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Le nuove frontiere dell'adozione

Figli oltreoceano

Si chiama "sostegno a distanza" ed è una variante innovativa della più conosciuta adozione. Non si tratta, cioè, di mandare soldi a un singolo bambino, ma di aiutare in modo equo tutti i bimbi di una comunità. Come quelli di El Tesoro, in Guatemala, che dopo quindici anni di clandestinità possono finalmente tornare a studiare, grazie anche ai sostenitori italiani.

di Stefania Garini

Juan ha dieci anni. Da due frequenta la scuola di El Tesoro - Nueva Esperanza, nel Guatemala nord-occidentale. Solo tre anni fa ha potuto lasciare le montagne dove la sua famiglia si era rifugiata durante gli anni di guerra civile che hanno martoriato il paese. Una storia comune a tutti gli altri abitanti di El Tesoro, una finca (insediamento agricolo formato da più famiglie, ndr) dove attualmente vivono 1.062 persone, di cui oltre cento bambini tra i 6 e gli 11 anni. Che oggi riescono ad andare a scuola grazie all'aiuto di decine di persone sparse in tutta Italia.

Ricominciare da zero

A El Tesoro la piccola scuola - una tettoia in lamiera su pali di legno - è gestita interamente dalle comunità indigene Cpr (Comunidad de poblacion en resistencia), che educano i bambini nel rispetto delle tradizioni culturali maya. Quasi tutti hanno alle spalle storie drammatiche (come testimoniano i disegni qui sotto); hanno assistito all'uccisione di un parente o di un amico, molti hanno perso i genitori. Durante gli anni più duri della repressione, sono vissuti nascosti nella foresta, nutrendosi di bacche e radici, isolati dal mondo e braccati dall'esercito. "Come tante altre donne ho partorito sotto le bombe - racconta Nazaria Tum Sanic, una delle attuali responsabili della comunità di El Tesoro - ricordo che quando passavano gli aerei militari sopra la montagna i nostri bambini urlavano per la paura, e per farli tacere li stringevamo così forte che quasi soffocavano. Eravamo accerchiati, non c'era da mangiare, ci nutrivamo di bacche e radici e quel poco che avevamo lo davamo ai più piccoli. Ma si poteva cucinare solo di notte, per evitare di essere scoperti a causa del fumo". In 15 anni di clandestinità molti bambini sono cresciuti e diventati uomini senza mai veder altro che la foresta. I più fortunati hanno imparato a scrivere con pezzi di carbone su tavolette in legno.
Solo tre anni fa le comunità sono potute uscire dai loro nascondigli, grazie agli accordi di pace firmati dal governo di Alvaro Arzù e il movimento guerrigliero al quale, in realtà, le Cpr non hanno mai dato appoggio. Oggi sono oltre 2.500 famiglie che devono ricostruirsi una vita. A 400 di loro è stata assegnata la terra di El Tesoro: senza acqua, né luce, né servizi di alcun genere, ma con la possibilità di ricominciare. Dalla scuola, anche.

