
Il giocoliere
Idee e proposte per costruirsi il giocattolo in casa, con materiali semplici e
di recupero. Per solleticare la fantasia e stimolare la manualità di adulti e bambini.

Il flauto di Pan
Il flauto di Pan è uno strumento musicale semplice da costruire, usato ancora oggi
dalle popolazioni andine in occasioni di feste e momenti conviviali. Una sorta di
bacchetta magica, che con i suoi suoni melodiosi saprà catapultarvi nelle magiche
atmosfere sudamericane.
Materiali e attrezzi:
canne palustri, un seghetto, carta vetrata, spago, cera.
Realizzazione
Prendete alcune canne palustri, che taglierete con un seghetto in sette pezzi di lunghezza
progressiva da 5 a 20 cm, in modo che il nodo della canna faccia da chiusura.
Strofinate con la carta vetrata i bordi delle estremità su cui appoggerete le labbra.
Prendete due stecche di canna e fissate i vari pezzi tra loro con lo spago, seguendo la
trama del disegno
Un consiglio: per meglio accordare lo strumento, colate un po' di cera dentro le canne.
Quando avrete unito tutte le stecche, potete suonare il flauto di Pan, appoggiando le
labbra sul bordo della canna e soffiandoci dentro a labbra strette.
Tratto da G. Cavalloni e R Papetti
I giocattoli dei popoli
Macro Edizioni, 1995
tel. 0547/346290, www.macroedizioni.it

Nonna Mulenga racconta...
Ogni mese una fiaba dal mondo. Uno strumento utile per genitori e insegnanti con
una marcia in più.
Giuha e la lampada meravigliosa
Giuha, un contadino arabo molto saggio, aveva avuto delle divertenti avventure con i
suoi vicini di casa. Un giorno gli amici gli chiesero di raccontarne una:
"Una sera, mentre ero seduto nel cortile di casa, sono venuti alcuni miei vicini e mi
hanno proposto una scommessa. Ero un po' stupito, ma ho chiesto di cosa si trattasse. Mi
chiedevano di restare per una notte intera nella piazza del paese senza scaldarmi con
nessuna coperta o con il fuoco. Se ci fossi riuscito, mi avrebbero offerto una cena coi
fiocchi. Se invece il freddo mi avesse vinto, sarei stato io a invitarli a cena nella mia
casa".
"E tu hai accettato una simile proposta?" chiese uno degli amici.
"Certo, anche se sapevo che da noi la notte è molto fredda".
"E poi cosa è successo?".
"Sono andato nella piazza e lì ho trascorso l'intera nottata, soffrendo per la
scomodità e il freddo. Il mattino seguente, sono venuti da me a chiedermi com'era andata,
e ho risposto loro che ero ancora vivo e vegeto".
"Quindi hai vinto la scommessa e hanno dovuto prepararti una bella cena".
"Non esattamente. Uno di loro mi ha chiesto cosa avessi visto e sentito durante la
notte, e ho risposto che avevo scorto una luce tenue in una casa lontana e avevo sentito
il fruscio del vento. Allora uno di loro mi disse che avevo perso la scommessa, perché
quella luce lontana mi aveva scaldato. Tutti gli altri gli hanno dato ragione e ho dovuto
invitarli a cena nella mia casa".
"Ma non è giusto!".
"Io non ho rifiutato. Li ho invitati, si sono seduti e hanno aspettato il cibo a
lungo, finché non mi hanno chiesto spiegazioni. Ho detto di aspettare ancora un po', ma
passata la mezzanotte hanno davvero perso la pazienza".
"E cosa è successo?".
"Mi hanno seguito nel cortile, dove avevo messo le pentole su un albero con delle
candele accese sotto. Mi hanno chiesto cosa stessi facendo e io ho risposto che stavo
cucinando per loro; allora mi hanno urlato che in quel modo il cibo non si sarebbe cotto
neanche in un anno".
"Be', avevano ragione. E come ti sei giustificato?".
"La mia risposta è stata molto semplice: se secondo loro io ero riuscito a scaldarmi
con una luce lontana mille metri, perché il cibo non avrebbe dovuto cuocersi con il fuoco
a quella distanza?".
Tratto da: Kamal Attia Atta, La camicia di Giuha, Emi, 2002 |