di Maurizio Dematteis
"Il geometra Silvio Galia, direttore dell'azienda regionale dei forestali, sezione Reggio Calabria, pensò che sarebbe stato bellissimo far guardare alle zebre le curve maestose dell'Aspromonte. È fascinoso ammirare i cammelli sul pianoro di Basilicò, a 1.300 metri d'altezza. Cammelli e zebre, ma anche tucani e cicogne, struzzi, lama e serpenti boa. Tutti in Calabria, tutti sui monti di Reggio, di fronte allo Stretto e all'Etna a visitare Jurassic Park". Questa storia, raccontata l'11 marzo scorso da Antonello Caporale su La Repubblica, e di cui si è occupata anche la paladina degli animali Licia Colò, è emblema di un "turismo nazionale irresponsabile" dettato dal pressappochismo e, forse, dall'esigenza di impiegare in fretta e furia finanziamenti "a tempo" elargiti da agenzie nazionali e internazionali. Oggi, a pochi mesi dall'inaugurazione, del parco non restano che pochi esemplari; labrador e cicogne sono morti di freddo, i tucani sono volati via verso terre tropicali, e zebre e cammelli sono stati messi a dura prova dalle nevicate invernali.
Nel territorio reggino, la gente rimpiange ancora la prematura scomparsa per leucemia
dell'ex sindaco Italo Falcomatà nel dicembre 2001. Con buona pace dell'attuale primo
cittadino Giuseppe Scopelliti, da Scilla a Locri sono tanti a ricordarci la ventata di
novità portata da Falcomatà, dai commercianti rassegnati agli anziani seduti in piazza.
Ma anche se, dicono, "a Reggio non succede nulla che le famiglie Imerti o De Stefano
non vogliano"; anche se il procuratore Salvatore Boemi ha pubblicamente denunciato
l'impunità della 'ndrangheta dicendo: "siamo diventati fantasmi che cantano al
vento" (IMG press 9/10/2002); anche se spesso la città è teatro di
sparatorie notturne a colpi di kalashnikov, "un altro Sud è possibile". Lo
dimostra l'esistenza in città del centro sociale "Cartella" (che resiste
malgrado due incendi dolosi), o il Social Forum di Reggio (200 persone), o ancora le
associazioni attive sul territorio, e le micro attività legate all'indotto del turismo,
nate negli ultimi 5 anni.
La nostra visita inizia da Reggio Calabria, dove Gabriele, operatore del Cric (Centro regionale d'intervento per la cooperazione) ci racconta le loro attività. Il Cric è un'ong cittadina molto attiva, che dalla fondazione negli anni '80, secondo la volontà del presidente Tonino Perna, ha scelto di restare legata all'area dello Stretto. Proponendo una formula originale sud-sud, fatta di sinergie tra sud Italia e altri Sud del mondo. Oltre ai progetti all'estero, infatti, l'ong si occupa di realtà locali, come il tour "politico" dello Stretto denominato "Prima del ponte": 7 giorni intorno ai luoghi interessati dalla costruzione del ponte sullo Stretto, uno dei vessilli dell'amministrazione Berlusconi, per far capire ai turisti "cosa vuol dire l'opera in termini di infrastrutture e impatto sul territorio", in uno degli angoli più belli d'Italia (info: www.altraeconomia.it). Il Cric fa da trait d'union tra piccole realtà impegnate in progetti di sviluppo sostenibile, ed enti locali, nazionali e internazionali. Oltre a collaborare con associazioni, agriturismi e cooperative agricole, l'ong progetta opere "faraoniche" come Ecolandia. Una struttura da far invidia alle amministrazioni all'avanguardia del nord Europa, creata con contributi del progetto europeo Urban, e costata oltre 4 miliardi di vecchie lire; un forte ottocentesco ristrutturato sullo Stretto con un'enorme area intorno dove, tra 9.000 tipiche piante mediterranee, sorgono strutture ispirate ai miti greci. Il sogno di ogni insegnante che vuole svolgere attività didattiche con gli allievi. Ma, nonostante sul cartellone del cantiere si legga "data fine lavori 19/06/2002", è ancora tutto deserto, ermeticamente chiuso al pubblico, con tre persone assunte a tempo pieno per la manutenzione. Perché l'autorità preposta non ha ancora deliberato chi dovrà gestire la struttura.
Ma il Cric collabora anche con una rete di piccole realtà che, senza sovvenzioni o
aiuti pubblici, operano per coniugare lavoro e valorizzazione del territorio, sviluppo e
attenzione all'ambiente.