Nessuno escluso

Per aiutare la comunità di El Tesoro si è mobilitato un gruppo di famiglie di Torino all'interno di un progetto chiamato "Famiglia multietnica". Grazie al passaparola delle famiglie il proseguimento degli studi dei 28 ragazzini che oggi frequentano la scuola elementare nella finca, insieme all'acquisto di materiale didattico (non solo quaderni e libri, ma anche tavoli e sedie), sono stati presi in carico da sostenitori italiani: pensionati, casalinghe, studenti, liberi professionisti, ma anche gruppi e associazioni sensibili alla solidarietà.
È quello che viene definito "sostegno a distanza", una variante decisamente innovativa della più conosciuta adozione. E il caso di El Tesoro non è l'unico, ci sono molte esperienze oggi in Italia. "Non si tratta di inviare denaro per un singolo bambino - come ci spiega Marco Benassi del Cefa di Bologna, che finanzia diverse comunità in Albania e in Africa - ma di sostenere un progetto di sviluppo di cui beneficiano tutti i bambini del villaggio o della comunità in difficoltà, che si tratti di attività scolastiche o di formazione professionale, oppure di cure mediche e di prevenzione sanitaria". Questo modo di procedere sembra più "equilibrato" della tradizionale adozione, perché il contributo di un singolo "padrino" non sempre è sufficiente a coprire tutte le spese necessarie ai bisogni del ragazzo. Inoltre, continua Benassi, "l'adozione personalizzata può creare disuguaglianze all'interno delle comunità locali, quando ad esempio un "genitore adottivo" manda doni, denaro o vestiti a un bimbo e non ai suoi fratelli o ai compagni di scuola". Per i fautori del sostegno a distanza, invece, il miglioramento delle condizioni di vita deve riguardare l'intera collettività. Senza dimenticare (e in questo adozione e sostegno convergono) che l'obiettivo di fondo è promuovere lo sviluppo del paese, come chiarisce Enrico Santero, uno dei promotori del progetto Famiglia multietnica: "Non si tratta di fare beneficenza, ma di aiutare chi si trova in condizioni svantaggiate a riscattarsi autonomamente, utilizzando le risorse del proprio ambiente e della propria cultura".

Un ponte tra mondi

Ma qual è, in concreto, l'impegno richiesto ai donatori? Alcune associazioni di sostegno a distanza lasciano la massima libertà, sia riguardo la somma da versare sia riguardo la durata del sostegno (per cui è possibile dare un contributo una tantum), altre richiedono invece un impegno più continuativo, ad esempio per un anno, e un contributo fisso (che varia in genere dalle 50 alle 100 mila lire al mese).
In "cambio" i genitori adottivi non ricevono la fotografia o il resoconto della situazione di un singolo bambino (come nelle adozioni tradizionali), ma informazioni di più ampio respiro sul progetto nel suo complesso, sulle condizioni dei bambini, persino sulle caratteristiche culturali e sociali del paese destinatario. E, se lo desiderano, possono anche andare a visitare le comunità prese in carico. Come ha fatto Alessandro Mondino di Torino, sostenitore "a distanza" della comunità di El Tesoro, che racconta: "Abbiamo dormito nell'unica casa in muratura della finca, su tre reti metalliche senza materassi... ma era il massimo dell'accoglienza che potevano darci. La maggior parte delle famiglie vive ancora sotto teli di nylon sorretti da quattro pali, dorme su assi di legno o direttamente per terra. Una situazione estrema, dove manca tutto. Eppure, sembra banale dirlo, ma mi ha colpito più di tutto la dignità di queste persone e le miriadi di bambini sporchi, ma pieni di vita, che affollano le strade, con i loro vestitini tradizionali. Un'esperienza che non potrò dimenticare tanto facilmente".
Così, favorendo gli scambi interculturali tra Nord e Sud, il sostegno a distanza offre una grande opportunità: aiutare gli altri a crescere, crescendo insieme a loro.

Chi pratica il "Sostegno a distanza"

Amani
Via Gonin, 8 - 20147 Milano
tel. 02/4121011
e-mail: amani@iol.it

Celim - Centro laici italiani per le missioni
Via S. Calimero, 11/13 - 20122 Milano
tel. 02/58316324
e-mail: celimi@mclink.it

Cefa - Comitato europeo per la formazione e l'agricoltura
Via Lame, 118 - 40122 Bologna
tel. 051/520285
e-mail: cefa@iperbole.bologna.it

Lvia - Associazione internazionale volontari laici
Corso IV Novembre, 28 - 12100 Cuneo
tel. 0171/696975
e-mail: lvia@multiwirw.net

Pfm - Progetto famiglia multietnica
c/o Cisv - Comunità impegno servizio volontariato
Corso Chieri, 121/6 - 10132 Torino
tel. 011/8993823
e-mail: cisv@arpnet.it

Vis - Volontariato internazionale per lo sviluppo
Via Appia Antica, 126 - 00179 Roma
tel. 06/5130253
e-mail: vis@volint.it

