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Viaggio tra le donne organizzate nella savana senegalese

In un quaderno la voglia di riscatto

Pagine ordinate, scritte con calligrafie tonde e regolari, che non superano mai le righe fini del foglio. E colonne di numeri rossi e blu per segnare le entrate e le uscite. Una vera conquista per le donne wolof che nonostante il lavoro sfiancante e i molti figli, hanno trovato il tempo per studiare, e oggi gestiscono autonomamente negozi e mulini per cereali.

di Marco Aime

Il paesaggio sembra immobile, come sotto una nevicata. Un pastore passa lento nella piana, seguito dai suoi cammelli. Lontana una mandria scivola silenziosa lasciando una nuvola sottile di polvere.
Un asino tira un carretto con sopra una donna e la camera d'aria vuota di un camion, che penzola flaccida come un mollusco. Arriviamo al villaggio di Negue, nella regione di Louga, in pieno Sahel senegalese, dove spicca una grande pompa, che sembra un insetto gigante in mezzo alla sabbia. Cinque o sei ragazze wolof, l'etnia più diffusa nel paese, si appendono al braccio della pompa e riescono ad azionarla. La pompa risale, sollevando in aria le ragazze, come in altalena. Sembra un gioco eppure questo sforzo è causa di molti aborti da parte delle donne di questi villaggi.
"Purtroppo il motore è rotto da tempo e le donne sono costrette a pompare a mano" spiega Henry, animatore dell'Anafa, un'associazione che opera per la promozione della donna in diversi villaggi della zona. L'altalena delle ragazze continua. Dall'altro lato della pompa altre giovani a turno riempiono le camere d'aria sui carretti e ripartono al passo sempre più lento dei loro asini.
Ogni donna deve tirare circa 200 litri, che servono a tutti i bisogni della giornata: lavarsi, cucinare, fare il bucato, dare da bere agli animali, ecc.. (il che corrisponde a un consumo di circa 30 litri giornalieri a persona, un ottavo del consumo italiano). Un lavoro sfiancante, sotto il sole cattivo di queste latitudini. Ma è solo uno dei compiti che spettano alla donna senegalese, e gli altri non sono più clementi. Raccogliere la legna richiede spesso marce di molti chilometri, mentre per preparare il pasto è necessario pestare il miglio (alimento base in questa regione) per diverse ore a mano nel mortaio. Poi c'è il lavoro nei campi, la cura dei bambini, i lavori domestici. La giornata inizia invariabilmente alle cinque, al levare del sole e prosegue, senza sosta, fino a sera.
Eppure proprio queste stesse donne, analfabete al 90%, si sono organizzate e hanno iniziato una serie di attività nei propri villaggi, grazie all'appoggio dell'Anafa e del Cisv di Torino. Prima fra tutte: l'alfabetizzazione.

I quaderni in plastica rossa

Mariam estrae i quaderni da una sacca di tela, dove li conserva tutti ordinati, foderati con copertine di plastica rossa. Calligrafie tonde, regolari, con le lettere che non superano mai le righe fini della pagina. Le vocali, le consonanti, le prime operazioni, fino alla composizione di frasi e all'esecuzione di esercizi di aritmetica.
La donna apre uno a uno i quaderni e li mostra con un sorriso di leggero orgoglio. Il suo volto anziano sembra ringiovanito dal velo rosso che le pende sul capo. Mariam è la presidentessa di uno dei molti groupement femminili nati in questa regione negli ultimi anni. Queste associazioni di donne sono una delle realtà più vive.
"Sono loro a chiederci di intervenire" dice Henry " e in sei mesi riescono a imparare a scrivere e a fare le quattro operazioni" spiega indicando quei quaderni rossi, che la donna continua ad aprire uno alla volta per mostrarli ai visitatori. Un risultato quanto mai sorprendente se si tiene conto che quelle donne vanno a scuola per due ore al giorno, con i bimbi in braccio e dopo una giornata di lavoro sfiancante. Ma saper leggere e scrivere è un prerequisito fondamentale per svolgere qualunque altra attività, come spiega Henry, per questo le donne fanno enormi sacrifici per frequentare il corso.

Imprenditrici autodidatte

Nel cortile dell'abitazione le donne si sono riunite per il rimborso dei crediti e una nuova ridistribuzione. Dopo il corso di alfabetizzazione hanno avuto un prestito per avviare piccole attività economiche; qualcuna ha acquistato degli animali, un'altra delle stoffe e ha confezionato vestiti che ha rivenduto. Accanto alla presidentessa siede la segretaria che annota tutto sui suoi quaderni, incolonnando numeri con la stessa calligrafia precisa dei quaderni di scuola.
Poco distante, sempre grazie agli aiuti del progetto, è sorta una piccola bottega di villaggio. Dentro, gli scaffali sono semivuoti e abbandonati.
"Siamo in attesa dell'approvvigionamento" dice una donna dietro al banco. È lei, insieme ad altre due colleghe del groupement, a gestire la bottega per questo semestre. Grazie a questa iniziativa le donne non devono più recarsi a piedi a mercati talvolta distanti molti chilometri, per acquistare generi di prima necessità. La gestione è a rotazione e ogni terna di donne è responsabile dell'andamento e della contabilità nel proprio periodo. Da sotto il bancone escono due quaderni. Anche qui numeri in colonna, scritti in blu e in rosso. Entrate, uscite, ricavi, tutto viene incolonnato su quei quaderni. "Se c'è un ammanco, sono loro a pagare. Per questo devono tenere a posto la contabilità".

