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Dossier: Finanza etica

Banca Etica: istruzioni per l'uso

Il chiaro successo di Banca Etica la vede sempre più presente sul territorio nazionale, suddiviso in ben 57 circoscrizioni. Rimane comunque una banca virtuale, con la sede centrale e lo sportello aperto al pubblico a Padova, con filiali a Milano, Roma, Brescia, Vicenza, ed entro fine anno a Treviso e Firenze. Gli uffici informativi si trovano a Modena e a Verona. Chiunque può accedere ai servizi tramite Internet e da qui può operare, aprendo il proprio conto, controllandolo nella massima trasparenza e dando disposizioni di bonifico. I servizi offerti sono quelli consueti, quindi Bancomat e carta di credito, e per investire vi sono i certificati di deposito. E ancora: l'addebito dello stipendio sul conto e il pagamento delle bollette. Rimane il problema cassa, risolto in parte con la stipula di convenzioni con le Banche popolari di Milano, dell'Emilia, di Sondrio e con gli Uffici postali. Il risparmiatore può avvalersi dello sportello Bancomat del circuito delle banche di credito cooperativo a costo zero, mentre presso gli altri sportelli paga 1800 lire di commissione; valore che, pur rimanendo al di sotto della media, dovrebbe diminuire nel prossimo futuro. Un servizio quasi completo, che vedrà a settembre l'installazione del Pos, richiesto soprattutto dalle botteghe del Terzo Mondo, e in futuro l'utilizzo del chiostro informatico. Il primo che troviamo in Italia è quello che Banca Etica ha installato presso una banca di credito cooperativo di Trento: una postazione da cui con la carta d'identità si può accedere al proprio conto e operare a distanza.
Ma il risparmiatore impegnato eticamente ha tutti i diritti di interessarsi al dato più veniale: il tasso d'interesse. "Il tasso d'interesse - sostiene Fabio Salviati, presidente di Banca Etica - tende a salvaguardare il tasso d'inflazione. Va dal 3 al 3.5-3.6% lordi per i certificati, a seconda della loro durata, da un minimo di tre mesi a un massimo di sessanta. Sui conti correnti è dell'1.5% e sull'impiego, quindi sui prestiti, va da un minimo di 6.5% a un massimo dell'8%, il tasso considerato migliore per la clientela". Dato importante è che il valore viene applicato allo stesso modo su tutto il territorio nazionale.

Le origini

Le prime esperienze di finanza etica nacquero negli Stati Uniti intorno agli anni '20. Si rivolgevano a coloro che desideravano comportarsi in modo coerente rispetto ai dettami delle proprie confessioni religiose. I risparmiatori affidavano i soldi a intermediari fidati che si impegnavano a non investire il denaro in settori quali la produzione di armi, tabacco, alcool, materiali pornografici e gioco d'azzardo.
Negli anni '80, sulla spinta del crescente movimento ambientalista e pacifista, i criteri degli investimenti etici si allargano: settori quali l'energia nucleare, i pesticidi, le imprese altamente inquinanti, le società operanti sotto regimi dittatoriali o razzisti, sono escluse dalla lista delle possibili realtà in cui investire. Nascono inoltre realtà di finanza etica orientate a settori precisi, come quello della cooperazione allo sviluppo, o quello educativo, nei quali gli intermediari si impegnano a investire in modo esclusivo. Negli anni '90 le esperienze di finanza etica si moltiplicano lentamente in molti paesi.
Fin dalla sua nascita, l'elemento distintivo della finanza etica è la trasparenza. L'intermediario, vale a dire l'incaricato di scegliere dove investire il denaro dei propri risparmiatori etici, pone molta attenzione alla trasparenza nella gestione, affidandosi a strumenti quali il "bilancio sociale" (pubblicazione sistematica e dettagliata di valutazione dei risultati sociali ottenuti) e il "comitato etico" (assemblea di riconosciuta competenza ed eticità incaricata delle scelte etiche in materia di investimenti).