Le lettere

Quaderni e matite: un lusso

Voglio raccontarvi delle popolazioni esiliate della Sierra. Bambini e bambine che studiavano sulle montagne, popoli la cui vita dipendeva dalla repressione.
I genitori cercavano persone che sapendo leggere e scrivere potessero insegnare ai loro figli; però non c'era nulla, né quaderni né matite. I bambini scrivevano con pezzi di carbone su tavolette di legno, cancellando e riscrivendo ciò che il maestro insegnava loro, fino a quando arrivò l'esercito e cominciarono i massacri e i bombardamenti. Le tavolette della scuola furono perse o abbandonate in giro dai bimbi spaventati. Tra il 1980 e il 1987 ci furono le violenze più gravi.
In poco tempo le popolazioni si organizzarono e incominciarono a lottare per la propria vita, e la repressione divenne più sopportabile. Nel 1993 le condizioni di vita migliorarono un po' e fu possibile distribuire quaderni ai bambini, anche se in quantità insufficienti.
Grazie a Dio e all'accordo del governo con i gruppi guerriglieri guatemaltechi adesso la situazione è più tranquilla e si studia liberamente, con tanto di quaderni e matite.

Francisco Santiago Brito
(maestro di scuola a El Tesoro)

Per pranzo, erba e granchi crudi

Con questa lettera voglio ringraziarvi per l'aiuto che mi mandate per seguire i miei studi e perché d'ora in avanti ci sia per la mia comunità un futuro migliore.
Voglio anche raccontarvi un po' della storia della mia comunità, le Cpr. Il nostro popolo ha sofferto molto per la repressione. Ci obbligavano ad abbandonare il nostro paese, il villaggio, i nostri vicini e familiari, le nostre case. Stavamo in montagna, l'unico posto dove potevamo difendere la nostra vita. Assieme a mia mamma e ai miei fratellini non avevamo niente da mangiare perché i militari cercavano di ammazzarci, mi ricordo quando mia mamma ci diceva "andiamocene, arrivano gli assassini". Cercavano di finirci con le bombe, che lasciavano cadere dagli aerei per distruggere tutta la nostra produzione lasciandoci senza cibo. Quando ero piccola mia mamma ha sofferto molto con me perché non aveva da darmi da mangiare, ma cercava la maniera per farmi essere felice. Cercava per ore erbe nella foresta e me le dava al posto delle "tortillas" (cibo base dell'alimentazione maya, ndr).
Adesso per i nostri pranzi catturiamo i granchi e li mangiamo crudi, non lo facevamo quando vivevamo sulle montagne, ma adesso possiamo perché stiamo sulla costa.

Odelma Pastor Ajanel

Studiare è la mia gioia

Il motivo della mia lettera è ringraziare per l'appoggio che mi avete dato quest'anno, voglia Dio che mi continuiate ad appoggiare per seguire i miei studi fino alla meta, perché possa aiutare la mia comunità nel futuro. Sto studiando a Chichicastenango come allieva nel collegio del Centro Educativo Anunciata, sono in terza e sono molto felice assieme alle mie compagne di classe e del collegio.

Isabel Sicà Ajanel

Un passato da non dimenticare

Ringrazio per l'appoggio economico ricevuto, appoggio che mi ha aiutato molto e dato il coraggio per continuare a studiare, per avere in futuro una mia professione e contribuire al benessere della mia comunità e della mia famiglia. Per questo spero che continuiate ad aiutarmi e ve ne ringrazio ancora. Voglio anche raccontare la mia storia di quando ero piccolo. La mia mamma mi caricava sulle spalle tra le montagne quando l'esercito ci inseguiva. I miei genitori non avevano cibo e mia mamma non aveva più latte per allattarmi, l'unica possibilità era cercare radici nel fango e mangiarle crude. Questo è quello che ricordo e che mi aiuta a non dimenticare il mio passato, ma ci sarebbe ancora molto altro...

Juan Gerardo Pastor Sicà

Volontari per lo sviluppo - Gennaio-Febbraio 2001
© Volontari per lo sviluppo