Mai rinunciare all'eleganza

Nelle botteghe si trovano generi di prima necessità, spezie, sapone e, perché no, alcuni cosmetici. Le donne senegalesi, infatti, sono incredibilmente sensibili all'eleganza. È impressionante la differenza tra la sobrietà degli abiti maschili e l'abbondanza degli accessori femminili (abiti colorati, gioielli, trucchi, creme ... ) "Il dovere della donna è di essere elegante per mostrare il rispetto che porta al suo uomo" spiega Mariam. Si sviluppa anche la concorrenza tra le co-spose dello stesso uomo per attrarre e trattenere il marito nella propria casa. Così, tra le sabbie saheliane, la donna appare come una pennellata di colore e di vita.

Affidabili e concrete

Fuori dalla porta i bambini si spingono per vedere i bianchi che sono nella bottega. Un uomo alza la mano minacciosa e i bambini si allontanano nella polvere.
"Ci rivolgiamo soprattutto alle donne perché danno maggiore affidabilità. Loro sono stabili, rimangono nei villaggi, mentre gli uomini o sono nomadi o vanno a cercare lavoro nelle città. Per questo puntiamo di più sui gruppi femminili dice Henry, mentre ci dirigiamo verso una casetta squadrata di mattoni. Un uomo anziano con un passamontagna in testa apre la porta arancione in metallo. Dentro c'è un mulino azionato da un motore a gasolio, collegato con una cinghia di trasmissione a una macina meccanica.
"Con il metodo tradizionale del mortaio per macinare un chilo di miglio, le donne impiegano circa un'ora. Grazie al mulino se ne possono macinare cinque chili in meno di venti minuti e senza fatica" spiega l'anziano, mentre arrotola la corda per avviare il motore.
Anche il mulino è stato installato grazie all'aiuto del Cisv di Torino ed è gestito dalla gente del villaggio. "Chi viene al mulino paga 15-20 CFA (circa 50 lire) per ogni chilo macinato. La quota viene stabilita dal groupement. Tutto viene registrato qui sopra ... ". Tra le mani del mugnaio compare un quaderno, foderato con carta da pacco.
"Vengono segnate in blu le entrate e in rosso le spese per il gasolio e per la manutenzione. A fine mese si divide il ricavato in quattro parti: la prima serve a pagare il salario del mugnaio, la seconda per coprire le spese di manutenzione, la terza viene depositata in banca e va a costituire un fondo di ammortamento per il mulino". È stato calcolato che un motore dura circa dieci anni e in questo periodo è possibile risparmiare il denaro sufficiente per acquistarne uno nuovo.
È ancora un quaderno a raccontare la storia di un successo. "Noi abbiamo il mulino da cinque anni e abbiamo già la somma sufficiente per un altro motore" dice il mugnaio, indicando un numero a più cifre, scritto in blu con calligrafia regolare.

S.O.S. il tuo aiuto

«Da quando so leggere, scrivere e contare la mia vita è cambiata - dice Ramatha di Kéméber, uno degli oltre cinquanta villaggi in Senegal in cui il Cisv ha promosso corsi di alfabetizzazione per le donne - nessuno può più imbrogliarmi con i soldi, io scrivo in un quaderno tutti i soldi che mi devono e quelli che io devo loro. A volte mi piace andare in biblioteca (un'altra attività realizzata dal Cisv) e prendere dei libri da leggere ai miei figli». In Senegal i risultati dei corsi di alfabetizzazione sono stati molto positivi, tanto che le donne in diversi villaggi si sono autotassate per poter continuare a studiare. Alfabetizzazione e formazione sono infatti il primo passo per promuovere la condizione della donna che ancora vive uno stato di inferiorità nei confronti dell'uomo, non può gestire denaro autonomo, difficilmente frequenta la scuola elementare. Eppure sono proprio le donne il fulcro della vita nel villaggio senegalese: sono loro che coltivano i campi, preparano il cibo, allevano i figli, nutrono gli animali e procurano acqua e legna da ardere.
Il Cisv opera nella provincia di Louga, a nord di Dakar, una delle zone più isolate e desertiche dei Senegal. Qui l'analfabetismo femminile raggiunge il 90%.
Il programma prevede, a seguito dell'alfabetizzazione, l'avvio di piccole attività economiche: orticoltura, allevamento, installazione di mulini per macinare il miglio (che la donna oggi pesta a mano nel mortaio per circa tre ore al giorno), la costruzione di magazzini per cereali e botteghe per rifornire il villaggio di generi di prima necessità. Tutte le attività sono gestite dalle donne stesse, organizzate in gruppi. Ma perché ciò sia possibile è necessario assicurare alle donne un ampio programma preliminare di formazione. Sono previste: alfabetizzazione in lingua locale, nozioni di calcolo e contabilità, formazione alla gestione. Si terranno corsi in 15 villaggi per un totale di 300 donne.

I COSTI PREVISTI

Con 150.000 lire puoi pagare il corso di alfabetizzazione di una donna.

Puoi versare il tuo contributo sul c/c n. 26032102 intestato a: CISV, corso Chieri 121/6 - Torino, indicando nella causale: Senegal.

Volontari per lo sviluppo - Giugno 1998
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