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ItaliaPiù armi e meno pacifisti "Le risorse che la patria assegna alle forze armate italiane sono
"""la metà di quanto stanziano gli altri paesi a cui amiamo
confrontarci". E ancora: "Questo è inaccettabile ed è conseguenza dei continui
attacchi da parte di una mentalità stupidamente pacifista, nel senso che identifica le
forze armate come uno strumento di guerra e non di sicurezza, di pace, come in realtà
sono sempre state dall'inizio della Repubblica''. Questo il commento rilasciato alla
stampa dall'on. Luigi Ramponi (An), generale ed ex direttore del Sismi, oggi presidente
della commissione Difesa della Camera. |
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Le ong: liberare i prigionieri
Un cartello di organizzazioni non governative colombiane sta portando avanti un progetto volto a ottenere la liberazione delle persone tenute in ostaggio dai movimenti guerriglieri del paese. La proposta, sottoposta alla dirigenza dei gruppi armati, è stata pubblicamente comunicata alle Forze armate della Colombia (Farc) e all'Esercito di liberazione nazionale (Eln). Il piano prevede che sia il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) a gestire l'operazione basata sul simultaneo rilascio di sequestrati e prigionieri politici. Secondo stime ufficiose sono attualmente più di 2.500 le persone che si trovano nelle mani di Farc ed Eln. Tra loro figurano numerosi politici, funzionari pubblici ed esponenti dell'esercito e della polizia. Nelle carceri della Colombia, allo stesso tempo, sono detenuti 4.500 guerriglieri o persone accusate di reati in qualche modo connessi con la lotta armata. (Misna)
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Cancellato il debito alla Cambogia
La Cina cancella il debito estero della Cambogia. Il premier cinese Zhu Rongji ha annunciato la cancellazione totale del debito cambogiano durante un incontro con il premier Hun Sen. Non è stato reso noto l'ammontare esatto della cifra in questione, ma secondo indiscrezioni dell'ambasciata del governo di Pechino a Phnom Penh il debito della Cambogia si aggirerebbe tra i 60 milioni e 1 miliardo di dollari (Reuters).
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Rapito leader dei diritti umani
È stato rapito a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, l'avvocato Sebastien Kayembe, presidente dell'Osservatorio congolese dei diritti umani (Ocdh). Ne dà notizia il segretario generale di questa organizzazione, Dieudonné Diku, precisando che il suo presidente è stato prelevato da un gruppo di uomini armati e in tenuta militare. Sarebbe quindi stato portato a Kimbondo, località situata ad una ventina di chilometri dal centro di Kinshasa, sulla strada che conduce alla provincia sudoccidentale di Bas-Congo. Non sono ancora noti i motivi del sequestro. Va ricordato che nei mesi scorsi l'Ocdh si era espresso in difesa della libertà di stampa nell'ex Zaire, denunciando tra le altre cose la persecuzione delle autorità congolesi contro due giornalisti di un quotidiano locale intitolato Alerte Plus. (Misna)
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Libertà di stampaL'Italia al quarantesimo posto, dopo Cile, Benin e NamibiaReporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese. Innanzitutto va rilevato che, pluralismo e libertà nella diffusione delle notizie non sono una prerogativa dei paesi più ricchi e sviluppati. Basti pensare che il Costa Rica precede in classifica gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. L'Italia, a causa dell'irrisolto conflitto di interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar. In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo. Rsf assegna invece buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di vantare una reale libertà di stampa. I peggiori nell'Africa nera risultano essere Eritrea (132ma), Zimbawe (123mo), Guinea Equatoriale (117ma), Mauritania (115ma) e dal 109mo al 105mo posto, Liberia, Rwanda, Etiopia e Sudan. (Reporters sens frontiéres) |
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Dicembre 2002
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