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Caro diario - Scrivono i volontari

Democrazia sotto il baobab

Ieri sono stato nel villaggio di Dedommey, 250 anime sotto tetti di paglia e dentro mura di bancò (fango e paglia), spesse mezzo metro, respingono il caldo a meraviglia e brulicano di lucertole. Bancò e tetti in paglia minacciati e ahimè sostituiti sempre più spesso da lamiera ondulata e mattoni di sabbia e cemento. La "modernità" avanza: le costruzioni sono più stabili e facili da costruire ma dentro ci schianti dal caldo.
50 km di pista tutta buche, un'ora e mezza con il fuoristrada del Cisv, due con un'altra macchina più normale, ma in Africa fretta ce l'abbiamo solo noi Yovò (bianchi, ndr). Campi di manioca, arachidi, ananas, palme da olio e mais si coltivano con la huè, zappetta a mano dal manico troppo corto, mango e papaia crescono spontanei in brousse, chi vuole va e prende, capre, galline, faraone allo stato brado a volontà (come faranno a riconoscere le proprie?... mah).
Ragazzini di tutte le età e di tutti i gradi di vestizione, molti con il cordone ombelicale mal tagliato alla nascita e quindi con un bozzo a mezzamela in mezzo alla pancia. Il pozzo c'è, e pure un presidio sanitario con la Sage Femme, la levatrice, due volte la settimana, l'elettricità manca, ma pazienza. Insomma, il villaggio è ricco. E c'è la possibilità di impiantare una Caveca, una cassa di risparmio e credito autogestita, che potremmo finanziare noi del Cisv tramite l'ong locale Cbdiba, per avviare attività generatrici di reddito e mettere al sicuro il surplus monetario che le donne realizzano al mercato. Perché qui sono le donne a dire e a fare, gli uomini comandano solo, ma con una media di quattro mogli a testa i poveretti hanno troppe spese e poco potere reale, se ne stanno accorgendo... Perciò la monogamia avanza, soprattutto in città, dove non si coltivano campi. Comunque, uno se i soldi ce l'ha, moltiplica moglie su moglie, come da noi la cilindrata della macchina.
A Dedommey ci aspettavano, me e i miei colleghi di Cbdiba, sotto l'immenso albero sacro di baobab, 200 abitanti su 250, vestiti a festa: c'era in programma l'Assemblea Generale Costitutiva della Caveca, la cerimonia di costituzione di un gruppo di base autogestito. La cerimonia è stata solenne, lunga, partecipata e ratificata con tutte le formalità lasciate in eredità dalla burocrazia francese: verbali, controverbali, elezioni di comitati, sottocomitati, sottosottocomitati, codici, codicilli, e quant'altro mai. Tutto annotato a mano e in bella grafia su apposito quaderno a quadretti e impronte di pollici inchiostrati, a garanzia che la procedura è stata regolare, gli eletti, scelti tra chi sa leggere e scrivere (il 4-5% della popolazione), non avevano barato. Purtroppo, le donne di quel 4-5% di alfabetizzati ne rappresentano sì e no il 20%: a che serve mandare a scuola una bambina che tanto poi si deve sposare e andare a lavorare il campo con le altre co-spose? Conviene insegnarle i mestieri da donna così la dote aumenta; all'istruzione ci pensano la madre e la nonna, alla cessione del bene il padre. A volte le ragazzine scappano di casa per non esser vendute, se gli va bene qualche parrocchia le accoglie, le protegge e le manda a scuola, contemporaneamente litiga con il padre infuriato e lo sposo creditore, poi insegna loro un mestiere, parrucchiera, sarta, ecc. Se gli va male, bordelli, riduzione in schiavitù, vendita all'estero.
Dopo l'Assemblea, ripresa la pista per Bohicon, pezzi di carta formalmente a posto e villaggio in festa, io a riflettere se importasse che l'assemblea generale fosse stata preparata, guidata e la decisione scontata... Il bisogno è reale, le condizioni preliminari verificate, gli eletti, cioè i già prescelti dagli anziani del villaggio, sanno leggere scrivere e far di conto, mancavano solo i pezzi di carta. Che sono un pallino degli Yovò; il villaggio, le decisioni le aveva già prese e collettivamente convalidate da mesi sotto il baobab, con la guida degli anziani e l'aiuto del Fah, il sistema di divinazione cui si ricorre nei momenti importanti per sentire cosa ne pensa il voudon.
Ad ogni modo, mi sono portato dietro l'immagine di un villaggio in festa che sotto un baobab faceva esercizio di democrazia in diretta, come da noi si faceva tanti anni fa in piazza al paese, prima della televisione...

