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Dossier - L'acqua che non c'è

Specchio delle mie brame

Una soluzione per la crisi? Considerare l'acqua un bene economico e lasciare che il mercato ne regoli i flussi. Ma non tutti sono d'accordo.

"L'acqua non scorre verso la pianura ma verso i soldi" affermava Jack London, e le tendenze più recenti in materia di risorse idriche sembrano dargli ragione. La domanda d'acqua è in costante aumento, mentre l'offerta limitata è minacciata dall'esaurimento delle riserve e dall'inquinamento. In un futuro assai prossimo sarà probabilmente l'acqua la merce più preziosa, e in molti hanno già fiutato l'affare: la Banca Mondiale e le principali multinazionali dell'acqua (Vivendi-Générale des eaux, Suex-Lyonnaise des eaux, Thames Water) fanno pressione affinché le logiche del mercato e del profitto vengano adottate per gestire la penuria idrica. Le argomentazioni usate sono indubbiamente accattivanti, uno specchietto per le allodole, alias opinione pubblica: sprechi e consumi elevati sono dovuti al fatto che l'acqua è sempre stata considerata un bene sociale gratuito, un "dono di Dio", piuttosto che un bene economico raro. Un prezzo più elevato rifletterebbe meglio l'attuale penuria idrica e spingerebbe alla riduzione e alla razionalizzazione dei consumi. Formulata questa tesi, la conseguenza è la proposta di affidare ai privati, considerati i soli in grado di investire le somme necessarie, la gestione dell'acqua, in perfetta sintonia con i processi di smantellamento dello stato sociale intrapresi negli ultimi decenni. Così il gruppo Suex-Lyonnaise des eaux ha ottenuto negli ultimi due anni la gestione delle risorse idriche di quattordici metropoli di tutto il mondo. E c'è anche chi, come Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca Mondiale, sostiene che "i mercati rappresentano la migliore garanzia contro le guerre per l'acqua, offrendo agli Stati la possibilità di vendere, comprare e trasferire l'acqua, invece che combattersi per il suo possesso". L'idea di trasportare e vendere l'acqua ad altri paesi è da tempo al centro di un dibattito in Canada, per i profitti - consistenti - che si potrebbero realizzare. Tuttavia l'opinione pubblica si è sempre opposta alla commercializzazione delle risorse idriche nazionali, dal momento che, stando alle leggi attuali, una volta diventata merce oggetto di scambio internazionale l'acqua finirebbe per essere regolamentata dalle disposizioni liberoscambiste dell'Alena e del Wto. Contestazioni a parte, le tesi favorevoli a considerare l'acqua come un bene economico hanno trovato una consacrazione scientifica e politica di primissimo livello al secondo Forum Mondiale dell'Acqua, che si è tenuto all'Aia dal 17 al 22 marzo. Niente di strano, visto che i documenti e le dichiarazioni finali sono stati preparati dal Consiglio Mondiale dell'Acqua e dal Global Water Partnership, organismi creati dalla Banca Mondiale, e che rappresentano quindi gli interessi delle multinazionali: di questo "stato maggiore" dell'acqua fanno parte, infatti, sia il presidente di Suex-Lyonnaise des eaux che alti responsabili di Vivendi. All'Aia è stato così affermato che l'accesso all'acqua è un bisogno umano di base e non più un diritto umano e sociale inalienabile, come invece era stato dichiarato fin dalla prima conferenza mondiale sull'acqua, a Mar del Plata (Argentina), nel 1977. Per soddisfare questo bisogno, e per garantire una soluzione alla penuria idrica mondiale, la Dichiarazione finale dell'Aia propone la "gestione integrata delle risorse idriche" (Iwrm in inglese): si tratta cioè di considerare l'acqua un bene economico sempre più raro, in modo che i mercati concorrenziali favoriscano l'allocazione più razionale della risorsa e la riduzione degli sprechi, grazie all'azione di colossi che operano in tutti i settori legati all'acqua, per esempio la depurazione, l'erogazione e l'imbottigliamento. "Soddisfare un bisogno è però ben diverso dal garantire un diritto" afferma Riccardo Petrella, commentando la Dichiarazione dell'Aia. "E infatti, la gestione integrata realizzata ad esempio in Inghilterra (in cui dagli anni Ottanta la proprietà dell'acqua è passata in mano ai privati) ha provocato un aumento del prezzo dell'acqua dell'89 per cento e la chiusura del 23 per cento della rete di distribuzione, con il risultato che in alcune strade di Londra l'acqua non viene proprio fornita". Anche in Francia, dove lo Stato è proprietario della risorsa ma da più di un secolo delega la gestione del servizio ai privati, ci si sta interrogando sulla bontà di questa gestione: il Parlamento ha chiesto un monitoraggio dell'andamento del prezzo dell'acqua e in alcune zone si assiste alla ri-municipalizzazione di questa risorsa. Ma esiste un'alternativa alla petrolizzazione e alla mercificazione dell'acqua? Molti paesi giurano di sì, tanto che nei loro confini si sono formati un certo numero di comitati per il Contratto mondiale dell'acqua, proprio in conformità all'idea lanciata da Riccardo Petrella nel '98 con il Manifesto dell'Acqua. I princìpi affermati dal Manifesto e portati avanti dai Comitati partono dal presupposto che il diritto all'acqua corrisponde al diritto alla vita, e non può quindi essere assoggettato alle logiche economiche. Inoltre l'acqua - stando sempre al Manifesto - deve essere considerata bene comune dell'umanità: il suo carattere insostituibile non permette di considerarla un bene economico (visto che i meccanismi di mercato si basano proprio sulla sostituibilità dei beni) e comporta che qualunque membro della comunità debba avere accesso all'acqua che gli serve sia per il proprio fabbisogno sia per le attività economiche. Naturalmente, il punto di fondo è la necessità di una gestione davvero democratica dell'acqua: se affidata ai privati, ai tecnici, a consigli internazionali - per nulla rappresentativi - finirà inevitabilmente per riflettere la scarsa democraticità del nostro sistema.