Microcrediti per macrobisogni

Le persone che non rientrano nei ristretti parametri di garanzia stabiliti dalle banche a chi si possono rivolgere per chiedere in prestito modeste somme di denaro? Esiste un prodotto finanziario "alternativo" che possa porre rimedio alle carenze dei servizi finanziari classici?
La risposta è sì. Si chiama microcredito ed è il risultato ultimo di un processo lento e sommerso di auto-organizzazione popolare, di recupero e valorizzazione delle pratiche finanziarie tradizionali, che ha portato alla creazione di un movimento internazionale che, seppur ancora lontano dall'essere una nuova e vera finanza per lo sviluppo, si è tuttavia conquistato in questi anni l'attenzione delle istituzioni e dei governi. Opera in tutte le realtà, dai paesi in via di sviluppo alle aree di povertà dei paesi industrializzati, in qualsiasi zona in cui si presenti il bisogno di risolvere piccoli ma insormontabili problemi monetari.
La riparazione del furgone del giardiniere milanese impossibilitato a continuare la sua attività, l'acquisto di una capra da parte dell'allevatore di Tunisi, il prestito all'anziano che deve coprire le spese sanitarie. Tutte operazioni che non possono essere effettuate dalle banche tradizionali a causa della mancanza di garanzie da parte dei clienti, e che vengono assolte dalle agenzie di microcredito, dotate di parametri di valutazione differenti.
Ne sono un esempio i prestiti concessi dalla Grameen Bank, un istituto di credito fondato in Bangladesh nel 1976 dal professor Muhammad Yunus. Questa realtà parte dal presupposto che fare l'elemosina ai poveri non sia un gesto risolutivo, mentre la concessione di un capitale finanziario anche limitato è capace di produrre sensibili cambiamenti nella vita delle persone meno abbienti. E dopo vent'anni di attività i risultati della Grameen Bank sono strabilianti: un organico di 14 mila persone distribuite in oltre 1000 filiali, prestiti forniti per 3400 miliardi di lire con un tasso di recupero del 98%, ben al di sopra del tasso di recupero delle banche tradizionali del paese.
Altro esempio, di più modeste dimensioni, è quello della Fondazione San Carlo di Milano. Nel capoluogo lombardo, in cui cresce la ricchezza ma specularmente anche la povertà, sempre più persone hanno bisogno di piccoli prestiti: "facciamo piccoli crediti a gente bisognosa - spiega Alessandro Antoniazzi, curatore dell'iniziativa - il nostro è un 'credito sociale'. Cerchiamo di aiutare persone che spesso sono in condizioni difficili. Abbiamo finanziato 25 progetti per 260 milioni; sul totale abbiamo un solo caso d'insolvenza, un caso con qualche difficoltà e tre o quattro ritardi".

Le campagne in corso

Tobin Hood svaligia i mercati

Ogni giorno gli speculatori finanziari investono più di 1.500 miliardi di dollari in transazioni a breve termine. Approfittano delle improvvise oscillazioni dei tassi di cambio delle valute per ottenere facili profitti, spostando enormi somme di denaro che in pochi secondi hanno effetti devastanti sull'economia planetaria. Ma oggi, con l'adesione di una serie di realtà appartenenti al mondo dell'associazionismo, arriva la campagna dal titolo "Tobin Hood: una tassa per lo sviluppo". Scopo dell'iniziativa è limitare proprio le transazioni a breve termine con l'introduzione di una tassa, che prende il nome di James Tobin, suo inventore e premio Nobel per l'economia. "Con i movimenti di capitale speculativi a breve e brevissimo termine - spiega Paolo Palazzi, professore di Economia dello sviluppo presso la Facoltà di statistica alla Sapienza di Roma e membro del Comitato scientifico per la Tobin Hood - si arrecano grossi danni ai paesi. Per rendere queste operazioni più complicate, più difficili, uno degli strumenti è quello di tassare i movimenti di capitale a breve termine. In questo modo chi specula, compra e acquista azioni più volte nello stesso giorno dovrebbe limitare i suoi movimenti finanziari per il costo che ne deriverebbe".
Un progetto ambizioso, una campagna che certo si troverà a dover affrontare l'ostilità dei risparmiatori indifferenti e degli operatori di borsa che della speculazione hanno fatto un mestiere. Ma com'è possibile sensibilizzare queste persone?
"Esistono diversi livelli d'azione - continua Palazzi - da quello della stampa e dell'opinione pubblica a quello istituzionale. Il parlamento, le regioni e i comuni sono tutti possibili interlocutori. Anche i parlamentari europei, dal momento che il movimento per la tassazione è internazionale, dovrebbero essere sensibilizzati. Altro importante luogo di sensibilizzazione è la scuola".
L'operazione si pone un duplice obiettivo: da una parte arrestare la speculazione delle transazioni a breve termine, dall'altra raccogliere somme di denaro da riutilizzare a fini etici. "In un periodo in cui vengono ridotte le risorse per i paesi in via di sviluppo - conclude Palazzi - sono molte le organizzazioni internazionali che potrebbero utilizzare al meglio questi fondi".

