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Brasile - Nell'area palustre più grande del pianeta

Continente d'acqua

Un immenso dedalo di fiumi, stagni e acquitrini. Abitato da migliaia di specie di pesci e uccelli, ma anche da caimani e giaguari. È il Pantanal brasiliano, grande due terzi dell'Italia e allagato per sei mesi l'anno dal fiume Paraguay e i suoi affluenti.
"Una delle più esuberanti riserve naturali del pianeta", secondo l'Unesco, minacciata oggi da un progetto pericoloso...

di Silvia Pochettino

La prima cosa che salta all'occhio sono le zanzare. Milioni, miliardi di bestioline assatanate anche nelle ore più calde del giorno. Una sorta di muraglia ronzante. Ma, sembra impossibile, poi ci si abitua. E questo è forse l'unico neo di quel paradiso d'acqua che è il Pantanal brasiliano. Dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità nel dicembre 2001, come una "delle più esuberanti e diversificate riserve naturali del pianeta", si tratta di un'area palustre di oltre 200 mila Km² (pari a due terzi dell'Italia), con una biodiversità unica al mondo. Solo gli uccelli sono 655 specie, 282 le specie di pesci, 122 i mammiferi e 1.132 le farfalle. Per non parlare dei rettili, che qui la fanno da padroni, con oltre 10 milioni di caimani (jacarés) ammucchiati lungo le sponde dei numerosissimi corsi d'acqua, stagni e acquitrini, che sono poi le principali vie di comunicazione di questo continente d'acqua. Tra tutti domina l'immenso fiume Paraguay, che nella stagione delle piogge tracima a causa della pendenza pressoché nulla del terreno (circa 30 centimetri per chilometro) allagando due terzi della superficie pantaneira. Una sorta di mare interno d'acqua dolce dove si moltiplicano migliaia di pesci, che da maggio in poi, con il ritirarsi delle acque, diventano cibo per molte altre specie animali. E così, ogni anno, la natura ripete lo spettacolo delle piene lasciando sul terreno un ricco strato di humus, base dell'eccezionale fertilità di tutta la regione.

Patrimonio dell'umanità

Partiamo molto prima dell'alba da Corumbà, nel Mato Grosso do Sul, con la piccola piroga a motore, nella speranza di arrivare a destinazione prima del risveglio degli animali, quando la foresta si rianima di fruscii, grida, sinfonie incredibili degli uccelli più strani; tucani, tuiuiù, cicogne, arara. Un infuriare di colori, suoni, profumi. La nostra guida si ferma di tanto in tanto per mostrarci i primi animali che si avvicinano all'acqua, intere famiglie di capivara (grandi roditori di fiume), cicogne dal lungo collo nero e un immancabile jacaré, che nuota veloce nel fiume. Il rumore della barca è un insulto insopportabile alla pace di questo mondo da sogno. Ogni tanto lo preghiamo di spegnere. E così non arriviamo in tempo. Poco importa. Qui il tempo ha tutto un altro significato.
"Per essere pantaneiro è necessario saper ascoltare i messaggi dell'alba, farsi consigliare dal silenzio, considerare la solitudine un privilegio" è la scritta che si trova nella prima pagina del quaderno degli ospiti del Rifugio ecologico Caiman. Forse una delle migliori definizioni della vita nel Pantanal. A scriverla Beatriz Rodon, la gerente del Rifugio ecologico, che si trova a 236 Km da Campo Grande, la capitale del Mato Grosso do Sul. Caiman era in origine una delle tante fazendas agricole della regione, riconvertita all'ecoturismo recentemente. "Il futuro del Pantanal è nel turismo ecologico - sostiene Beatriz - solo così arriveremo a conservare la regione e indurre uno sviluppo sostenibile".

Ecoturismo in embrione

In effetti, le strutture per accogliere i turisti sono ancora molto poche, benché le attrattive siano incredibili nel Pantanal. E nonostante lo Stato brasiliano (con il sostegno della Banca interamericana di sviluppo e di finanziatori giapponesi) abbia lanciato il "Programma Pantanal" che prevede investimenti per 200 milioni di dollari nei prossimi cinque anni, finora esistono solo due aree protette: il Parque nacional do Pantanal (135 mila ettari), e la Estaçao ecologica de Taiamã, (11 mila ettari) che tutelano una porzione minima dell'immenso patrimonio naturale. Per il resto tutto sta all'iniziativa privata, ma sono ancora pochi quelli che si decidono ad abbandonare l'agricoltura o il tradizionale allevamento estensivo di bovini ed equini (che tra l'altro provocano seri danni ambientali per l'uso massiccio di sostanze chimiche e l'abitudine di bruciare i pascoli) e lanciarsi nel nuovo settore ecoturistico.
Eppure chi ci ha provato ne è entusiasta. Al rifugio Caiman gli ospiti non mancano. Sono disponibili 20 tipi diversi di passeggiate, a cavallo, a piedi o in barca, nei 53 mila ettari di terreno selvaggio, paradiso degli appassionati di bird watching e fotografia. A guidare i turisti sono i giovani "caimaners", per lo più studenti di biologia, che sanno chiamare per nome ogni animale o pianta della fazenda. Ma esser caimaner non è facile. "Se una persona non è disposta ad avere i calli sulle mani, trovarsi coperto di punture d'insetto, andare a cavallo, camminare per ore e vivere isolata, non riesce a diventare una guida" racconta la biologa e caimanera Isadora Puntel de Almeida, di 24 anni, che da quattro mesi lavora nella fazenda.