Carlo Lucidi
volontario Cisv
Bohicon (Benin), ottobre 2000

Un materasso di lusso

La capitale è un vero caos. Ho accantonato la voglia di guidare qualsiasi mezzo provvisto di motore. Per andare a lavorare escono tutti alla stessa ora, verso le 7 di mattina, e rientrano tutti allo stesso momento, verso le 8 di sera, poi la città resta completamente vuota. Città del Guatemala è divisa a zone (20) e ogni zona ha in media 15 avenide, ogni avenida 20 calli. Il tutto per due milioni di abitanti. Alcune zone sono inaccessibili per l'alto tasso di violenza. Non passa giorno senza che si verifichino omicidi, per lo più dovuti a furti di auto. Di sera la gente non esce: i ristoranti dopo le 9 sono al 90% chiusi. Insomma, non è proprio una ridente cittadina.
Qualche tempo fa sono andata all'interno del paese: paesaggio bellissimo, il clima pensavo fosse tropicale e invece ora che siamo in inverno fa veramente freddo (si arriva anche a 3 gradi di notte). La gente è simpatica e disponibile, soprattutto le donne. E l'ironia non manca. Ma nei loro occhi c'è un'ombra di paura e di rassegnazione. Hanno paura a migliorare le proprie condizioni di vita. Forse perché ogni volta che hanno costruito qualcosa se lo sono visti negato o tolto (ad alcuni, il governo aveva assegnato un'area da coltivare nel Maryland, e appena installati è arrivato l'uragano Mitch che ha reso inutilizzabile il 90% delle terre).
Un giorno siamo andati a visitare la finca (insediamento agricolo) El tesoro. L'accoglienza è stata cordiale e calorosa. A El tesoro c'è una scuola e una farmacia, ma nelle case (i più fortunati hanno il tetto in lamiera e le pareti di fango, gli altri in paglia e pareti in teli di nylon) manca l'indispensabile. Sono equipaggiate al minimo: l'amaca, un tavolo e una sedia (se sono ricchi, altrimenti solo resti di tronco d'albero). Ci siamo presentati in tre, e loro si sono fatti in quattro per darci ospitalità, e per la nostra alimentazione (fagioli e tortillas). Le tortillas venivano cotte sotto i miei occhi: la padella era un disco del frangizolle (l'attrezzo che si usa dopo l'aratura). L'acqua, tramite un progetto dell'ong inglese Oxfam, arriva quasi in tutte le case. Ma è poco usata per l'igiene personale. I servizi sanitari sono quasi inesistenti, qua e là c'è qualche latrina.
E arrivo al giaciglio per la notte. Hanno fatto il possibile, ci hanno recuperato tre letti e ci hanno dato una stanza vera (l'unica costruzione in pietra di tutta la finca, che funge da sede della comunità e farmacia). I letti erano senza materassi. Per fortuna le reti non erano tanto sfondate: posso dire di aver dormito su reti ortopediche.

