Precedente

Il giocoliere

Idee e proposte per costruirsi il giocattolo in casa, con materiali semplici e di recupero. Per solleticare la fantasia e stimolare la manualità di bambini e adulti.

Il boomerang

Il boomerang, tradizionale strumento usato in Australia, è così chiamato dal nome attribuitogli dagli aborigeni, "bu-mar-rang", che significa "bastone che ritorna". La sua origine non è certa, ma alcuni dipinti murali risalenti a 15 mila anni fa ne ritraggono diversi esemplari. Quella che vi presentiamo è una delle possibili varianti.

Materiali e attrezzi:
un foglio di compensato, un seghetto da traforo, colori e pennelli, carta vetro

Realizzazione
Tracciate il disegno qui riprodotto su un foglio di compensato, rispettando scrupolosamente le misure indicate.
[disegno 1]

Con il seghetto del traforo ritagliate la forma del boomerang.
[disegno 2]

Modellate le pale con la carta vetro, cercando di dare un assetto aerodinamico.
[disegno 3]

Se volete renderlo più "vostro", personalizzate il boomerang con motivi grafici e decorazioni: un tocco di originalità che lo renderà unico.
Questo è il modo corretto di lanciare il boomerang.
[disegno 4]

Il boomerang va lanciato a circa 15 gradi sopra la linea dell'orizzonte. Ma attenzione: assicuratevi a ogni lancio che non vi siano persone nella zona di tiro.

Tratto da G. Zavalloni e R Papetti
Giocattoli creativi
Macro Edizioni, 1993
Tel. 0547/346290, www.macroedizioni.it

Nonna Mulenga racconta...

Ogni mese una fiaba dal mondo. Uno strumento utile per genitori e insegnanti con una marcia in più.

I colori degli uccelli

Tre fratellini erano soliti giocare la sera davanti alla loro casa. I genitori, sapendoli vicini, li lasciavano fare.
Una notte i giochi si protraevano oltre il solito. "Cosa sta scendendo dal cielo? Guardate!" disse uno di loro. Nel buio videro che si stava avvicinando una grande bacinella di terracotta, istoriata di disegni e piena di fiori, che andò a posarsi nel cortile. I tre bambini si allungarono per prendere i fiori, che, però, si spostavano da una parte all'altra del recipiente, tanto che per prenderli dovettero entrare. Nel frattempo la madre uscì e vide la bacinella alzarsi in cielo sempre più velocemente. Si affrettò, afferrò la gamba di uno dei suoi figli, senza riuscire a fermarli. Ne scaturì un gran fiotto di sangue, che oggi sappiamo essere quello che appartiene alla fascia rossa del cielo, quella che appare quando cade l'ultima pioggerellina, prima della stagione secca.
Il sangue formò un laghetto, mentre la madre piangeva disperata. Era ormai l'alba quando attorno alla donna svolazzò un pappagallino, che all'epoca era senza colore. Sì, a quei tempi tutti gli uccelli erano bianchi, come lo sono ancora oggi quando escono dalle uova, per poi colorarsi in seguito, quando crescono.
Il pappagallino chiese alla donna di potersi fare un bagno nel laghetto di sangue e la donna, vedendolo come intermediario tra lei e i suoi figli alti nel cielo, acconsentì. L'uccello si tuffò, si bagnò le piume e ne uscì tutto rosso. Si strofinò subito nell'erba fresca e restò come oggi lo vediamo, in alcune parti rosso e in altre verde.
Vennero altri pappagalli di ogni specie. Si presentavano alla donna e poi si bagnavano nel laghetto di sangue, per poi stropicciarsi nell'erba. Venne anche l'avvoltoio, anche lui senza colore. Disse il suo nome e si tuffò nel laghetto, ma siccome il sangue era molto caldo, corse a strofinarsi nella cenere del focolare. Le sue piume, però, erano diventate tutte nere e l'uccello, non contento, si strofinò dell'erba sulle zampe - per questo oggi sono più chiare rispetto al suo piumaggio.
Tutti gli uccelli del mondo vennero uno a uno in questo laghetto, vi fecero il bagno e si strofinarono con qualcosa che lasciò loro il colore che ancora hanno oggi. Quelli che non vollero asciugarsi restarono rossi, e solo quelli che non ci entrarono sono ancora tutti bianchi.

Tratto da Giorgio Mario Manzini: Fiabe e leggende delle Ande e dei popoli del sole, Demetra, 2000

Volontari per lo sviluppo - Novembre 2002
© Volontari per lo sviluppo