Precedente Successiva

Honduras - La protesta dei cafetaleros continua

Caffè in(fame)

Svalutato dell'80% in 5 anni, il caffè resta l'unica fonte di guadagno per 50 milioni di piccoli produttori sul pianeta. Che oggi si trovano alla fame.

di Chiara Schiavinozzo

13 agosto 2002: la manifestazione pacifica dei cafetaleros honduregni, i piccoli produttori di caffè, in marcia verso Tegucigalpa per richiedere al governo una regolamentazione del prezzo del caffè, crollato dell'80% in cinque anni, finisce nel sangue. Molti vengono picchiati dalle squadre speciali della polizia, denunciati e imprigionati con l'accusa di sedizione. Tra loro anche Dagoberto Suazo, direttore generale di Ccch (la Central de cooperativas cafetaleras de Honduras), il coordinamento che riunisce la maggior parte dei piccoli produttori del paese centroamericano. E proprio dalla Central partono le prime richieste di aiuto che, attraverso i circuiti del commercio equo internazionale, arrivano anche in Italia. Centinaia di lettere di protesta bombardano la Presidenza dell'Honduras, la quale risponde definendo "giusto e imparziale" il trattamento inflitto ai manifestanti. Intanto però Dagoberto Suazo viene liberato, ma a distanza di mesi non si conosce la sorte di molti suoi collaboratori.
Purtroppo, le vicende honduregne rischiano di essere solo un'anticipazione di quello che potrebbe accadere nei mesi prossimi in altri paesi dell'America Latina.
Per dare le dimensioni della tragedia che il crollo del prezzo del caffè rappresenta per i piccoli produttori è sufficiente un raffronto: nel 1997 un quintale di caffè grezzo veniva venduto a 550 dollari, oggi il prezzo di mercato oscilla intorno ai 100 dollari al quintale (solo il commercio equo ne paga 300); una diminuzione che spesso significa costi di produzione addirittura superiori a quelli di vendita. Se consideriamo che la produzione di caffè coinvolge circa 50 milioni di persone nei paesi in via di sviluppo, è chiaro l'impatto sociale devastante del crollo dei prezzi: secondo le previsioni di alcune organizzazioni umanitarie, saranno a breve più di un milione e mezzo le persone ridotte alla fame nella sola America Centrale.
Sulla causa che ha determinato il crollo, tutti sono d'accordo: un notevole innalzamento di produzione cui ha corrisposto un aumento lievissimo del consumo. I piccoli produttori, spinti dagli alti prezzi della metà degli anni '90, hanno aumentato i loro raccolti; ma sono soprattutto fattori strutturali quelli cui bisogna guardare. Innanzitutto la forte espansione della produzione vietnamita, supportata dal governo e soprattutto dalla Banca mondiale; in secondo luogo il progresso tecnologico che garantisce una più alta redditività anche grazie alla selezione di varietà di caffè maggiormente resistenti alle intemperie e alle variazioni climatiche. Cresce così il potere contrattuale degli acquirenti, mentre diminuisce quello dei produttori. Questi ultimi, per di più, non dispongono di nessuna alternativa professionale (se escludiamo la produzione di cocaina, l'esodo verso le grandi città o l'immigrazione illegale nei paesi ricchi) così continuano a coltivare caffè anche laddove i costi di produzione superano i guadagni.

La campagna

Bevi honduregno

La Central de cooperativas cafetaleras de Honduras riunisce 61 cooperative, per un totale di 6.000 produttori coinvolti con le loro famiglie. In Honduras il caffè, prima di essere esportato, viene comprato e rivenduto da ben 5 diversi intermediari e anche dopo aver lasciato il paese, la catena di intermediazioni continua, fino al consumatore finale. Grazie al commercio equo e solidale viene ridotto il numero degli intermediari e questo moltiplica il ricavo di ogni singolo sacco per due, a volte anche per tre. La Central, però, riesce a esportare soltanto una piccola parte del caffè attraverso i circuiti del commercio equo. Il caffè honduregno, infatti, è entrato "nell'equo" soltanto dall'inizio del 2002: finora ne sono state importate 10 tonnellate. E non è soltanto nell'aumento di reddito che consiste l'importanza del commercio equo, quanto nei benefici complementari: scuole, strade, negozi e depositi costruiti dalle cooperative per l'intera comunità, il sistema di pre-finanziamento che permette ai piccoli produttori di evitare gli speculatori finanziari, l'accesso alle informazioni e maggiore autonomia sul mercato internazionale. Chi volesse sostenere concretamente i cafetaleros honduregni può trovare le marche Solidarietà, MondoVero e Macondo (con marchio di garanzia TransFair) nelle Botteghe del Mondo, ovvero nei punti vendita equo e solidali, ma anche presso la grande distribuzione (ad esempio nei supermercati Coop). Oppure sottoscrivere, presso Banca Etica (www.bancaetica.com ), i certificati di deposito del Fondo microcredito Etimos, vincolandoli a garanzia del "progetto Honduras".
Info: tel. 049/8755116

Volontari per lo sviluppo - Novembre 2002
© Volontari per lo sviluppo