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Editoriale

L'ipocrisia degli eros center

Partiamo da una banalità. Ci siamo accorti veramente di come è cambiata la prostituzione in Italia nell'ultimo decennio? Abbiamo notato i volti da bambina che popolano le nostre strade, capelli neri o biondissimi che siano? Di italiane ne sono rimaste davvero poche, perlopiù tossicodipendenti, che difficilmente possono competere con le giovanissime che arrivano dall'estero. Le storie albanesi che abbiamo raccolto durante la nostra inchiesta sul posto (pubblicata in questo numero) sono a dir poco agghiaccianti, ragazze dai 15 ai 18 anni ingannate da false promesse o rapite con la forza che subiscono violenze di ogni tipo dai loro protettori (stupri di massa, sevizie fisiche e psicologiche, ritorsioni sulle famiglie), sono private dei documenti e recluse durante il giorno per essere piegate alla "professione".
Davvero possiamo pensare che in questa situazione le prostitute possano costituirsi in cooperative o eros center legalmente gestiti? Oltre al discutibile principio che accetta la riduzione della donna a merce, tutti gli operatori del settore sostengono che la mafia con ogni probabilità continuerebbe a gestire il mercato del sesso dietro la facciata legale. Azzerando in un colpo solo anche il lavoro sulla strada impostato con buoni risultati da molte associazioni di volontariato.
Siamo di fronte a gravissime violazioni dei diritti umani e, con tutto il rispetto per le posizioni di Carla Corso e del suo comitato in difesa delle prostitute, io ho difficoltà a credere che una ragazza con reali alternative scelga questo lavoro liberamente. Il problema è che queste alternative esistano. Investiamo allora seriamente nei programmi di recupero delle ragazze, nelle comunità protette per chi vuole uscire dal giro, nei numeri verdi e nelle attività di prevenzione che già esistono. Abbiamo in Italia una legislazione avanzata (pensiamo all'art. 18 nel testo unico sull'immigrazione che permette di avere un permesso di soggiorno temporaneo per motivi di protezione sociale o al ddl 885 sulle misure di lotta al traffico di persone, ancora in discussione al Senato). Utilizziamola al meglio invece di renderne pressoché nulla la portata.
Come spesso accade in Italia, invece di affrontare le cause di un problema si pensa di risolverlo nascondendolo sotto il tappeto. "Pulendo le strade" come sostiene l'onorevole Bossi e pensando che questo "aiuterà le famiglie italiane". In che cosa poi? Forse a risolvere quei problemi profondi che portano nove milioni di clienti (presumibilmente con regolare famiglia) a cercare il sesso a pagamento?

Volontari per lo sviluppo - Giugno 2002
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