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Editoriale

Promesse roboanti, impegni ridicoli

di Massimo Pallottino
Lvia - Focsiv

Tutti sembrano d'accordo sulla necessità di una forte iniziativa a favore dei popoli più poveri della terra, ma le soluzioni proposte suscitano più interrogativi dei problemi cui vorrebbero dare risposta.
Sono davvero inutili tutti questi vertici internazionali dedicati alla ricerca delle risposte alle grandi questioni del mondo? Non ci sembra. Svolgono invece una funzione determinante nei riguardi dell'opinione pubblica internazionale, nel propagandare l'idea che i destini del pianeta siano in mano a "professionisti" che se ne stanno occupando per il meglio.
Ma gli annunci ad effetto che accompagnano questi "happening dello sviluppo", sono spesso assai più roboanti degli impegni che i potenti del mondo accettano realmente di sottoscrivere, e, cosa ancora più preoccupante, servono a volte ad introdurre idee dall'apparenza inoffensiva ma dalle conseguenze tutt'altro che rassicuranti. Facciamo qualche esempio di problemi irrisolti e di finte soluzioni, con l'idea che occorra tenere alta la guardia sulle cose importanti, apprezzando i pochi progressi, ma rimanendo vigili sui molti possibili equivoci.

Debito dei paesi poveri. Basta, per risolvere il problema, un miliardo di dollari aggiuntivo messo a disposizione dal G8 lo scorso giugno in Canada? Il debito complessivo dei paesi poveri è di circa 2500 miliardi, e solo sui paesi più poveri dell'Africa pesa per più di 300 miliardi. Giudicate voi...

Organismi geneticamente modificati. Che gli ogm siano lo strumento principe per la soluzione dei problemi della fame del mondo, lo pensano ormai solo le multinazionali del settore. E preoccupa che puntualmente ad ogni vertice internazionale riappaia questa soluzione così piena di apparente buon senso e così vuota di reale contenuto.

Sviluppo sostenibile. Gli impegni presi a Rio dieci anni fa sono stati largamente disattesi, ma ora ci si chiede cosa fare per dare una risposta a problemi sempre più pressanti. La sopravvivenza del pianeta è legata al rispetto degli equilibri ecologici e alla sicurezza alimentare dei più poveri, non certo alla follia collettiva dei consumi del ricco nord che detta le regole.
Sono davvero sostenibili le politiche basate sull'apertura selvaggia dei mercati (ma solo quelli che non toccano gli interessi dei più forti)?

Piccole concessioni buone più per la propaganda che per incidere sui problemi; i potenti interessi delle industrie private, un'idea di sviluppo appiattito sulle stesse ricette che hanno contribuito ad aggravare i problemi che ora pretendono di risolvere. Siamo degli inguaribili ottimisti e vogliamo sperare che ci sia qualcosa di più di tutto questo nelle nuove ricette per la salvezza del mondo.

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2002
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