La minaccia idrovia

Ed è molto più che un mestiere; questo patrimonio mondiale oggi è minacciato da molte parti. Innanzi tutto da un'agricoltura e un allevamento senza regole. "Il 70% dei pascoli del Mato Grosso do Sul sono degradati" spiega Alcides Faria, presidente di Ecologia e Ação, un'organizzazione non governativa di Campo Grande, "mentre il rio Taquari, uno dei più importanti della regione, si sta insabbiando a causa del disboscamento degli argini". Ma è anche il turismo predatore che desta preoccupazione, soprattutto la pratica della pesca con le reti: "spesso i pescatori che praticano la pesca turistica lasciano sporchi i luoghi dove sono stati o fanno uso irregolare di esche vive, piccoli pesci usati per attrarre i grossi". Ma la vera minaccia che incombe sul Pantanal oggi è il progetto di un'idrovia che dovrebbe collegare il municipio di Canceres, in Mato Grosso, con Nueva Palmira, in Uruguay passando per i fiumi Paraguay, Paranà e Prata. Il progetto prevede la rettificazione di 1.400 chilometri di fiume in territorio brasiliano, per permettere il passaggio delle navi. Poiché i tre paesi stanno incrementando i loro affari attraverso gli accordi sul libero commercio dell'America meridionale (Mercosur), l'idrovia viene promossa come la "spina dorsale" dell'integrazione economica regionale. Ma Alcides Faria è critico: "Questa idrovia, in realtà, non serve al pantaneiro né al Pantanal - sostiene - qui abbiamo solo allevamenti di bestiame, mentre tutto il progetto è pensato per il commercio di grano, minerali, legname e combustibili...". Data la reazione negativa che il progetto ha provocato tra la società civile brasiliana e le ong, il tutto sembra per ora bloccato. Ma è solo un cambiamento di tattica, secondo Alcides. "Hanno tentato di dragare il piccolo canale che lega la Bolivia al rio Paraguay, ma siamo riusciti a impedirlo perché abbiamo fotografato le draghe al lavoro e abbiamo diffuso la notizia". C'è inoltre un progetto di un porto fluttuante a Porto Morrinhos, che sta a 80 chilometri a sud di Canceres. Insieme al porto sarà necessaria la costruzione di una strada, perché le altre opere possano essere realizzate. "Primo, il porto andrà a chiudere le acque, pregiudicando la loro distribuzione. Secondo, la strada sarà fatta in sterrato, il che richiede una manutenzione carissima, come ha dimostrato la strada Corumbà-Campo Grande" stigmatizza l'ecologista.
E la sua organizzazione, insieme ad altre della società civile, sta preparando uno studio sull'impatto ambientale della costruzione dell'idrovia. "Quest'ultima fa parte del piano di avanzamento della frontiera agricola, ma andrà a provocare la devastazione di ampie percentuali della Mata Atlantica e dell'Amazzonia" sostiene Faria che propone, come alternativa, il recupero di due vecchie tratte ferroviarie: Ferro Norte e Novo Oeste per il trasporto di soia e altre materie prime.

Paradiso da proteggere

Il sole è alto, fa caldo, usciamo per ritornare al fiume. A fianco della barca un cucciolo di caimano sta prendendo beatamente il sole. Ci avevano parlato del loro caimano domestico, ma avevamo pensato alle classiche leggende per turisti, invece è proprio lì, a due passi dalla casa e non accenna a scappare quando ci avviciniamo. D'altra parte non ha nulla da temere, almeno per ora, i jacaré sono specie protetta e in più il nostro cucciolo è ben nutrito dagli abitanti della fazenda.
Ci rinfiliamo nel dedalo di canali, stagni, acquitrini. Lo spettacolo è grandioso: distese di giacinti d'acqua fioriti e leguminose violette, un impazzare di farfalle multicolori e, sui due lati, la muraglia impenetrabile di foresta tropicale. Un pescatore sulla sua barchetta a remi ci guarda male. Un airone si alza in volo, maestoso e scostante. La domanda che sorge guardandosi intorno, scontata ma inevitabile, è: "Quanto durerà ancora?"

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2002
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