O la borsa o la vita

Un ragazzo seduto sullo scooter invia dal suo telefono cellulare l'ennesimo ordine d'acquisto azionario su chissà quale mercato internazionale. Nient'altro che un videogioco aperto sul mondo, una possibilità di "guadagno facile" legalizzata e sistematicamente promossa dal nostro sistema economico. Ma quel ragazzo è cosciente delle conseguenze del suo semplice gesto? Ha qualche vaga idea di come saranno utilizzati i suoi risparmi?
Proprio per dare maggior consapevolezza, per far maturare una coscienza critica verso regole e processi economici, Volontari nel mondo-Focsiv, con la collaborazione di altre associazioni, porta avanti la Campagna nazionale sull'etica della finanza dal provocatorio slogan "O la borsa o la vita".
Si tratta di un progetto rivolto agli educatori, ma soprattutto ai ragazzi dagli 11 ai 14 anni, finalizzato a rendere consapevoli dell'importanza di un impegno comune per affermare una finanza orientata eticamente, e per ribadire il primato dell'uomo sull'economia. La campagna, partita a marzo di quest'anno, comprende tre strumenti di sensibilizzazione:

una tenda, dal titolo "Tenda dell'economia globale", che fino a ottobre toccherà ben 12 città italiane accogliendo i giovani interessati e offrendo loro materiale informativo;
un concorso per gli allievi delle scuole che visiteranno la Tenda, nel corso del quale Nicolò Fabi selezionerà il miglior testo di canzone sul tema "il mondo che sogniamo";
un kit didattico da distribuire alle scuole composto di schede d'approfondimento sulla realtà economico finanziaria, un diario scolastico e un videogioco su cd rom sulla lotta agli speculatori che minacciano l'umanità.

Info: tel. 06/6877867-6877796, web site: www.focsiv.it

Tobin Tax: due esempi concreti

L'introduzione di una tassazione sulle transazioni finanziarie a breve termine, per contrastare le speculazioni, fa discutere il mondo della finanza. Da una parte le realtà economiche legate alle reti delle ong cercano di promuoverne l'attuazione, dall'altra gli economisti "tradizionali" affermano che l'utilizzo di tale tassa incoraggerebbe la fuga di capitali verso i cosiddetti "paradisi fiscali".
E mentre il braccio di ferro continua, due esempi a livello nazionale provano che l'eventuale introduzione di tali "balzelli" non solo è possibile, ma in alcuni casi anche desiderabile.
Partiamo dall'America Latina, dove il Cile alla fine degli anni '90 per un certo periodo applicò una tassa sui capitali investiti a breve termine nel paese. In una pubblicazione del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) del settembre '99 si legge: "tassando i capitali a breve termine, come è stato fatto dal Cile, gli speculatori vengono scoraggiati dal decidere improvvisamente di trasferire altrove i capitali. I manager dei fondi di copertura, che attribuiscono una grande importanza alla possibilità di trasferire fondi a un costo minimo, sono molto sensibili a questo tipo di misura".
In Asia, nel settembre '98, la Malesia prese dei provvedimenti per contrastare le crisi finanziarie. Collegò la propria valuta (il ringgit) al dollaro e introdusse misure sulla borsa nazionale finalizzate a una riduzione dei movimenti speculativi di valuta locale all'interno e all'esterno del paese. Tali misure finanziarie, in un primo momento condannate dal giudizio dell'Fmi, in seguito ricevettero il sostegno di numerosi economisti e di altrettanti paesi asiatici, incluso il Giappone.
Che si stia infrangendo il "tabù" internazionale circa la Tobin Tax o altre forme di tassazione degli investimenti a breve termine?

Gabriele Smussi

Una guida al risparmio critico

Come scegliere tra un istituto bancario e un altro? Quali sono le banche condannate per illeciti o che hanno sedi nei cosidetti "paradisi fiscali"? Per incominciare ad avere qualche risposta a questi interrogativi, nel mese di febbraio sono partiti 874 questionari ad altrettanti istituti bancari italiani. Mittente il Centro Nuovo Modello di Sviluppo che da tempo conduce ricerche sul comportamento socioambientale delle imprese. Trentasette domande che riguardano la struttura delle banche, le politiche generali, i rapporti con l'ambiente, il sud del mondo, le fabbriche di armi, diritti dei lavoratori, paradisi fiscali, ecc.. L'indagine sulle banche potrebbe portare alla pubblicazione di una "guida al risparmio critico", sulla scorta di quella "al consumo critico", edita dalla Emi, che ha riscosso grande successo. Non è detto, però, che l'indice di trasparenza del sistema bancario consenta un risultato di questo tipo. Per informazioni sull'andamento della ricerca: AltrEconomia 02/48953031 redazione@altreconomia.it.

Volontari per lo sviluppo - Maggio 2001
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