Sabrina Marchi
volontaria Cisv
Città del Guatemala, ottobre 2000

Solidarietà: un privilegio

Lavoro qui, giorno dopo giorno, inseguendo quel sogno di un mondo più giusto e solidale che mi ha spinto lontano, ma scopro che il mio è un sogno che pochi si possono permettere, e pochi possono capire. In apparenza sembra il contrario; quando vedi l'ospitalità, le famiglie allargate, la capacità di dividere quel poco, sembra solidarietà vera, in contrasto con la nostra società occidentale minata dall'egoismo. Ma col tempo mi sono venuti dei dubbi. Forse più che solidarietà è una legge di sopravvivenza. La vita è dura per quasi tutti, e se non si impara ad aiutare non si sarà aiutati. È una solidarietà incompleta, un dare per avere. Ne ho spesso la riprova, perché mi trovo a gestire "poteri" inaspettati: la semplice scelta di dare un lavoro anche piccolo, anche di poche ore, a qualcuno, causa differenze e gelosie che con i miei occhi ancora troppo occidentali e la mia testa troppo chiusa non riesco a prevedere.
Quello che più mi urta è la gente ricca, potente. Non parlo del mega riccone di Lusaka con la macchina da 200 milioni, ma del contadino che appena ha qualcosa di più degli altri, si sente migliore e disprezza chi non ce la fa... Le differenze non sono poi così marcate, si parla comunque di due poveri, eppure già così diversi e separati tra loro.
Io credo in un mondo solidale, in un mondo che può cambiare, ma in fondo "mi posso permettere di crederci" grazie ai miei 450 dollari al mese di salario, alla macchina e ai soldi del progetto... e grazie alla mia pelle.
Eppure la solidarietà non può essere un bisogno, ma una scelta di rinuncia, non può partire da zero, dalla povertà più completa, perché sarà sempre tesa al "magari ricevo qualcosa...". Non devo infastidirmi se la gente che sta male non agisce per il bene collettivo, ma il mio sogno deve essere portato avanti, per dare almeno un po' di benessere e un futuro a questi ragazzi. Sognare, dunque, cercando di ammorbidire le cadute con mille precauzioni, ma mai rinunciatario, perché se io, che sono ricco e comodo, non ci credo fino in fondo...

Giovanni Calvi Parisetti
volontario Celim
Livingstone (Zambia), ottobre 2000

Paura della pace

Gitega, 6 ottobre 2000. La vita qui in Burundi prosegue tra alti e bassi, la situazione non è molto tranquilla, perché continuano le rappresaglie tra i militari e i ribelli, e martedì è stato ucciso fratel Antonio della comunità di Mutoyi, che lavorava a Buterere, nella periferia di Bujumbura. I negoziati per la pace e il cessate il fuoco marciano lentamente, anche se si dice che forse è meglio così, perché cambiamenti repentini e consistenti potrebbero alterare gli attuali equilibri, già precari.
Da un paio di giorni ha cominciato a far capolino la stagione delle piogge e presto tutto sarà più verde ...
Gitega, 3 dicembre 2000 ...riprendo a scrivere dopo quasi due mesi. In questo momento sta piovendo e siamo allietati da esercitazioni militari sulla collina di fronte a casa. Il 15 ottobre è stata uccisa suor Gina nelle vicinanze di Gitega, e da allora la situazione si è fatta più tesa: siamo stati tutti radunati in capitale per una decina di giorni e poi abbiamo ripreso a spostarci, ma nelle zone più a rischio solo in aereo. Questo complica il lavoro perché seguire le cose da lontano si può, ma è diverso dall'essere presenti!
Bujumbura, 5 dicembre 2000. Massimo, il veterinario, arrivato ad agosto, si è subito integrato bene. Abita a Gitega, ma lavora nella provincia di Karuzi. Si occupa principalmente di Shombo, e lavora con Mauro, l'agronomo, sui progetti della provincia seguendo il lato "allevamento". Mauro e Massimo sono quelli che hanno patito maggiormente per i problemi di sicurezza perché non hanno potuto seguire da vicino i progetti come avrebbero voluto, comunque ora sembra che la situazione nell'interno non sia peggiorata per lo meno! Sul progetto Shombo, c'è collaborazione da parte della popolazione, ma ci sono difficoltà tecniche perché per installare il mulino e la stalla occorrono acqua e corrente elettrica.
Gaspard, l'ingegnere locale collaboratore del Cisv, responsabile del Programme cadre (Pcac) nella provincia di Karuzi, sta lavorando alla costruzione e riabilitazione di scuole e case per insegnanti; stanno anche cercando di "cacciare" i militari dalla casa in cui dovrebbe esserci l'ufficio e l'alloggio dei collaboratori Cisv a Rabiro, ma non c'è verso di farli sloggiare, per cui l'ufficio temporaneo sarà probabilmente a Nyabikere.
Ieri sera hanno attaccato l'aeroporto di Bujumbura: niente di grave, ma hanno mitragliato l'aereo della Sabena. La Sabena aveva ripreso i voli da fine ottobre, vedremo ora cosa farà! Anche in questo caso come in altri, è difficile sapere chi ci sia dietro l'attacco: forse i ribelli, o forse una frangia di esercito che vuole dimostrare come l'attuale presidente non sia in grado di mantenere l'ordine.
Il 12 e 13 dicembre ci sarà a Parigi la conferenza con i finanziatori del Burundi, speriamo sia anche un momento costruttivo di riflessione, perché gli accordi di pace con annessi e connessi stanno andando a rilento. Questo paese ha paura della pace! Ha paura dei cambiamenti, perché potrebbero far precipitare gli equilibri attuali.