Schierati contro il Forum

Un manifesto per l'acqua

Un Comitato Italiano Acqua, in appoggio alla campagna promossa da Riccardo Petrella per un Contratto mondiale dell'acqua come bene comune dell'umanità: è stato costituito ufficialmente il 19 giugno scorso ed è l'ultimo anello, per ora, della campagna che comprende sezioni simili in Francia, Belgio, Canada, Stati Uniti e Svizzera. "La priorità per i prossimi mesi sarà la costituzione di Comitati nelle aree del Sud e in particolare in Brasile, Argentina, Cile e Senegal" spiega Petrella. "Non solo. Accanto ai Comitati promossi dalla società civile stiamo "tracciando" una Rete dei parlamentari per l'acqua". Obiettivo? Raccogliere in tutto il mondo firme di adesione al Manifesto per un Contratto mondiale dell'acqua, da consegnare in occasione della conferenza di Rio+10 nel 2002, in cui si riaffermi il principio per cui l'acqua è un diritto umano e sociale, individuale e collettivo, e non un semplice bisogno. Tra le iniziative del Comitato italiano ci saranno una serie di seminari di approfondimento durante l'autunno, e una campagna di educazione e sensibilizzazione rivolta alle scuole, che si concluderà con la Giornata mondiale dell'acqua il 22 marzo 2001.

Info: Segreteria Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell'Acqua c/o Cipsi, via Rembrandt 9, 20147 Milano, tel. 02/48703730, fax 02/4079213, e-mail cipsi@tin.it, web site: web.tin.it/cipsi/acqua

I numeri dell'acqua

La sete nel mondo

Le riserve

L'acqua ricopre il 70% della superficie della Terra, ma il 97% ha un contenuto salino troppo elevato per qualsiasi corretto uso agricolo, industriale o alimentare.
Del residuo 3% d'acqua dolce soltanto un terzo è utilizzabile, dal momento che il resto è raccolto nelle calotte ghiacciate dei poli e della Groenlandia oppure nell'umidità del suolo e in acquiferi profondi non accessibili.

Prelievi e consumi

L'agricoltura consuma il 70% delle risorse idriche mondiali, l'industria e il settore energetico il 22%, l'alimentazione e gli usi domestici l'8%. Tuttavia i sistemi d'irrigazione agricola perdono in media il 40% dell'acqua che consumano.
Nel XX secolo la popolazione mondiale è triplicata, le superfici irrigate sono sei volte di più e la domanda complessiva d'acqua è sette volte superiore a quella del secolo precedente.
Un nordamericano utilizza in media 600 litri d'acqua al giorno, un africano 30.

L'accesso

Un terzo della popolazione mondiale non ha accesso diretto ad acque potabili.
Metà della popolazione mondiale non dispone di adeguati sistemi di depurazione idrica.
Dal 1970 a oggi la quantità d'acqua disponibile pro capite a livello mondiale è diminuita del 40%.

La salute

Ogni anno i morti per cause idrosanitarie sono tra i 5 e i 10 milioni.
Ogni otto secondi un bambino muore per malattie legate all'acqua.
Circa il 50% degli abitanti dei paesi in via di sviluppo soffre di qualche malattia collegata alla scarsità idrica.

I bacini fluviali internazionali

Attorno ai 217 bacini fluviali internazionali si raccoglie circa il 40% della popolazione mondiale.
Attualmente si contano circa 50 conflitti locali tra Stati per cause legate alla proprietà, alla spartizione e all'utilizzo delle risorse idriche

I costi

Per prevenire la crisi idrica mondiale occorrono 50 dollari annui a persona nelle aree rurali e 105 dollari in quelle urbane, per un totale di 23-25 miliardi di dollari.
L'investimento attuale per fornire acqua potabile al pianeta è di soli 8 miliardi di dollari.

Fonti: Unep, Banca Mondiale, Oms.

Da leggere

J. Sironneau, L'acqua. Nuovo obiettivo strategico mondiale, Asterios Editore, Trieste 1997.
R. Petrella, Il Manifesto dell'acqua. Per un Contratto mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 2000.
P. Sorcinelli, Storia sociale dell'acqua. Riti e culture, Bruno Mondadori, Milano 1998.

Volontari per lo sviluppo - Agosto 2000
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