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Il personaggio - A colloquio con Dario Fo, contestatore per antonomasia

Il mistero ancora buffo

Icona della sinistra più battagliera, detestato dalla destra, Dario Fo calca le scene da più di 50 anni. Senza mai abbassare la guardia del suo impegno civile. Ma chiarisce: "la vera mente di ogni mia iniziativa sociale è Franca Rame".

di Valeria Zonca

Non tutti l'avranno visto recitare a teatro, anche se Dario Fo calca il palcoscenico sin dagli Anni Cinquanta. Praticamente da quando è maggiorenne. "Mistero buffo", "L'operaio conosce 300 parole", "Morte accidentale di un anarchico", "Pum, Pum! Chi è? La polizia", "Il caso Moro", "Zitti, stiamo precipitando", "Marino libero! Marino è innocente! Caso Sofri": questi sono solo alcuni dei suoi spettacoli che lo hanno fatto amare e odiare dalla platea con la stessa intensità.
E non tutti forse hanno scelto di vederlo a teatro, a causa del carattere contestativo dei suoi lavori, dei suoi toni polemici e incuranti di sconvolgere qualsiasi ordine precostituito. Ma Dario Fo non è solo un attore, uno scrittore o un regista, è un personaggio a tutto tondo che, pur non amando particolarmente le attenzioni della stampa, è finito più volte sulle prime pagine dei giornali, non solo per l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura nel 1997, ma soprattutto per le dichiarazioni che ha spesso rilasciato nelle vesti di un comune cittadino che prende delle posizioni, anche se a volte e per qualcuno, o per molti, scomode. Insieme alla moglie Franca Rame è stato e continua a rappresentare una figura di riferimento per il suo impegno politico, civile e sociale, riconosciuto per esempio anche con la cittadinanza onoraria ricevuta nel 2000 dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando "per i suoi meriti artistici e di impegno civile".
Un personaggio controverso, contestatore per antonomasia, simbolo amato da una parte della sinistra più battagliera e apertamente contestato da destra. Ma il più delle volte frainteso, come nella recente disputa con il Corriere della Sera che, pubblicando una sintesi di un commento ai fatti dell'11 settembre apparso sul sito di Franca Rame, ha estrapolato alcune frasi da un contesto, distorcendone il senso. Ma Dario Fo continua ad andare avanti imperterrito.
"Il mio impegno non è cambiato nel corso degli anni o alla luce degli ultimi avvenimenti mondiali. Sono anni che Franca Rame ed io facciamo un grande lavoro di intervento civile, proponendo spettacoli e manifestazioni. Fuori dai teatri, molte volte siamo intervenuti in situazioni di fabbriche occupate o quando si è verificata una crisi che ha penalizzato chi secondo noi va difeso e sostenuto. Tengo a precisare che la vera mente di ogni iniziativa sociale è Franca Rame. Io collaboro, non solo recitando ma anche disegnando e dipingendo quadri da poter mettere all'asta, il cui ricavato va a sostegno di una campagna sociale. Posso dire che ultimamente l'impegno che ci ha sempre contraddistinti si è amplificato, a cominciare dall'assegnazione del Nobel per i disabili".
L'iniziativa è nata nel 1998 con lo scopo di devolvere a favore della disabilità il denaro ricavato con il Nobel vinto dall'attore.
Da sempre sensibile alla tematica dei consumi e di una vita all'insegna della salute, cerco di capire come negli ultimi tempi Fo abbia deciso di cambiare suoi consumi personali. Lui ironizza dichiarando che i suoi consumi non sono cambiati anche perché sono sempre stati molto limitati. "Continuo anche a mangiare la carne, sforzandomi però di fare molta attenzione".
E allora boicottare i prodotti delle multinazionali, come spesso viene caldeggiato da certi movimenti politici, ecologisti o intellettuali, è l'unica via da percorrere?
"No, a me interessa sensibilizzare la gente affinché sia sempre più preparata e attenta a ciò che acquista. Non è una battaglia contro il prodotto in genere. Spesso le multinazionali producono e commercializzano cibi ed elementi negativi e dannosi sul piano della salute. È per questo che li combatto, non solo per una questione di mera scelta politica".
Un'altra problematica che l'ha visto schierarsi in prima linea, e per la quale si è addirittura "macchiato" della qualifica di terrorista è quella della biogenetica, cioè il pericolo delle manipolazioni scientifiche in laboratorio: scambio di organi tra animali e uomini, il miraggio di miracoli stupefacenti come il poter vivere in eterno. "La gente vanta una pessima informazione e preconcetti semplicistici e pericolosi". I bisogni interiori di approfondimento e di verità si riflettono di conseguenza in tutti i suoi spettacoli, sostenuti dalla costante ricerca di portare alla luce i fatti, non per sorprendere e contestare, ma per un reale bisogno di sensibilizzare e di informare. "Non vale solo per il discorso artistico. L'informazione è fondamentale per tutto ciò che faccio. Se partecipo a manifestazioni a tema, mi sento di parlare seriamente sulla base di acquisizioni scientifiche che ho raccolto in seguito a ricerche approfondite".
Un impegno quello di Fo che ha un occhio sempre attento anche alle questioni fuori casa, sia nel caso in cui decida di mettere in scena la solidarietà - come con la rappresentazione che allestì nel dicembre 1997 in favore dei bambini bosniaci di Tuzla - , sia quando propone spettacoli come "Johan Padan a la descoverta de le Americhe", monologo sulla resistenza degli indios raccontata da un colonizzatore pentito: due mondi che si incontrano e che sono prima o poi destinati a relazionarsi, non a prevaricarsi.
Attualmente Fo non sta coltivando una rete di contatti con artisti del Sud del mondo. "Ogni tanto mi confronto con qualcuno di loro. Ma prevalentemente ho scritto molti articoli sulla scelta di un modo di vivere che comprenda aspetti condivisi in molte parti del mondo. Poi ci sono altre problematiche che tengo sempre presenti e per le quali mi batto: l'ambiente, la benzina, il petrolio, le alternative possibili come i motori ad aria compressa e quelli elettrici. Ho condotto una lotta per l'impiego di fonti di energia pulite come l'olio di colza. In tutti i lavori che porto in teatro propongo l'ironia e il grottesco. Non parto dall'idea di fare un'opera sul motore a scoppio, però poi inserisco la tematica in tutte le situazioni in cui lo reputo possibile e necessario".
Un universo che accetta e sostiene le differenze, un'idea di un mondo diverso dall'attuale che è ancora proponibile. Dario Fo non ha partecipato alla manifestazione di Genova contro il G-8 perché in quei giorni era impegnato. Ma è inevitabile domandargli quali siano i suoi rapporti con la posizione dei no global. Fo ha le idee chiare e sostiene di "aver fiducia in questo movimento che deve continuare a perseguire i propri scopi e a migliorare però le posizioni di fondo, eliminando la provocazione e soprattutto organizzandosi per evitare di essere coinvolto in qualsiasi dinamica di violenza".

Volontari per lo sviluppo - Dicembre 2001
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