PREVISTI Con L. 100.000 puoi pagare lo stipendio settimanale di un educatore di strada del Centro Casa Dez. |
Puoi versare il tuo contributo sul c/c n. 12808374 intestato al Mlal, via Bertoni 6 - 37122 Verona, indicando nella causale: Progetto Casa Dez.
Volontari per lo sviluppo -
Giugno 1998
© ASPEm - CCM - CISV - CELIM - MLAL