Ad esempio la piccola cooperativa Naturaliter (www.naturaliterweb.it) il cui animatore, Pasquale, ha creato una rete
di realtà locali nell'Area Grecanica dell'Aspromonte, che offre forme responsabili di
trekking eco compatibili. Il primo gruppo di turisti, 30 tedeschi, è stato
sull'Aspromonte nel '94; oggi le prenotazioni vanno da marzo a novembre. I gruppi sono
guidati su sentieri, con asini che trasportano i bagagli, lungo le pendici d'Aspromonte,
tra antichi paesini in pietra, bellissimi boschi e ottima accoglienza della gente. Grazie
a una legge regionale che autorizza i servizi bed & breakfast, gli escursionisti
soggiornano presso le famiglie locali, condividendone usi e costumi. I prodotti tipici si
comprano da pastori e agricoltori, per distribuire a più gente possibile le risorse
economiche. Ad Amendolea di Condofuri, nel letto dell'omonima fiumara, i turisti possono
soggiornare nell'agriturismo Il Bergamotto: qui Ugo, giovane avvocato che ha preferito
l'azienda di famiglia alla carriera forense, ospita i viandanti in case di pietra
ristrutturate, tra alberi da frutto. Insaccati, vino, olio, essenze di bergamotto (agrume
coltivato solo in questa zona della Calabria) e pasta fatta in casa. Tutto rigorosamente
"made in Amendolea" con il coinvolgimento di tutto il paese. A Bova poi, paesino
di 500 abitanti nel Parco d'Aspromonte, a 820 metri d'altezza, è nata la Cooperativa San
Leo: 15 soci, un ristorante e tre furgoni per organizzare il trekking intorno a Montalto.
Salvatore, socio guida del Parco, racconta che nel '96, dopo la naja, voleva «salire al
nord in cerca di lavoro». Si è presentata invece l'occasione di lavorare per la
cooperativa, e oggi mostra orgoglioso ai turisti le bellezze della sua terra. Anche se in
Aspromonte i problemi non mancano. Spesso si incontrano latitanti, o gelosie incrociate
degli abitanti creano problemi agli organizzatori. In tal caso, spiega Pasquale di
Naturaliter, «attuiamo una ferma biologica», i turisti non sono più condotti nella zona
finché le acque non si calmano. A chi gestisce ristoranti o agriturismi, capita di
ricevere la visita di noti mafiosi locali che mangiano, bevono e non pagano il conto. E se
l'attività raggiunge un buon giro d'affari, può venire imposto un ragioniere "di
fiducia".
Lasciato il Parco d'Aspromonte, lungo la costa ionica verso Catanzaro, per circa cento chilometri si susseguono mega villaggi "ripa mare", iniziati dallo speculatore di turno e mai finiti, o costruiti da poco e già cadenti e abbandonati. Al bivio per Riace si sale verso il vecchio borgo, spopolato da una forte emigrazione, dov'è nata l'Associazione Città Futura, votata a una forma originale di turismo misto all'accoglienza profughi. L'esperienza nasce nel '99 dalla collaborazione tra alcuni abitanti di Riace e un certo numero di profughi curdi sbarcati sulle coste vicine. Oltre all'accoglienza dei richiedenti asilo, Città Futura attua un turismo attento a cultura e ambiente. I soci hanno ristrutturato varie case, tutte con vista sul mare, da affittare ai turisti o affidare agli asilanti. Si organizzano eventi culturali e, con l'aiuto degli ospiti, si recuperano le tradizioni locali: le produzione d'olio, le confetture di arancio, la tessitura di ginestra. A pochi chilometri dal borgo, oltre a spiagge chilometriche, tesori architettonici e naturali di rara bellezza completano un "pacchetto vacanze" vincente, su cui all'inizio nessuno avrebbe puntato. Ma la tenacia di Antonio, Domenico e la moglie è stata ripagata dal gradimento degli ospiti. Tanto che oggi gli alloggi ristrutturati sono 10, più il recupero di un frantoio, e l'apertura di un laboratorio tessile e di una taverna.
A metà strada tra la zona più depressa d'Aspromonte e Riace c'è Locri, ricca di testimonianze greche, e sede di una delle più importanti diocesi italiane; quella di monsignor Brigantini, vescovo in prima linea nella lotta alla mafia, molto attento alla realtà locale. La diocesi gestisce anche un fondo a rotazione che, con l'aiuto di Banca Etica, ha permesso la nascita di varie cooperative o associazioni in una delle zone a economia più depressa d'Italia. Terminato il nostro tour nella Calabria del "turismo sostenibile", ci ha ricevuti il vescovo che, ascoltate le nostre impressioni sulle realtà visitate (di cui ha molta stima) ha commentato: «Le persone impegnate in tali attività sono un po' birichine, non si aprono. Dovrebbero osare di più, mettersi maggiormente in rete. E portare avanti tutti insieme anche un progetto politico». Parole "sante" che un giorno, con i proverbiali tempi lunghi con cui in queste zone si attuano i cambiamenti epocali, forse si realizzeranno.
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Calabria: la "rete" di turismo sostenibile reggino
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Volontari per lo sviluppo -
Maggio 2003
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