Paola Ruga
volontaria Cisv
Bujumbura (Burundi), dicembre 2000

Arrivi & partenze

In autunno è rientrato dall'Albania, dopo un 1 anno e mezzo, l'economista Giuseppe Del Castillo, che ha curato per il Celim la realizzazione del Progetto di animazione e aggregazione sociale per i minori di Boric.

A novembre è partita per l'Albania la psicologa Mariagrazia Bianchi, che lavorerà per 8 mesi nel progetto di assistenza domiciliare a malati, disabili e anziani di Scutari, promosso dal Celim in collaborazione con Caritas Scutari.

Patrizia Farolini, infermiera, già volontaria del Cefa per 3 anni, è partita a dicembre per il Kenya, dove per 6 mesi coordinerà il Programma di educazione sanitaria collegato al progetto idrico che il Cefa ha in atto nell'area di Kiirua, nel Meru.

Il 15 dicembre è tornato in Italia Massimo Canali, cooperante agronomo, dopo 7 mesi di lavoro nel progetto agricolo attivato dal Cefa a Gorazde, in Bosnia Erzegovina.

Il geologo Enzo Danieli è partito a metà dicembre per l'Etiopia, dove lavorerà 1 anno nel progetto Ccm di miglioramento della sicurezza alimentare nella zona di Gode, Regione Somala.

L'ingegnere Marco Bello e la moglie Carla, insegnante, sono tornati a novembre dal Burundi, dove per 2 anni hanno lavorato con il Cisv nel Centro di formazione artigianale di Gitega. Da dicembre Marco, che è anche giornalista professionista, lavora a tempo pieno nella redazione di VpS. Un affettuoso benvenuto da tutti noi!

Il 12 dicembre, appena rientrato dal Burkina Faso dove per 6 mesi si è occupato di promozione delle attività femminili, il volontario Cisv Luigi Arnaldi si è laureato in Scienze politiche.

Sempre a dicembre sono rientrati per un periodo di ferie i volontari Cisv Carlo Lucidi, impegnato in Benin nel progetto di raccolta e riciclo dei rifiuti, e Franco Bosticco, coordinatore dei progetti Cisv in Burundi.

Cristina Puppo, laureata in Scienze forestali, è partita il 14 dicembre con il Cisv alla volta del Burkina Faso, dove lavorerà per 1 anno nel progetto Yako di coordinamento dei paysans.

A gennaio riparte per il Senegal Alessandra Casu, coordinatrice dei progetti Cisv nel paese, insieme al piccolo Mattia di appena tre mesi.

Volontari per lo sviluppo - Gennaio-Febbraio 2001
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